DCCCLVIII

DCCCLVIIIAnno diCristoDCCCLVIII. IndizioneVI.Niccolòpapa 1.Lodovico IIimp. 10, 9, e 4.Giunse in quest'anno al fine di sua vita il buon ponteficeBenedettoIII, e, secondo i conti del padre Pagi, succedette la morte sua nel dì 8 di aprile[Anastas. Biblioth. in Vit. Nicolai I.]. Insigni memorie della sua pia munificenza lasciò anch'egli verso le chiese di Roma. Molto non era che l'imperador Lodovicovenuto a Roma per non so quali affari, ne era anche partito. Ma non così tosto ebbe intesa la perdita di questo dignissimo papa, che frettolosamente se ne ritornò a Roma per impedir le dissensioni e gli scandali nell'elezione del nuovo pontefice. Per quanto scrive Anastasio bibliotecario, restò di concorde volere del clero, de' nobili e del popolo romano eletto ponteficeNiccolò Idiacono, personaggio di sangue nobile e più nobile per gli suoi virtuosi costumi. Ma negli Annali bertiniani si legge, ch'egliPraesentia magis ac favore Ludovici regis et procerum ejus, quam cleri electione substituitur. E riuscìuno de' più riguardevoli papi che s'abbia avuto la Chiesa di Dio. La sua consecrazione fu fatta nella basilica vaticana nel dì 27 d'aprile; dopo di che condotto alla lateranense, quivi, con immenso giubilo di tutta la città, fu coronato. Tre giorni dopo la sua consecrazione pranzarono insieme con somma carità il papa e l'imperadore; e questi poi, fatta partenza da Roma, andò a fermarsi ed attendarsi colle sue genti ad un luogo appellato Quinto. Colà volle portarsi per fargli una visita il nuovo papa insieme coi baroni romani. A tale avviso l'Augusto Lodovico gli venne incontro, e a piedi, presa la briglia del cavallo pontificio, a guisa di un valletto addestrò esso papa, per quanto si stende un tiro di saetta. Dopo varii amichevoli ragionamenti, e dopo un lauto convito nel padiglione imperiale, il papa magnificamente regalato dall'imperadore risalito a cavallo tornossene a Roma. Accompagnollo per buon tratto di strada l'imperadore anch'esso a cavallo, finchè giunsero in una larga campagna, dove esso Lodovico smontato di nuovo, per alquanto spazio l'addestrò, e dopo essersi più volte baciati, finalmente si separarono. Abbiamo poi dagli Annali di Fulda[Annal. Franc. Fulden. Annal. Franc. Bertiniani.], che trovandosi nel febbraio dell'anno presenteLodovico re di Germanianella città di Ulma, quivi se gli presentarono due ambasciatori dell'imperador Lodovicosuo nipote, cioèNotingo vescovodi Brescia edEberardo conte, che si può francamente credere quel medesimo che in questo tempo era duca ossia marchese del Friuli. Diede loro udienza, e li rimandò, senza che si sappia il motivo di tale spedizione. S'era fin dall'anno precedente ribellata al reCarlo Calvonon poca parte de' suoi popoli, al vedere che con saputa di lui si commettevano assaissime iniquità, e ch'egli quasi uomo da nulla non si applicava a reprimere le incursioni de' Normanni che mettevano sossopra ilsuo regno. Ricorsero costoro per aiuto aLodovico re di Germaniae gli promisero la signoria d'esso regno. Dicono che egli avesse ribrezzo a prendere le armi contra del fratello: tuttavia col pretesto di sovvenire al bisogno de' popoli, ma in fatti per appagar la sete della non mai sazia ambizione passò con un grossissimo esercito in Francia, e cominciò quivi a far da padrone, con donar largamente contadi, monisteri, ville regie e poderi a chiunque abbracciava il suo partito: il che fu cagione che il re Carlo Calvo si fuggisse in Borgogna. Ma avendo licenziata l'armata sua, e troppo fidandosi di chi l'avea fatto colà venire, trovossi al fine burlato, e gli convenne nell'anno seguente tornarsene a casa assai malcontento del colpo fallito. Non pochi vescovi tennero saldo pel re Carlo, e giunsero anche a scomunicar pubblicamente esso re Lodovico. In favor suo parimente si dichiaròLottario re della Lorena, fratello dell'imperador Lodovico, il quale in quest'anno non potendo reggere alle istanze de' suoi baroni, ripigliò bensì in corte la reginaTeotberga, ma, messe a lei le guardie, non la lasciava parlare se non con chi a lui parea.

Giunse in quest'anno al fine di sua vita il buon ponteficeBenedettoIII, e, secondo i conti del padre Pagi, succedette la morte sua nel dì 8 di aprile[Anastas. Biblioth. in Vit. Nicolai I.]. Insigni memorie della sua pia munificenza lasciò anch'egli verso le chiese di Roma. Molto non era che l'imperador Lodovicovenuto a Roma per non so quali affari, ne era anche partito. Ma non così tosto ebbe intesa la perdita di questo dignissimo papa, che frettolosamente se ne ritornò a Roma per impedir le dissensioni e gli scandali nell'elezione del nuovo pontefice. Per quanto scrive Anastasio bibliotecario, restò di concorde volere del clero, de' nobili e del popolo romano eletto ponteficeNiccolò Idiacono, personaggio di sangue nobile e più nobile per gli suoi virtuosi costumi. Ma negli Annali bertiniani si legge, ch'egliPraesentia magis ac favore Ludovici regis et procerum ejus, quam cleri electione substituitur. E riuscìuno de' più riguardevoli papi che s'abbia avuto la Chiesa di Dio. La sua consecrazione fu fatta nella basilica vaticana nel dì 27 d'aprile; dopo di che condotto alla lateranense, quivi, con immenso giubilo di tutta la città, fu coronato. Tre giorni dopo la sua consecrazione pranzarono insieme con somma carità il papa e l'imperadore; e questi poi, fatta partenza da Roma, andò a fermarsi ed attendarsi colle sue genti ad un luogo appellato Quinto. Colà volle portarsi per fargli una visita il nuovo papa insieme coi baroni romani. A tale avviso l'Augusto Lodovico gli venne incontro, e a piedi, presa la briglia del cavallo pontificio, a guisa di un valletto addestrò esso papa, per quanto si stende un tiro di saetta. Dopo varii amichevoli ragionamenti, e dopo un lauto convito nel padiglione imperiale, il papa magnificamente regalato dall'imperadore risalito a cavallo tornossene a Roma. Accompagnollo per buon tratto di strada l'imperadore anch'esso a cavallo, finchè giunsero in una larga campagna, dove esso Lodovico smontato di nuovo, per alquanto spazio l'addestrò, e dopo essersi più volte baciati, finalmente si separarono. Abbiamo poi dagli Annali di Fulda[Annal. Franc. Fulden. Annal. Franc. Bertiniani.], che trovandosi nel febbraio dell'anno presenteLodovico re di Germanianella città di Ulma, quivi se gli presentarono due ambasciatori dell'imperador Lodovicosuo nipote, cioèNotingo vescovodi Brescia edEberardo conte, che si può francamente credere quel medesimo che in questo tempo era duca ossia marchese del Friuli. Diede loro udienza, e li rimandò, senza che si sappia il motivo di tale spedizione. S'era fin dall'anno precedente ribellata al reCarlo Calvonon poca parte de' suoi popoli, al vedere che con saputa di lui si commettevano assaissime iniquità, e ch'egli quasi uomo da nulla non si applicava a reprimere le incursioni de' Normanni che mettevano sossopra ilsuo regno. Ricorsero costoro per aiuto aLodovico re di Germaniae gli promisero la signoria d'esso regno. Dicono che egli avesse ribrezzo a prendere le armi contra del fratello: tuttavia col pretesto di sovvenire al bisogno de' popoli, ma in fatti per appagar la sete della non mai sazia ambizione passò con un grossissimo esercito in Francia, e cominciò quivi a far da padrone, con donar largamente contadi, monisteri, ville regie e poderi a chiunque abbracciava il suo partito: il che fu cagione che il re Carlo Calvo si fuggisse in Borgogna. Ma avendo licenziata l'armata sua, e troppo fidandosi di chi l'avea fatto colà venire, trovossi al fine burlato, e gli convenne nell'anno seguente tornarsene a casa assai malcontento del colpo fallito. Non pochi vescovi tennero saldo pel re Carlo, e giunsero anche a scomunicar pubblicamente esso re Lodovico. In favor suo parimente si dichiaròLottario re della Lorena, fratello dell'imperador Lodovico, il quale in quest'anno non potendo reggere alle istanze de' suoi baroni, ripigliò bensì in corte la reginaTeotberga, ma, messe a lei le guardie, non la lasciava parlare se non con chi a lui parea.


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