DCCCCXLVIII

DCCCCXLVIIIAnno diCristoDCCCCXLVIII. Indiz.VI.AgapitoII papa 3.Lottariore d'Italia 18.In quest'anno ancora truovo ioLottarioche esercita l'autorità reale. Ad istanza diDeodato vescovodi Parma, egli dona alcuni poderi ad un certo Liudono suo vassallo, con diploma[Antiquit. Ital., Dissertat. LXVI.]speditoXIV kalendarum februariarum anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVII, anno vero Lotharii regis XVII, Indictione VI. Actum Papiae.Qui vo io credendo adoperato l'anno fiorentino e veneto. Presso a quei popoli l'anno DCCCCXLVII correva fino al dì 25 marzo del nostro anno 948. Ne vedremo altri esempli fra poco. Un altro suo diploma ho io prodotto[Ibidem.], datoXVIII kalendas julii anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVIII, regni autem domini Lotharii piissimi regis XVIII, Indictione VII. Actum Parmae.Qui ha da essere l'indizione VI. Dona esso re, a richiesta diAttoneossia diAzzo,vescovocelebredi Vercelli, tre corti ai canonici di Parma, cioè due poste nel distretto di Parma, eGuilzacara(oggidì san Cesareo)in finibus mutinensibus, sub Strata Regia non longe a fluvio Scultenna. Aggiungasi un altro suo diploma pubblicato dal Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.], in cui, a petizione diGuido vescovodi Modena e diAdelardo vescovodi Reggio, conferma tutti i lor beni ai canonici di Piacenza. Le note di quel documento sono le seguenti:Data ibidus februarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVIII, regni vero domni Lotharii XVII, Indictione sexta. Actum Mediolani.Qui è l'anno nostro volgare; ma chi sa che l'originale non abbia l'anno fiorentino DCCCCXLVII? Finalmente un altro diploma ho io dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XXVI.]che ci fa vedere esso re in Lucca nel dì V di luglio dell'anno presente, correndo l'anno XVIIIdel suo regno, come ha l'originale, e non già XVII come per error del copista fu stampato. È un privilegio concedutointerventu et petitione Aledrami incliti comitis. Questi è forseAleramo, che fu poi primo marchese del Monferrato. Si può credere che il re Lottario, al vedersi così abbandonato alla discrezione diBerengariomarchese di Ivrea, consigliato dai suoi, ricorresse alla protezion diCostantino Porfirogenitoimperador d'Oriente; giacchèBertasua sorella era maritata inRomanojuniore, figliuolo d'esso Augusto, e dichiarato anch'egli collega nell'imperio, correndo il mese di luglio dell'anno presente. Liutprando[Liutprand., lib. 6, cap. 1.]ci assicura avere esso imperador Costantino, per mezzo di Andrea conte della curia, inviate lettere a Berengario, colle quali gli significava che avrebbe con piacere veduto qualche ambasciatore di lui, per fargli conoscere quanto amore egli portasse alla di lui persona. Chiaramente poi e caldamente gli raccomandava d'essere ben fedele algiovane re Lottario, di cui sapeva ch'egli era aio e governatore. Già si dovea temere o prevedere quel che da lì a non molto avvenne. Berengario, che nulla volea spendere del suo in tale ambasceria, s'avvisò di proporre questo viaggio ed impiego allo stesso Liutprando, allora segretario suo, come ben pratico della lingua greca. Perciò indusse il di lui padrigno, uomo facoltoso, a far gustare questa scelta al figliastro, e a provvederlo ancora di tutto il bisognevole per sì fatta spedizione, con promettere mari e monti all'uno e all'altro. Non si sa l'anno preciso in cui Liutprando eseguì tal commessione; ma si può conietturare nel seguente. Certo è ch'egli nel dì 25 di agosto uscì di Venezia in nave, e nel dì 17 di settembre arrivò a Costantinopoli. Si presentò all'imperadore colla sola lettera datagli da Berengario, piena anche di bugie; e perciocchè l'avaro Berengario niun regalo gli avea dato da presentare all'imperadore, ed egli osservò quanti ne avessero portati a quella corte gli ambasciatori diOttone redi Germania e del re saraceno di Spagna; non volendo egli essere da meno, avendo provveduto di sua borsa varie preziose robe, a nome di Berengario le presentò a quel monarca. Racconta egli dipoi le maraviglie da lui vedute in Costantinopoli, ed alcune magnificenze di quella corte, e con interrompere sul più bello del racconto la sua storia. Probabilmente egli ne avrà scritto di più; ma non sarà giunto fino ai dì nostri. Restano solamente due altri pezzi della sua fatica, riguardanti i tempi di Ottone il grande, de' quali mi varrò a suo tempo. Ma intanto per questa mancanza viene a restare in un gran buio la storia d'Italia. Nell'archivio di Lucca si legge uno stromento, scrittoanno XVII Lotharii regis, VIII kalendas aprilis, Indictione VI, cioè nell'anno presente, ma dovrebbe essere l'anno XVIII.

In quest'anno ancora truovo ioLottarioche esercita l'autorità reale. Ad istanza diDeodato vescovodi Parma, egli dona alcuni poderi ad un certo Liudono suo vassallo, con diploma[Antiquit. Ital., Dissertat. LXVI.]speditoXIV kalendarum februariarum anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVII, anno vero Lotharii regis XVII, Indictione VI. Actum Papiae.Qui vo io credendo adoperato l'anno fiorentino e veneto. Presso a quei popoli l'anno DCCCCXLVII correva fino al dì 25 marzo del nostro anno 948. Ne vedremo altri esempli fra poco. Un altro suo diploma ho io prodotto[Ibidem.], datoXVIII kalendas julii anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVIII, regni autem domini Lotharii piissimi regis XVIII, Indictione VII. Actum Parmae.Qui ha da essere l'indizione VI. Dona esso re, a richiesta diAttoneossia diAzzo,vescovocelebredi Vercelli, tre corti ai canonici di Parma, cioè due poste nel distretto di Parma, eGuilzacara(oggidì san Cesareo)in finibus mutinensibus, sub Strata Regia non longe a fluvio Scultenna. Aggiungasi un altro suo diploma pubblicato dal Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.], in cui, a petizione diGuido vescovodi Modena e diAdelardo vescovodi Reggio, conferma tutti i lor beni ai canonici di Piacenza. Le note di quel documento sono le seguenti:Data ibidus februarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLVIII, regni vero domni Lotharii XVII, Indictione sexta. Actum Mediolani.Qui è l'anno nostro volgare; ma chi sa che l'originale non abbia l'anno fiorentino DCCCCXLVII? Finalmente un altro diploma ho io dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XXVI.]che ci fa vedere esso re in Lucca nel dì V di luglio dell'anno presente, correndo l'anno XVIIIdel suo regno, come ha l'originale, e non già XVII come per error del copista fu stampato. È un privilegio concedutointerventu et petitione Aledrami incliti comitis. Questi è forseAleramo, che fu poi primo marchese del Monferrato. Si può credere che il re Lottario, al vedersi così abbandonato alla discrezione diBerengariomarchese di Ivrea, consigliato dai suoi, ricorresse alla protezion diCostantino Porfirogenitoimperador d'Oriente; giacchèBertasua sorella era maritata inRomanojuniore, figliuolo d'esso Augusto, e dichiarato anch'egli collega nell'imperio, correndo il mese di luglio dell'anno presente. Liutprando[Liutprand., lib. 6, cap. 1.]ci assicura avere esso imperador Costantino, per mezzo di Andrea conte della curia, inviate lettere a Berengario, colle quali gli significava che avrebbe con piacere veduto qualche ambasciatore di lui, per fargli conoscere quanto amore egli portasse alla di lui persona. Chiaramente poi e caldamente gli raccomandava d'essere ben fedele algiovane re Lottario, di cui sapeva ch'egli era aio e governatore. Già si dovea temere o prevedere quel che da lì a non molto avvenne. Berengario, che nulla volea spendere del suo in tale ambasceria, s'avvisò di proporre questo viaggio ed impiego allo stesso Liutprando, allora segretario suo, come ben pratico della lingua greca. Perciò indusse il di lui padrigno, uomo facoltoso, a far gustare questa scelta al figliastro, e a provvederlo ancora di tutto il bisognevole per sì fatta spedizione, con promettere mari e monti all'uno e all'altro. Non si sa l'anno preciso in cui Liutprando eseguì tal commessione; ma si può conietturare nel seguente. Certo è ch'egli nel dì 25 di agosto uscì di Venezia in nave, e nel dì 17 di settembre arrivò a Costantinopoli. Si presentò all'imperadore colla sola lettera datagli da Berengario, piena anche di bugie; e perciocchè l'avaro Berengario niun regalo gli avea dato da presentare all'imperadore, ed egli osservò quanti ne avessero portati a quella corte gli ambasciatori diOttone redi Germania e del re saraceno di Spagna; non volendo egli essere da meno, avendo provveduto di sua borsa varie preziose robe, a nome di Berengario le presentò a quel monarca. Racconta egli dipoi le maraviglie da lui vedute in Costantinopoli, ed alcune magnificenze di quella corte, e con interrompere sul più bello del racconto la sua storia. Probabilmente egli ne avrà scritto di più; ma non sarà giunto fino ai dì nostri. Restano solamente due altri pezzi della sua fatica, riguardanti i tempi di Ottone il grande, de' quali mi varrò a suo tempo. Ma intanto per questa mancanza viene a restare in un gran buio la storia d'Italia. Nell'archivio di Lucca si legge uno stromento, scrittoanno XVII Lotharii regis, VIII kalendas aprilis, Indictione VI, cioè nell'anno presente, ma dovrebbe essere l'anno XVIII.


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