DCCCCXXVIIIAnno diCristoDCCCCXXVIII. Indiz.I.LeoneVI papa 1.Ugore d'Italia 3.Non sapeva accomodarsi papaGiovanni Xalla prepotenza diMaroziae diGuidoduca di Toscana di lei marito, che si andavano usurpando tutto il governo temporale di Roma[Liutprand., Hist., lib. 3, cap. 12.]. Dovea bollir forte la discordia fra loro, e verisimilmente il pontefice, uomo di petto, non lasciava intentato mezzo alcuno per sostenere i suoi diritti, ed abbattere questi perturbatori della sua sì ben fondata autorità. Andò a terminar questa dissensione in un sacrilego enorme eccesso. Secretamente Guido e Marozia raunarono una mano di sgherri, che entrati un dì nel palazzo lateranense, sugli occhi dello stesso papa trucidarono Pietro di lui fratello, specialmente odiato da Guido; e messe le mani addosso allo stesso pontefice, il cacciarono in una scura prigione. Non passò molto che l'infelice pontefice quivi terminò i suoi giorni, o sopraffatto dal dolore di sì indegno strapazzo, o pure come correa fama a' tempi di Liutprando, perchè con un cuscino il soffocarono. Si sarebbe aspettato il lettore che il cardinal Baronio avesse qui aguzzata la penna contra di sì esecranda iniquità, e contra dei suoi sacrileghi autori. Tutto il contrario. Grida egli, quasi esultando:Sic igitur dignum suis sceleribus finem accepit invasor et detentor injustus apostolicae sedis Johannes, ut qui per impudicam feminam sacrosanctam apostolicam sedem violentus arripuit, aeque per impudicam mulierem ejectus et conjectus in carcerem, ea simul cum vita caruerit. Ma e se fossero ciarle e voci inventate dagl'ingiusti nemici di questo papa Giovanni, quelle che il solo Liutprando lasciò scritto del suo ingresso nel pontificato: che sarebbe da dire della sentenza proferita qui contro la memoria di un romano pontefice, accettato e venerato per tale da tutta la Chiesa di Dio, e che lodevolmente esercitò il pontificato, e solo per sostenere i diritti temporali della santa sede incontrò l'odio de' cattivi e dei prepotenti, e restò in fine soperchiato da essi? Veggasi ciò che il medesimo Baronio dica agli anni 955 e 963 diGiovanni XIIIpapa, cheper varie ragioni non era da paragonare conGiovanni X. Non mi stendo a dire di più, bastando rapportar qui ciò che ne scrisse Frodoardo[Frodoardus, de Roman. Pont.]. I suoi versi son questi:Surgit ab hinc decimus scandens sacra jura Johannes.Rexerat ille ravennatem moderamine plebem.Inde petitus ad hanc romanam percolit arcem.,Bis septem qua praenituit paulo amplius annis.Pontifici hic nostro legat segmenta Seulfo.Munificisque sacram decorans ornatibus aulamPace nitet dum, patricia deceptus iniqua,Carcere conjicitur, claustrisque arctatur opacis.Spiritus at saevis retineri non valet antris;Emicat immo aethra decreta sedilia scandens.In questi medesimi tempi fioriva e scriveva Frodoardo, e la testimonianza sua vale ben più di quella di Liutprando, che era allora un ragazzo, e cresciuto poscia in età, pescò le notizie di questi tempi nei libelli infamatorii e romanzi d'allora. E s'egli fosse ben informato di quegli affari, basta leggere ciò ch'egli dopo il suddetto empio fatto soggiugne:Quo mortuo, ipsum Marotiae filium nomine Johannem, quem ex Sergio papa meretrix ipsa genuerat, papam constituunt. Ma questa è una spropositata asserzione. Imperocchè di certo sappiamo che dopoGiovanni Xfu eletto e consecrato papaLeone VInel mese di giugno, secondo i conti del padre Pagi. E dopoLeonevenne papaStefano VII, e dipoiGiovannifigliuolo di Marozia. Ora vatti a fidare di Liutprando. Frodoardo differisce la morte di papa Giovanni X sino all'anno seguente. Abbiam veduto che esso papa fupatricia deceptus iniqua, cioè da Marozia; ma nella Storia Frodoardo stesso[Idem. in Chronic. tom. II Rer. Francis Du-Chesne.]asserisce cheGuido ducadi Toscana, fratello del re Ugo, ebbe mano in quella empietà. Una carta esistente nell'archivio archiepiscopale di Lucca, e da me veduta, porta le seguenti note cronologiche:Hugo gratia Dei rex anno regni ejus, Deo propitio, secundo, ipsa diekalend. januarii Indictione prima, cioè nel dì primo di gennaio del presente anno, confermandosi che Ugo non conseguì il regno nell'anno 925. Contiene quel documento una permuta di beni fatta daPietro vescovodi Lucca,et Wido dux direxit missos suos, per chiarire che non interveniva danno o frode in quel contratto: dal che intendiamo ch'egli soggiornava allora in Lucca. Circa il mese di settembre dovette il re Ugo fare una scorsa ai suoi Stati di Provenza. Abbiamo questa particolarità a noi conservata dal sopraddetto Frodoardo.Heribertus comes, dice egli,cum Rodulfo(re di Francia)proficiscitur in Burgundiam obviam Hugoni Italiae regi. Aggiugne ancora cheHugo rex habens colloquium cum Rodulfo, dedit Heriberto comiti provinciam viennensem vice filii sui Odonis. Però il re Ugo, vedendo di non poter tener quegli Stati, dovette farne un sacrifizio alla potenza di Eriberto conte di Vermandois, arbitro allora del regno di Francia. Rapporta il padre Dachery[Frodoardus, de Roman. Pontific.]un diploma d'esso re Ugo, datopridie idus novembris anno dominicae Incarnationis DCCCCXXVIII, regni vero domni Hugonis piissimi regis tertio, Indictione prima. Da questo ricaviamo il tempo in cui egli era in Vienna, e che o non avea ceduto per anche quegli Stati, oppure gli avea ceduti con ritenersi la sovranità. Nella Cronica d'Amalfi[Dachery, in Spicileg., tom. 3 postrem. edition.], correndo questi tempi, noi troviamo duca di quella città ed imperial patrizioMastarofiglio del già ducaMansone. Il titolo di patrizio fa intendere che quella città continuava a riconoscere la sovranità de' greci imperadori.
Non sapeva accomodarsi papaGiovanni Xalla prepotenza diMaroziae diGuidoduca di Toscana di lei marito, che si andavano usurpando tutto il governo temporale di Roma[Liutprand., Hist., lib. 3, cap. 12.]. Dovea bollir forte la discordia fra loro, e verisimilmente il pontefice, uomo di petto, non lasciava intentato mezzo alcuno per sostenere i suoi diritti, ed abbattere questi perturbatori della sua sì ben fondata autorità. Andò a terminar questa dissensione in un sacrilego enorme eccesso. Secretamente Guido e Marozia raunarono una mano di sgherri, che entrati un dì nel palazzo lateranense, sugli occhi dello stesso papa trucidarono Pietro di lui fratello, specialmente odiato da Guido; e messe le mani addosso allo stesso pontefice, il cacciarono in una scura prigione. Non passò molto che l'infelice pontefice quivi terminò i suoi giorni, o sopraffatto dal dolore di sì indegno strapazzo, o pure come correa fama a' tempi di Liutprando, perchè con un cuscino il soffocarono. Si sarebbe aspettato il lettore che il cardinal Baronio avesse qui aguzzata la penna contra di sì esecranda iniquità, e contra dei suoi sacrileghi autori. Tutto il contrario. Grida egli, quasi esultando:Sic igitur dignum suis sceleribus finem accepit invasor et detentor injustus apostolicae sedis Johannes, ut qui per impudicam feminam sacrosanctam apostolicam sedem violentus arripuit, aeque per impudicam mulierem ejectus et conjectus in carcerem, ea simul cum vita caruerit. Ma e se fossero ciarle e voci inventate dagl'ingiusti nemici di questo papa Giovanni, quelle che il solo Liutprando lasciò scritto del suo ingresso nel pontificato: che sarebbe da dire della sentenza proferita qui contro la memoria di un romano pontefice, accettato e venerato per tale da tutta la Chiesa di Dio, e che lodevolmente esercitò il pontificato, e solo per sostenere i diritti temporali della santa sede incontrò l'odio de' cattivi e dei prepotenti, e restò in fine soperchiato da essi? Veggasi ciò che il medesimo Baronio dica agli anni 955 e 963 diGiovanni XIIIpapa, cheper varie ragioni non era da paragonare conGiovanni X. Non mi stendo a dire di più, bastando rapportar qui ciò che ne scrisse Frodoardo[Frodoardus, de Roman. Pont.]. I suoi versi son questi:
Surgit ab hinc decimus scandens sacra jura Johannes.Rexerat ille ravennatem moderamine plebem.Inde petitus ad hanc romanam percolit arcem.,Bis septem qua praenituit paulo amplius annis.Pontifici hic nostro legat segmenta Seulfo.Munificisque sacram decorans ornatibus aulamPace nitet dum, patricia deceptus iniqua,Carcere conjicitur, claustrisque arctatur opacis.Spiritus at saevis retineri non valet antris;Emicat immo aethra decreta sedilia scandens.
Surgit ab hinc decimus scandens sacra jura Johannes.
Rexerat ille ravennatem moderamine plebem.
Inde petitus ad hanc romanam percolit arcem.,
Bis septem qua praenituit paulo amplius annis.
Pontifici hic nostro legat segmenta Seulfo.
Munificisque sacram decorans ornatibus aulam
Pace nitet dum, patricia deceptus iniqua,
Carcere conjicitur, claustrisque arctatur opacis.
Spiritus at saevis retineri non valet antris;
Emicat immo aethra decreta sedilia scandens.
In questi medesimi tempi fioriva e scriveva Frodoardo, e la testimonianza sua vale ben più di quella di Liutprando, che era allora un ragazzo, e cresciuto poscia in età, pescò le notizie di questi tempi nei libelli infamatorii e romanzi d'allora. E s'egli fosse ben informato di quegli affari, basta leggere ciò ch'egli dopo il suddetto empio fatto soggiugne:Quo mortuo, ipsum Marotiae filium nomine Johannem, quem ex Sergio papa meretrix ipsa genuerat, papam constituunt. Ma questa è una spropositata asserzione. Imperocchè di certo sappiamo che dopoGiovanni Xfu eletto e consecrato papaLeone VInel mese di giugno, secondo i conti del padre Pagi. E dopoLeonevenne papaStefano VII, e dipoiGiovannifigliuolo di Marozia. Ora vatti a fidare di Liutprando. Frodoardo differisce la morte di papa Giovanni X sino all'anno seguente. Abbiam veduto che esso papa fupatricia deceptus iniqua, cioè da Marozia; ma nella Storia Frodoardo stesso[Idem. in Chronic. tom. II Rer. Francis Du-Chesne.]asserisce cheGuido ducadi Toscana, fratello del re Ugo, ebbe mano in quella empietà. Una carta esistente nell'archivio archiepiscopale di Lucca, e da me veduta, porta le seguenti note cronologiche:Hugo gratia Dei rex anno regni ejus, Deo propitio, secundo, ipsa diekalend. januarii Indictione prima, cioè nel dì primo di gennaio del presente anno, confermandosi che Ugo non conseguì il regno nell'anno 925. Contiene quel documento una permuta di beni fatta daPietro vescovodi Lucca,et Wido dux direxit missos suos, per chiarire che non interveniva danno o frode in quel contratto: dal che intendiamo ch'egli soggiornava allora in Lucca. Circa il mese di settembre dovette il re Ugo fare una scorsa ai suoi Stati di Provenza. Abbiamo questa particolarità a noi conservata dal sopraddetto Frodoardo.Heribertus comes, dice egli,cum Rodulfo(re di Francia)proficiscitur in Burgundiam obviam Hugoni Italiae regi. Aggiugne ancora cheHugo rex habens colloquium cum Rodulfo, dedit Heriberto comiti provinciam viennensem vice filii sui Odonis. Però il re Ugo, vedendo di non poter tener quegli Stati, dovette farne un sacrifizio alla potenza di Eriberto conte di Vermandois, arbitro allora del regno di Francia. Rapporta il padre Dachery[Frodoardus, de Roman. Pontific.]un diploma d'esso re Ugo, datopridie idus novembris anno dominicae Incarnationis DCCCCXXVIII, regni vero domni Hugonis piissimi regis tertio, Indictione prima. Da questo ricaviamo il tempo in cui egli era in Vienna, e che o non avea ceduto per anche quegli Stati, oppure gli avea ceduti con ritenersi la sovranità. Nella Cronica d'Amalfi[Dachery, in Spicileg., tom. 3 postrem. edition.], correndo questi tempi, noi troviamo duca di quella città ed imperial patrizioMastarofiglio del già ducaMansone. Il titolo di patrizio fa intendere che quella città continuava a riconoscere la sovranità de' greci imperadori.