DCCCCXXXVAnno diCristoDCCCCXXXV. Indiz.VIII.GiovanniXI papa 5.Ugore d'Italia 10.Lottariore d'Italia 5.Non ho io ben potuto chiarirmi se quelBonifazio conte, che noi vedemmo di sopra all'anno 924 chiamato in aiuto daRodolfo redi Borgogna e d'Italia, fosse fin d'allora promosso alla dignità di marchese, ed avesse in governo il ducato di Spoleti e la marca di Camerino. Liutprando scrisse[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 17.]ch'eglinostro tempore Camerinorum et Spoletinorum extitit marchio: il che ci può far dubitare che molto più tardi a lui fosse conferito quell'illustre governo. Nè è molto verisimile che Ugo re promovesse questo Bonifazio, ch'era cognato del suddetto re Rodolfo. Egli è ben fuor di dubbio che in questi tempi signoreggiava nelle marche di Spoleti e di Camerino unTeobaldoossiaTebaldo, di cui scrive il medesimo Liutprando[Idem, lib. 4, cap. 4.]:Theobaldus heros quidam, proxima regi Hugoni affinitate conjunctus, Camerinorum et Spoletinorum marchio erat. Questo Teobaldo è poi chiamatonipote suoda esso re Ugo[Idem, lib. 5, cap. 2.]. Bolliva tuttavia la guerra fraLandolfo principedi Benevento e i Greci, e si trovava il primo a mal partito, non so ben dire se in quest'anno, oppure in alcuno degli antecedenti. Comunque sia per conto del tempo, abbiam di certo che ricorse Landolfo per aiuto a questo duca ossia marchese di Spoleti e di Camerino, il quale con grandi forze unitosi a lui, e venuto ad un fatto d'armi coi Greci, loro diede una rotta. Non tennero questi da lì innanzi la campagna, ma attesero a difendersi nelle castella di loro giurisdizione. Liutprando, persona che si dilettava forte di tagliare i panni addosso agli altri, e di rallegrare i suoi lettori con delle galanti, ma forse non sempre vereavventure, ne conta qui una alquanto oscena, e le fa i ricci colla sua piacevole eloquenza. Cioè che Teobaldo quanti Greci gli capitavano alle mani, tutti li faceva castrare, lasciandoli poi ire in pace, e con ordine di dire al loro generale, che sapendo egli quanto preziose e care cose fossero alla corte dell'imperadore di lui padrone gli eunuchi, gli faceva que' regali, e che se ne aspettasse molti più andando innanzi. Accadde che un dì usciti di un castello i Greci coi terrazzani, fecero una zuffa con quei di Teobaldo, e ne restarono molti prigioni. Si preparava la festa a questi infelici, quando dal castello giunse alle tende infuriata una giovane donna, moglie di uno di essi, che presentatasi a Teobaldo, seppe così ben dire le sue ragioni, e perorare i suoi diritti sopra il corpo e le membra del marito, che mosse a riso tutta la brigata, e le riuscì di avere sano e salvo il suo uomo. In qual anno precisamente succedesse questa guerra di Landolfo e di Teobaldo contra de' Greci, non si può dichiarare.Circa questi tempi, per relazione del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], avendo i Comacchiesi messi in prigione alquanti Veneziani,Pietro dogedi Venezia spedì contro di loro un'armata, che presa la città, la diede alle fiamme, uccise molti di que' cittadini, e condusse il rimanente a Venezia. Furono questi poi rilasciati con promessa di essere da lì innanzi sudditi della repubblica veneta. A questi tempi ancora dovrebbe appartenere la venuta in Italia diManasse arcivescovodi Arles, di cui parla Liutprando[Liutprandus, lib. 4, cap. 3.]. Questo ambizioso prelato, non contento del grado e gregge suo, siccome parente del re Ugo, venne a pescar maggiori grandezze in Italia. Il re, che per politica amava di esaltare i suoi parenti e nazionali, gli assegnò le rendite delle chiese di Verona, Trento e Mantova, e il fece anche marchese di Trento con iscandalo di tutti i fedeli. Avendo, siccome dicemmo, ripigliata forza i Saraceniabitanti in Frassineto, può essere che in quest'anno avvenisse ciò che narra il suddetto Liutprando[Liutprandus, lib. 4, cap. 2.]. Cioè che alcune brigate di que' manasdieri calarono fino ad Aiqui nel Monferrato; ma raunatisi i Cristiani di quelle contrade, con tal bravura diedero loro addosso, che neppur uno ne scampò dalle loro spade. In Genova si vide scaturire una fontana coll'acque color di sangue. Fu creduto sangue ciò che verisimilmente fu un accidente naturale, e preso perciò come un presagio di qualche calamità. Nè maggiore infatti poteva avvenire a quel popolo; perciocchè nell'anno stesso venuti dall'Africa colla loro armata i Mori, entrarono in quella città all'improvviso, e tagliarono a pezzi tutti i cittadini, con riserbar solamente le donne e i fanciulli, che furono condotti schiavi in Africa insieme col bottino di tutte le chiese e case di Genova. Pietro bibliotecario, Martin Pollaco e il Belluacense scrivono accaduta così funesta disgrazia nell'anno I di Giovanni XI papa, cioè nell'anno 931. Non so qual fede meritino simili scrittori. Liutprando, di gran lunga più antico di loro, la mette più tardi. Leggesi nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XXXI.]un bellissimo placito, che ci fa intendere che il re Ugo avea fabbricato un palazzo nuovo in Pavia, dove anche dimorava nel dì 18 di settembre del presente anno. Il suo principio è questo:Dum in Dei civitate Papia in palacium noviter aedificatum ab domnum Ughonem gloriosissimum rex in caminata dormitorii ipsius palacii, ubi ipse domnus Ugo, et Lotherio filio ejus gloriosissimi reges praeessent, in eorum praesentia Enesaribo comes palatii, ec. In vece diEnesaribo, che fu mal copiato, si dee scrivereesset Sarilo, ciò riconoscendosi dalle sottoscrizioni, dove èSarilo comes palatii. Fu scritto quel documento, che ne contien degli altri,anno regni domni Hugoni et Lothario, filio ejus gratia Dei reges, Deo propitio, domni Hugoni decimo,Lotharii vero quinto, XIV kalendas octobris, Indictione nona, cioè nell'anno presente. Vien parimente rapportato dal Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]un altro privilegio da esso re conceduto alla badia di Tolla sul piacentino, datoVIII kalendas januarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXVI, domnorum autem piissimorum regum, Hugonis videlicet X, Lotharii vero V, Indictione octava. Actum Papiae.Era in uso presso di molti di dar principio all'anno nuovo nel Natale del Signore; però questo anno 936, secondo noi, fu il 935. Ma non so già intendere come ivi sia l'indizione ottava, che dovea camminare sino al fine dell'anno, quando s'è nel precedente documento veduto che in Pavia stessa l'indizione nonaaveva avuto principio nel settembre. Bisognerebbe in tali occasioni aver sotto gli occhi le carte pecore originali, per poterle meglio esaminare. Trovandosi poi nel suddetto placito, tenuto in Pavia, presenteAnscharius marchio quondam Adelberti, idemque marchionis filio, si può credere che il re Ugo, come scrive Liutprando[Liutprandus, lib. 5, cap. 2.],quia Theobaldus marchio(di Spoleti)hominem exuerat, Spoletinorum ac Camerinorum marchioneml'avesse già costituito. Egli era fratello diBerengario marchesed'Ivrea, ed uomo di grande ardire. Ne avea paura il re Ugo, e però il mandò al governo di Spoleti e di Camerino, per tenerlo lontano da sè.
Non ho io ben potuto chiarirmi se quelBonifazio conte, che noi vedemmo di sopra all'anno 924 chiamato in aiuto daRodolfo redi Borgogna e d'Italia, fosse fin d'allora promosso alla dignità di marchese, ed avesse in governo il ducato di Spoleti e la marca di Camerino. Liutprando scrisse[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 17.]ch'eglinostro tempore Camerinorum et Spoletinorum extitit marchio: il che ci può far dubitare che molto più tardi a lui fosse conferito quell'illustre governo. Nè è molto verisimile che Ugo re promovesse questo Bonifazio, ch'era cognato del suddetto re Rodolfo. Egli è ben fuor di dubbio che in questi tempi signoreggiava nelle marche di Spoleti e di Camerino unTeobaldoossiaTebaldo, di cui scrive il medesimo Liutprando[Idem, lib. 4, cap. 4.]:Theobaldus heros quidam, proxima regi Hugoni affinitate conjunctus, Camerinorum et Spoletinorum marchio erat. Questo Teobaldo è poi chiamatonipote suoda esso re Ugo[Idem, lib. 5, cap. 2.]. Bolliva tuttavia la guerra fraLandolfo principedi Benevento e i Greci, e si trovava il primo a mal partito, non so ben dire se in quest'anno, oppure in alcuno degli antecedenti. Comunque sia per conto del tempo, abbiam di certo che ricorse Landolfo per aiuto a questo duca ossia marchese di Spoleti e di Camerino, il quale con grandi forze unitosi a lui, e venuto ad un fatto d'armi coi Greci, loro diede una rotta. Non tennero questi da lì innanzi la campagna, ma attesero a difendersi nelle castella di loro giurisdizione. Liutprando, persona che si dilettava forte di tagliare i panni addosso agli altri, e di rallegrare i suoi lettori con delle galanti, ma forse non sempre vereavventure, ne conta qui una alquanto oscena, e le fa i ricci colla sua piacevole eloquenza. Cioè che Teobaldo quanti Greci gli capitavano alle mani, tutti li faceva castrare, lasciandoli poi ire in pace, e con ordine di dire al loro generale, che sapendo egli quanto preziose e care cose fossero alla corte dell'imperadore di lui padrone gli eunuchi, gli faceva que' regali, e che se ne aspettasse molti più andando innanzi. Accadde che un dì usciti di un castello i Greci coi terrazzani, fecero una zuffa con quei di Teobaldo, e ne restarono molti prigioni. Si preparava la festa a questi infelici, quando dal castello giunse alle tende infuriata una giovane donna, moglie di uno di essi, che presentatasi a Teobaldo, seppe così ben dire le sue ragioni, e perorare i suoi diritti sopra il corpo e le membra del marito, che mosse a riso tutta la brigata, e le riuscì di avere sano e salvo il suo uomo. In qual anno precisamente succedesse questa guerra di Landolfo e di Teobaldo contra de' Greci, non si può dichiarare.
Circa questi tempi, per relazione del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], avendo i Comacchiesi messi in prigione alquanti Veneziani,Pietro dogedi Venezia spedì contro di loro un'armata, che presa la città, la diede alle fiamme, uccise molti di que' cittadini, e condusse il rimanente a Venezia. Furono questi poi rilasciati con promessa di essere da lì innanzi sudditi della repubblica veneta. A questi tempi ancora dovrebbe appartenere la venuta in Italia diManasse arcivescovodi Arles, di cui parla Liutprando[Liutprandus, lib. 4, cap. 3.]. Questo ambizioso prelato, non contento del grado e gregge suo, siccome parente del re Ugo, venne a pescar maggiori grandezze in Italia. Il re, che per politica amava di esaltare i suoi parenti e nazionali, gli assegnò le rendite delle chiese di Verona, Trento e Mantova, e il fece anche marchese di Trento con iscandalo di tutti i fedeli. Avendo, siccome dicemmo, ripigliata forza i Saraceniabitanti in Frassineto, può essere che in quest'anno avvenisse ciò che narra il suddetto Liutprando[Liutprandus, lib. 4, cap. 2.]. Cioè che alcune brigate di que' manasdieri calarono fino ad Aiqui nel Monferrato; ma raunatisi i Cristiani di quelle contrade, con tal bravura diedero loro addosso, che neppur uno ne scampò dalle loro spade. In Genova si vide scaturire una fontana coll'acque color di sangue. Fu creduto sangue ciò che verisimilmente fu un accidente naturale, e preso perciò come un presagio di qualche calamità. Nè maggiore infatti poteva avvenire a quel popolo; perciocchè nell'anno stesso venuti dall'Africa colla loro armata i Mori, entrarono in quella città all'improvviso, e tagliarono a pezzi tutti i cittadini, con riserbar solamente le donne e i fanciulli, che furono condotti schiavi in Africa insieme col bottino di tutte le chiese e case di Genova. Pietro bibliotecario, Martin Pollaco e il Belluacense scrivono accaduta così funesta disgrazia nell'anno I di Giovanni XI papa, cioè nell'anno 931. Non so qual fede meritino simili scrittori. Liutprando, di gran lunga più antico di loro, la mette più tardi. Leggesi nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XXXI.]un bellissimo placito, che ci fa intendere che il re Ugo avea fabbricato un palazzo nuovo in Pavia, dove anche dimorava nel dì 18 di settembre del presente anno. Il suo principio è questo:Dum in Dei civitate Papia in palacium noviter aedificatum ab domnum Ughonem gloriosissimum rex in caminata dormitorii ipsius palacii, ubi ipse domnus Ugo, et Lotherio filio ejus gloriosissimi reges praeessent, in eorum praesentia Enesaribo comes palatii, ec. In vece diEnesaribo, che fu mal copiato, si dee scrivereesset Sarilo, ciò riconoscendosi dalle sottoscrizioni, dove èSarilo comes palatii. Fu scritto quel documento, che ne contien degli altri,anno regni domni Hugoni et Lothario, filio ejus gratia Dei reges, Deo propitio, domni Hugoni decimo,Lotharii vero quinto, XIV kalendas octobris, Indictione nona, cioè nell'anno presente. Vien parimente rapportato dal Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]un altro privilegio da esso re conceduto alla badia di Tolla sul piacentino, datoVIII kalendas januarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXVI, domnorum autem piissimorum regum, Hugonis videlicet X, Lotharii vero V, Indictione octava. Actum Papiae.Era in uso presso di molti di dar principio all'anno nuovo nel Natale del Signore; però questo anno 936, secondo noi, fu il 935. Ma non so già intendere come ivi sia l'indizione ottava, che dovea camminare sino al fine dell'anno, quando s'è nel precedente documento veduto che in Pavia stessa l'indizione nonaaveva avuto principio nel settembre. Bisognerebbe in tali occasioni aver sotto gli occhi le carte pecore originali, per poterle meglio esaminare. Trovandosi poi nel suddetto placito, tenuto in Pavia, presenteAnscharius marchio quondam Adelberti, idemque marchionis filio, si può credere che il re Ugo, come scrive Liutprando[Liutprandus, lib. 5, cap. 2.],quia Theobaldus marchio(di Spoleti)hominem exuerat, Spoletinorum ac Camerinorum marchioneml'avesse già costituito. Egli era fratello diBerengario marchesed'Ivrea, ed uomo di grande ardire. Ne avea paura il re Ugo, e però il mandò al governo di Spoleti e di Camerino, per tenerlo lontano da sè.