DCCCCXVII

DCCCCXVIIAnno diCristoDCCCCXVII. IndizioneV.GiovanniX papa 4.Berengarioimperadore 3.Giacchè non si può saper l'anno preciso della morte diAdalberto IIduca e marchese di Toscana, il Sigonio, il Contelori ed altri per coniettura l'hanno assegnata all'anno presente. Però in questo ne fo menzione anch'io. Mancò di vita questo rinomatissimo principe, come s'ha dal suo epitaffio, tuttavia esistente in Lucca, e rapportato dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.],IN SEXTO DECIMO SEPTEMBRE NOTANTE CALENDAS.Secondo le conietture da me addotte nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 22.], da lui discese la nobilissima casa d'Este. Un passo scorretto di Liutprando è stato cagione che di questo ricchissimo e glorioso principe abbiano parlato con discredito molti moderni scrittori, e principalmente il cardinal Baronio. Favellando esso storico di Marozia nobilissima romana, ch'egli ci vuol far credere donna prostituta, scrive[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.]ch'essaex Alberto marchione Albericum (genuit) qui nostro post tempore romanae urbis principatum usurpavit. Ma Adalberto, dimorante in Toscana, nulla ebbe che far con Marozia abitante in Roma. In vece diAdalberto, Liutprando scrisseex Alberico marchione; e lo può scorgere il lettore stesso in osservar quest'altre parole del medesimo autore,dove dice[Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 12.]:Habuerat Marozia filium nomine Albericum, quem ex Alberico marchione ipsa genuerat. E l'antico scrittore della Cronica di Farfa[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital. Anonymus Salernitanus, Paralipomen., Part. II, tom. 2 Rer. Ital.], che ebbe davanti agli occhi quella di Liutprando, anch'egli scrive cheMarotia ex Alberico marchione habuit Albericum, qui post ejusdem urbis accepit principatum. Altre pruove di questa verità io tralascio, ristringendomi a dire che s'hanno da cassare alcune partite non sussistenti della penna del cardinal Baronio e d'altri contra la memoria del duca Adalberto II, non verificandosi neppure ch'egli avesse mano nell'elezione de' papi, come pensa il cardinale suddetto, il quale disavvedutamente ancora ci rappresentòAlbericoprincipe di Roma, nato da essoAdalberto IIe daTeodorasorella di Marozia, quando è fuor di dubbio che il giovane Alberico fu figliuolo diAlbericomarchese e di Marozia patrizia romana. Ebbe questo duca Adalberto II per moglieBerta, figliuola diLottario redella Lottaringia, ossia dell'antica Lorena, che gli procreò tre figliuoli, cioèGuido, Lamberto ed Ermengarda. Essendo mancata di vita Gisla, figliuola dell'imperador Berengario, moglie diAdalberto marchese d'Ivrea, fu essa Ermengarda presa per moglie da esso marchese d'Ivrea. Dopo la morte del duca Adalberto nel ducato della Toscana, per attestato di Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 15.],filius ejus Wido a Berengario rege marchio patris loco constituitur. SicchèGuido, se in quest'anno morì suo padre, cominciò a governare il ducato della Toscana.Secondochè riferisce il Browero[Browerus, Antiquit. Fuldens., pag. 284.], fu in questi tempi spedita da papaGiovanni Xuna bolla adAicone abatedi Fulda in Germania. Essa è dataXIIII kalendas junii, anno, Deo propitio, pontificatus domni Johannis summi pontificis et universalis decimi papae in sacratissimasede beati Petri apostoli quarto, imperante domno pissimo augusto, a Deo coronato magno imperatore, anno secundo, et patriciatus(se pur non ha da dire, come io credo,post consolatum)anno secundo, Indictione quinta.Ecco lo stile osservato anche sotto gli antichi imperadori sovrani di Roma. Dalla Cronica casauriense[Chronic. Casauriense, P. II. tom. 2 Rer. Ital.]impariamo, che nell'anno presente l'augusto Berengario dovette portarsi a Camerino, da dove andò poi a visitare l'insigne monistero di san Clemente di Casauria fondato da Lodovico II imperadore. Quivi confermò i privilegii a quel sacro luogo. Il diploma è datoXII kalendas novembris, anno dominicae Incarnationis nongentesimo septimodecimo, domni vero Berengarii piissimi regis vicesimo octavo, imperii autem sui secundo, Indictione quinta. Actum in Piscaria. L'indizione quinta(quando non fosse stato scritto nell'originale VI piuttosto che V) qui corre sino al fine dell'anno: il che è cosa rara. Ma forse quel documento contien dei difetti, non sussistendo che in quest'anno corresse l'anno XXVIII del regno di Berengario, come stampò il padre Dachery, ma si bene l'anno XXX. Il Valesio[Valesius, in Notis ad Panegyr. Berengar.], in citar questo diploma, scrisseanno tricesimo, probabilmente correggendo l'errore del testo. Però si può anche dubitar dell'indizione. Se non si opponessero le ragioni addotte nell'anno precedente, questo trovarsi Berengario a a Pescara mi avrebbe fatto dubitare che l'esterminio de' Saraceni piuttosto in questo che in quell'anno fosse succeduto. E a persuaderlo potrebbe ancora concorrere la stessa Cronica casauriense, se fosse vero cheIttone abbatecasauriense avesse dato principio al suo governo nell'anno 916, come vien preteso nella stampa d'essa Cronica; perchè ivi è scritto che a' tempi di questo abbate i Saraceni diedero un fierissimo sacco al monistero di Casauria, e distrussero tutte le castella e i poderi di quel sacro luogo. Ma nonsi può con sicurezza attenere in questo ai racconti di quello scrittore. Appartiene parimente all'anno presente un diploma del medesimo imperadore, ch'io già pubblicai[Antiquit. Ital., Dissert. VII.]. Conferma egli a Berta sua figliuola, che abbiam già veduta badessa del monistero di santa Giulia di Brescia, il monistero di san Sisto di Piacenza con tutti i suoi beni, secondo gli abusi di que' tempi. Fu dato quel diplomaVI kalendas septembris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXVI, domni vero Berengarii piissimi regis XXXVIII, imperii autem sui secundo, Indictione V. Actum in curte Sinna.Ma l'Indizione Vmostra l'annoDCCCCXVII. Forse qui il cancelliere si servì dell'anno pisano. Ma neppure in questo documento dovrebbe essere l'anno XXXVIII del regno, essendo fuor di dubbio che allora correva l'anno XXX. Si vede qui che alloraOdelrico marcheseeraconte del sacro palazzo. Questo personaggio il revedremo fra poco. Per quanto abbiamo dalla Cronica arabica[Chronicon Arabicum, P. II, tom. I Rer. Ital.]sopraccitata, già spedito dall'Africa con un'armata navaleAbusaid Aldaiphin Sicilia, nel dì 28 di settembre ebbe maniera di entrare in Palermo. Poscia nel dì 17 d'ottobrefoedus percusserunt Siculi cum Ben-Ali Vava Assaario contra Abusaid Aldaiph, et obsessa est Panormus sex menses, et defecit in ea sal, ita ut salis uncia duobus tarenis vendi coeperit. Si vede che tuttavia durava la ribellion dei Mori in Sicilia contro il re loro, e i Siciliani tenevano coi ribelli.

Giacchè non si può saper l'anno preciso della morte diAdalberto IIduca e marchese di Toscana, il Sigonio, il Contelori ed altri per coniettura l'hanno assegnata all'anno presente. Però in questo ne fo menzione anch'io. Mancò di vita questo rinomatissimo principe, come s'ha dal suo epitaffio, tuttavia esistente in Lucca, e rapportato dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.],

IN SEXTO DECIMO SEPTEMBRE NOTANTE CALENDAS.

Secondo le conietture da me addotte nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 22.], da lui discese la nobilissima casa d'Este. Un passo scorretto di Liutprando è stato cagione che di questo ricchissimo e glorioso principe abbiano parlato con discredito molti moderni scrittori, e principalmente il cardinal Baronio. Favellando esso storico di Marozia nobilissima romana, ch'egli ci vuol far credere donna prostituta, scrive[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.]ch'essaex Alberto marchione Albericum (genuit) qui nostro post tempore romanae urbis principatum usurpavit. Ma Adalberto, dimorante in Toscana, nulla ebbe che far con Marozia abitante in Roma. In vece diAdalberto, Liutprando scrisseex Alberico marchione; e lo può scorgere il lettore stesso in osservar quest'altre parole del medesimo autore,dove dice[Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 12.]:Habuerat Marozia filium nomine Albericum, quem ex Alberico marchione ipsa genuerat. E l'antico scrittore della Cronica di Farfa[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital. Anonymus Salernitanus, Paralipomen., Part. II, tom. 2 Rer. Ital.], che ebbe davanti agli occhi quella di Liutprando, anch'egli scrive cheMarotia ex Alberico marchione habuit Albericum, qui post ejusdem urbis accepit principatum. Altre pruove di questa verità io tralascio, ristringendomi a dire che s'hanno da cassare alcune partite non sussistenti della penna del cardinal Baronio e d'altri contra la memoria del duca Adalberto II, non verificandosi neppure ch'egli avesse mano nell'elezione de' papi, come pensa il cardinale suddetto, il quale disavvedutamente ancora ci rappresentòAlbericoprincipe di Roma, nato da essoAdalberto IIe daTeodorasorella di Marozia, quando è fuor di dubbio che il giovane Alberico fu figliuolo diAlbericomarchese e di Marozia patrizia romana. Ebbe questo duca Adalberto II per moglieBerta, figliuola diLottario redella Lottaringia, ossia dell'antica Lorena, che gli procreò tre figliuoli, cioèGuido, Lamberto ed Ermengarda. Essendo mancata di vita Gisla, figliuola dell'imperador Berengario, moglie diAdalberto marchese d'Ivrea, fu essa Ermengarda presa per moglie da esso marchese d'Ivrea. Dopo la morte del duca Adalberto nel ducato della Toscana, per attestato di Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 15.],filius ejus Wido a Berengario rege marchio patris loco constituitur. SicchèGuido, se in quest'anno morì suo padre, cominciò a governare il ducato della Toscana.

Secondochè riferisce il Browero[Browerus, Antiquit. Fuldens., pag. 284.], fu in questi tempi spedita da papaGiovanni Xuna bolla adAicone abatedi Fulda in Germania. Essa è dataXIIII kalendas junii, anno, Deo propitio, pontificatus domni Johannis summi pontificis et universalis decimi papae in sacratissimasede beati Petri apostoli quarto, imperante domno pissimo augusto, a Deo coronato magno imperatore, anno secundo, et patriciatus(se pur non ha da dire, come io credo,post consolatum)anno secundo, Indictione quinta.Ecco lo stile osservato anche sotto gli antichi imperadori sovrani di Roma. Dalla Cronica casauriense[Chronic. Casauriense, P. II. tom. 2 Rer. Ital.]impariamo, che nell'anno presente l'augusto Berengario dovette portarsi a Camerino, da dove andò poi a visitare l'insigne monistero di san Clemente di Casauria fondato da Lodovico II imperadore. Quivi confermò i privilegii a quel sacro luogo. Il diploma è datoXII kalendas novembris, anno dominicae Incarnationis nongentesimo septimodecimo, domni vero Berengarii piissimi regis vicesimo octavo, imperii autem sui secundo, Indictione quinta. Actum in Piscaria. L'indizione quinta(quando non fosse stato scritto nell'originale VI piuttosto che V) qui corre sino al fine dell'anno: il che è cosa rara. Ma forse quel documento contien dei difetti, non sussistendo che in quest'anno corresse l'anno XXVIII del regno di Berengario, come stampò il padre Dachery, ma si bene l'anno XXX. Il Valesio[Valesius, in Notis ad Panegyr. Berengar.], in citar questo diploma, scrisseanno tricesimo, probabilmente correggendo l'errore del testo. Però si può anche dubitar dell'indizione. Se non si opponessero le ragioni addotte nell'anno precedente, questo trovarsi Berengario a a Pescara mi avrebbe fatto dubitare che l'esterminio de' Saraceni piuttosto in questo che in quell'anno fosse succeduto. E a persuaderlo potrebbe ancora concorrere la stessa Cronica casauriense, se fosse vero cheIttone abbatecasauriense avesse dato principio al suo governo nell'anno 916, come vien preteso nella stampa d'essa Cronica; perchè ivi è scritto che a' tempi di questo abbate i Saraceni diedero un fierissimo sacco al monistero di Casauria, e distrussero tutte le castella e i poderi di quel sacro luogo. Ma nonsi può con sicurezza attenere in questo ai racconti di quello scrittore. Appartiene parimente all'anno presente un diploma del medesimo imperadore, ch'io già pubblicai[Antiquit. Ital., Dissert. VII.]. Conferma egli a Berta sua figliuola, che abbiam già veduta badessa del monistero di santa Giulia di Brescia, il monistero di san Sisto di Piacenza con tutti i suoi beni, secondo gli abusi di que' tempi. Fu dato quel diplomaVI kalendas septembris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXVI, domni vero Berengarii piissimi regis XXXVIII, imperii autem sui secundo, Indictione V. Actum in curte Sinna.Ma l'Indizione Vmostra l'annoDCCCCXVII. Forse qui il cancelliere si servì dell'anno pisano. Ma neppure in questo documento dovrebbe essere l'anno XXXVIII del regno, essendo fuor di dubbio che allora correva l'anno XXX. Si vede qui che alloraOdelrico marcheseeraconte del sacro palazzo. Questo personaggio il revedremo fra poco. Per quanto abbiamo dalla Cronica arabica[Chronicon Arabicum, P. II, tom. I Rer. Ital.]sopraccitata, già spedito dall'Africa con un'armata navaleAbusaid Aldaiphin Sicilia, nel dì 28 di settembre ebbe maniera di entrare in Palermo. Poscia nel dì 17 d'ottobrefoedus percusserunt Siculi cum Ben-Ali Vava Assaario contra Abusaid Aldaiph, et obsessa est Panormus sex menses, et defecit in ea sal, ita ut salis uncia duobus tarenis vendi coeperit. Si vede che tuttavia durava la ribellion dei Mori in Sicilia contro il re loro, e i Siciliani tenevano coi ribelli.


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