DCCCLXXIIIAnno diCristoDCCCLXXIII. IndizioneVI.Giovanni VIIIpapa 2.Lodovico IIimp. 25, 24 e 19.Avea principalmente atteso nel verno di quest'anno l'imperador Lodovicoa far fabbricare ed arricchire il monastero di Casauria[Chron. Casauriens. P. II, tom. 2 Rer. Italic.]. Trovavasi egli tuttavia in Cività di Penna, o in quelle parti, nel marzo dell'anno presente, dove per via di cambio acquistò daGrimbaldo vescovodi Penna molte terrein insula Piscariae, ubi dicitur Casaurea. Lo strumento è scrittoanno imperii ejus XXIV, et secundo anno Supponis comitatus, XXV mensis martii per Indiction. VI. Passò poi nel mese di maggio esso Augusto a Capoa, dovepro totius romani imperii commoditatibus commorans, universisque fere tam ecclesiasticis quam saecularibus potentibus viris congregatis, augustatem atque solemnem curiam celebravit: sono parole della Cronica casauriense. E quivi in favore del suddetto monistero diede due diplomi, l'uno scrittoseptimo calendas junias, indictione sexta. Actum Capua. L'altropridie calendas junii. L'arrivo a Capua dell'Augusto Lodovico fu la salute di Salerno[Erchempertus, Hist., cap. 35.]. Immaginarono i Saraceni, fin allora ostinati nell'assedio di quella città, ch'egli potrebbe star poco a giugnerecolà colle sue armi, per fare i conti con loro. Perciò cominciarono a disporsi per la ritirata. Non la voleva intendere il re, ossia generale d'essiAbimelech[Anonymus Salern., Paralip., cap. 121.], con dire d'aver non poche segrete promesse che quella città poco potea stare a capitolare la resa. Ma ammutinati i suoi, gli misero le mani addosso, e legato il cacciarono in una nave, e se n'andarono tutti con lasciare sul campo una gran quantità d'arnesi e di grani, a cui il popolo di Salerno fece tosto, ma scioccamente, attaccare il fuoco, per paura che fosse finta la loro andata. Se n'andarono que' ladroni: male nondimeno per la Calabria, dove si ridussero; perciocchè non trovando quivi chi loro si opponesse, mentre i disattenti Greci lasciavano senza guarnigion quel paese, e regnava la divisione fra i popoli, tutta andò a sacco quella provincia. Erchemperto scrive che la Calabria a' suoi dì restava desolata, ut indiluvio. Per attestato nondimeno di quello storico e di Leone Ostiense, nel tornarsene i Saraceni suddetti in Africa, oppure in Sicilia, furono battuti da una sì fiera tempesta, che rimasero fracassate tutte le loro fuste. Stando intanto l'imperador Lodovico in Capua, ed informato che era morto Lamberto, soprannominato il Calvo, cioè uno di quei Lamberti che fuggirono da Spoleti, ardea di voglia di vendicarsi una volta diAdelgiso principedi Benevento, tenendosi assoluto dai giuramenti fatti. Cominciò pertanto a far dei preparamenti di guerra con disegno di passare a Benevento, ma senza palesarlo ad alcuno. Non dormiva Adelgiso; e siccome principe di non poca accortezza e provvidenza, da che vide tornare esso Augusto colle armi nella Campania, cominciò a premunirsi in casa e a cercar aiuti di fuori. L'Annalista bertiniano[Annales Franc. Bertiniani.]ci ha conservato le notizie seguenti. Cioè, trattò egli conBasilio imperadorde' Greci, affinchè spedisse in Italia una flotta in soccorso suo, promettendodi pagare a lui que' tributi che in addietro i duchi ossia principi di Benevento aveano pagato agl'imperadori francesi. Gustò Basilio questa proposizione, e non mancò d'allestire una forte squadra di navi, e di metterla in viaggio alla volta d'Italia. Attesta l'Anonimo salernitano[Anonym. Salernitan., Paralipo., cap. 122.]che l'Augusto Lodovico condusse l'armata sua fin sotto a Benevento; ma che que' cittadini intrepidamente corsero alla difesa, ed altro non ne riportò l'imperadore se non delle villanie, beffeggiandolo quel popolo dalle mura. Procedeva la lor baldanza dall'avviso certo che i Greci venivano in loro aiuto. Arrivò infatti ad Otranto la flotta spedita da Costantinopoli sotto il comando di un patrizio: nuova che ruppe tutte le misure prese dall'Augusto Lodovico, e gli fece conoscere per impossibile l'adempimento de' suoi desiderii. Affin dunque di uscire senza vergogna di questo impegno, fece segretamente intendere apapa Giovanni, che desiderava la di lui venuta al suo campo, suggerendogli di mostrare che spontaneamente egli si fosse mosso da Roma per riconciliare con esso lui Adelgiso, mediante l'intercessione sua; giacchè Lodovico s'era prima lasciato intendere, anzi avea giurato, che non si leverebbe mai di sotto a Benevento, finchè non l'avesse preso. Egregiamente soddisfece il papa a questa incumbenza con farsi mediatore ad ottenere il perdono dall'imperadore; e questi poco appresso ritiratosi colle sue genti, lasciò in pace la città di Benevento.Costantino Porfirogenneta[Constantinus Porphyrogenn., in Vit. Basilii.]ci racconta delle glorie favolose, allorchè scrive che per paura dell'armi greche il sultano de' Saraceni, abbandonato l'assedio di Benevento e di Capua, se ne tornò in Africa. Che vanto insussistente sia questo, si può raccogliere da quanto abbiam veduto finora. Ma possiam bene prestargli fede in parte, allorchè scrive che da lì innanzi que' principi conobberoper loro sovrano l'imperador greco: il che va inteso del solo Adelgiso principe di Benevento, e non già del principe di Salerno, nè dei conti di Capua. Certamente Adelgiso non si fidò più nè di Lodovico Augusto nè dei Franchi, dopo il bruttissimo giuoco che aveva lor fatto. Abbiamo da Andrea prete[Andreas Presbyter, in Chron., tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.], vivente in questi tempi, che nel mese di agosto,multae locustae advenerunt de vicentinis partibus in finibus brescianis, deinde in cremonensibus finibus, inde perrexerunt in laudenses partes, sive etiam in mediolanenses. Erant enim una pergentes, sicut Salomon dixit: Locustae regem non habent, sed per turmas ascendunt. Devastaverunt enim multa grana minuta milii vel pannici.Crederei che a quest'anno appartenesse quanto narra Giovanni Diacono[Johann. Diac., Vit. Episc. Neap. Par. II, tom. 1 Rer. Ital.]nella vita di Atanasio II vescovo di Napoli, con dire:Hujus temporibus tanta locustarum densitas in Campaniae partibus, et maxime in hoc parthenopensi territorio exorta est, ut non solum segetes, sed etiam arborum folia, et herbarum olera viderentur esse consumta.Merita anche d'esser saputo che in questo medesimo anno, secondo gli Annali di Fulda[Annales Francor. Fuldenses.], si provò lo stesso flagello in Germania; anzi tale fu esso, che non mai prima un simile ne fu veduto:Nam vermes, quasi locustae, quatuor pennis volantes, et sex pedes habentes, ab Oriente venerunt, et universam superficiem terrae instar nivis operuerunt, cunctaque in agris et in pratis viridia devastabant. Erunt autem ore lato, et extenso intestino, duosque habebunt dentes lapide duriores, quibus tenacissime arborum cortices corrodere valebant. Longitudo et crassitudo illarum quasi pollex viri. Tantaeque erant multitudinis, ut una hora diei centum jugera frugum prope urbem Monguntiam consumerent. Quando autem volabant, ita totum aerem perunius milliarii spatium velabant, ut splendor solis infra positus vix appareret. Quarum nonnullae in diversis locis occisae, spicas integras cum granis et aristis in se habuisse repertae sunt. Quibusdam vero ad Occidentem profectis, supervenerunt aliae, et per duorum mensium curricula paene quotidie suo volatu horribile cernentibus praebuere spectaculum.Aggiugne in fine questo autore, essersi anche raccontato che in Italia nel bresciano per tre notti era piovuto sangue: fole che si spacciavano e trovavano dappertutto dei compratori in que' secoli dell'ignoranza, ed ebbero anche credito ne' secoli della repubblica romana. Andrea prete, che allora visse in Lombardia, racconta veramente alcuni accidenti di quest'anno, che nel tempo di Pasqua per le foglie degli alberi parea che fosse piovuta terra; che una brina caduta a dì 4 di maggio nella pianura fece seccare i tralci delle viti; ma nulla seppe di quel sognato sangue. Era in questi tempiconte del sacro palazzo Eribaldo, costando ciò da uno strumento scritto nella città di Penna, allora ducato di Spoleti, non già nell'anno 874, come ha l'autore della Cronica Casauriense[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], ma bensì nel presente. Truovasi questo conte del sacro palazzo in altri atti sul fine dell'anno presente nel monistero casauriense. Colà ancora a solennizzare il santo Natale portò l'imperador Lodovico. In un placito tenuto da esso Eribaldo nel dì 24 dicembre si legge:Dum domnus Ludowicus gloriosus imperator de partibus Beneventi reverteretur, et venisset ad monisterium sanctae Trinitatis, quod est constructum in insula, quae dicitur Casa aurea.In quest'anno ancora è data una lettera[Baluz., Miscell., tom. 5.]diGiovanni VIII papaadAnnone vescovodi Frisinga, in cui gli raccomanda di spedire con sicurezza a Roma le rendite spettanti alla Chiesa romana in Germania, con aggiungere in fine:Precamur autem, ut optimum organum cum artifice, qui hocmoderari et facere ad omnem modulationis efficaciam possit ad istructionem musicae disiciplinae nobis aut deferas, aut cum eisdem reditibus mittas.Ecco come la fabbrica degli organi avea preso gran piede e credito in Germania. Ma non già penso io per questo, come altri ha creduto, che ora solamente Roma cominciasse ad aver organi nelle sue chiese.
Avea principalmente atteso nel verno di quest'anno l'imperador Lodovicoa far fabbricare ed arricchire il monastero di Casauria[Chron. Casauriens. P. II, tom. 2 Rer. Italic.]. Trovavasi egli tuttavia in Cività di Penna, o in quelle parti, nel marzo dell'anno presente, dove per via di cambio acquistò daGrimbaldo vescovodi Penna molte terrein insula Piscariae, ubi dicitur Casaurea. Lo strumento è scrittoanno imperii ejus XXIV, et secundo anno Supponis comitatus, XXV mensis martii per Indiction. VI. Passò poi nel mese di maggio esso Augusto a Capoa, dovepro totius romani imperii commoditatibus commorans, universisque fere tam ecclesiasticis quam saecularibus potentibus viris congregatis, augustatem atque solemnem curiam celebravit: sono parole della Cronica casauriense. E quivi in favore del suddetto monistero diede due diplomi, l'uno scrittoseptimo calendas junias, indictione sexta. Actum Capua. L'altropridie calendas junii. L'arrivo a Capua dell'Augusto Lodovico fu la salute di Salerno[Erchempertus, Hist., cap. 35.]. Immaginarono i Saraceni, fin allora ostinati nell'assedio di quella città, ch'egli potrebbe star poco a giugnerecolà colle sue armi, per fare i conti con loro. Perciò cominciarono a disporsi per la ritirata. Non la voleva intendere il re, ossia generale d'essiAbimelech[Anonymus Salern., Paralip., cap. 121.], con dire d'aver non poche segrete promesse che quella città poco potea stare a capitolare la resa. Ma ammutinati i suoi, gli misero le mani addosso, e legato il cacciarono in una nave, e se n'andarono tutti con lasciare sul campo una gran quantità d'arnesi e di grani, a cui il popolo di Salerno fece tosto, ma scioccamente, attaccare il fuoco, per paura che fosse finta la loro andata. Se n'andarono que' ladroni: male nondimeno per la Calabria, dove si ridussero; perciocchè non trovando quivi chi loro si opponesse, mentre i disattenti Greci lasciavano senza guarnigion quel paese, e regnava la divisione fra i popoli, tutta andò a sacco quella provincia. Erchemperto scrive che la Calabria a' suoi dì restava desolata, ut indiluvio. Per attestato nondimeno di quello storico e di Leone Ostiense, nel tornarsene i Saraceni suddetti in Africa, oppure in Sicilia, furono battuti da una sì fiera tempesta, che rimasero fracassate tutte le loro fuste. Stando intanto l'imperador Lodovico in Capua, ed informato che era morto Lamberto, soprannominato il Calvo, cioè uno di quei Lamberti che fuggirono da Spoleti, ardea di voglia di vendicarsi una volta diAdelgiso principedi Benevento, tenendosi assoluto dai giuramenti fatti. Cominciò pertanto a far dei preparamenti di guerra con disegno di passare a Benevento, ma senza palesarlo ad alcuno. Non dormiva Adelgiso; e siccome principe di non poca accortezza e provvidenza, da che vide tornare esso Augusto colle armi nella Campania, cominciò a premunirsi in casa e a cercar aiuti di fuori. L'Annalista bertiniano[Annales Franc. Bertiniani.]ci ha conservato le notizie seguenti. Cioè, trattò egli conBasilio imperadorde' Greci, affinchè spedisse in Italia una flotta in soccorso suo, promettendodi pagare a lui que' tributi che in addietro i duchi ossia principi di Benevento aveano pagato agl'imperadori francesi. Gustò Basilio questa proposizione, e non mancò d'allestire una forte squadra di navi, e di metterla in viaggio alla volta d'Italia. Attesta l'Anonimo salernitano[Anonym. Salernitan., Paralipo., cap. 122.]che l'Augusto Lodovico condusse l'armata sua fin sotto a Benevento; ma che que' cittadini intrepidamente corsero alla difesa, ed altro non ne riportò l'imperadore se non delle villanie, beffeggiandolo quel popolo dalle mura. Procedeva la lor baldanza dall'avviso certo che i Greci venivano in loro aiuto. Arrivò infatti ad Otranto la flotta spedita da Costantinopoli sotto il comando di un patrizio: nuova che ruppe tutte le misure prese dall'Augusto Lodovico, e gli fece conoscere per impossibile l'adempimento de' suoi desiderii. Affin dunque di uscire senza vergogna di questo impegno, fece segretamente intendere apapa Giovanni, che desiderava la di lui venuta al suo campo, suggerendogli di mostrare che spontaneamente egli si fosse mosso da Roma per riconciliare con esso lui Adelgiso, mediante l'intercessione sua; giacchè Lodovico s'era prima lasciato intendere, anzi avea giurato, che non si leverebbe mai di sotto a Benevento, finchè non l'avesse preso. Egregiamente soddisfece il papa a questa incumbenza con farsi mediatore ad ottenere il perdono dall'imperadore; e questi poco appresso ritiratosi colle sue genti, lasciò in pace la città di Benevento.
Costantino Porfirogenneta[Constantinus Porphyrogenn., in Vit. Basilii.]ci racconta delle glorie favolose, allorchè scrive che per paura dell'armi greche il sultano de' Saraceni, abbandonato l'assedio di Benevento e di Capua, se ne tornò in Africa. Che vanto insussistente sia questo, si può raccogliere da quanto abbiam veduto finora. Ma possiam bene prestargli fede in parte, allorchè scrive che da lì innanzi que' principi conobberoper loro sovrano l'imperador greco: il che va inteso del solo Adelgiso principe di Benevento, e non già del principe di Salerno, nè dei conti di Capua. Certamente Adelgiso non si fidò più nè di Lodovico Augusto nè dei Franchi, dopo il bruttissimo giuoco che aveva lor fatto. Abbiamo da Andrea prete[Andreas Presbyter, in Chron., tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.], vivente in questi tempi, che nel mese di agosto,multae locustae advenerunt de vicentinis partibus in finibus brescianis, deinde in cremonensibus finibus, inde perrexerunt in laudenses partes, sive etiam in mediolanenses. Erant enim una pergentes, sicut Salomon dixit: Locustae regem non habent, sed per turmas ascendunt. Devastaverunt enim multa grana minuta milii vel pannici.Crederei che a quest'anno appartenesse quanto narra Giovanni Diacono[Johann. Diac., Vit. Episc. Neap. Par. II, tom. 1 Rer. Ital.]nella vita di Atanasio II vescovo di Napoli, con dire:Hujus temporibus tanta locustarum densitas in Campaniae partibus, et maxime in hoc parthenopensi territorio exorta est, ut non solum segetes, sed etiam arborum folia, et herbarum olera viderentur esse consumta.Merita anche d'esser saputo che in questo medesimo anno, secondo gli Annali di Fulda[Annales Francor. Fuldenses.], si provò lo stesso flagello in Germania; anzi tale fu esso, che non mai prima un simile ne fu veduto:Nam vermes, quasi locustae, quatuor pennis volantes, et sex pedes habentes, ab Oriente venerunt, et universam superficiem terrae instar nivis operuerunt, cunctaque in agris et in pratis viridia devastabant. Erunt autem ore lato, et extenso intestino, duosque habebunt dentes lapide duriores, quibus tenacissime arborum cortices corrodere valebant. Longitudo et crassitudo illarum quasi pollex viri. Tantaeque erant multitudinis, ut una hora diei centum jugera frugum prope urbem Monguntiam consumerent. Quando autem volabant, ita totum aerem perunius milliarii spatium velabant, ut splendor solis infra positus vix appareret. Quarum nonnullae in diversis locis occisae, spicas integras cum granis et aristis in se habuisse repertae sunt. Quibusdam vero ad Occidentem profectis, supervenerunt aliae, et per duorum mensium curricula paene quotidie suo volatu horribile cernentibus praebuere spectaculum.Aggiugne in fine questo autore, essersi anche raccontato che in Italia nel bresciano per tre notti era piovuto sangue: fole che si spacciavano e trovavano dappertutto dei compratori in que' secoli dell'ignoranza, ed ebbero anche credito ne' secoli della repubblica romana. Andrea prete, che allora visse in Lombardia, racconta veramente alcuni accidenti di quest'anno, che nel tempo di Pasqua per le foglie degli alberi parea che fosse piovuta terra; che una brina caduta a dì 4 di maggio nella pianura fece seccare i tralci delle viti; ma nulla seppe di quel sognato sangue. Era in questi tempiconte del sacro palazzo Eribaldo, costando ciò da uno strumento scritto nella città di Penna, allora ducato di Spoleti, non già nell'anno 874, come ha l'autore della Cronica Casauriense[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], ma bensì nel presente. Truovasi questo conte del sacro palazzo in altri atti sul fine dell'anno presente nel monistero casauriense. Colà ancora a solennizzare il santo Natale portò l'imperador Lodovico. In un placito tenuto da esso Eribaldo nel dì 24 dicembre si legge:Dum domnus Ludowicus gloriosus imperator de partibus Beneventi reverteretur, et venisset ad monisterium sanctae Trinitatis, quod est constructum in insula, quae dicitur Casa aurea.In quest'anno ancora è data una lettera[Baluz., Miscell., tom. 5.]diGiovanni VIII papaadAnnone vescovodi Frisinga, in cui gli raccomanda di spedire con sicurezza a Roma le rendite spettanti alla Chiesa romana in Germania, con aggiungere in fine:Precamur autem, ut optimum organum cum artifice, qui hocmoderari et facere ad omnem modulationis efficaciam possit ad istructionem musicae disiciplinae nobis aut deferas, aut cum eisdem reditibus mittas.Ecco come la fabbrica degli organi avea preso gran piede e credito in Germania. Ma non già penso io per questo, come altri ha creduto, che ora solamente Roma cominciasse ad aver organi nelle sue chiese.