DCCCLXVIAnno diCristoDCCCLXVI. IndizioneXIV.Niccolòpapa 9.Lodovico IIimp. 18, 17 e 12.Fin dall'anno 861 aveano i popoli pagani della Bulgaria abbracciato il Cristianesimo; e al loro reBogoribattezzato, che, assunto il nome diMichele, fedelmente conservava la ricevuta santa religione. Dio diede forza per superare una terribil congiura dei suoi grandi, che pentiti d'aver abbandonati gl'idoli, si rivoltarono contra di lui. Ora esso in quest'anno somma consolazione recò alla sacra corte di Roma per la spedizione de' suoi ambasciatori apapa Niccolò[Respons. Nicolai papae ad Consult. Bulg.], affin di ricevere da lui istruzioni intorno ad assaissimi punti della religione e della Chiesa. Giunti a Roma nel mese di agosto, con tutto amore ed onore furono accolti dal saggio pontefice, il quale poco appresso inviò in que' paesiPaolo vescovodi Populonia, eFormoso vescovodi Porto, acciocchè si studiassero di convertire il resto di quei popoli, ed ammaestrassero e cresimassero i già convertiti. Notò l'autore degli Annali di san Bertino[Annal. Francor. Bertiniani.]sotto quest'anno che il re de' Bulgari inviò a san Pietro l'armi stesse che egli portava allorchè trionfò de' suoi ribelli, colla giunta d'altri non pochi doni.Hludowicus vero Italiae imperator hoc audiens, ad Nicolaum papam misit, jubens, ut arma, et alia, quae rex Bulgarorum sancto Petro miserat, ei dirigeret. De quibus quidem Nicolaus papa per Arsenium ei consistenti in partibus beneventanis transmisit, et de quibusdam excusationem mandavit.Circa questi medesimi tempi anche nella Moravia si piantò e crebbe la fede di Cristo, e sidilatò questa luce fino nella Russia; ma non dovettero i Russi tenerla salda, perchè sul fino del seguente secolo si truova la lor conversione al Cristianesimo, con riuscire poi stabile sino ai giorni nostri. Andrea Dandolo[Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Italic.], dopo aver narrata la conversione de' Bulgari per opera disan Cirilloda Salonichi, apostolo de' paesi sclavi, attesta ch'esso Cirillo convertì alla fedeSueiopolo redella Dalmazia mediterranea, che abbracciava la Croazia, la Russia e la Bossina. Abbiamo poco fa inteso che l'imperador Lodovicosi tratteneva nell'anno presente nel ducato di Benevento. Sopra di che è da sapere che que' popoli ridotti alla disperazione per gl'immensi continui saccheggi e per le incredibili crudeltà de' Saraceni, altro scampo non veggendo se non nell'aiuto dell'imperador Lodovico, sì da Benevento[Erchempertus, Hist., cap. 32. Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 36.]che da Capoa gli spedirono degli ambasciatori, scongiurandolo di accorrere in aiuto loro. Niuno ne spedìGuaiferio principedi Salerno, perchè non era in grazia d'esso Augusto, a cagion della deposizione e prigionia diAdemario principeda noi veduto di sopra. All'esposizione di tante miserie patite dai cristiani, si mosse a compassione l'Augusto Lodovico, e determinò di far guerra, ma non simile a quella degli anni precedenti, contra di que' cani. A tal fine non so se nel seguente, o pure nel presente, egli pubblicò quel rigoroso editto che Camillo Pellegrino diede alla luce[Peregrinus, Hist. Princip. Langobard., P. I, tom. 2 Rer. Ital.]. In esso vien intimata a tutto il popolo del regno d'Italia la spedizion militare verso Benevento, correndo l'indizione XV, che denota l'anno susseguente.Iter erit nostrum(dice ivi l'imperadore)per Ravennam, et immediate mense martii in Piscariam, et omnis exercitus italicus nobiscum. Tuscani autem cum popolo, qui de ultra veniunt, per Romam veniant ad Pontem Curvum, indeCapuam, et per Beneventum descendant nobis obviam Luceria VIII kalendas aprilis.Queste ultime parole sembrano accordarsi poco colle prime. Ma se è vero che l'imperadore avea da muoversi nel marzo alla volta di Ravenna, per andare a Pescara nel ducato beneventano, convien supporre emanato quell'editto prima del marzo di quest'anno, giacchè è fuor di dubbio che nel giugno dell'anno presente egli era già pervenuto coll'armata a Monte Casino. E se fosse così, in vece diindictione quinta decima, si avrebbe a scriverequarta decima. Ma ritenendo l'Indictione XV, l'intimazione apparterrà all'anno seguente, e si dovrà credere, che accortosi Lodovico nell'anno presente che non bastavano le ordinarie sue forze a schiantare quella mala razza, intimasse nel seguente l'insurrezione dell'Italia tutta per ultimare sì importante affare. Ho detto rigoroso quell'editto, perchè chiunque possedeva tanti mobili da poter pagare la pena pecuniaria d'un omicidio, era tenuto ad andare all'armata. I poveri, purchè avessero dieci soldi d'oro di valsente, doveano far le guardie alle lor patrie e ai lidi del mare. Chi meno di dieci soldi, era esentato. Se uno avea molti figliuoli, a riserva del più utile che potea restar col padre, gli altri tutti aveano a marciare. Due fratelli indivisi, amendue andavano. Se tre, il più utile si lasciava a casa. I conti e gastaldi non potevano esentare alcuno, eccettochè uno per lor servigio, e due per le lor mogli. Se più ne avessero esentati, la pena era di perdere le lor dignità. E se gli abbati e le badesse non avessero inviati all'armata tutti i lor vassalli, restavano privi della lor dignità, e que' vassalli perdevano il feudo e gli allodiali. Tralascio il resto. Son quivi destinati i conti e ministri per l'esecuzione di quest'ordine. Fra gli altriin ministerio Witonis Rimmo et Johannes episcopus de Forcona. Questo governo di Guido altro non può essere cheSpoleti.In ministerio Verengari Hiselmundus episcopus. Il governo di Berengarionon dovrebbe esserestato il Friuli, perciocchè vivea tuttaviaEberardosuo padre duca di quella contrada. Abbiamo da Andrea prete[Andreas Presbyter, tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.], scrittore italiano di questo secolo, che ad esso Eberardo duca o marchese del Friuli, di cui parleremo all'anno seguente, succedetteUnrocosuo figliuolo. Dopo la morte d'Unrocoquivi comandòBerengario, anch'esso figliuolo d'Eberardo, che poi giunse ad essere re d'Italia, ed anche imperadore. Pare almeno che dalle parole suddette si possa ricavare che Berengario signoreggiasse in qualche marca. Di questo editto fa menzione anche Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 36.].Ora l'imperador Lodovico con una formidabil armata, conducendo anche seco l'Augusta sua moglieAngilberga, per Sora entrò nel ducato di Benevento, e correndo il mese di giugno, arrivò al monistero di Monte Casino, dove fu magnificamente ricevuto dall'abbate Bertario, al quale confermò i privilegii di quel sacro luogo[Erchempertus, Hist., cap. 52.]. Colà fu a trovarloLandolfo vescovoe signore di Capoa, che gli presentò le truppe del suo paese, ma col giuoco altravolta fatto, cioè con farle disertar tutte a poco a poco. Restò egli solo presso di Lodovico, quasichè niuna parte avesse nella fuga de' suoi. Ma l'imperadore sdegnato, ed assai conoscente che avea che fare con gente doppia, pensò ch'era meglio d'assicurarsi dei dubbiosi amici, prima di procedere contra de' patenti nemici. Però, senza badare alle scuse e ai lamenti del malvagio vescovo, passò ad assediar Capoa. Vi stette sotto ben tre mesi; soggiorno che costò ai Capuani la distruzione di tutti i loro contorni. E perciocchè non volle mai l'imperadore riceverli a patti, finalmente s'arrenderono aLamberto conte, cioè al duca di Spoleti, uno dei generali dell'imperadore, che li trattò alla peggio da lì innanzi. Da ciò si conosce cheGuidoduca di Spoleti eramorto, con succedergliLambertosuo figliuolo, come apparirà all'anno seguente. Per attestato dell'Anonimo salernitano[Anonym. Salernit., Paralip., cap. 90. P. II, tom. 2 Rer. Italic.],Guaiferioprincipe di Salerno venne fino a Sarno ad incontrare l'Augusto Lodovico, il quale tosto gli fece istanza d'aver nelle mani il deposto principeAdemarioda lui amato. Gli rispose Guaiferio:Che volete farne, signore, s'egli è già privo di luce?E tosto segretamente inviò ordine a Salerno che gli cavassero gli occhi. Portossi dipoi l'imperadore a Salerno, e vi fu ricevuto come sovrano: e di là passò ad Amalfi e a Pozzuolo, dove prese quei bagni, e sul finire dell'anno arrivò a Benevento, doveAdelgisoprincipe gli fece un suntuoso accoglimento. Nella Cronica di Volturno v'ha un diploma di questo imperadore, datoIII idus junii anno, Christo propitio, XVII imperii Domini Hludovici piissimi Augusti, indictione XIV, et postquam cepit Capuam anno primo. L'indizione XIV mostra l'anno presente. Ma nel giugno dell'anno presente Capua non era peranche stata presa da lui, nè correa l'anno XVII dell'imperio, dedotto dalla coronazione romana. Però può credersi che in vece dell'indictione XIV, s'abbia quivi a scrivereindictione XV, cioè nell'anno susseguente. Nel presente, se pur sussistono le conghietture del padre Mabillone[Mabill., in Annal. Benedict., lib. 36, cap. 59.], lo stesso Augusto, desideroso di lasciare un'insigne memoria della sua pietà, ordinò che si fabbricasse da' fondamenti l'insigne basilica e monistero di Casauria nell'Abruzzo, in un'isola del fiume Pescara, oggidì nella diocesi di Chieti. Aveva egli molto prima adocchiato quel sito, posto allora nel ducato di Spoleti, siccome proprio per abitazione di monaci, cercanti in que' tempi più le solitudini che gli strepiti delle città; e dopo aver fatto acquisto di assai beni destinati al sostentamento de' servi di Dio, essendo capitato colà in occasion della sua spedizion verso Benevento, fece dar principio allafabbrica di quel monistero. Lo crede esso padre Mabillone appellatoCasa aureao per la suntuosità e ricchezza degli edifizii, o pure per la copia ed ampiezza de' suoi beni. Ma forse anche prima del monistero e della basilica si nominavaCasauriaquel luogo. Da un documento da me dato alla luce[Cron. Casauriens., P. II. tom. 2 Rer. Ital.], spettante all'anno 871, si vede un acquisto di beni fatto da esso imperador Lodovicoin loco, qui dicitur Casauria, pago pinnensi. In un altro dell'anno seguente è nominataEcclesia Trinitatis, quae sita est in insula prope Piscariae fluvium, quae dicitur Casauria, monasterium aedificatum esse debet. In un altro è menzionata insula,quae vocatur Casaurea. Però sembra che l'isola ossia il luogo desse il nome a quel monistero, e non giù che lo ricevesse. Tengo inoltre che solamente nell'anno 871 si fondasse quel monistero, siccome vedremo. Oggidì è esso ridotto in somma desolazione; ed è da stupire come le belle porte di bronzo della basilica tuttavia sussistenti abbiano potuto durar tanto contro la forza dei prepotenti, de' soldati e de' ladri.
Fin dall'anno 861 aveano i popoli pagani della Bulgaria abbracciato il Cristianesimo; e al loro reBogoribattezzato, che, assunto il nome diMichele, fedelmente conservava la ricevuta santa religione. Dio diede forza per superare una terribil congiura dei suoi grandi, che pentiti d'aver abbandonati gl'idoli, si rivoltarono contra di lui. Ora esso in quest'anno somma consolazione recò alla sacra corte di Roma per la spedizione de' suoi ambasciatori apapa Niccolò[Respons. Nicolai papae ad Consult. Bulg.], affin di ricevere da lui istruzioni intorno ad assaissimi punti della religione e della Chiesa. Giunti a Roma nel mese di agosto, con tutto amore ed onore furono accolti dal saggio pontefice, il quale poco appresso inviò in que' paesiPaolo vescovodi Populonia, eFormoso vescovodi Porto, acciocchè si studiassero di convertire il resto di quei popoli, ed ammaestrassero e cresimassero i già convertiti. Notò l'autore degli Annali di san Bertino[Annal. Francor. Bertiniani.]sotto quest'anno che il re de' Bulgari inviò a san Pietro l'armi stesse che egli portava allorchè trionfò de' suoi ribelli, colla giunta d'altri non pochi doni.Hludowicus vero Italiae imperator hoc audiens, ad Nicolaum papam misit, jubens, ut arma, et alia, quae rex Bulgarorum sancto Petro miserat, ei dirigeret. De quibus quidem Nicolaus papa per Arsenium ei consistenti in partibus beneventanis transmisit, et de quibusdam excusationem mandavit.Circa questi medesimi tempi anche nella Moravia si piantò e crebbe la fede di Cristo, e sidilatò questa luce fino nella Russia; ma non dovettero i Russi tenerla salda, perchè sul fino del seguente secolo si truova la lor conversione al Cristianesimo, con riuscire poi stabile sino ai giorni nostri. Andrea Dandolo[Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Italic.], dopo aver narrata la conversione de' Bulgari per opera disan Cirilloda Salonichi, apostolo de' paesi sclavi, attesta ch'esso Cirillo convertì alla fedeSueiopolo redella Dalmazia mediterranea, che abbracciava la Croazia, la Russia e la Bossina. Abbiamo poco fa inteso che l'imperador Lodovicosi tratteneva nell'anno presente nel ducato di Benevento. Sopra di che è da sapere che que' popoli ridotti alla disperazione per gl'immensi continui saccheggi e per le incredibili crudeltà de' Saraceni, altro scampo non veggendo se non nell'aiuto dell'imperador Lodovico, sì da Benevento[Erchempertus, Hist., cap. 32. Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 36.]che da Capoa gli spedirono degli ambasciatori, scongiurandolo di accorrere in aiuto loro. Niuno ne spedìGuaiferio principedi Salerno, perchè non era in grazia d'esso Augusto, a cagion della deposizione e prigionia diAdemario principeda noi veduto di sopra. All'esposizione di tante miserie patite dai cristiani, si mosse a compassione l'Augusto Lodovico, e determinò di far guerra, ma non simile a quella degli anni precedenti, contra di que' cani. A tal fine non so se nel seguente, o pure nel presente, egli pubblicò quel rigoroso editto che Camillo Pellegrino diede alla luce[Peregrinus, Hist. Princip. Langobard., P. I, tom. 2 Rer. Ital.]. In esso vien intimata a tutto il popolo del regno d'Italia la spedizion militare verso Benevento, correndo l'indizione XV, che denota l'anno susseguente.Iter erit nostrum(dice ivi l'imperadore)per Ravennam, et immediate mense martii in Piscariam, et omnis exercitus italicus nobiscum. Tuscani autem cum popolo, qui de ultra veniunt, per Romam veniant ad Pontem Curvum, indeCapuam, et per Beneventum descendant nobis obviam Luceria VIII kalendas aprilis.Queste ultime parole sembrano accordarsi poco colle prime. Ma se è vero che l'imperadore avea da muoversi nel marzo alla volta di Ravenna, per andare a Pescara nel ducato beneventano, convien supporre emanato quell'editto prima del marzo di quest'anno, giacchè è fuor di dubbio che nel giugno dell'anno presente egli era già pervenuto coll'armata a Monte Casino. E se fosse così, in vece diindictione quinta decima, si avrebbe a scriverequarta decima. Ma ritenendo l'Indictione XV, l'intimazione apparterrà all'anno seguente, e si dovrà credere, che accortosi Lodovico nell'anno presente che non bastavano le ordinarie sue forze a schiantare quella mala razza, intimasse nel seguente l'insurrezione dell'Italia tutta per ultimare sì importante affare. Ho detto rigoroso quell'editto, perchè chiunque possedeva tanti mobili da poter pagare la pena pecuniaria d'un omicidio, era tenuto ad andare all'armata. I poveri, purchè avessero dieci soldi d'oro di valsente, doveano far le guardie alle lor patrie e ai lidi del mare. Chi meno di dieci soldi, era esentato. Se uno avea molti figliuoli, a riserva del più utile che potea restar col padre, gli altri tutti aveano a marciare. Due fratelli indivisi, amendue andavano. Se tre, il più utile si lasciava a casa. I conti e gastaldi non potevano esentare alcuno, eccettochè uno per lor servigio, e due per le lor mogli. Se più ne avessero esentati, la pena era di perdere le lor dignità. E se gli abbati e le badesse non avessero inviati all'armata tutti i lor vassalli, restavano privi della lor dignità, e que' vassalli perdevano il feudo e gli allodiali. Tralascio il resto. Son quivi destinati i conti e ministri per l'esecuzione di quest'ordine. Fra gli altriin ministerio Witonis Rimmo et Johannes episcopus de Forcona. Questo governo di Guido altro non può essere cheSpoleti.In ministerio Verengari Hiselmundus episcopus. Il governo di Berengarionon dovrebbe esserestato il Friuli, perciocchè vivea tuttaviaEberardosuo padre duca di quella contrada. Abbiamo da Andrea prete[Andreas Presbyter, tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.], scrittore italiano di questo secolo, che ad esso Eberardo duca o marchese del Friuli, di cui parleremo all'anno seguente, succedetteUnrocosuo figliuolo. Dopo la morte d'Unrocoquivi comandòBerengario, anch'esso figliuolo d'Eberardo, che poi giunse ad essere re d'Italia, ed anche imperadore. Pare almeno che dalle parole suddette si possa ricavare che Berengario signoreggiasse in qualche marca. Di questo editto fa menzione anche Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 36.].
Ora l'imperador Lodovico con una formidabil armata, conducendo anche seco l'Augusta sua moglieAngilberga, per Sora entrò nel ducato di Benevento, e correndo il mese di giugno, arrivò al monistero di Monte Casino, dove fu magnificamente ricevuto dall'abbate Bertario, al quale confermò i privilegii di quel sacro luogo[Erchempertus, Hist., cap. 52.]. Colà fu a trovarloLandolfo vescovoe signore di Capoa, che gli presentò le truppe del suo paese, ma col giuoco altravolta fatto, cioè con farle disertar tutte a poco a poco. Restò egli solo presso di Lodovico, quasichè niuna parte avesse nella fuga de' suoi. Ma l'imperadore sdegnato, ed assai conoscente che avea che fare con gente doppia, pensò ch'era meglio d'assicurarsi dei dubbiosi amici, prima di procedere contra de' patenti nemici. Però, senza badare alle scuse e ai lamenti del malvagio vescovo, passò ad assediar Capoa. Vi stette sotto ben tre mesi; soggiorno che costò ai Capuani la distruzione di tutti i loro contorni. E perciocchè non volle mai l'imperadore riceverli a patti, finalmente s'arrenderono aLamberto conte, cioè al duca di Spoleti, uno dei generali dell'imperadore, che li trattò alla peggio da lì innanzi. Da ciò si conosce cheGuidoduca di Spoleti eramorto, con succedergliLambertosuo figliuolo, come apparirà all'anno seguente. Per attestato dell'Anonimo salernitano[Anonym. Salernit., Paralip., cap. 90. P. II, tom. 2 Rer. Italic.],Guaiferioprincipe di Salerno venne fino a Sarno ad incontrare l'Augusto Lodovico, il quale tosto gli fece istanza d'aver nelle mani il deposto principeAdemarioda lui amato. Gli rispose Guaiferio:Che volete farne, signore, s'egli è già privo di luce?E tosto segretamente inviò ordine a Salerno che gli cavassero gli occhi. Portossi dipoi l'imperadore a Salerno, e vi fu ricevuto come sovrano: e di là passò ad Amalfi e a Pozzuolo, dove prese quei bagni, e sul finire dell'anno arrivò a Benevento, doveAdelgisoprincipe gli fece un suntuoso accoglimento. Nella Cronica di Volturno v'ha un diploma di questo imperadore, datoIII idus junii anno, Christo propitio, XVII imperii Domini Hludovici piissimi Augusti, indictione XIV, et postquam cepit Capuam anno primo. L'indizione XIV mostra l'anno presente. Ma nel giugno dell'anno presente Capua non era peranche stata presa da lui, nè correa l'anno XVII dell'imperio, dedotto dalla coronazione romana. Però può credersi che in vece dell'indictione XIV, s'abbia quivi a scrivereindictione XV, cioè nell'anno susseguente. Nel presente, se pur sussistono le conghietture del padre Mabillone[Mabill., in Annal. Benedict., lib. 36, cap. 59.], lo stesso Augusto, desideroso di lasciare un'insigne memoria della sua pietà, ordinò che si fabbricasse da' fondamenti l'insigne basilica e monistero di Casauria nell'Abruzzo, in un'isola del fiume Pescara, oggidì nella diocesi di Chieti. Aveva egli molto prima adocchiato quel sito, posto allora nel ducato di Spoleti, siccome proprio per abitazione di monaci, cercanti in que' tempi più le solitudini che gli strepiti delle città; e dopo aver fatto acquisto di assai beni destinati al sostentamento de' servi di Dio, essendo capitato colà in occasion della sua spedizion verso Benevento, fece dar principio allafabbrica di quel monistero. Lo crede esso padre Mabillone appellatoCasa aureao per la suntuosità e ricchezza degli edifizii, o pure per la copia ed ampiezza de' suoi beni. Ma forse anche prima del monistero e della basilica si nominavaCasauriaquel luogo. Da un documento da me dato alla luce[Cron. Casauriens., P. II. tom. 2 Rer. Ital.], spettante all'anno 871, si vede un acquisto di beni fatto da esso imperador Lodovicoin loco, qui dicitur Casauria, pago pinnensi. In un altro dell'anno seguente è nominataEcclesia Trinitatis, quae sita est in insula prope Piscariae fluvium, quae dicitur Casauria, monasterium aedificatum esse debet. In un altro è menzionata insula,quae vocatur Casaurea. Però sembra che l'isola ossia il luogo desse il nome a quel monistero, e non giù che lo ricevesse. Tengo inoltre che solamente nell'anno 871 si fondasse quel monistero, siccome vedremo. Oggidì è esso ridotto in somma desolazione; ed è da stupire come le belle porte di bronzo della basilica tuttavia sussistenti abbiano potuto durar tanto contro la forza dei prepotenti, de' soldati e de' ladri.