DCCCCXXXVIIAnno diCristoDCCCCXXXVII. Indiz.X.LeoneVII papa 2.Ugore d'Italia 12.Lottariore d'Italia 7.Fu quest'anno funestissimo alla Campania; perciocchè, secondo l'attestato di Leone Ostiense[Leo Ostiensis, in Chron. lib. 1, cap. 55.],Indictione decima, venientes innumerabiles Hungari super Capuam, omnia in circuitu ipsius depraedati sunt. Similiter etiam Beneventi fecere, usque Sarnum et Nolam discurrentes et devastantes omnia; cunctamque Liburiam peragrantes, iterum Capuam reversi per duodecim dies in Campo Galliano commorati sunt.Fecero prigioni molti degli uomini sudditi del monistero di Monte Casino, per riscattare i quali convenne ai monaci d'impiegar molti sacri arredi e vasi d'argento della lor chiesa. Gonfii que' Barbari dal non trovare opposizione alcuna alle loro rapine, si avanzarono entro al paese de' Marsi, commettendo anche ivi incendii e saccheggi. Ma i Marsi uniti coi Peligni gli aspettarono in agguato ad un sito, e piombando loro addosso, quasi tutti li misero a fil di spada, con levar loro tutto il copiosissimo bottino dianzi fatto. Pochi di que' masnadieri ebbero la fortuna di sottrarsi alle loro spade e di tornarsene al loro paese. Lupo protospata[Lupus Protospata, in Chron.]mette questa irruzion degli Ungheri all'anno precedente 936. Se più a lui che all'Ostiense s'abbia a credere, non saprei dirlo. Vero è che da Frodoardo, da Witichindo e da alcuni altri scrittori si sa che in questo medesimo anno un nuvolo d'Ungheri, passati per la Baviera, diedero un terribil guasto all'Alsazia e a tutto il regno della Lorena con arrivar fino all'Oceano. Ed Ermanno Contratto scrive[Herman. Contract., in Chronic. edit. Canis.]che anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXVII, Ungari Franciam, etAlemanniam, et Galliam usque ad Oceanum, Burgundiamque devastantes, per Italiam redierunt.Ma non c'è apparenza alcuna che gli Ungheri guastatori delle provincie oltramontane venissero fino a Capua con un giro sì lungo. Quei, passando per l'Italia, se ne tornarono sani e salvi al lor paese: laddove gli altri che saccheggiarono la Campania e Benevento lasciarono per la maggior parte la vita in quelle contrade. Però diverse dovettero essere le brigate degli uni e degli altri. Lascerò ch'altri decida se a questo anno, oppure al precedente, appartenga un giudicato di Capua, riferito nella Cronica del monistero vulturnense[Chron. Vulturn. P. II, tom. 1 Rer. Ital.], e scrittovigesimo septimo anno imperii domni Constantini imperatoris, et XXXVI anno principatus domni Landulfi gloriosi principis, et XXVII anno principatus domni Atenulfi eximii principis, mense septembri, Indictione X.Ne fo io menzione, affinchè dagli anni diCostantino VIIIimperadore de' Greci, registrati ne' documenti di Capua, si riconosca che doveva essere ristabilita la pace fra la corte imperiale di Costantinopoli e i principi di Benevento e Capua, cioè diLandolfoedAtenolfo. Arrivò in quest'anno al fine de' suoi giorniRodolfo II, re di Borgogna, quel medesimo che era stato re di Italia, attestandolo Frodoardo[Frodoardus, in Chron.], il Continuatore di Reginone[Continuator Rheginonis.], Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, in Chronic.]ed altri. Lasciò dopo di sèCorradosuo figliuolo, che gli succedette nel regno, eAdelaidefigliuola, di cui parleremo all'anno seguente. Presso il padre Tatti[Tatti, Annal. Sacri di Como, tom. 2.]abbiamo un privilegio conceduto nella città di Como dai reUgoeLottarioadAzzone vescovodi quella città, in cui compariscono queste note cronologiche:Datum XVII kalendas julii anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXVII, domni Hugonis piissimi regis XI, Lothariivero filii ejus item regis VII, Indictione X. Actum Cumis civitate.Questo documento, diversamente dall'allegato nell'anno precedente, ci fa riconoscere già creato re il giovane Lottario nel dì 15 di giugno dell'anno 931. Secondo me, in quel della Cronica del Volturno, e non in questo, v'ha dell'errore. Abbiamo dalla Cronica arabica[Chron. Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.]che continuavano in Sicilia le dissensioni e sedizioni fra i Cristiani e Mori. Quivi è notato che nel presente, oppur nel susseguente anno, il popolo di Gergenti si rivoltò contra di Salem generale del re dell'Africa in quell'isola. Adunò questi un'armata, e passò ad assediare Osra. Colà ancora accorsero con tutte le loro forze gli Agrigentini, e misero in rotta il nemico esercito; e di là passarono fin sotto Palermo, con dare a quella città varii assalti. Ma usciti i Mori coi Palermitani, comandati dal generale Salem, sbaragliarono gli assedianti, e buon pro a chi ebbe migliori gambe. Era in questi tempi console e duca di NapoliGiovanni. Da un'altra Cronica arabica di Abulphedà[Idem, ibidem.]si ricava che nell'anno 936Amiras Siciliae, qui dicitur Salem, multis molestiis et injiuriis vexavit Siculos, ita ut Agrigentini coacti sint expellere milites regis. Tum rex Africae misit exercitum circumseditque civitatem. Agrigentini vero petierunt succursum ab imperadore Constantinopolis, qui statim eis allegavit praesidium. Perduravit adhuc obsidio usque ad annum 329 aegirae(Christi vero 940). Credesi che in quest'anno adIlduino arcivescovodi Milano defunto succedesseArdericocanonico milanese. Arnolfo storico racconta[Arnulf., Hist. Mediolanens. tom. 4 Rer. Ital.]che desiderando il re Ugo di mettere in quella sedia un suo figliuolo (creduto da me quelTeobaldodi cui fa menzione Liutprando), nè potendo per la di lui poca età ottener l'intento, fece eleggere arcivescovoquesto Arderico, uomo vecchio, per isperanza che tardasse poco ad uscire di vita. Scorgendo poi ch'egli non avea gran fretta d'imprendere quel viaggio, fece in una dieta di Pavia attaccar lite dai suoi coi Milanesi, per levar dal mondo con questa frode l'arcivescovo. Ma Arderico ebbe la fortuna di salvarsi. Restaronvi nondimeno morti novanta nobili milanesi; e il re Ugo dipoi per penitenza diede alla chiesa di Milano la badia di Nonantola posta sul modenese,quae propter nonaginta sui juris curtes sic vocata perhibetur. Questo si può credere un tessuto di fole, mischiato di qualche verità. Indubitata cosa è che la ricchissima badia di Nonantola fu formata e magnificamente dotata due secoli prima di questo.
Fu quest'anno funestissimo alla Campania; perciocchè, secondo l'attestato di Leone Ostiense[Leo Ostiensis, in Chron. lib. 1, cap. 55.],Indictione decima, venientes innumerabiles Hungari super Capuam, omnia in circuitu ipsius depraedati sunt. Similiter etiam Beneventi fecere, usque Sarnum et Nolam discurrentes et devastantes omnia; cunctamque Liburiam peragrantes, iterum Capuam reversi per duodecim dies in Campo Galliano commorati sunt.Fecero prigioni molti degli uomini sudditi del monistero di Monte Casino, per riscattare i quali convenne ai monaci d'impiegar molti sacri arredi e vasi d'argento della lor chiesa. Gonfii que' Barbari dal non trovare opposizione alcuna alle loro rapine, si avanzarono entro al paese de' Marsi, commettendo anche ivi incendii e saccheggi. Ma i Marsi uniti coi Peligni gli aspettarono in agguato ad un sito, e piombando loro addosso, quasi tutti li misero a fil di spada, con levar loro tutto il copiosissimo bottino dianzi fatto. Pochi di que' masnadieri ebbero la fortuna di sottrarsi alle loro spade e di tornarsene al loro paese. Lupo protospata[Lupus Protospata, in Chron.]mette questa irruzion degli Ungheri all'anno precedente 936. Se più a lui che all'Ostiense s'abbia a credere, non saprei dirlo. Vero è che da Frodoardo, da Witichindo e da alcuni altri scrittori si sa che in questo medesimo anno un nuvolo d'Ungheri, passati per la Baviera, diedero un terribil guasto all'Alsazia e a tutto il regno della Lorena con arrivar fino all'Oceano. Ed Ermanno Contratto scrive[Herman. Contract., in Chronic. edit. Canis.]che anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXVII, Ungari Franciam, etAlemanniam, et Galliam usque ad Oceanum, Burgundiamque devastantes, per Italiam redierunt.Ma non c'è apparenza alcuna che gli Ungheri guastatori delle provincie oltramontane venissero fino a Capua con un giro sì lungo. Quei, passando per l'Italia, se ne tornarono sani e salvi al lor paese: laddove gli altri che saccheggiarono la Campania e Benevento lasciarono per la maggior parte la vita in quelle contrade. Però diverse dovettero essere le brigate degli uni e degli altri. Lascerò ch'altri decida se a questo anno, oppure al precedente, appartenga un giudicato di Capua, riferito nella Cronica del monistero vulturnense[Chron. Vulturn. P. II, tom. 1 Rer. Ital.], e scrittovigesimo septimo anno imperii domni Constantini imperatoris, et XXXVI anno principatus domni Landulfi gloriosi principis, et XXVII anno principatus domni Atenulfi eximii principis, mense septembri, Indictione X.Ne fo io menzione, affinchè dagli anni diCostantino VIIIimperadore de' Greci, registrati ne' documenti di Capua, si riconosca che doveva essere ristabilita la pace fra la corte imperiale di Costantinopoli e i principi di Benevento e Capua, cioè diLandolfoedAtenolfo. Arrivò in quest'anno al fine de' suoi giorniRodolfo II, re di Borgogna, quel medesimo che era stato re di Italia, attestandolo Frodoardo[Frodoardus, in Chron.], il Continuatore di Reginone[Continuator Rheginonis.], Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, in Chronic.]ed altri. Lasciò dopo di sèCorradosuo figliuolo, che gli succedette nel regno, eAdelaidefigliuola, di cui parleremo all'anno seguente. Presso il padre Tatti[Tatti, Annal. Sacri di Como, tom. 2.]abbiamo un privilegio conceduto nella città di Como dai reUgoeLottarioadAzzone vescovodi quella città, in cui compariscono queste note cronologiche:Datum XVII kalendas julii anno dominicae Incarnationis DCCCCXXXVII, domni Hugonis piissimi regis XI, Lothariivero filii ejus item regis VII, Indictione X. Actum Cumis civitate.Questo documento, diversamente dall'allegato nell'anno precedente, ci fa riconoscere già creato re il giovane Lottario nel dì 15 di giugno dell'anno 931. Secondo me, in quel della Cronica del Volturno, e non in questo, v'ha dell'errore. Abbiamo dalla Cronica arabica[Chron. Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.]che continuavano in Sicilia le dissensioni e sedizioni fra i Cristiani e Mori. Quivi è notato che nel presente, oppur nel susseguente anno, il popolo di Gergenti si rivoltò contra di Salem generale del re dell'Africa in quell'isola. Adunò questi un'armata, e passò ad assediare Osra. Colà ancora accorsero con tutte le loro forze gli Agrigentini, e misero in rotta il nemico esercito; e di là passarono fin sotto Palermo, con dare a quella città varii assalti. Ma usciti i Mori coi Palermitani, comandati dal generale Salem, sbaragliarono gli assedianti, e buon pro a chi ebbe migliori gambe. Era in questi tempi console e duca di NapoliGiovanni. Da un'altra Cronica arabica di Abulphedà[Idem, ibidem.]si ricava che nell'anno 936Amiras Siciliae, qui dicitur Salem, multis molestiis et injiuriis vexavit Siculos, ita ut Agrigentini coacti sint expellere milites regis. Tum rex Africae misit exercitum circumseditque civitatem. Agrigentini vero petierunt succursum ab imperadore Constantinopolis, qui statim eis allegavit praesidium. Perduravit adhuc obsidio usque ad annum 329 aegirae(Christi vero 940). Credesi che in quest'anno adIlduino arcivescovodi Milano defunto succedesseArdericocanonico milanese. Arnolfo storico racconta[Arnulf., Hist. Mediolanens. tom. 4 Rer. Ital.]che desiderando il re Ugo di mettere in quella sedia un suo figliuolo (creduto da me quelTeobaldodi cui fa menzione Liutprando), nè potendo per la di lui poca età ottener l'intento, fece eleggere arcivescovoquesto Arderico, uomo vecchio, per isperanza che tardasse poco ad uscire di vita. Scorgendo poi ch'egli non avea gran fretta d'imprendere quel viaggio, fece in una dieta di Pavia attaccar lite dai suoi coi Milanesi, per levar dal mondo con questa frode l'arcivescovo. Ma Arderico ebbe la fortuna di salvarsi. Restaronvi nondimeno morti novanta nobili milanesi; e il re Ugo dipoi per penitenza diede alla chiesa di Milano la badia di Nonantola posta sul modenese,quae propter nonaginta sui juris curtes sic vocata perhibetur. Questo si può credere un tessuto di fole, mischiato di qualche verità. Indubitata cosa è che la ricchissima badia di Nonantola fu formata e magnificamente dotata due secoli prima di questo.