DCCCCXXVII

DCCCCXXVIIAnno diCristoDCCCCXXVII. Indiz.XV.GiovanniX papa 14.Ugore d'Italia 2.Attese in quest'anno l'accortore Ugoa trattar amicizia e lega con tutti i vicini potentati. Pensò ancora a spedire ambasciatori alla corte imperiale di Costantinopoli, e scelse per tale incumbenza il padre di Liutprando storico[Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 5.], siccome persona di gran credito per l'onoratezza de' suoi costumi e per essere bel parlatore. Andò questi, e fu ben ricevuto daRomanoallora imperador de' Greci. Liutprando non fa menzione se non di lui, quasichè il primo fra i greci Augusti non fosse in que' tempiCostantino VIIIfigliuolo di Leone il Saggio. Nè si sazia d'encomiar esso Romano, come principe dotato di valore non ordinario, e di pietà, liberalità e prudenza, che non avea pari. Portò questo ambasciatore dei gran regali a quella corte. Ma ciò che riuscì più caro all'Augusto Romano, fu che essendo stato assalito nel viaggio esso ambasciatore da alcuni Sclavi, o vogliam dire Schiavoni, ribelli all'imperio greco, gli riuscì di farli prigioni e di presentarli vivi in Costantinopoli all'imperadore, che ne fece gran festa. Non così avvenne per un altro bizzarro regalo portato a lui d'Italia. Consisteva questo in due cani, non so se corsi o mastini, o pur di altra fatta, certo incogniti in quelle parti. Queste bestie, allorchè furono presentate all'imperadore, al vedere quella strana figura, quasi mirassero non un uomo, ma un mostro, a cagion dell'abito de' greci imperadori, che tuttavia comparisce nei bassi rilievi e nelle monete d'allora, troppo straniero agli occhi digenti e bestie avvezze all'Italia, con poca creanza s'avventarono contra di sua maestà imperiale; e se non erano presi colle braccia da molti, faceano un bruttissimo scherzo al dominator de' Greci. Tornò poscia in Italia tutto contento questo ambasciatore al re Ugo; ma stette poco ad ammalarsi, e scorgendo di non poterla scappare, si ritirò in un monistero, secondo l'uso di que' tempi, e preso l'abito monastico, da lì a quindici giorni passò da questa all'altra vita, con lasciare il figliuolo Liutprando in età fanciullesca. Stando inPavia, confermò il re Ugo[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.]nel dì 17 di febbraio dell'anno presente i privilegii ai canonici di Parma. Crebbero intanto le calamità de' Cristiani in Calabria per la potenza de' Saraceni. Secondo la relazione di Lupo protospata[Lupus Protospata, tom. 5 Rer. Italic.], assediarono que' Barbari Taranto; e quantunque una valorosa difesa facessero que' cittadini, pure toccò loro in fine di soccombere.Anno927 (scrive egli così)fuit excidium Tarenti patratum; et peremti sunt omnes viriliter pugnando; reliqui vero deportati sunt in Africam. Id factum est mense augusti in festivitate sanctae Mariae. Romoaldo salernitano[Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7, Rer. Ital.]riferisce all'anno 926 questa disavventura de' Tarentini, e l'attribuisce agli Ungheri, scrivendo che dopo la presa di Siponto fatta dagli Sclavi,non post multum temporis Ungri venerunt in Apuliam: et capta Auria civitate ceperunt Tarentum. Dehinc Campaniam ingressi, non modicam ipsius provinciae partem igni ac direptioni dederunt. Il Protospata è scrittore più antico di Romoaldo.

Attese in quest'anno l'accortore Ugoa trattar amicizia e lega con tutti i vicini potentati. Pensò ancora a spedire ambasciatori alla corte imperiale di Costantinopoli, e scelse per tale incumbenza il padre di Liutprando storico[Liutprandus, Hist., lib. 3, cap. 5.], siccome persona di gran credito per l'onoratezza de' suoi costumi e per essere bel parlatore. Andò questi, e fu ben ricevuto daRomanoallora imperador de' Greci. Liutprando non fa menzione se non di lui, quasichè il primo fra i greci Augusti non fosse in que' tempiCostantino VIIIfigliuolo di Leone il Saggio. Nè si sazia d'encomiar esso Romano, come principe dotato di valore non ordinario, e di pietà, liberalità e prudenza, che non avea pari. Portò questo ambasciatore dei gran regali a quella corte. Ma ciò che riuscì più caro all'Augusto Romano, fu che essendo stato assalito nel viaggio esso ambasciatore da alcuni Sclavi, o vogliam dire Schiavoni, ribelli all'imperio greco, gli riuscì di farli prigioni e di presentarli vivi in Costantinopoli all'imperadore, che ne fece gran festa. Non così avvenne per un altro bizzarro regalo portato a lui d'Italia. Consisteva questo in due cani, non so se corsi o mastini, o pur di altra fatta, certo incogniti in quelle parti. Queste bestie, allorchè furono presentate all'imperadore, al vedere quella strana figura, quasi mirassero non un uomo, ma un mostro, a cagion dell'abito de' greci imperadori, che tuttavia comparisce nei bassi rilievi e nelle monete d'allora, troppo straniero agli occhi digenti e bestie avvezze all'Italia, con poca creanza s'avventarono contra di sua maestà imperiale; e se non erano presi colle braccia da molti, faceano un bruttissimo scherzo al dominator de' Greci. Tornò poscia in Italia tutto contento questo ambasciatore al re Ugo; ma stette poco ad ammalarsi, e scorgendo di non poterla scappare, si ritirò in un monistero, secondo l'uso di que' tempi, e preso l'abito monastico, da lì a quindici giorni passò da questa all'altra vita, con lasciare il figliuolo Liutprando in età fanciullesca. Stando inPavia, confermò il re Ugo[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.]nel dì 17 di febbraio dell'anno presente i privilegii ai canonici di Parma. Crebbero intanto le calamità de' Cristiani in Calabria per la potenza de' Saraceni. Secondo la relazione di Lupo protospata[Lupus Protospata, tom. 5 Rer. Italic.], assediarono que' Barbari Taranto; e quantunque una valorosa difesa facessero que' cittadini, pure toccò loro in fine di soccombere.Anno927 (scrive egli così)fuit excidium Tarenti patratum; et peremti sunt omnes viriliter pugnando; reliqui vero deportati sunt in Africam. Id factum est mense augusti in festivitate sanctae Mariae. Romoaldo salernitano[Romualdus Salernitanus, in Chron., tom. 7, Rer. Ital.]riferisce all'anno 926 questa disavventura de' Tarentini, e l'attribuisce agli Ungheri, scrivendo che dopo la presa di Siponto fatta dagli Sclavi,non post multum temporis Ungri venerunt in Apuliam: et capta Auria civitate ceperunt Tarentum. Dehinc Campaniam ingressi, non modicam ipsius provinciae partem igni ac direptioni dederunt. Il Protospata è scrittore più antico di Romoaldo.


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