DCCCLXVIIAnno diCristoDCCCLXVII. Indiz.XV.Adriano IIpapa 1.Lodovico IIimp. 19, 18 e 13.Micheleimperador de' Greci, che avea dei gran conti a fare a Domeneddio, per aver accesa la guerra nella sua chiesa colla ingiusta deposizione disanto Ignaziopatriarca di Costantinopoli, e coll'intrusione diFozio, ebbe in questo anno il suo pagamento. Aveva egli nel precedente fatto levar di vitaBarda Cesare, e per ricompensa creato suo collega nell'imperio ed Augusto l'uccisor di esso Barda,Basilio, Macedone, uomo di bassa nascita, ma provveduto di molte virtù, e più di fortuna. Ossia che Basilio avesse sicure testimonianze che si macchinava contro della sua vita, o che venisse il timor di cadere dall'ubbriachezza, vizio familiare d'esso Michele: la veritàsi è, che Michele fu ucciso dalle guardie nel dì 24 di settembre dell'anno presente, e Basilio restò solo sul trono. Era questo novello Augusto uomo sommamente cattolico, e tale non tardò a farsi conoscere con cacciare dalla sedia patriarcale di Costantinopoli Fozio, e rimettervi sant'Ignazio; risoluzione che recò immenso giubilo alla Chiesa di Dio. In questo medesimo anno, nel dì 13 di settembre passò a miglior vitapapa Niccolò I, e in lui la santa sede venne a perdere uno de' più dotti e zelanti pontefici che da gran tempo ella avesse avuto[Anastas. seu Guillelmus Bibliothec., in Vit. Hadriani II.]. Raunatisi poscia i vescovi, il clero, i nobili e il popolo romano, per passare all'elezion del successore, cadde questa nella persona d'Adriano II, prete cardinale del titolo di san Marco, che tosto fu portato al palazzo lateranense fra gli applausi sonori di tutta la città, ma non giù de' messi dell'imperadore, i quali per avventura si trovarono allora in Roma. S'ebbero questi a male di non essere stati invitati all'elezione: non già che loro dispiacesse il buon papa eletto, ma perchè parea che la loro esclusione ridondasse in poco rispetto all'Augusto, di cui teneano le veci. Ma si quetarono all'intendere che s'era ciò fatto non in dispregio dell'imperadore, ma per non introdurre il costume di dover aspettare i ministri imperiali all'elezione de' papi, la quale non ammetteva dilazione. In fatti quest'obbligo non v'era, nè si trovava praticato in addietro. Erano tenuti solamente i Romani ad aspettar l'approvazione imperiale dell'eletto: il che appunto anche in quest'occasione si eseguì. Lodò l'Augusto Lodovico con sue lettere l'elezion fatta e l'eletto; e certificato che non v'era intervenuta promessa alcuna di danaro, diede ben volentieri l'assenso per la consecrazione del nuovo pontefice. Confessa Guglielmo bibliotecario che soleano succedere dei disordini nelle sedi vacanti d'allora, e prevalendo le fazioni,venivano cacciati in esilio non pochi ecclesiastici. Tutti sotto questo amorevolissimo papa se ne ritornarono liberi a Roma. Accadde nulladimeno in questa vacanza una calamità insolita.Lamberto figliuolo di Guido, duca di Spoleti(così è nominato da esso Guglielmo), tirannicamente entrò in Roma, senza penetrarsi qual pretesto egli usasse; e come se avesse trovata quella città ribelle all'imperadore, permise che fosse messa a sacco dai suoi sgherri. Non perdonò a monistero, nè a chiesa alcuna; e senza farne risentimento alcuno, lasciò che la sua gente rapisse non poche nobili fanciulle, sì entro che fuori di Roma. Furono perciò portate all'imperador Lodovico le doglianze de' Romani per tante iniquità, di maniera che tutti i Franzesi sparlavano diLamberto, benchè fosse anch'egli di quella nazione; e non finì la faccenda che l'imperadore gastigò questo nemico della santa sede con levargli il ducato, ma non così tosto; siccome vedremo. Allorchè esso bibliotecario scrive che Lambertoapud Augustos piissimos Romanorum querimoniis praegravatus fuit, altro non si può intendere, se non che i Romani fecero ricorso aLodovicosolo imperadore in questi tempi, e all'AugustaAngilbergasua consorte. Trovavansi allora esiliati dall'imperadore medesimoGaudenzio vescovodi Veletri,Stefano vescovodi Nepi, e Giovanni soprannominato Simonide, per false imputazioni loro date alla corte imperiale. In loro favore scrisse caldamente il pontefice, ed impetrò non solo ad essi la libertà, ma anche a molti altri Romani, che comerei di lesa maestàesso Lodovico Augusto avea fatto carcerare. Sparsesi poi un'ingiuriosa ciarla contra di questo buon papa, quasichè egli avesse intenzion di cassare ed abolire tutti gli atti di papa Niccolò suo predecessore, come fatti con zelo troppo indiscreto. Ma Adriano informato di questa calunnia, con tanta umiltà e destrezza la superò, che restò ognuno convinto della di lui retta intenzionedi non discostarsi punto dalle massime dell'antecessore. Giunsero poi a Roma i legati del nuovo imperador cattolicoBasilioe del patriarcasant'Ignazio; e il papa mandò anch'egli a Costantinopoli i suoi: intorno a che è da vedere la storia ecclesiastica.Venuta la primavera, l'imperador Lodovico[Erchempertus, Hist., cap. 33.], ammassato in Lucera ossia Nocera, città della Puglia, tutto l'esercito suo, si mosse contra de' Saraceni, con disegno di assediar Bari, capitale delle loro conquiste. Ma sì Erchemperto che Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 36.]ci assicurano, che venuto l'esercito imperiale ad una giornata campale col sultano di quegl'infedeli, restò disfatta, e perì in quel conflitto non poca parte de' guerrieri cristiani. Quando l'editto citato all'anno precedente appartenga pure al presente, se ne intende la cagione. Giacchè alla brama di snidar da Bari e dalla Calabria gli occupatori Mori, che tuttavia durava nell'imperadore, si aggiunse lo stimolo di risarcir l'onore che avea patito non poco in quella battaglia, pare che nulla di più per quest'anno operasse il medesimo Augusto, e che si trattenesse in Benevento, aspettando miglior fortuna con un'armata di maggior polso. Nè si vuol ommettere ciò che gli Annali metensi[Annal. Franc. Metenses.]riferiscono all'anno presente. Cioè, che l'imperador Lodovico, risoluto di sterminare dal ducato di Benevento la pessima generazione de' Saraceni, che tanti affanni recava a quelle contrade, temendo che le forze del regno non bastassero all'intento suo, perchè possente era anche l'armata di que' Barbari, spedì ambasciatori a Lottario suo fratello re della Lorena, per pregarlo di un gagliardo rinforzo in questo bisogno della Cristianità.Lottariosenza perdere tempo raunò un buon esercito, e colla maggior fretta possibile venne in soccorso del fratello, con essere poi seguite non pocheprodezze da parte dei Cristiani. Ma non apparisce altronde che Lottario in persona venisse a Benevento. E quegli Annali hanno l'ossa slogate, mettendo fuori di sito le azioni di questi tempi. L'aiuto suddetto prestato da Lottario all'Augusto Lodovico dee appartenere all'anno precedente, essendo certo che la morte di papa Niccolò, quivi riferita dopo il racconto suddetto all'anno 868, appartiene al presente. A quest'anno pare che s'abbia da riferire il testamento fatto daEberardo ducadel Friuli indubitatamente, quantunque egli s'intitoli solamenteconte, e daGislasua moglie figliuola diLodovico Pioimperadore, fattoin comitatu Tarvisiano in corte nostra Musiestro, imperante Ludovico Augusto domno anno regni ejus, Christo propitio, vicesimo quinto. Auberto Mireo[Miraeus, Cod. Donat., cap. 15.], che diedelo alla luce, lo credette scritto nell'anno 837. Ma quivi si parla non già di Lodovico Pio, bensì di Lodovico II imperadore, e dell'epoca del suo regno, il cui anno XXV cade nel presente anno. In esso testamento egli divide i suoi beni adUnrocosuo primogenito, aBerengarioe a due altri suoi figliuoli. Probabilmente egli diede fine alla sua vita in quest'anno, ed è certo che succedette a lui nel governo del Friuli il suddettoUnroco, per attestato di Andrea prete[Andreas Presbyter, in Chron., tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.], scrittore di questo secolo. Mancato poi di vita Unroco, non so in qual anno, fu duca o marchese di quella contradaBerengariosuo fratello, di cui ci sarà molto da parlare.
Micheleimperador de' Greci, che avea dei gran conti a fare a Domeneddio, per aver accesa la guerra nella sua chiesa colla ingiusta deposizione disanto Ignaziopatriarca di Costantinopoli, e coll'intrusione diFozio, ebbe in questo anno il suo pagamento. Aveva egli nel precedente fatto levar di vitaBarda Cesare, e per ricompensa creato suo collega nell'imperio ed Augusto l'uccisor di esso Barda,Basilio, Macedone, uomo di bassa nascita, ma provveduto di molte virtù, e più di fortuna. Ossia che Basilio avesse sicure testimonianze che si macchinava contro della sua vita, o che venisse il timor di cadere dall'ubbriachezza, vizio familiare d'esso Michele: la veritàsi è, che Michele fu ucciso dalle guardie nel dì 24 di settembre dell'anno presente, e Basilio restò solo sul trono. Era questo novello Augusto uomo sommamente cattolico, e tale non tardò a farsi conoscere con cacciare dalla sedia patriarcale di Costantinopoli Fozio, e rimettervi sant'Ignazio; risoluzione che recò immenso giubilo alla Chiesa di Dio. In questo medesimo anno, nel dì 13 di settembre passò a miglior vitapapa Niccolò I, e in lui la santa sede venne a perdere uno de' più dotti e zelanti pontefici che da gran tempo ella avesse avuto[Anastas. seu Guillelmus Bibliothec., in Vit. Hadriani II.]. Raunatisi poscia i vescovi, il clero, i nobili e il popolo romano, per passare all'elezion del successore, cadde questa nella persona d'Adriano II, prete cardinale del titolo di san Marco, che tosto fu portato al palazzo lateranense fra gli applausi sonori di tutta la città, ma non giù de' messi dell'imperadore, i quali per avventura si trovarono allora in Roma. S'ebbero questi a male di non essere stati invitati all'elezione: non già che loro dispiacesse il buon papa eletto, ma perchè parea che la loro esclusione ridondasse in poco rispetto all'Augusto, di cui teneano le veci. Ma si quetarono all'intendere che s'era ciò fatto non in dispregio dell'imperadore, ma per non introdurre il costume di dover aspettare i ministri imperiali all'elezione de' papi, la quale non ammetteva dilazione. In fatti quest'obbligo non v'era, nè si trovava praticato in addietro. Erano tenuti solamente i Romani ad aspettar l'approvazione imperiale dell'eletto: il che appunto anche in quest'occasione si eseguì. Lodò l'Augusto Lodovico con sue lettere l'elezion fatta e l'eletto; e certificato che non v'era intervenuta promessa alcuna di danaro, diede ben volentieri l'assenso per la consecrazione del nuovo pontefice. Confessa Guglielmo bibliotecario che soleano succedere dei disordini nelle sedi vacanti d'allora, e prevalendo le fazioni,venivano cacciati in esilio non pochi ecclesiastici. Tutti sotto questo amorevolissimo papa se ne ritornarono liberi a Roma. Accadde nulladimeno in questa vacanza una calamità insolita.Lamberto figliuolo di Guido, duca di Spoleti(così è nominato da esso Guglielmo), tirannicamente entrò in Roma, senza penetrarsi qual pretesto egli usasse; e come se avesse trovata quella città ribelle all'imperadore, permise che fosse messa a sacco dai suoi sgherri. Non perdonò a monistero, nè a chiesa alcuna; e senza farne risentimento alcuno, lasciò che la sua gente rapisse non poche nobili fanciulle, sì entro che fuori di Roma. Furono perciò portate all'imperador Lodovico le doglianze de' Romani per tante iniquità, di maniera che tutti i Franzesi sparlavano diLamberto, benchè fosse anch'egli di quella nazione; e non finì la faccenda che l'imperadore gastigò questo nemico della santa sede con levargli il ducato, ma non così tosto; siccome vedremo. Allorchè esso bibliotecario scrive che Lambertoapud Augustos piissimos Romanorum querimoniis praegravatus fuit, altro non si può intendere, se non che i Romani fecero ricorso aLodovicosolo imperadore in questi tempi, e all'AugustaAngilbergasua consorte. Trovavansi allora esiliati dall'imperadore medesimoGaudenzio vescovodi Veletri,Stefano vescovodi Nepi, e Giovanni soprannominato Simonide, per false imputazioni loro date alla corte imperiale. In loro favore scrisse caldamente il pontefice, ed impetrò non solo ad essi la libertà, ma anche a molti altri Romani, che comerei di lesa maestàesso Lodovico Augusto avea fatto carcerare. Sparsesi poi un'ingiuriosa ciarla contra di questo buon papa, quasichè egli avesse intenzion di cassare ed abolire tutti gli atti di papa Niccolò suo predecessore, come fatti con zelo troppo indiscreto. Ma Adriano informato di questa calunnia, con tanta umiltà e destrezza la superò, che restò ognuno convinto della di lui retta intenzionedi non discostarsi punto dalle massime dell'antecessore. Giunsero poi a Roma i legati del nuovo imperador cattolicoBasilioe del patriarcasant'Ignazio; e il papa mandò anch'egli a Costantinopoli i suoi: intorno a che è da vedere la storia ecclesiastica.
Venuta la primavera, l'imperador Lodovico[Erchempertus, Hist., cap. 33.], ammassato in Lucera ossia Nocera, città della Puglia, tutto l'esercito suo, si mosse contra de' Saraceni, con disegno di assediar Bari, capitale delle loro conquiste. Ma sì Erchemperto che Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 36.]ci assicurano, che venuto l'esercito imperiale ad una giornata campale col sultano di quegl'infedeli, restò disfatta, e perì in quel conflitto non poca parte de' guerrieri cristiani. Quando l'editto citato all'anno precedente appartenga pure al presente, se ne intende la cagione. Giacchè alla brama di snidar da Bari e dalla Calabria gli occupatori Mori, che tuttavia durava nell'imperadore, si aggiunse lo stimolo di risarcir l'onore che avea patito non poco in quella battaglia, pare che nulla di più per quest'anno operasse il medesimo Augusto, e che si trattenesse in Benevento, aspettando miglior fortuna con un'armata di maggior polso. Nè si vuol ommettere ciò che gli Annali metensi[Annal. Franc. Metenses.]riferiscono all'anno presente. Cioè, che l'imperador Lodovico, risoluto di sterminare dal ducato di Benevento la pessima generazione de' Saraceni, che tanti affanni recava a quelle contrade, temendo che le forze del regno non bastassero all'intento suo, perchè possente era anche l'armata di que' Barbari, spedì ambasciatori a Lottario suo fratello re della Lorena, per pregarlo di un gagliardo rinforzo in questo bisogno della Cristianità.Lottariosenza perdere tempo raunò un buon esercito, e colla maggior fretta possibile venne in soccorso del fratello, con essere poi seguite non pocheprodezze da parte dei Cristiani. Ma non apparisce altronde che Lottario in persona venisse a Benevento. E quegli Annali hanno l'ossa slogate, mettendo fuori di sito le azioni di questi tempi. L'aiuto suddetto prestato da Lottario all'Augusto Lodovico dee appartenere all'anno precedente, essendo certo che la morte di papa Niccolò, quivi riferita dopo il racconto suddetto all'anno 868, appartiene al presente. A quest'anno pare che s'abbia da riferire il testamento fatto daEberardo ducadel Friuli indubitatamente, quantunque egli s'intitoli solamenteconte, e daGislasua moglie figliuola diLodovico Pioimperadore, fattoin comitatu Tarvisiano in corte nostra Musiestro, imperante Ludovico Augusto domno anno regni ejus, Christo propitio, vicesimo quinto. Auberto Mireo[Miraeus, Cod. Donat., cap. 15.], che diedelo alla luce, lo credette scritto nell'anno 837. Ma quivi si parla non già di Lodovico Pio, bensì di Lodovico II imperadore, e dell'epoca del suo regno, il cui anno XXV cade nel presente anno. In esso testamento egli divide i suoi beni adUnrocosuo primogenito, aBerengarioe a due altri suoi figliuoli. Probabilmente egli diede fine alla sua vita in quest'anno, ed è certo che succedette a lui nel governo del Friuli il suddettoUnroco, per attestato di Andrea prete[Andreas Presbyter, in Chron., tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.], scrittore di questo secolo. Mancato poi di vita Unroco, non so in qual anno, fu duca o marchese di quella contradaBerengariosuo fratello, di cui ci sarà molto da parlare.