DCCCLXXXIII

DCCCLXXXIIIAnno diCristoDCCCLXXXIII. Indiz.I.Marinopapa 2.CarloilGrossoimperad. 3.Nell'anno presentepapa Marino, per quanto pretende il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccl.],perperam facta Johannis papae rescindens, fra l'altre cose rimise nel suo vescovatoFormoso vescovodi Porto, già condannato e deposto dapapa Giovanni. Confessa il porporato Annalista di non sapere i motivi per cui papa Giovanni condannasse Formoso, che ci vien dianzi dalla storia ecclesiastica rappresentato come personaggio di merito distinto. Ma s'egli ciò ignorava, non doveva già sì francamente tacciar d'ingiustizia l'atto d'esso papa Giovanni. Inoltre poteva egli informarsi dei reati dati al suddetto Formoso da quel pontefice, perchè esposti da lui in una lettera[Epist. 319 Johannis Papae VIII.]scritta ai vescovi della Gallia e Germania, che fu letta l'anno 876 nel concilio pontigonense. Se fossero questi sì o no ben fondati, se giusta la sentenza, non si può ora formarne giudizio. Possiam credere che neppure mancassero motivi apapa Marinoper assolverlo, o per fargli grazia.Veggasi Ausilio[Auxilius, de Sacr. Ordin., tom. 17 Biblioth. Patrum.]scrittore contemporaneo, che attesta la restituzion di Formoso, e solamente disapprova il giuramento da lui estorto di non tornare in sua vita nè a Roma nè al vescovato. Seguitava in tantoGuido ducadi Spoleti a nulla voler restituire del maltolto alla Chiesa romana; fors'anche alle iniquità passate ne aggiugneva delle nuove. Però papa Marino, dopo aver significata all'imperadorCarlo il Grossol'assunzione sua, istantemente il pregò di tornare in Italia per desiderio, anzi per necessità di abboccarsi con lui. Calò in Italia nel mese di maggio dell'anno presente esso Augusto, ed arrivato che fu a Mantova,Giovanni dogedi Venezia per mezzo dei suoi ambasciatori impetrò da lui la rinnovazione de' privilegii, come costa dal documento rapportato dal Dandolo nella sua Cronica[Dandul., in Chronico., tom. 12 Rer. Ital.]. Concede ancora al patriarca di Grado e a tutti i vescovi, chiese e monisteri della sua metropolijustitiam requirendam de suis rebus in annos legales, secundum quod Ravennas habet Ecclesia. Fu dato quel diplomaVI idus Incarnationis dominicae DCCCLXXXIII, Indictione I, anno vero imperii domni Caroli in Italia tertio, in Francia secundo. Actum Mantua. Fu determinato per luogo del congresso col papa l'insigne monistero di Nonantola, posto nel contado di Modena, cinque miglia lungi dalla città. Quivi, per attestato dell'Annalista freeriano[Annal. Franc. Fuldenses Freheri.], l'imperadorCarloaccolse con tutto onore il sommo ponteficeMarino, e concorsero colà varii magnati per ottener la conferma de' lor privilegii. Leggesi un suo diploma conceduto al monistero di Casauria[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]XII kalendas julii, anno Incarnationis dominicae DCCCLXXXIII, Indictione prima, anno vero piissimi imperatoris Caroli tertio. Actum ad monasterium, quod nuncupaturNonantula. Un altro dato nel medesimo giorno e luogo per la pieve di Varsio sul piacentino, si trova presso il Campi[Campi, Ist. Piacent., tom. 1.]. Un altro datoVIII kalendas juliiin favore del monistero di Farfa nello stesso luogo, viene accennato dal padre Mabillone[Mabill., Annales Benedict.]. E due altri in fine da me pubblicati[Antiq. Ital., Dissert. XXXIV et XLI.], l'uno datoIX kalendas junii, e l'altroII kalendas julii. Actum monasterio Nonantulas.E qui non vo' lasciar di dire avere il suddetto Campi dato alla luce un altro diploma d'esso Augusto in favore de' nobili di casa Rizzola Piacentini, scrittoXII kalendas martii anno ab Incarnatione dominica Domini nostri Jesu Christi DCCCLXXXIII, Indictione I, anno vero domni Caroli regni V, impera autem III. Actum Papiae.Altronde si conosce la falsità di quel documento, ma più chiaramente si raccoglie dalla data, certo essendo che nel febbraio di quest'anno Carlo Grasso era in Germania, e non già in Pavia.Quello che risultasse dal congresso tenuto in Nonantola dal papa e dall'imperadore, l'abbiamo dagli Annali che così ne parlano[Annales Francor. Fuldenses. Freheri.]:Ibi inter alia Wito comes Tuscianorum reus majestatis accusatur: quod ille profugus evasit.Dovea direcomes Spoletinorum, ovveroSpoletanorum, se non che altri antichi tennero l'Umbria per parte della Toscana. Tante dovettero essere le premure ed istanze di papa Marino, uniforme in ciò alle massime del suo predecessore, che l'Augusto Carlo mise al bando dell'imperio il suddettoGuido ducadi Spoleti. Vero o falso che fosse, noi sappiamo da Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 79.]ch'egli fu accusato di avere spedito i suoi messi all'imperador de' Greci, con trattato di ribellarsi all'imperador d'Occidente, a aver preso danari per effettuare questo pensiero. Aggiugne esso storico che Guido fu presodaCarlo III Augusto, e se non gli riusciva di scappare, vi andava il suo capo. Seguita poi a dire il suddetto Annalista:Sed tamen illa fuga totam italicam terram timore concussit: quia statim manu cum valida Gentilium de gente Mauritanorum foedera firmiter pepigit.Se Guido ricorse ai Mori ossia ai Saraceni, segno è ch'egli niuna alleanza avea dianzi intavolata coi Greci. Trovavasi in questi tempi alla corte dell'Augusto CarloBerengario ducadel Friuli, appellato da essi Annaliconsanguineus imperatoris, per le ragioni addotte di sopra all'anno 877. A questo principe fu data l'incumbenza di togliere il ducato di Spoleti a Guido, in cui favore dovea quel popolo aver prese le armi.Mittitur ad exspoliandum regnum Witonis.Ne prese egli una parte. Avrebbe fatto lo stesso del resto, se non fosse entrata nel suo esercito la peste: malore che si dilatò per l'Italia tutta, e giunse fino alla corte del medesimo imperadore. Per questa cagione fu obbligato Berengario a tornarsene indietro. Ma questa condanna ed esecuzione contra di Guido, per attestato degli Annali lambeciani[Annal. Fuldenses., Lambecii P. II, tom. 2 Rer. Italic.], si tirò dietro delle cattive conseguenze.Imperator(scrive quello storico)omne tempus aestivum mansit in Italia, animosque Optimatum regionis illius contra se concitavit.Fra questi probabilmente fuAdalberto ducae marchese di Toscana, perchè cognato di esso Guido.Nam Witonem, aliosque nonnullos exauctoravit, et beneficia, quae illi et patres et avi et atavi illorum tenuerant(il che fa vedere che i ducati, marchesati e comitati aveano già cominciato a prendere la forma de' feudi e a passar ne' figliuoli e nipoti)multo vilioribus dedit personis. Quod illi graviter ferentes, pari intentione contra illum rebellare disponunt, multo etiam plura, quam ante habuerant, sibi vindicantes.Che commozioni fossero queste, e quali effetti producessero, lotace la storia d'Italia. Tre diplomi di Carlo imperadore, dati alla luce dal padre Celestino[Celest., Istor. di Bergamo.], e poi ristampati dall'Ughelli[Ughell., tom. 4 Ital. Sacr. in Episcop. Bergam.]ci fan vedere questo imperatore inMurgola corte regiadel territorio di Bergamo nel dì 30 di luglio. Prima di Natale passò egli in Germania, per provvedere ai Normanni che più che mai devastavano la Lorena e la bassa Germania.

Nell'anno presentepapa Marino, per quanto pretende il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccl.],perperam facta Johannis papae rescindens, fra l'altre cose rimise nel suo vescovatoFormoso vescovodi Porto, già condannato e deposto dapapa Giovanni. Confessa il porporato Annalista di non sapere i motivi per cui papa Giovanni condannasse Formoso, che ci vien dianzi dalla storia ecclesiastica rappresentato come personaggio di merito distinto. Ma s'egli ciò ignorava, non doveva già sì francamente tacciar d'ingiustizia l'atto d'esso papa Giovanni. Inoltre poteva egli informarsi dei reati dati al suddetto Formoso da quel pontefice, perchè esposti da lui in una lettera[Epist. 319 Johannis Papae VIII.]scritta ai vescovi della Gallia e Germania, che fu letta l'anno 876 nel concilio pontigonense. Se fossero questi sì o no ben fondati, se giusta la sentenza, non si può ora formarne giudizio. Possiam credere che neppure mancassero motivi apapa Marinoper assolverlo, o per fargli grazia.Veggasi Ausilio[Auxilius, de Sacr. Ordin., tom. 17 Biblioth. Patrum.]scrittore contemporaneo, che attesta la restituzion di Formoso, e solamente disapprova il giuramento da lui estorto di non tornare in sua vita nè a Roma nè al vescovato. Seguitava in tantoGuido ducadi Spoleti a nulla voler restituire del maltolto alla Chiesa romana; fors'anche alle iniquità passate ne aggiugneva delle nuove. Però papa Marino, dopo aver significata all'imperadorCarlo il Grossol'assunzione sua, istantemente il pregò di tornare in Italia per desiderio, anzi per necessità di abboccarsi con lui. Calò in Italia nel mese di maggio dell'anno presente esso Augusto, ed arrivato che fu a Mantova,Giovanni dogedi Venezia per mezzo dei suoi ambasciatori impetrò da lui la rinnovazione de' privilegii, come costa dal documento rapportato dal Dandolo nella sua Cronica[Dandul., in Chronico., tom. 12 Rer. Ital.]. Concede ancora al patriarca di Grado e a tutti i vescovi, chiese e monisteri della sua metropolijustitiam requirendam de suis rebus in annos legales, secundum quod Ravennas habet Ecclesia. Fu dato quel diplomaVI idus Incarnationis dominicae DCCCLXXXIII, Indictione I, anno vero imperii domni Caroli in Italia tertio, in Francia secundo. Actum Mantua. Fu determinato per luogo del congresso col papa l'insigne monistero di Nonantola, posto nel contado di Modena, cinque miglia lungi dalla città. Quivi, per attestato dell'Annalista freeriano[Annal. Franc. Fuldenses Freheri.], l'imperadorCarloaccolse con tutto onore il sommo ponteficeMarino, e concorsero colà varii magnati per ottener la conferma de' lor privilegii. Leggesi un suo diploma conceduto al monistero di Casauria[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]XII kalendas julii, anno Incarnationis dominicae DCCCLXXXIII, Indictione prima, anno vero piissimi imperatoris Caroli tertio. Actum ad monasterium, quod nuncupaturNonantula. Un altro dato nel medesimo giorno e luogo per la pieve di Varsio sul piacentino, si trova presso il Campi[Campi, Ist. Piacent., tom. 1.]. Un altro datoVIII kalendas juliiin favore del monistero di Farfa nello stesso luogo, viene accennato dal padre Mabillone[Mabill., Annales Benedict.]. E due altri in fine da me pubblicati[Antiq. Ital., Dissert. XXXIV et XLI.], l'uno datoIX kalendas junii, e l'altroII kalendas julii. Actum monasterio Nonantulas.E qui non vo' lasciar di dire avere il suddetto Campi dato alla luce un altro diploma d'esso Augusto in favore de' nobili di casa Rizzola Piacentini, scrittoXII kalendas martii anno ab Incarnatione dominica Domini nostri Jesu Christi DCCCLXXXIII, Indictione I, anno vero domni Caroli regni V, impera autem III. Actum Papiae.Altronde si conosce la falsità di quel documento, ma più chiaramente si raccoglie dalla data, certo essendo che nel febbraio di quest'anno Carlo Grasso era in Germania, e non già in Pavia.

Quello che risultasse dal congresso tenuto in Nonantola dal papa e dall'imperadore, l'abbiamo dagli Annali che così ne parlano[Annales Francor. Fuldenses. Freheri.]:Ibi inter alia Wito comes Tuscianorum reus majestatis accusatur: quod ille profugus evasit.Dovea direcomes Spoletinorum, ovveroSpoletanorum, se non che altri antichi tennero l'Umbria per parte della Toscana. Tante dovettero essere le premure ed istanze di papa Marino, uniforme in ciò alle massime del suo predecessore, che l'Augusto Carlo mise al bando dell'imperio il suddettoGuido ducadi Spoleti. Vero o falso che fosse, noi sappiamo da Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 79.]ch'egli fu accusato di avere spedito i suoi messi all'imperador de' Greci, con trattato di ribellarsi all'imperador d'Occidente, a aver preso danari per effettuare questo pensiero. Aggiugne esso storico che Guido fu presodaCarlo III Augusto, e se non gli riusciva di scappare, vi andava il suo capo. Seguita poi a dire il suddetto Annalista:Sed tamen illa fuga totam italicam terram timore concussit: quia statim manu cum valida Gentilium de gente Mauritanorum foedera firmiter pepigit.Se Guido ricorse ai Mori ossia ai Saraceni, segno è ch'egli niuna alleanza avea dianzi intavolata coi Greci. Trovavasi in questi tempi alla corte dell'Augusto CarloBerengario ducadel Friuli, appellato da essi Annaliconsanguineus imperatoris, per le ragioni addotte di sopra all'anno 877. A questo principe fu data l'incumbenza di togliere il ducato di Spoleti a Guido, in cui favore dovea quel popolo aver prese le armi.Mittitur ad exspoliandum regnum Witonis.Ne prese egli una parte. Avrebbe fatto lo stesso del resto, se non fosse entrata nel suo esercito la peste: malore che si dilatò per l'Italia tutta, e giunse fino alla corte del medesimo imperadore. Per questa cagione fu obbligato Berengario a tornarsene indietro. Ma questa condanna ed esecuzione contra di Guido, per attestato degli Annali lambeciani[Annal. Fuldenses., Lambecii P. II, tom. 2 Rer. Italic.], si tirò dietro delle cattive conseguenze.Imperator(scrive quello storico)omne tempus aestivum mansit in Italia, animosque Optimatum regionis illius contra se concitavit.Fra questi probabilmente fuAdalberto ducae marchese di Toscana, perchè cognato di esso Guido.Nam Witonem, aliosque nonnullos exauctoravit, et beneficia, quae illi et patres et avi et atavi illorum tenuerant(il che fa vedere che i ducati, marchesati e comitati aveano già cominciato a prendere la forma de' feudi e a passar ne' figliuoli e nipoti)multo vilioribus dedit personis. Quod illi graviter ferentes, pari intentione contra illum rebellare disponunt, multo etiam plura, quam ante habuerant, sibi vindicantes.Che commozioni fossero queste, e quali effetti producessero, lotace la storia d'Italia. Tre diplomi di Carlo imperadore, dati alla luce dal padre Celestino[Celest., Istor. di Bergamo.], e poi ristampati dall'Ughelli[Ughell., tom. 4 Ital. Sacr. in Episcop. Bergam.]ci fan vedere questo imperatore inMurgola corte regiadel territorio di Bergamo nel dì 30 di luglio. Prima di Natale passò egli in Germania, per provvedere ai Normanni che più che mai devastavano la Lorena e la bassa Germania.


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