DCCCLXXIV

DCCCLXXIVAnno diCristoDCCCLXXIV. Indiz.VII.Giovanni VIIIpapa 3.Lodovico IIimp. 26, 25 e 20.Fermossi ancora nel verno di quest'anno l'imperador Lodovicoin Capua, dove l'accortissimo vescovo di quella cittàLandolfocon tal disinvoltura s'introdusse nell'animo di lui[Erchempertus, Hist. cap. 36.], che quasi non vedea esso Augusto per altri occhi che per quei di questo prelato; e peròipsum tertium in regno suo constituit. Volle prevalersi Landolfo di un sì favorevol vento, ed appoggiato alle raccomandazioni dell'imperadore, che mostrava tanto affetto a lui, e un cuore sì alieno dai Beneventani, cominciò a trattare con credibil calore che il papa costituisse il vescovo capuano metropolitano di tutta la provincia di Benevento. Ma non gli venne fatta.Giovanni VIIIprobabilmente conoscendo che un tal passo avrebbe portato delle conseguenze troppo nocive alla Sede apostolica, perchè i Beneventani irritati avrebbono potuto gittarsi in braccio ai Greci che aveano sottratto altre chiese in Calabria e Sicilia alla santa Sede, e non lascerebbono di fare lo stesso per quelle di Benevento, si guardò bene dall'acconsentire alle brame ambiziose del vescovo di Capua. Riuscì poi da lì quasi a cento anni tanto al vescovo capuano, quanto al beneventano di conseguir la dignità archiepiscopale. Ora l'Augusto Lodovico, dopo essere dimorato per lo spazio quasi di un anno in Capua, finalmente fu richiamato dai suoi affari in Lombardia. Lasciò in essacittà di Capua l'imperadriceAngilbergae la figliuolaErmengarda, e andossene a Ravenna, seco portando il corpo di san Germano vescovo di essa città di Capua, come attesta Leone Ostiense. Abbiamo nella Cronica casauriense[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]un suo diploma in favore del monistero di Casauria,dato tertio calendas majas, Indictione septima. Actum foris civitate Ravennae ad sanctum Apollinarem, anno imperii domni Ludovici serenissimi imperatoris vicesimo quinto.Anche il suddetto Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 39.]è testimonio che il medesimo Augusto, trovandosi nel monistero di santo Apollinare fuor di Ravenna, concedette un privilegio favorevole al monistero di Monte Casino. Colà son io d'avviso che andasse a trovarlo papa Giovanni per concerto fatto fra loro di abboccarsi amendue conLodovico redi Germania nel territorio di Verona. Ci assicura in fatti la Cronica di Fulda[Chron. Franc. Fuldense.], che esso re Lodovico, dopo essere stato verso la metà d'aprile a visitar per sua divozione il monistero di Fulda, tenne dipoi una dieta generale in Triburia presso Magonza.Inde in Italiam per Alpes Noricas transiens, cum Hludowico nepote suo, et Johanne romano pontifice, haud procul ab urbe Verona, colloquium habuit.Cosa si trattasse in quel congresso, nol dicono essi Annali. Probabilmente vi entrarono le pretensioni dell'imperador Lodovico sopra il regno della Lorena. Potrebbe anche dubitarsi che vi si parlasse di chi dovea succedere nel regno d'Italia e nell'imperio, giacchè Dio non avea dato prole maschile ad esso Augusto Lodovico. In quest'anno, tutto ansioso esso imperadore di sempre più nobilitare il suo favorito monistero casauriense, impetrò da papa Giovanni il sacro corpo di san Clemente I papa e martire, e fecelo trasportare colà con gran solennità: laonde col tempo cominciò ad essere appellato da alcuni il monisterodi san Clemente. Il cronista casauriense pretende che sotto papa Adriano II fosse fatta questa traslazione. Ma che ciò seguisse a' tempi di Giovanni VIII, lo persuadono i documenti spettanti nell'anno presente a quel monistero, dove l'imperador Lodovico cominciava a far menzione di questo sacro acquisto. In un privilegio di esso Augusto[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], datocalendis septembris, Indictione octava. Actum Olonna in curte imperiali, anno imperii domni Ludovici serenissimi imperatoris vicesimo quinto, cioè nel presente anno, nomina il tempio della santissima Trinitàin insula, quae Casa aurea vocitatur, ubi et almificum beatissimi pontificis et martyris Clementis corpus venerabiliter recondi fecimus. In un altro privilegio dato parimentein corte Olonna, delizioso palagio di villa non lungi da Pavia, dove molto godeva di far soggiorno questo imperadore, nel dì 15 d'ottobre egli conferma al monistero suddetto tutti i beni ad esso da lui donatisive infra romanam urbem, sive extra ipsam, seu etiam per totam Pentapolim, Tusciam et spoletinum ducatum, atque camerinum comitatum, necnon etiam firmanum, ascolinum, aprutinum, pinninum, seu teatinum territorium. Quivi miriamo distinto ilcontado di Camerino dal ducato di Spoleti. Contuttociò in un altro diploma, dato in quest'anno nel dì primo novembrein curte imperiali Olonna, egli torna a far menzione d'essi beni donatitam infra urbem Romam, quam extra ipsam romuleam urbem, per totam scilicet Campaniam, et per omnem Romaniam(oggidì Romagna),necnon et per ambos spoletanos ducatus, seu per totam Tusciam. Se erano due i ducati Spoletani, adunque d'un solo di Spoleti se n'erano già formati due; e l'uno d'essi fu appellato Marca di Camerino o di Fermo. In quest'ultimo documento ci fa lo stesso Augusto sapere di aver osservato un luogo atto agli usi monastici, chiamatoMonnello, distantem ferme duobus milibus ab urbemantuana, e di aver quivi fondato e dotato un monistero di monacipro animae nostrae remedio. Due altri diplomi d'esso Augusto, scritti parimente in corte Olonna nell'ottobre di quest'anno, si leggono nelle Antichità italiane[Antiquit. Italic., Dissert. XVI, pag. 935 et seq.].Non volle essere da meno dell'imperador suo consorte l'AugustaAngilberga, e prese anch'ella circa questi tempi a fabbricare in Piacenza un riguardevol monistero di sacre verginisub titulo dominicae resurrectionis, et in honore sanctorum martyrum Sexti, Fabiani, ec.[Idem, Dissert. VII, pag. 367.], dove poi pare che si facesse monaca, ma non professa,Ermengardafigliuola d'essi Augusti, come costa da una donazione fatta da essa nell'anno 890. Il tempo della fabbrica d'esso monistero si ricava da un diploma del suddetto imperadore dato incorte Olonnanel dì 15 d'ottobre dell'anno presente, con cui conferma la donazione dei beni a quel sacro luogo fatta da essa Angilberga. Il Locati[Locatus Hist. Placent.]e il Ripalta, scrittori piacentini, pretesero che la fondazione del suddetto monistero appellato poi di san Pietro, e divenuto uno dei più insigni della Lombardia, oggidì posseduto dai monaci benedettini, seguisse nell'anno 822, con error manifesto. Pretese poi Pietro Maria Campi[Camp., Istor. Eccl. di Piacenza all'ann. 852.]che l'imperadrice Angilberga desse principio a questa pia impresa nell'anno 852, con riferire a quell'anno un privilegio dell'imperador suo marito, dove dice che esso Augusto vuoleinfra muros placentinae urbis in honore sanctae resurrectionis monasterium unum sacrarum puellarum construere. Ma son chiaramente guaste le note cronologiche di quel diploma, che per altro è da me creduto documento legittimo. Veggasi un altro diploma d'esso Augusto, da me dato alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. XXVI, pag. 453.], dove sotto quest'anno si vide disegnata la fabbrica di quel monistero.Dimorò almeno per qualche parte del presente anno essa imperadrice Angilberga in Capua. Di tal congiuntura si prevalseLandolfo vescovodi quella città[Rubeus, Hist. Ravenn. lib. 5.], uomo che ordiva ogni dì delle nuove cabale, per far mettere in prigioneGuaiferio principedi Salerno, contuttochè poco dianzi questo vescovo gli avesse prestato giuramento di suggezione e fedeltà per la città di Capua, ch'egli signoreggiava anche nel temporale. Ma per questo non gli venne fatto ciò che egli andava macchinando; perciocchè Guaiferio aiutato dagli amici fu rimesso in libertà, con dare per suoi ostaggi i figliuoli di Landone, cioè Landone e Landenolfo, suoi parenti, i quali Angilberga, tornando in Lombardia, condusse seco, e lasciolli confinati in Ravenna. Mette poi Girolamo Rossi[Pagius, ad Annal. Baron.](seguitato in ciò dal padre Pagi[Baluz., Miscellan., tom. 5.]) un concilio tenuto in quest'anno dapapa Giovanniin Ravenna, dove fu dato fine ad una lite insorta fraOrsodoge di Venezia ePietropatriarca di Grado. Ma il Rossi, che ha preso questo fatto dalla cronica di Andrea Dandolo, non badò che quello storico fa menzione di questo fatto dopo la morte di Lodovico II imperadore. Però più tardi s'ha da allogar questo concilio. All'anno presente bensì appartiene una lettera scritta da papa Giovanni VIII allo stesso imperadore, e pubblicata dal Baluzio[Erchempertus, Hist. cap. 36.]. Dovea Lodovico aver fatta istanza al papa perchè si restituissero alla chiesa di Ravenna alcuni monisteri da essa pretesi, e allora posseduti dal romano pontefice. Ora con queste parole gli risponde papa Giovanni:Monasterium sanctae Mariae in Comaclo, quod Pomposia dicitur, et monasterium sancti Salvatoris in monte Feretri, aliudque monasterium, quod vocatur sancto Probo, atque colonos in territorio ferrariensi et adriensi, et Gallicata, et Faventillam, ravennatiarchiepiscopo non abstulimus; sed ea monasteria et loca ab antecessoribus nostris possessa reperientes possedimus, hactenusque jure nostro retinemus. Divenne col tempo uno de' più celebri monisteri d'Italia quello dellaPomposa, massimamente dappoichèUgo marchese d'Estel'arricchì di molti beni. Era in questi tempi arcivescovo di RavennaGiovanni, quel medesimo che fu condannato nel concilio romano nell'anno 861. E che tuttavia durasse poco buona armonia fra lui e papa Giovanni, si può raccogliere da un frammento d'altra lettera scritta da esso papa all'imperadrice Angilberga, in cui le dice[Baluz., Miscell. tom. 5.]:Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut factione ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus, qui excommunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam ingrederetur, et fidelium nostrorum res cum eis funditus raperet et devastaret, adeo ut claves civitatis Ravennae a vestarario nostro violenter subtraheret, et pro libitu suo, nescimus cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo (quod numquam factum fuisse recolitur) potestative concederet.Adunque i ministri della santa Sede comandavano in Ravenna, giacchè presso di loro stavano le chiavi di quella città.

Fermossi ancora nel verno di quest'anno l'imperador Lodovicoin Capua, dove l'accortissimo vescovo di quella cittàLandolfocon tal disinvoltura s'introdusse nell'animo di lui[Erchempertus, Hist. cap. 36.], che quasi non vedea esso Augusto per altri occhi che per quei di questo prelato; e peròipsum tertium in regno suo constituit. Volle prevalersi Landolfo di un sì favorevol vento, ed appoggiato alle raccomandazioni dell'imperadore, che mostrava tanto affetto a lui, e un cuore sì alieno dai Beneventani, cominciò a trattare con credibil calore che il papa costituisse il vescovo capuano metropolitano di tutta la provincia di Benevento. Ma non gli venne fatta.Giovanni VIIIprobabilmente conoscendo che un tal passo avrebbe portato delle conseguenze troppo nocive alla Sede apostolica, perchè i Beneventani irritati avrebbono potuto gittarsi in braccio ai Greci che aveano sottratto altre chiese in Calabria e Sicilia alla santa Sede, e non lascerebbono di fare lo stesso per quelle di Benevento, si guardò bene dall'acconsentire alle brame ambiziose del vescovo di Capua. Riuscì poi da lì quasi a cento anni tanto al vescovo capuano, quanto al beneventano di conseguir la dignità archiepiscopale. Ora l'Augusto Lodovico, dopo essere dimorato per lo spazio quasi di un anno in Capua, finalmente fu richiamato dai suoi affari in Lombardia. Lasciò in essacittà di Capua l'imperadriceAngilbergae la figliuolaErmengarda, e andossene a Ravenna, seco portando il corpo di san Germano vescovo di essa città di Capua, come attesta Leone Ostiense. Abbiamo nella Cronica casauriense[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]un suo diploma in favore del monistero di Casauria,dato tertio calendas majas, Indictione septima. Actum foris civitate Ravennae ad sanctum Apollinarem, anno imperii domni Ludovici serenissimi imperatoris vicesimo quinto.Anche il suddetto Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 39.]è testimonio che il medesimo Augusto, trovandosi nel monistero di santo Apollinare fuor di Ravenna, concedette un privilegio favorevole al monistero di Monte Casino. Colà son io d'avviso che andasse a trovarlo papa Giovanni per concerto fatto fra loro di abboccarsi amendue conLodovico redi Germania nel territorio di Verona. Ci assicura in fatti la Cronica di Fulda[Chron. Franc. Fuldense.], che esso re Lodovico, dopo essere stato verso la metà d'aprile a visitar per sua divozione il monistero di Fulda, tenne dipoi una dieta generale in Triburia presso Magonza.Inde in Italiam per Alpes Noricas transiens, cum Hludowico nepote suo, et Johanne romano pontifice, haud procul ab urbe Verona, colloquium habuit.Cosa si trattasse in quel congresso, nol dicono essi Annali. Probabilmente vi entrarono le pretensioni dell'imperador Lodovico sopra il regno della Lorena. Potrebbe anche dubitarsi che vi si parlasse di chi dovea succedere nel regno d'Italia e nell'imperio, giacchè Dio non avea dato prole maschile ad esso Augusto Lodovico. In quest'anno, tutto ansioso esso imperadore di sempre più nobilitare il suo favorito monistero casauriense, impetrò da papa Giovanni il sacro corpo di san Clemente I papa e martire, e fecelo trasportare colà con gran solennità: laonde col tempo cominciò ad essere appellato da alcuni il monisterodi san Clemente. Il cronista casauriense pretende che sotto papa Adriano II fosse fatta questa traslazione. Ma che ciò seguisse a' tempi di Giovanni VIII, lo persuadono i documenti spettanti nell'anno presente a quel monistero, dove l'imperador Lodovico cominciava a far menzione di questo sacro acquisto. In un privilegio di esso Augusto[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], datocalendis septembris, Indictione octava. Actum Olonna in curte imperiali, anno imperii domni Ludovici serenissimi imperatoris vicesimo quinto, cioè nel presente anno, nomina il tempio della santissima Trinitàin insula, quae Casa aurea vocitatur, ubi et almificum beatissimi pontificis et martyris Clementis corpus venerabiliter recondi fecimus. In un altro privilegio dato parimentein corte Olonna, delizioso palagio di villa non lungi da Pavia, dove molto godeva di far soggiorno questo imperadore, nel dì 15 d'ottobre egli conferma al monistero suddetto tutti i beni ad esso da lui donatisive infra romanam urbem, sive extra ipsam, seu etiam per totam Pentapolim, Tusciam et spoletinum ducatum, atque camerinum comitatum, necnon etiam firmanum, ascolinum, aprutinum, pinninum, seu teatinum territorium. Quivi miriamo distinto ilcontado di Camerino dal ducato di Spoleti. Contuttociò in un altro diploma, dato in quest'anno nel dì primo novembrein curte imperiali Olonna, egli torna a far menzione d'essi beni donatitam infra urbem Romam, quam extra ipsam romuleam urbem, per totam scilicet Campaniam, et per omnem Romaniam(oggidì Romagna),necnon et per ambos spoletanos ducatus, seu per totam Tusciam. Se erano due i ducati Spoletani, adunque d'un solo di Spoleti se n'erano già formati due; e l'uno d'essi fu appellato Marca di Camerino o di Fermo. In quest'ultimo documento ci fa lo stesso Augusto sapere di aver osservato un luogo atto agli usi monastici, chiamatoMonnello, distantem ferme duobus milibus ab urbemantuana, e di aver quivi fondato e dotato un monistero di monacipro animae nostrae remedio. Due altri diplomi d'esso Augusto, scritti parimente in corte Olonna nell'ottobre di quest'anno, si leggono nelle Antichità italiane[Antiquit. Italic., Dissert. XVI, pag. 935 et seq.].

Non volle essere da meno dell'imperador suo consorte l'AugustaAngilberga, e prese anch'ella circa questi tempi a fabbricare in Piacenza un riguardevol monistero di sacre verginisub titulo dominicae resurrectionis, et in honore sanctorum martyrum Sexti, Fabiani, ec.[Idem, Dissert. VII, pag. 367.], dove poi pare che si facesse monaca, ma non professa,Ermengardafigliuola d'essi Augusti, come costa da una donazione fatta da essa nell'anno 890. Il tempo della fabbrica d'esso monistero si ricava da un diploma del suddetto imperadore dato incorte Olonnanel dì 15 d'ottobre dell'anno presente, con cui conferma la donazione dei beni a quel sacro luogo fatta da essa Angilberga. Il Locati[Locatus Hist. Placent.]e il Ripalta, scrittori piacentini, pretesero che la fondazione del suddetto monistero appellato poi di san Pietro, e divenuto uno dei più insigni della Lombardia, oggidì posseduto dai monaci benedettini, seguisse nell'anno 822, con error manifesto. Pretese poi Pietro Maria Campi[Camp., Istor. Eccl. di Piacenza all'ann. 852.]che l'imperadrice Angilberga desse principio a questa pia impresa nell'anno 852, con riferire a quell'anno un privilegio dell'imperador suo marito, dove dice che esso Augusto vuoleinfra muros placentinae urbis in honore sanctae resurrectionis monasterium unum sacrarum puellarum construere. Ma son chiaramente guaste le note cronologiche di quel diploma, che per altro è da me creduto documento legittimo. Veggasi un altro diploma d'esso Augusto, da me dato alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. XXVI, pag. 453.], dove sotto quest'anno si vide disegnata la fabbrica di quel monistero.Dimorò almeno per qualche parte del presente anno essa imperadrice Angilberga in Capua. Di tal congiuntura si prevalseLandolfo vescovodi quella città[Rubeus, Hist. Ravenn. lib. 5.], uomo che ordiva ogni dì delle nuove cabale, per far mettere in prigioneGuaiferio principedi Salerno, contuttochè poco dianzi questo vescovo gli avesse prestato giuramento di suggezione e fedeltà per la città di Capua, ch'egli signoreggiava anche nel temporale. Ma per questo non gli venne fatto ciò che egli andava macchinando; perciocchè Guaiferio aiutato dagli amici fu rimesso in libertà, con dare per suoi ostaggi i figliuoli di Landone, cioè Landone e Landenolfo, suoi parenti, i quali Angilberga, tornando in Lombardia, condusse seco, e lasciolli confinati in Ravenna. Mette poi Girolamo Rossi[Pagius, ad Annal. Baron.](seguitato in ciò dal padre Pagi[Baluz., Miscellan., tom. 5.]) un concilio tenuto in quest'anno dapapa Giovanniin Ravenna, dove fu dato fine ad una lite insorta fraOrsodoge di Venezia ePietropatriarca di Grado. Ma il Rossi, che ha preso questo fatto dalla cronica di Andrea Dandolo, non badò che quello storico fa menzione di questo fatto dopo la morte di Lodovico II imperadore. Però più tardi s'ha da allogar questo concilio. All'anno presente bensì appartiene una lettera scritta da papa Giovanni VIII allo stesso imperadore, e pubblicata dal Baluzio[Erchempertus, Hist. cap. 36.]. Dovea Lodovico aver fatta istanza al papa perchè si restituissero alla chiesa di Ravenna alcuni monisteri da essa pretesi, e allora posseduti dal romano pontefice. Ora con queste parole gli risponde papa Giovanni:Monasterium sanctae Mariae in Comaclo, quod Pomposia dicitur, et monasterium sancti Salvatoris in monte Feretri, aliudque monasterium, quod vocatur sancto Probo, atque colonos in territorio ferrariensi et adriensi, et Gallicata, et Faventillam, ravennatiarchiepiscopo non abstulimus; sed ea monasteria et loca ab antecessoribus nostris possessa reperientes possedimus, hactenusque jure nostro retinemus. Divenne col tempo uno de' più celebri monisteri d'Italia quello dellaPomposa, massimamente dappoichèUgo marchese d'Estel'arricchì di molti beni. Era in questi tempi arcivescovo di RavennaGiovanni, quel medesimo che fu condannato nel concilio romano nell'anno 861. E che tuttavia durasse poco buona armonia fra lui e papa Giovanni, si può raccogliere da un frammento d'altra lettera scritta da esso papa all'imperadrice Angilberga, in cui le dice[Baluz., Miscell. tom. 5.]:Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut factione ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus, qui excommunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam ingrederetur, et fidelium nostrorum res cum eis funditus raperet et devastaret, adeo ut claves civitatis Ravennae a vestarario nostro violenter subtraheret, et pro libitu suo, nescimus cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo (quod numquam factum fuisse recolitur) potestative concederet.Adunque i ministri della santa Sede comandavano in Ravenna, giacchè presso di loro stavano le chiavi di quella città.


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