DCCCI

DCCCIAnno diCristoDCCCI. IndizioneIX.LeoneIII papa 7.Carlo Magnoimper. 2.Pippinore d'Italia 21.Dappoichè Carloimperadoreebbe dato buon sesto al governo e agli affari di Roma, del papa e di tutta l'Italia, e non solamente a quei del pubblico, ma anche a quei degli ecclesiastici e de' privati, con trattenersi apposta per tutto il verno in Roma, dove sappiamo ch'egli fece fabbricare (è incerto il tempo) un magnifico palazzo per la sua persona, ed anche fece dei ricchi presenti alla chiesa di s. Pietro e alle altre di Roma; e dopo aver quivi celebratala santa Pasqua, si mise in viaggio per tornarsene in Francia. Nello stesso tempo[Eginhard., in Annal. Franc.]anche in quest'anno ordinò aPippino re d'Italiasuo figliuolo di portar la guerra nel ducato beneventano contra diGrimoaldo:del che fra poco ragioneremo. Venne l'Augusto Carlo a Spoleti, e quivi si trovava l'ultimo dì d'aprile, quando si fece sentire una terribile scossa di tremuoto, che rovinò molte città di Italia, e fece cadere la maggior parte del tetto della basilica di san Paolo fuori di Roma. Da Spoleti passò egli a Ravenna, dove si fermò per alquanti giorni, e di là portossi a Pavia. Stando quivi applicato, secondo il suo costume, a stabilire il buon governo de' popoli, e a recidere gli abusi introdotti, formò e pubblicò alcuni capitolari, o vogliam dire leggi, che servissero da lì innanzi al regno d'Italia, come giunte al Codice delle leggi longobardiche. Leggonsi queste in esso Codice e presso il Baluzio. Alcune poche di più ne ho io[Rer. Italic., Part. II, tom. I.]dato, ed insieme la prefazione alle medesime, dove egli s'intitola:Carolus divino nutu coronatus, Romanorum regens imperium, serenissimus Augustus, omnibus ducibus, comitibus, castaldis, seu cunctis reipublicae per provinciam Italiae a nostra mansuetudine praepositis. Anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCI, Indictione IX, anno vero regni nostri in Francia XXXIII, in Italia XXVIII, consulatus autem nostri primo.Dal che e da altri esempii si vede che cominciò allora ad usarsi con frequenza l'era nostra volgare. Fece egli anche menzione dell'anno primo del consolato, per imitar gl'imperadori greci, che gran tempo ritennero il rito di annoverar gli anni del perpetuo lor consolato. Uso era allora che nei casi particolari, a' quali non avessero provveduto le leggi longobardiche, si ricorreva al re per intenderne la sua mente e volontà. Erano perciò restate indecise molte cause in addietro: motivo per conseguenteal saggio imperadore di provvedere per l'avvenire colla giunta di nuove leggi,ut necessaria quae legi defuerant, supplerentur, et in rebus dubiis non quorumlibet Judicum arbitrio, sed nostrae regiae auctoritatis sententia praevaleret. Stando in Pavia, ricevette l'Augusto Carlo l'avviso che i legati diAronne re di Persia, a lui indirizzati, erano giunti a Pisa, e fra gli altri donativi veniva ancora un elefante, cosa troppo forestiera in Occidente. Diede loro dipoi udienza fra Vercelli ed Ivrea; e solennizzata in quest'ultima città la festa di s. Giovanni Battista, passò dipoi in Francia. Erano già due anni cheLodovico re d'Aquitaniastringeva con forte assedio o blocco la città di Barcellona, perchè Zaddo saraceno, dopo aver fatto negli anni addietro omaggio di quella città a Carlo Magno, allorchè Lodovico entrò coll'armi in Catalogna, si scoprì mancator di parola, e non fedele, anzi nemico. La fame era a dismisura cresciuta nella città, e venuti meno i più dei difensori. Però disperato Zaddo, perchè niun soccorso gli veniva da Cordova, si appigliò al partito d'andare egli stesso a cercar soccorso dagli altri Mori di Spagna. Ma uscito di notte non potè sì cautamente passare pel campo de' Francesi, che non fosse scoperto e preso, e condotto al re Lodovico. Fu con più vigore da lì innanzi continuato l'assedio, tantochè fu astretta quella nobil città alla resa, e vi entrò trionfante il re Lodovico. Truovasi descritta questa gloriosa impresa diffusamente dall'autore anonimo della vita di Lodovico Pio[Vit. Ludovici Pii, tom. 2 Rer. Franc.], e similmente da Ermoldo Nigello[Ermold., lib. I Carm. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], autore contemporaneo, nel suo poema da me dato alla luce. Se crediamo al primo, il saraceno Zaddo si partì da Barcellona per andare a trovare il re Lodovico a Narbona, ed implorare la di lui misericordia. Sembra ben più probabile, comeha il suddetto Ermoldo, ch'egli andasse a cercar soccorsi dal sultano di Cordova; perchè se avesse pensato di rendersi ai Franchi, facile gli sarebbe riuscito di ottenere un passaporto. Scorgesi in altri punti di storia e di cronologia difettoso il suddetto Anonimo. In Italia ancora fu posto l'assedio alla città di Rieti dall'esercito franzese, e combattuta con tal vigore, che venne in potere delre Pippino[Eginhard., in Annal.], insieme con tutte le castella da essa dipendenti. La misera città data fu barbaramente alle fiamme, eRosulmogovernator d'essa incatenato, inviato in Francia all'imperadore. Ma negli Annali di Metz, di s. Bertino e in altri, in vece diRieti, sta scrittoTheate, cioè la città diChieti, a cui toccò questa sciagura. In fatti è scorretto nell'edizion del Du-Chesne il testo d'Eginardo.Rietiera città del ducato di Spoleti, nè alcuno scrive ch'essa si fosse ribellata per darsi aGrimoaldo duca di Benevento. Oltre a ciò, abbiamo da Erchemperto[Erchempert., Hist. Princip. Langobard. P. I, tom. 2, Rer. Ital.], che continuando la guerra fra il re Pippino e Grimoaldo,tellures Theatensium et urbes a dominio Beneventanorum subtractae sunt usque in praesens. Nel medesimo giorno furono dipoi presentati a Carlo Magno il saraceno Zaddo, già padrone di Barcellona, e Roselmo, governatore di Chieti, ed amendue mandati in esilio.Al presente anno appartiene un giudicato in favore dell'insigne monistero di Farfa, di cui è fatta menzione nelle memorie da me pubblicate[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.]. Trovavasi il re Pippino in un luogo appellato Cancello, spettante al ducato di Spoleti,Anno Karoli et Pippini XXVII, et XXI, mense augusto. Fatto ricorso a lui per aver giustizia,Ebroardoconte del palazzo, d'ordine suo decise la controversia, risedendo con luiAdelmovescovo. Da un'altra carta d'essa badia di Farfa, scrittasub die XI mensis maii, Indict. IX., anno Deopropitio domni Karoli et filii ejus Pippini XXVII et XX, in diebus illis, quando domnus Karolus ad imperium coronatus, apparisce che nel ducato di Spoleti veniva esercitata giurisdizioneper Halabolt abbatem et missum domni Pippini regis. Dalla Cronica farfense[Chron. Farfense, P. II, tom. 2, Rer. Ital.]parimente si vede cheMancioneabbate ed altri messi erano stati inviati dal re Pippino per giudicare eziandio di una lite vertente fra i monaci di Farfa eGuinigisoduca di Spoleti. Tenuto fu il placito nella stessa città di Spoleti, e sentenziato contra del duca in favore del monistero. Pertanto comincia qui ad apparire il grado diconte del palazzoo puredel sacro palazzoin Italia, grado sommamente riguardevole, perchè a lui devolvevano in ultima istanza e nelle appellazioni le cause difficili del regno tutto d'Italia; ed allorchè egli si trovava per le città e provincie del regno italico, godeva l'autorità di giudicar anche de' conti, marchesi e duchi. Non ho io saputo scoprire in Italia un conte del palazzo più antico di questoEbroardo[Antiquit. Ital., Dissert. 7 de Comit. Palat.], a riserva diEcherigo conte del palazzo, che si truova mentovato in una pergamena di Pistoia[Antiquit. Ital., Dissert. 70, de Cleri immunitate.]da me altrove rapportata, dove è citata,Reclamatio tempore domni Pippini regis facta ad Paulinum(patriarca d'Aquileja)Arnonem(arcivescovo di Salzburg)Fardulfum abbatem(di s. Dionisio di Parigi)et Echerigum comitem palatii, vel reliquos loco eorum, qui tunc hic in Italia missi fuerunt, etc. Essendo, siccome diremo, mancato di vitas. Paolinopatriarca nell'anno seguente, s'intende che questoEcherigodovette esercitar la carica di conte del palazzo, prima che venisseEbroardo. Dei messi spediti o dai re o dagli imperadori a far giustizia pel regno d'Italia parleremo più abbasso. Intanto da questi placiti e giudicati abbiamo una chiara pruova che il sovrano di Spoleti e delsuo ducato erano allora Pippino re di Italia e Carlo Magno imperadore suo padre; e non apparisce che in quelle parti esercitasse giurisdizione alcuna, neppure subordinata, il romano pontefice. Quel solo che merita osservazione si è, che nella maggior parte delle carte farfensi scritte in questi tempi si veggono segnati gli anni diCarlo imperadoree diPippino re, colla giunta talvolta degli anni del duca di Spoleti. In altre poi s'incontrano i nomi diCarloe dipapa Leone. Ma chi potesse vedere interi quegli atti, troverebbe essere le prime formate dai notai nel ducato di Spoleti, e le seconde in Viterbo, e in altri luoghi del ducato romano sottoposti al pontefice. E perciocchè anche negli strumenti dello stesso ducato romano si mirano segnati prima gli anni di Carlo imperadore, come appunto uno farfense scritto in questo anno si vede segnato:Regnante domno nostro piissimo perpetuo, et a Deo coronato Karolo Magno imperatore, anno imperii ejus primo, seu et domno nostro Leone summo pontifice, et universali papa anno VI, mense junio, Indictione IX; questo ancora concorre a farci intendere chi fosse il sovrano di Roma in que' tempi. Praticavasi lo stesso dai duchi di Spoleti; nè si può mettere in dubbio che la sovranità su quel ducato non fosse allora annessa ai re d'Italia. Riferiscono i padri Cointe[Cointe, in Annal. Eccl.]e Pagi[Pagius, Critic. Baron.]al presente anno la vittoria riportata da papa Leone e da Carlo Magno presso la città d'Ansidonia nella Toscana occupata dagl'infedeli, essendo loro miracolosamente riuscito di sconfiggere que' Barbari, con distruggere poi quella città, situata verso Orbitello. Prestò fede a questo racconto anche il padre Beretti[Beretta, Chronogr., tom. 10 Rer. Ital.]nella corografia de' secoli bassi. L'Ughelli, con pubblicare il diploma dato da esso papa ed imperadore, quegli fu che dopo il Volterrano c'insegnò questa notizia. Ma è da stupirecome uomini dotti e sperti nella critica non abbiano conosciuto che quel documento da capo a piedi è un'impostura, nè merita d'aver luogo nelle purgate istorie. Però, anche senza addurre il non dirsi parola di questa battaglia e vittoria e tanto più di vittoria miracolosa, dagli storici contemporanei, narranti tante altre minuzie dei fatti di Carlo Magno, basta leggere quel diploma per rigettarne subito il racconto. In questi tempi, per attestato di Giovanni Diacono[Johann. Diac., in Vita Episcopor. Neapol., Part. II, tom. 2 Rer. Ital.], era console, ossia duca di Napoli,Teofilatto, marito diEuprassia, figliuola del precedente duca e vescovo di NapoliStefano.

Dappoichè Carloimperadoreebbe dato buon sesto al governo e agli affari di Roma, del papa e di tutta l'Italia, e non solamente a quei del pubblico, ma anche a quei degli ecclesiastici e de' privati, con trattenersi apposta per tutto il verno in Roma, dove sappiamo ch'egli fece fabbricare (è incerto il tempo) un magnifico palazzo per la sua persona, ed anche fece dei ricchi presenti alla chiesa di s. Pietro e alle altre di Roma; e dopo aver quivi celebratala santa Pasqua, si mise in viaggio per tornarsene in Francia. Nello stesso tempo[Eginhard., in Annal. Franc.]anche in quest'anno ordinò aPippino re d'Italiasuo figliuolo di portar la guerra nel ducato beneventano contra diGrimoaldo:del che fra poco ragioneremo. Venne l'Augusto Carlo a Spoleti, e quivi si trovava l'ultimo dì d'aprile, quando si fece sentire una terribile scossa di tremuoto, che rovinò molte città di Italia, e fece cadere la maggior parte del tetto della basilica di san Paolo fuori di Roma. Da Spoleti passò egli a Ravenna, dove si fermò per alquanti giorni, e di là portossi a Pavia. Stando quivi applicato, secondo il suo costume, a stabilire il buon governo de' popoli, e a recidere gli abusi introdotti, formò e pubblicò alcuni capitolari, o vogliam dire leggi, che servissero da lì innanzi al regno d'Italia, come giunte al Codice delle leggi longobardiche. Leggonsi queste in esso Codice e presso il Baluzio. Alcune poche di più ne ho io[Rer. Italic., Part. II, tom. I.]dato, ed insieme la prefazione alle medesime, dove egli s'intitola:Carolus divino nutu coronatus, Romanorum regens imperium, serenissimus Augustus, omnibus ducibus, comitibus, castaldis, seu cunctis reipublicae per provinciam Italiae a nostra mansuetudine praepositis. Anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCI, Indictione IX, anno vero regni nostri in Francia XXXIII, in Italia XXVIII, consulatus autem nostri primo.Dal che e da altri esempii si vede che cominciò allora ad usarsi con frequenza l'era nostra volgare. Fece egli anche menzione dell'anno primo del consolato, per imitar gl'imperadori greci, che gran tempo ritennero il rito di annoverar gli anni del perpetuo lor consolato. Uso era allora che nei casi particolari, a' quali non avessero provveduto le leggi longobardiche, si ricorreva al re per intenderne la sua mente e volontà. Erano perciò restate indecise molte cause in addietro: motivo per conseguenteal saggio imperadore di provvedere per l'avvenire colla giunta di nuove leggi,ut necessaria quae legi defuerant, supplerentur, et in rebus dubiis non quorumlibet Judicum arbitrio, sed nostrae regiae auctoritatis sententia praevaleret. Stando in Pavia, ricevette l'Augusto Carlo l'avviso che i legati diAronne re di Persia, a lui indirizzati, erano giunti a Pisa, e fra gli altri donativi veniva ancora un elefante, cosa troppo forestiera in Occidente. Diede loro dipoi udienza fra Vercelli ed Ivrea; e solennizzata in quest'ultima città la festa di s. Giovanni Battista, passò dipoi in Francia. Erano già due anni cheLodovico re d'Aquitaniastringeva con forte assedio o blocco la città di Barcellona, perchè Zaddo saraceno, dopo aver fatto negli anni addietro omaggio di quella città a Carlo Magno, allorchè Lodovico entrò coll'armi in Catalogna, si scoprì mancator di parola, e non fedele, anzi nemico. La fame era a dismisura cresciuta nella città, e venuti meno i più dei difensori. Però disperato Zaddo, perchè niun soccorso gli veniva da Cordova, si appigliò al partito d'andare egli stesso a cercar soccorso dagli altri Mori di Spagna. Ma uscito di notte non potè sì cautamente passare pel campo de' Francesi, che non fosse scoperto e preso, e condotto al re Lodovico. Fu con più vigore da lì innanzi continuato l'assedio, tantochè fu astretta quella nobil città alla resa, e vi entrò trionfante il re Lodovico. Truovasi descritta questa gloriosa impresa diffusamente dall'autore anonimo della vita di Lodovico Pio[Vit. Ludovici Pii, tom. 2 Rer. Franc.], e similmente da Ermoldo Nigello[Ermold., lib. I Carm. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], autore contemporaneo, nel suo poema da me dato alla luce. Se crediamo al primo, il saraceno Zaddo si partì da Barcellona per andare a trovare il re Lodovico a Narbona, ed implorare la di lui misericordia. Sembra ben più probabile, comeha il suddetto Ermoldo, ch'egli andasse a cercar soccorsi dal sultano di Cordova; perchè se avesse pensato di rendersi ai Franchi, facile gli sarebbe riuscito di ottenere un passaporto. Scorgesi in altri punti di storia e di cronologia difettoso il suddetto Anonimo. In Italia ancora fu posto l'assedio alla città di Rieti dall'esercito franzese, e combattuta con tal vigore, che venne in potere delre Pippino[Eginhard., in Annal.], insieme con tutte le castella da essa dipendenti. La misera città data fu barbaramente alle fiamme, eRosulmogovernator d'essa incatenato, inviato in Francia all'imperadore. Ma negli Annali di Metz, di s. Bertino e in altri, in vece diRieti, sta scrittoTheate, cioè la città diChieti, a cui toccò questa sciagura. In fatti è scorretto nell'edizion del Du-Chesne il testo d'Eginardo.Rietiera città del ducato di Spoleti, nè alcuno scrive ch'essa si fosse ribellata per darsi aGrimoaldo duca di Benevento. Oltre a ciò, abbiamo da Erchemperto[Erchempert., Hist. Princip. Langobard. P. I, tom. 2, Rer. Ital.], che continuando la guerra fra il re Pippino e Grimoaldo,tellures Theatensium et urbes a dominio Beneventanorum subtractae sunt usque in praesens. Nel medesimo giorno furono dipoi presentati a Carlo Magno il saraceno Zaddo, già padrone di Barcellona, e Roselmo, governatore di Chieti, ed amendue mandati in esilio.

Al presente anno appartiene un giudicato in favore dell'insigne monistero di Farfa, di cui è fatta menzione nelle memorie da me pubblicate[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.]. Trovavasi il re Pippino in un luogo appellato Cancello, spettante al ducato di Spoleti,Anno Karoli et Pippini XXVII, et XXI, mense augusto. Fatto ricorso a lui per aver giustizia,Ebroardoconte del palazzo, d'ordine suo decise la controversia, risedendo con luiAdelmovescovo. Da un'altra carta d'essa badia di Farfa, scrittasub die XI mensis maii, Indict. IX., anno Deopropitio domni Karoli et filii ejus Pippini XXVII et XX, in diebus illis, quando domnus Karolus ad imperium coronatus, apparisce che nel ducato di Spoleti veniva esercitata giurisdizioneper Halabolt abbatem et missum domni Pippini regis. Dalla Cronica farfense[Chron. Farfense, P. II, tom. 2, Rer. Ital.]parimente si vede cheMancioneabbate ed altri messi erano stati inviati dal re Pippino per giudicare eziandio di una lite vertente fra i monaci di Farfa eGuinigisoduca di Spoleti. Tenuto fu il placito nella stessa città di Spoleti, e sentenziato contra del duca in favore del monistero. Pertanto comincia qui ad apparire il grado diconte del palazzoo puredel sacro palazzoin Italia, grado sommamente riguardevole, perchè a lui devolvevano in ultima istanza e nelle appellazioni le cause difficili del regno tutto d'Italia; ed allorchè egli si trovava per le città e provincie del regno italico, godeva l'autorità di giudicar anche de' conti, marchesi e duchi. Non ho io saputo scoprire in Italia un conte del palazzo più antico di questoEbroardo[Antiquit. Ital., Dissert. 7 de Comit. Palat.], a riserva diEcherigo conte del palazzo, che si truova mentovato in una pergamena di Pistoia[Antiquit. Ital., Dissert. 70, de Cleri immunitate.]da me altrove rapportata, dove è citata,Reclamatio tempore domni Pippini regis facta ad Paulinum(patriarca d'Aquileja)Arnonem(arcivescovo di Salzburg)Fardulfum abbatem(di s. Dionisio di Parigi)et Echerigum comitem palatii, vel reliquos loco eorum, qui tunc hic in Italia missi fuerunt, etc. Essendo, siccome diremo, mancato di vitas. Paolinopatriarca nell'anno seguente, s'intende che questoEcherigodovette esercitar la carica di conte del palazzo, prima che venisseEbroardo. Dei messi spediti o dai re o dagli imperadori a far giustizia pel regno d'Italia parleremo più abbasso. Intanto da questi placiti e giudicati abbiamo una chiara pruova che il sovrano di Spoleti e delsuo ducato erano allora Pippino re di Italia e Carlo Magno imperadore suo padre; e non apparisce che in quelle parti esercitasse giurisdizione alcuna, neppure subordinata, il romano pontefice. Quel solo che merita osservazione si è, che nella maggior parte delle carte farfensi scritte in questi tempi si veggono segnati gli anni diCarlo imperadoree diPippino re, colla giunta talvolta degli anni del duca di Spoleti. In altre poi s'incontrano i nomi diCarloe dipapa Leone. Ma chi potesse vedere interi quegli atti, troverebbe essere le prime formate dai notai nel ducato di Spoleti, e le seconde in Viterbo, e in altri luoghi del ducato romano sottoposti al pontefice. E perciocchè anche negli strumenti dello stesso ducato romano si mirano segnati prima gli anni di Carlo imperadore, come appunto uno farfense scritto in questo anno si vede segnato:Regnante domno nostro piissimo perpetuo, et a Deo coronato Karolo Magno imperatore, anno imperii ejus primo, seu et domno nostro Leone summo pontifice, et universali papa anno VI, mense junio, Indictione IX; questo ancora concorre a farci intendere chi fosse il sovrano di Roma in que' tempi. Praticavasi lo stesso dai duchi di Spoleti; nè si può mettere in dubbio che la sovranità su quel ducato non fosse allora annessa ai re d'Italia. Riferiscono i padri Cointe[Cointe, in Annal. Eccl.]e Pagi[Pagius, Critic. Baron.]al presente anno la vittoria riportata da papa Leone e da Carlo Magno presso la città d'Ansidonia nella Toscana occupata dagl'infedeli, essendo loro miracolosamente riuscito di sconfiggere que' Barbari, con distruggere poi quella città, situata verso Orbitello. Prestò fede a questo racconto anche il padre Beretti[Beretta, Chronogr., tom. 10 Rer. Ital.]nella corografia de' secoli bassi. L'Ughelli, con pubblicare il diploma dato da esso papa ed imperadore, quegli fu che dopo il Volterrano c'insegnò questa notizia. Ma è da stupirecome uomini dotti e sperti nella critica non abbiano conosciuto che quel documento da capo a piedi è un'impostura, nè merita d'aver luogo nelle purgate istorie. Però, anche senza addurre il non dirsi parola di questa battaglia e vittoria e tanto più di vittoria miracolosa, dagli storici contemporanei, narranti tante altre minuzie dei fatti di Carlo Magno, basta leggere quel diploma per rigettarne subito il racconto. In questi tempi, per attestato di Giovanni Diacono[Johann. Diac., in Vita Episcopor. Neapol., Part. II, tom. 2 Rer. Ital.], era console, ossia duca di Napoli,Teofilatto, marito diEuprassia, figliuola del precedente duca e vescovo di NapoliStefano.


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