DCCCLIII

DCCCLIIIAnno diCristoDCCCLIII. IndizioneI.Leone IVpapa 7.Lottarioimp. 34, 31 e 14.Lodovico IIimperadore 5 e 4.Dagli Annali di san Bertino[Annales Franc. Bertiniani.]impariamo che in questi tempi insorse non poco di amarezza fraMichele imperadorde' Greci eLodovico II imperadord'Occidente, perchè questi avea contratti gli sponsali con una figliuola del greco Augusto, e si andavano differendo le nozze.Graeci contra Ludovicum filium Lotharii regem concitantur propter filiam imperatoris constantinopolitani ab eo desponsatam, sed ad ejus nuptias venire differentem.Ma a questo racconto sembra opporsi una carta di Lodovico stesso imperadore, da me accennata di sopra all'anno 850. Per attestato di essa, in quell'anno esso Augusto pare che prendesse per moglieAngilberga, che veramente fu imperadrice: come dunque nell'anno presente si lagnavano i Greci perchè egli non concludesse le nozze colla lor principessa, con cui già erano seguiti gli sponsali? Altro non saprei dire, se non che nell'anno 850 seguissero solamente gli sponsali con Angelberga, e che prima di effettuarne il matrimonio, venisse in campo il trattato con una figliuola del greco Augusto. Oppure che tardassero i Greci a sapere il matrimonio seguito di esso imperador Lodovico, benchè per via di Venezia avessero facile il commercio coll'Italia; e che saputolo in fine, se ne risentissero verso questi medesimi tempi. Abbiamo poi dai sopraddetti Annali, che i Romani veggendosi malmenati dai Mori ossia dai Saraceni, e cheLottario Augusto, dimentico dei doveri di un buon padrone,niuna cura prendeva della lor difesa, inviarono al medesimo delle doglianze. Ma Lottario viveva anche dimentico di Dio, dato unicamente alla caccia e ai piaceri. Dopo la morte dell'imperadrice Ermengardasua moglie aveva egli preso al suo servigio due contadinelle, serve ossia schiave sue, una anche delle quali gli partorì un figliuolo, appellatoCarlomanno. E intanto i Normanni già avvezzati a fare ogni anno visita alla Francia, anche nel presente occuparono e spogliarono la città di Nantes, con uccidere il vescovo e molti del clero e del popolo. Presero parimente la città di Tours, e la diedero alle fiamme. Lascio andare il resto della lor crudeltà. Tenne in quest'anno lo zelantissimo papaLeone IVin Roma, correndo il mese di dicembre, un concilio[Labbe, Conciliorum tom. 8.]di sessantasette vescovi, in cui furono pubblicati quarantadue canoni spettanti alla disciplina ecclesiastica. In esso concilio fu depostoAnastasio prete cardinaledel titolo di san Marcello, diverso da Anastasio bibliotecario, perchè per cinque anni era stato assente dalla sua parrocchia contro il divieto dei canoni, e dimorava in Lombardia. Chiamavansi allora cardinali in Roma quei ch'erano veri e proprii parrochi di qualche chiesa parrocchiale, o diaconi, cioè veri e proprii rettori di qualche diaconia, ossia spedale, come ho dimostrato altrove[Antiquitat. Italic., Dissert. LXI.]. Lo stesso si trova praticato in Ravenna, in Milano, in Napoli ed in altre città. Ma anche allora in gran riputazione e stima erano i parrochi e diaconi suddetti, perchè principali ad eleggere il papa, e massimamente perchè i papi per lo più si eleggevano dal corpo d'essi parrochi e diaconi.Il papa con sue lettere il chiamò, e tre vescovi inoltre furono deputati per invitare il suddetto Anastasio al concilio, con avervi anche interposta la loro autoritàLottarioeLodovico imperadori: il che fa intendere in che pregio fosse allorala dignità de' parrochi di Roma, che andò poi sempre più crescendo sino allo splendore, in cui oggi si mira l'ordine cardinalizio. Essendo anche stato inviato a Roma daEtelvolfo, re dei Sassoni occidentali dell'Inghilterra,Alfredosuo figliuolo[Asser, Hist. Anglican.],papa Leonesolennemente lo unse in re della sua nazione, e il prese per suo figliuolo adottivo. Dissi, all'anno antecedente, cheSiconolfoprincipe di Salerno pria di morire raccomandò il suo piccolo figliuoloSiconealla cura di un certoPietrosuo padrino[Anonym. Salernitan., Paralipom., cap. 80.]. Costui vinto dagli stimoli dell'ambizione, mettendosi sotto i piedi il giuramento della fedeltà, seppe far tali istanze e maneggi, che indusse il popolo a riconoscerlo per collega di Sicone nel principato salernitano, col pretesto che il fanciullo avesse bisogno pel governo di un compagno. Nè di ciò contento, fece anche ricevere per suo collegaAdemario, suo figliuolo, non so ben se nell'anno presente o nel susseguente. Nella Cronica del monistero di Volturno, da me pubblicata[Chron. Vulturnens., Part. II, tom 1 Rer. Italic.], nell'aprile dell'anno 858 correva l'anno Vdel principato d'essoAdemario. Da lì poscia a poco tempo Pietro, affinchè Ademario restasse solo sul trono, insinuò all'innocente Sicone, ch'era bene per lui l'andarsi a fermare per qualche tempo nella corte dell'imperador Lodovico II, a motivo d'imparar la gentilezza e la politica in quella buona scuola. Ubbidì il nobil garzone, e fu con tutta benignità accolto da esso Augusto, nella cui corte si fermò poi per alquanti anni. Par ben questo più verisimile, che il racconto di Erchemperto, da cui di sopra intendemmo che Lodovico imperadore concedette il principato di Salerno adAdemario forte ed illustre personaggio, e mandò in esilio il figliuolo di Siconolfo. Seguita poi a dire il suddetto Anonimo, che cresciuto in etàSicone, l'Augusto Lodovico il fececavaliere, e con onore il rimandò al suo principato di Salerno. Giunto egli a Capua, quivi si fermò, e guadagnossi l'amore di ognuno, ma spezialmente diLandoneconte ossia principe di quella città, e diLandolfovescovo di lui fratello, perchè era giovinetto di bello aspetto, di alta statura e di tal robustezza, che gittava la targa ossia lo scudo (se pure non è scorretta quella parola) fin sopra l'anfiteatro di Capua, ch'era allora in piedi, edificio di mirabil altezza e di non minor bellezza, del quale negli anni addietro eruditamente fece un trattato il canonico Simmaco Mazocchi. Stavano coll'occhio apertoPietroeAdemario, osservando gli andamenti del giovane lor collega Sicone, nè piacendo loro tanta sua intrinsechezza coi Capuani, spedirono colà gente sperta nelle iniquità, che segretamente gli diedero da bere, e il mandarono al mondo di là. Da un placito[Chron. Vulturnens. P. II, tom. 1 Rer. Ital.]tenuto nel territorio di Balva o Valva, città allora del ducato di Spoleti, confinante a Sulmona, si raccoglie che in questi tempi eraduca di Spoleti Guido, del quale già parlammo all'anno 843. Per ordine dell'imperador Lodovico e di esso Guido, tenuto fu quel giudizio, e v'intervenne ancheArnolfo vescovodi Balva.

Dagli Annali di san Bertino[Annales Franc. Bertiniani.]impariamo che in questi tempi insorse non poco di amarezza fraMichele imperadorde' Greci eLodovico II imperadord'Occidente, perchè questi avea contratti gli sponsali con una figliuola del greco Augusto, e si andavano differendo le nozze.Graeci contra Ludovicum filium Lotharii regem concitantur propter filiam imperatoris constantinopolitani ab eo desponsatam, sed ad ejus nuptias venire differentem.Ma a questo racconto sembra opporsi una carta di Lodovico stesso imperadore, da me accennata di sopra all'anno 850. Per attestato di essa, in quell'anno esso Augusto pare che prendesse per moglieAngilberga, che veramente fu imperadrice: come dunque nell'anno presente si lagnavano i Greci perchè egli non concludesse le nozze colla lor principessa, con cui già erano seguiti gli sponsali? Altro non saprei dire, se non che nell'anno 850 seguissero solamente gli sponsali con Angelberga, e che prima di effettuarne il matrimonio, venisse in campo il trattato con una figliuola del greco Augusto. Oppure che tardassero i Greci a sapere il matrimonio seguito di esso imperador Lodovico, benchè per via di Venezia avessero facile il commercio coll'Italia; e che saputolo in fine, se ne risentissero verso questi medesimi tempi. Abbiamo poi dai sopraddetti Annali, che i Romani veggendosi malmenati dai Mori ossia dai Saraceni, e cheLottario Augusto, dimentico dei doveri di un buon padrone,niuna cura prendeva della lor difesa, inviarono al medesimo delle doglianze. Ma Lottario viveva anche dimentico di Dio, dato unicamente alla caccia e ai piaceri. Dopo la morte dell'imperadrice Ermengardasua moglie aveva egli preso al suo servigio due contadinelle, serve ossia schiave sue, una anche delle quali gli partorì un figliuolo, appellatoCarlomanno. E intanto i Normanni già avvezzati a fare ogni anno visita alla Francia, anche nel presente occuparono e spogliarono la città di Nantes, con uccidere il vescovo e molti del clero e del popolo. Presero parimente la città di Tours, e la diedero alle fiamme. Lascio andare il resto della lor crudeltà. Tenne in quest'anno lo zelantissimo papaLeone IVin Roma, correndo il mese di dicembre, un concilio[Labbe, Conciliorum tom. 8.]di sessantasette vescovi, in cui furono pubblicati quarantadue canoni spettanti alla disciplina ecclesiastica. In esso concilio fu depostoAnastasio prete cardinaledel titolo di san Marcello, diverso da Anastasio bibliotecario, perchè per cinque anni era stato assente dalla sua parrocchia contro il divieto dei canoni, e dimorava in Lombardia. Chiamavansi allora cardinali in Roma quei ch'erano veri e proprii parrochi di qualche chiesa parrocchiale, o diaconi, cioè veri e proprii rettori di qualche diaconia, ossia spedale, come ho dimostrato altrove[Antiquitat. Italic., Dissert. LXI.]. Lo stesso si trova praticato in Ravenna, in Milano, in Napoli ed in altre città. Ma anche allora in gran riputazione e stima erano i parrochi e diaconi suddetti, perchè principali ad eleggere il papa, e massimamente perchè i papi per lo più si eleggevano dal corpo d'essi parrochi e diaconi.

Il papa con sue lettere il chiamò, e tre vescovi inoltre furono deputati per invitare il suddetto Anastasio al concilio, con avervi anche interposta la loro autoritàLottarioeLodovico imperadori: il che fa intendere in che pregio fosse allorala dignità de' parrochi di Roma, che andò poi sempre più crescendo sino allo splendore, in cui oggi si mira l'ordine cardinalizio. Essendo anche stato inviato a Roma daEtelvolfo, re dei Sassoni occidentali dell'Inghilterra,Alfredosuo figliuolo[Asser, Hist. Anglican.],papa Leonesolennemente lo unse in re della sua nazione, e il prese per suo figliuolo adottivo. Dissi, all'anno antecedente, cheSiconolfoprincipe di Salerno pria di morire raccomandò il suo piccolo figliuoloSiconealla cura di un certoPietrosuo padrino[Anonym. Salernitan., Paralipom., cap. 80.]. Costui vinto dagli stimoli dell'ambizione, mettendosi sotto i piedi il giuramento della fedeltà, seppe far tali istanze e maneggi, che indusse il popolo a riconoscerlo per collega di Sicone nel principato salernitano, col pretesto che il fanciullo avesse bisogno pel governo di un compagno. Nè di ciò contento, fece anche ricevere per suo collegaAdemario, suo figliuolo, non so ben se nell'anno presente o nel susseguente. Nella Cronica del monistero di Volturno, da me pubblicata[Chron. Vulturnens., Part. II, tom 1 Rer. Italic.], nell'aprile dell'anno 858 correva l'anno Vdel principato d'essoAdemario. Da lì poscia a poco tempo Pietro, affinchè Ademario restasse solo sul trono, insinuò all'innocente Sicone, ch'era bene per lui l'andarsi a fermare per qualche tempo nella corte dell'imperador Lodovico II, a motivo d'imparar la gentilezza e la politica in quella buona scuola. Ubbidì il nobil garzone, e fu con tutta benignità accolto da esso Augusto, nella cui corte si fermò poi per alquanti anni. Par ben questo più verisimile, che il racconto di Erchemperto, da cui di sopra intendemmo che Lodovico imperadore concedette il principato di Salerno adAdemario forte ed illustre personaggio, e mandò in esilio il figliuolo di Siconolfo. Seguita poi a dire il suddetto Anonimo, che cresciuto in etàSicone, l'Augusto Lodovico il fececavaliere, e con onore il rimandò al suo principato di Salerno. Giunto egli a Capua, quivi si fermò, e guadagnossi l'amore di ognuno, ma spezialmente diLandoneconte ossia principe di quella città, e diLandolfovescovo di lui fratello, perchè era giovinetto di bello aspetto, di alta statura e di tal robustezza, che gittava la targa ossia lo scudo (se pure non è scorretta quella parola) fin sopra l'anfiteatro di Capua, ch'era allora in piedi, edificio di mirabil altezza e di non minor bellezza, del quale negli anni addietro eruditamente fece un trattato il canonico Simmaco Mazocchi. Stavano coll'occhio apertoPietroeAdemario, osservando gli andamenti del giovane lor collega Sicone, nè piacendo loro tanta sua intrinsechezza coi Capuani, spedirono colà gente sperta nelle iniquità, che segretamente gli diedero da bere, e il mandarono al mondo di là. Da un placito[Chron. Vulturnens. P. II, tom. 1 Rer. Ital.]tenuto nel territorio di Balva o Valva, città allora del ducato di Spoleti, confinante a Sulmona, si raccoglie che in questi tempi eraduca di Spoleti Guido, del quale già parlammo all'anno 843. Per ordine dell'imperador Lodovico e di esso Guido, tenuto fu quel giudizio, e v'intervenne ancheArnolfo vescovodi Balva.


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