DCCCLVIAnno diCristoDCCCLVI. IndizioneIV.Benedetto IIIpapa 2.Lodovico IIimperad. 8, 7 e 2.Ci fan sapere gli Annali di san Bertino[Annales Francor. Bertiniani.]che l'imperatorLodovico IIrestò mal soddisfatto della division fatta dal padre dei suoi stati. Pretendeva egli che l'Italia fosse a lui pervenuta per donazione dell'avolo suoLodovico Pio: però chiedeva, qual fosse la parte che gli dovea toccare della eredità paterna, quando gli altri due fratelli aveano assorbito tutti gli stati d'oltramonti. Ne fece querela presso dei re suoi zii, cioè diLodovico re di Germania e di Carlo Calvo re di Francia; ma indarno la fece. Erano prima di lui ricorsi i primati della Lorena ad esso re Lodovico, per assicurar quel regno nella persona del giovane reLottario, eil trovarono, o il renderono favorevole ai lor desiderii. Nel maggio di quest'anno, per gli diplomi rapportati dal Margarino[Margarinius, Bullar. Casinens., tom. 2.], si conosce che il suddetto imperadore fu in Brescia, dove confermò aGislasua sorella, dimorante nell'insigne monistero di santa Giulia, la signoria ossia il governo di quel sacro luogo, e ratificò eziandio i privilegii del medesimo. Abbiamo anche da Andrea Dandolo[Dandul., in Chr., tom. 12 Rer. Italic.]ch'egli si trovava in Mantova, allorchèPietrodoge di Venezia gli spedì per suo legato un certo Deusdedit, ed ottenne la conferma dei privilegii e delle esenzioni de' beni che il clero e popolo di Venezia possedevano negli stati dell'imperio, ossia del regno d'Italia. E perciocchè anche allora si considerava qual cosa rara essa città di Venezia, fabbricata in mezzo all'acque del mare, il medesimo Augusto coll'imperadrice Angilbergasua moglie volle visitarla. Vennero loro incontro i due dogi, cioè il suddettoPietroeGiovannisuo figliuolo, sino a san Michele di Brondolo con suntuoso accompagnamento, e fecero loro quanto onore poterono. In segno poi di amore e di pace esso Augusto tenne al sacro fonte un figliuolo del medesimo doge Giovanni. Non so io l'anno preciso in cui succedette un fatto narrato dall'Anonimo salernitano[Anonymus Salern., Paralipom., cap. 79.]. Certo fu dappoichèAdelgisofu divenuto principe di Benevento. Ora egli racconta chePietro(non è chiaro, se allora o se poi)principe di Salernoconfermò l'amicizia e lega coi Beneventani. Raunato poscia un copioso esercito di Salernitani, insieme coll'oste di Benevento condotta dal suddetto principe Adelgiso, amendue passarono alla volta di Bari con pensiero di formarne l'assedio, e di levare ai Saraceni quel nido, occasione di tante sciagure alle lor contrade. Ma vennero loro incontro con grande strepito quelle barbare schiere, e in un momento attaccarono la zuffa. Riuscì questa assai calda, e in fine tal fu il valore de' Longobardi, che iSaraceni furono obbligati a piegare e a prendere la fuga. Quand'ecco giugnere una fresca e poderosa brigata d'altri Saraceni, che dando addosso agli stanchi Cristiani, gli sbaragliò. Molti restarono nel campo estinti; gli altri, e parte d'essi feriti, si diedero alle gambe. Orgogliosi per questa vittoria i Saraceni, scorsero dipoi per gli principati di Benevento e di Salerno, uccisero non poche persone, menarono in ischiavitù le lor mogli e figliuoli; e carichi in fine d'immenso bottino, se ne ritornarono a Bari. In quest'anno poi, secondo i conti di Camillo Pellegrino[Erchempert., Chron. c. 27. Chron. Vulturn. P. II, tom. 1 Rer. Ital.], la città di Sicopoli fabbricata dai Capuani, o per accidente, oppure per iniquità di taluno, interamente fu desolata da un incendio, di maniera che non vi restò in piedi se non il palazzo del vescovo, cioè diLandolfo vescovo di Capua, fratello di Pandone conte ossia principe di quella città. Allora Landone e gli altri suoi fratelli presero la risoluzione di abbandonar quel sito montuoso, e di calare al piano col popolo. Diedersi infatti a fabbricare presso il ponte Casalino del fiume Volturno una città nuova, a cui posero il nome diCapua nuova, che è la Capua di oggidì, lontana tre miglia dall'antica desolata Capua. Potrebbe nondimeno essere che più tardi succedesse la fabbrica di questa città, scrivendo Giovanni monaco, autore della Cronaca di Volturno, cheLandolfo conte di Capuanell'anno 841, abbandonata Capua vecchia, portossi ad abitare nel monte Triflisco, con altro nome chiamato Sicopoli, e da lì a tre anni morì, cioè più tardi di quel che suppose Camillo Pellegrino. PosciaLandoneconte suo figliuolo abitò in Sicopoli per anni tredici ed otto mesi, dopo i quali rimase quella città affatto consumata dal fuoco. Il perchè avendo tenuto consiglio co' suoi fratelliLandenolfo,PandoneeLandolfovescovo, edificarono Capua nuova al piano, dove signoreggiò esso Landone per anni tre e mesi otto. Ed allora iCapuani cominciarono ad avere infinite guerre coi Napoletani. Nè si dee tacere che in quest'anno venne a Roma per sua divozione[Anastas. Biblioth., in Vit. Benedicti III.]Etelvolfore dei Sassoni occidentali in Inghilterra, e portò dei gran regali alla basilica di san Pietro. Passando poi nel suo ritorno per la Francia, prese per moglieGiudittafigliuola del reCarlo Calvo, e la condusse ai suoi paesi. Ma poco sopravvisse, perchè nell'anno 858 fu rapito dalla morte. Patì la città di Roma nel gennaio di quest'anno una fiera inondazione del Tevere, alla quale tenne dietro la pestilenza, per cui perì una gran quantità di persone. Abbiamo anche dagli Annali di san Bertino che in quest'annoSaraceni de Benevento Neapolim fraude adeuntes, vastant, diripiunt, et funditus evertunt. Probabilmente vuol dire che toccò questo flagello al territorio, ma non già alla città di Napoli.
Ci fan sapere gli Annali di san Bertino[Annales Francor. Bertiniani.]che l'imperatorLodovico IIrestò mal soddisfatto della division fatta dal padre dei suoi stati. Pretendeva egli che l'Italia fosse a lui pervenuta per donazione dell'avolo suoLodovico Pio: però chiedeva, qual fosse la parte che gli dovea toccare della eredità paterna, quando gli altri due fratelli aveano assorbito tutti gli stati d'oltramonti. Ne fece querela presso dei re suoi zii, cioè diLodovico re di Germania e di Carlo Calvo re di Francia; ma indarno la fece. Erano prima di lui ricorsi i primati della Lorena ad esso re Lodovico, per assicurar quel regno nella persona del giovane reLottario, eil trovarono, o il renderono favorevole ai lor desiderii. Nel maggio di quest'anno, per gli diplomi rapportati dal Margarino[Margarinius, Bullar. Casinens., tom. 2.], si conosce che il suddetto imperadore fu in Brescia, dove confermò aGislasua sorella, dimorante nell'insigne monistero di santa Giulia, la signoria ossia il governo di quel sacro luogo, e ratificò eziandio i privilegii del medesimo. Abbiamo anche da Andrea Dandolo[Dandul., in Chr., tom. 12 Rer. Italic.]ch'egli si trovava in Mantova, allorchèPietrodoge di Venezia gli spedì per suo legato un certo Deusdedit, ed ottenne la conferma dei privilegii e delle esenzioni de' beni che il clero e popolo di Venezia possedevano negli stati dell'imperio, ossia del regno d'Italia. E perciocchè anche allora si considerava qual cosa rara essa città di Venezia, fabbricata in mezzo all'acque del mare, il medesimo Augusto coll'imperadrice Angilbergasua moglie volle visitarla. Vennero loro incontro i due dogi, cioè il suddettoPietroeGiovannisuo figliuolo, sino a san Michele di Brondolo con suntuoso accompagnamento, e fecero loro quanto onore poterono. In segno poi di amore e di pace esso Augusto tenne al sacro fonte un figliuolo del medesimo doge Giovanni. Non so io l'anno preciso in cui succedette un fatto narrato dall'Anonimo salernitano[Anonymus Salern., Paralipom., cap. 79.]. Certo fu dappoichèAdelgisofu divenuto principe di Benevento. Ora egli racconta chePietro(non è chiaro, se allora o se poi)principe di Salernoconfermò l'amicizia e lega coi Beneventani. Raunato poscia un copioso esercito di Salernitani, insieme coll'oste di Benevento condotta dal suddetto principe Adelgiso, amendue passarono alla volta di Bari con pensiero di formarne l'assedio, e di levare ai Saraceni quel nido, occasione di tante sciagure alle lor contrade. Ma vennero loro incontro con grande strepito quelle barbare schiere, e in un momento attaccarono la zuffa. Riuscì questa assai calda, e in fine tal fu il valore de' Longobardi, che iSaraceni furono obbligati a piegare e a prendere la fuga. Quand'ecco giugnere una fresca e poderosa brigata d'altri Saraceni, che dando addosso agli stanchi Cristiani, gli sbaragliò. Molti restarono nel campo estinti; gli altri, e parte d'essi feriti, si diedero alle gambe. Orgogliosi per questa vittoria i Saraceni, scorsero dipoi per gli principati di Benevento e di Salerno, uccisero non poche persone, menarono in ischiavitù le lor mogli e figliuoli; e carichi in fine d'immenso bottino, se ne ritornarono a Bari. In quest'anno poi, secondo i conti di Camillo Pellegrino[Erchempert., Chron. c. 27. Chron. Vulturn. P. II, tom. 1 Rer. Ital.], la città di Sicopoli fabbricata dai Capuani, o per accidente, oppure per iniquità di taluno, interamente fu desolata da un incendio, di maniera che non vi restò in piedi se non il palazzo del vescovo, cioè diLandolfo vescovo di Capua, fratello di Pandone conte ossia principe di quella città. Allora Landone e gli altri suoi fratelli presero la risoluzione di abbandonar quel sito montuoso, e di calare al piano col popolo. Diedersi infatti a fabbricare presso il ponte Casalino del fiume Volturno una città nuova, a cui posero il nome diCapua nuova, che è la Capua di oggidì, lontana tre miglia dall'antica desolata Capua. Potrebbe nondimeno essere che più tardi succedesse la fabbrica di questa città, scrivendo Giovanni monaco, autore della Cronaca di Volturno, cheLandolfo conte di Capuanell'anno 841, abbandonata Capua vecchia, portossi ad abitare nel monte Triflisco, con altro nome chiamato Sicopoli, e da lì a tre anni morì, cioè più tardi di quel che suppose Camillo Pellegrino. PosciaLandoneconte suo figliuolo abitò in Sicopoli per anni tredici ed otto mesi, dopo i quali rimase quella città affatto consumata dal fuoco. Il perchè avendo tenuto consiglio co' suoi fratelliLandenolfo,PandoneeLandolfovescovo, edificarono Capua nuova al piano, dove signoreggiò esso Landone per anni tre e mesi otto. Ed allora iCapuani cominciarono ad avere infinite guerre coi Napoletani. Nè si dee tacere che in quest'anno venne a Roma per sua divozione[Anastas. Biblioth., in Vit. Benedicti III.]Etelvolfore dei Sassoni occidentali in Inghilterra, e portò dei gran regali alla basilica di san Pietro. Passando poi nel suo ritorno per la Francia, prese per moglieGiudittafigliuola del reCarlo Calvo, e la condusse ai suoi paesi. Ma poco sopravvisse, perchè nell'anno 858 fu rapito dalla morte. Patì la città di Roma nel gennaio di quest'anno una fiera inondazione del Tevere, alla quale tenne dietro la pestilenza, per cui perì una gran quantità di persone. Abbiamo anche dagli Annali di san Bertino che in quest'annoSaraceni de Benevento Neapolim fraude adeuntes, vastant, diripiunt, et funditus evertunt. Probabilmente vuol dire che toccò questo flagello al territorio, ma non già alla città di Napoli.