DCCCLXXXIV

DCCCLXXXIVAnno diCristoDCCCLXXXIV. Indiz.II.AdrianoIII papa 1.CarloilGrossoimperad. 4.Terminò colla vita il suo breve pontificatopapa Marinonell'anno corrente, probabilmente nel mese di maggio. Gli fu immantinente sostituitoAdriano III, di nazione romano. Questi, per attestato di Martin Polacco[Martin. Polonus, in Chronico.], di Tolomeo da Lucca[Ptolomaeus Lucensis, Hist. Eccl. tom. 11 Rer. Ital.], del Platina[Platina, Vit. Pontif. Roman.]e di altri autori, fece un decreto,che l'imperadore non s'intromettesse nell'elezion dei papi. Giudicò il padre Pagi[Pagius, Crit. Annal. Baron.]vero un tal atto, e che il cardinal Baronio credesse meglio di tacerlo. L'Eccardo il tiene all'incontro per una mera impostura. Ne dubito forte anch'io. L'elezione del romano pontefice s'era per tanti secoli addietro lasciata sempre in libertà del clero e popolo romano. Gl'imperadori occidentali, coll'esempio de' precedenti greci Augusti, solamente pretesero e stabilirono che si dovesse comunicar loro l'elezionefatta; e prima che da' messi imperiali non fosse portata la approvazion dell'eletto, era vietato il consecrarlo. Però il Sigonio ben informato di quest'uso[Sigonius, de Regno Ital., lib. 5.], nè apparendo che si fosse alterata la libertà dell'elezione, cambiò i termini delpreteso decreto, in vece dieleggerescrivendoconsecrare.Ut pontifex designatus consecrari sine praesentia regis, aut legatorum ejus possit.Martino Polacco, il primo a parlarne, ha solamente:Hic constituit ut imperator non intromitteret se de electione.Qui si parla in generale dell'elezione d'ogni vescovo, e non dell'elezione de' soli papi. Qualche testo nondimeno, creduto dal Panvinio, ma senza fondamento, di Guglielmo bibliotecario, hade electione domini papae. Quando anche Adriano III avesse formato un tal decreto, bene avrebbe fatto, nè sarebbe restato giusto titolo all'imperadore di dolersene, stante la libertà delleelezionifin qui lasciata al clero e popolo. Nè questo toglieva agli Augusti l'altro loro diritto (io non cerco, se legittimo o illegittimo) di voler sospesa laconsecrazione, finchè venisse il loro consentimento. Ma intanto mancando a noi più antiche ed autentiche pruove d'esso decreto, più sicuro è il sospenderne la credenza. Aggiugne il Sigonio[Sigonius, de Regno Italicae, lib. 5.]un altro decreto di questo medesimo pontefice, fatto ad istanza de' principi d'Italia:Ut moriente rege Crasso sine filiis, regnum italicis principibus una cum titulo imperii traderetur.Ma questo decreto, giacchè niun degli antichi scrittori ne ha parlato, si può francamente tenere per una mera immaginazion di qualche scrittore degli ultimi secoli, veduto dal Sigonio: quantunque sia verisimile che i principi italiani, all'osservar privo di figliuoli l'imperadorCarlo il Grosso, seriamente pensassero ai loro vantaggi. Intanto esso Augusto se ne stava in Germania, occupato dal meditar le maniere di reprimere i Normanni che or qua or là portavano la strage e la desolazione, senza però abbandonar la cura dell'Italia, dove destinò le milizie bavaresi per andar contro al ribelloGuido ducadi Spoleti.Edictum est(scrive l'Annalista freeriano)Baiovvarios ad Italiam contra Witonem belligera manuproficisci[Annales Fuldenses Freheri.]. Furono in più luoghi sconfitti dalle truppe cristiane i Normanni, e Carlo Augusto, dopo aver dato sesto ai suoi affari in Germania, specialmente quetate le turbolenze mosse daZventeboldo re, ossia duca della Moravia, verso il fine dell'anno se ne tornò in Italia, e prosperamente celebrò il santo giorno del Natale in Pavia. Non si sa che il bandito e fuggito duca di Spoleti Guido veramente si valesse dell'armi de' Saraceni, e men di quelle de' Greci, per danneggiar le terre de' Cristiani. Attese egli piuttosto a placar l'animo dell'imperadore Carlo con fargli rappresentar le sue ragioni e giustificazioni. Tanto in fatti si maneggiò, che fu rimesso in sua grazia. Così parlano di Carlo Augusto gli Annali del Lambecio[Annales Fuldenses Lambecii.]:Inde in Italiam profectus, cum Witone et ceteris, quorum animos anno priore offenderat, pacificatur.Sul principio di dicembre[Chronic., de Gestis Normann.]trovandosiCarlomannore di Francia, ossia della Gallia, a caccia, da un cinghiale, oppure da una delle sue guardie, che l'aiutava ad uccidere quella fiera, involontariamente ferito, miseramente cessò di vivere, con lasciar dopo di sè un figliuolo solo di età di quattro anni, appellato dagli storiciCarlo il Semplice, la cui legittima origine è messa in dubbio. Fu gran dibattimento fra i baroni del regno intorno all'accettare e dichiarar re questo fanciullo, incapace allora di comando, oppure di dare il regno all'imperadorCarlo il Grosso; giacchè in questi due s'era ridotta la schiatta maschile di Carlo Magno. Solamente nell'anno venturo si venne alla risoluzion di questo dubbio[Regino, in Chronico.]. Ma non sì tosto pervenne ai Normanni la nuova della morte di quel re, che, senza badare ai giuramenti fatti, ruppero la pace, e cominciarono ad infierir come prima contra de' popoli della Gallia.Aveva accennato Cosimo dellaRena[Rena, Serie de' duchi della Toscana, p. 119.]uno strumento scrittoregnante domno nostro Carolo, divina favente clementia, imperatore augusto, anno imperii ejus quarto sexto kalendas junii, Indictione secunda. Actum Lucae: cioè nel dì 27 di maggio dell'anno presente. Intero io l'ho dipoi pubblicato[Antichità Estensi P. I. cap. 22.]. Contiene essa carta una donazione fatta daAdalberto marchesee duca di Toscana ad una chiesa da lui fondata presso al fiume Magra nella Lunigiana sotto il castello dell'Aulla: carta molto importante, perchè ci dà a conoscere chiaramente i genitori e i figliuoli di questo principe. Egli è chiamatoAdalbertus in Dei nomine comes et marchio, filius bonae memoriae Bonifacii comitis, che noi trovammo all'anno 823 ed 828 conte di Lucca e marchese probabilmente ossia duca della Toscana. Fa Adalberto quella donazione per l'anima sua e diBonifaziosuo padre,et etiam pro salute bonae memoriae Bertae genitricis meae, sive pro salute animae Rotildis dilectae conjugis meae, che di sopra abbiam veduto sorella diGuido ducadi Spoleti;seu et pro anima Anonsuatae olim conjugis meae, aut pro salute animabus filiorum meorum. Due sono i figliuoli che sottoscrivono la donazione con queste parole:Signo manus Adalberti comitis, filio suprascripti Adalberti comitis et marchionis. Signo manus Bonifacii ipsius filii Adalberti. E si noti che già il giovaneAdalbertos'intitolavaconte: segno che egli godeva il governo di qualche città. Vedremo, andando innanzi, i forti motivi di credere discendente da questi Adalberti duchi e marchesi di Toscana la nobilissima casa d'Este. Dopo il principato di tre anni fu nel presente annoRadelchi II, ossiaRadelgiso principedi Benevento cacciato dal trono, e sustituito in suo luogoAionesuo fratello, correndo il mese d'ottobre[Lupus Protospata, in Chron. Erchemp., Hist., cap. 48 et 51.]. Circa questi tempi trovandosi l'armata de' Greci inCalabria all'assedio di santa Severina, per soccorrere quel castello, accorsero a folla da Agropoli e dal Garigliano i Saraceni; ma i Greci valorosamente affrontatisi con costoro, li misero tutti a fil di spada. Dopo di che s'impadronirono di santa Severina e di Amantea, nidi in addietro dei Mori. Fanno menzione di questa vittoria Costantino Porfirogenneto[Constantinus Porphyrogenn. in Vit. Basilii.]e Cedreno[Cedren., in Annal. ad Niceph. Phoc.], con dire che generale dei Greci fu a quell'impresaNiceforo Focapatrizio, avolo diNiceforo Foca, che fu poi imperadore d'Oriente. Inoltre aggiugne esso Costantino, che presero la città di Tropea e forzarono i Mori a contenersi nella Sicilia. Fu ancora in questi, siccome ne' precedenti tempi, cheAtanasio II vescovoe duca di Napoli (personaggio indegno del nome di cristiano, non che di vescovo, perchè più che mai collegato coi Saraceni nemici del nome cristiano, e fecondo di frodi e d'inganni) recò immensi danni alla città di Capoa e al suo territorio. Moriva egli di voglia di sottomettere al suo dominio quella città, e tentò più volte di sorprenderla. Ma non gli venne fatto. Intanto mancò di vitaLandoneil vecchio, conte ossia principe di quella città, e gli succedetteLandenolfosuo fratello. Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chronic., lib. 1, cap. 44.], seguitato in ciò dal cardinal Baronio[Baron., Annales Eccl.], mette sotto quest'anno la desolazion dell'insigne monistero di monte Casino, preso dai Saraceni dimoranti al Garigliano, dove presso all'altare di san Martino trucidaronoBertarioabbate di quel sacro luogo:Pridie nonas septembris anno Incarnationis dominicae DCCCLXXXIV, Indictione secunda. Anche il testo di Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 61.]ha l'anno 884. Contuttociò temo io forte che non in quest'anno, ma nell'anno 883 toccasse la suddetta gran calamità a monte Casino, perchè l'indizione seconda, secondo l'uso piùcomune d'allora, cominciava nel settembre dell'anno precedente. Oltre di che, per attestato di Angelo della Noce[De Nuce, in Notis ad Chronic. Leon. Ostiens.], si truovano documenti d'Angelario abbate, successor di Bertario, scritti nel maggio di quest'anno, corrente l'indizione seconda. Finalmente nella Cronica dell'Anonimo salernitano[Anonym. Salern., Paralip., cap. 136.], da me data alla luce, si legge distrutto quel monistero nell'anno 883 e non già nel susseguente. Questo autore copiò Erchemperto, e di molto precedette Leone Marsicano.

Terminò colla vita il suo breve pontificatopapa Marinonell'anno corrente, probabilmente nel mese di maggio. Gli fu immantinente sostituitoAdriano III, di nazione romano. Questi, per attestato di Martin Polacco[Martin. Polonus, in Chronico.], di Tolomeo da Lucca[Ptolomaeus Lucensis, Hist. Eccl. tom. 11 Rer. Ital.], del Platina[Platina, Vit. Pontif. Roman.]e di altri autori, fece un decreto,che l'imperadore non s'intromettesse nell'elezion dei papi. Giudicò il padre Pagi[Pagius, Crit. Annal. Baron.]vero un tal atto, e che il cardinal Baronio credesse meglio di tacerlo. L'Eccardo il tiene all'incontro per una mera impostura. Ne dubito forte anch'io. L'elezione del romano pontefice s'era per tanti secoli addietro lasciata sempre in libertà del clero e popolo romano. Gl'imperadori occidentali, coll'esempio de' precedenti greci Augusti, solamente pretesero e stabilirono che si dovesse comunicar loro l'elezionefatta; e prima che da' messi imperiali non fosse portata la approvazion dell'eletto, era vietato il consecrarlo. Però il Sigonio ben informato di quest'uso[Sigonius, de Regno Ital., lib. 5.], nè apparendo che si fosse alterata la libertà dell'elezione, cambiò i termini delpreteso decreto, in vece dieleggerescrivendoconsecrare.Ut pontifex designatus consecrari sine praesentia regis, aut legatorum ejus possit.Martino Polacco, il primo a parlarne, ha solamente:Hic constituit ut imperator non intromitteret se de electione.Qui si parla in generale dell'elezione d'ogni vescovo, e non dell'elezione de' soli papi. Qualche testo nondimeno, creduto dal Panvinio, ma senza fondamento, di Guglielmo bibliotecario, hade electione domini papae. Quando anche Adriano III avesse formato un tal decreto, bene avrebbe fatto, nè sarebbe restato giusto titolo all'imperadore di dolersene, stante la libertà delleelezionifin qui lasciata al clero e popolo. Nè questo toglieva agli Augusti l'altro loro diritto (io non cerco, se legittimo o illegittimo) di voler sospesa laconsecrazione, finchè venisse il loro consentimento. Ma intanto mancando a noi più antiche ed autentiche pruove d'esso decreto, più sicuro è il sospenderne la credenza. Aggiugne il Sigonio[Sigonius, de Regno Italicae, lib. 5.]un altro decreto di questo medesimo pontefice, fatto ad istanza de' principi d'Italia:Ut moriente rege Crasso sine filiis, regnum italicis principibus una cum titulo imperii traderetur.Ma questo decreto, giacchè niun degli antichi scrittori ne ha parlato, si può francamente tenere per una mera immaginazion di qualche scrittore degli ultimi secoli, veduto dal Sigonio: quantunque sia verisimile che i principi italiani, all'osservar privo di figliuoli l'imperadorCarlo il Grosso, seriamente pensassero ai loro vantaggi. Intanto esso Augusto se ne stava in Germania, occupato dal meditar le maniere di reprimere i Normanni che or qua or là portavano la strage e la desolazione, senza però abbandonar la cura dell'Italia, dove destinò le milizie bavaresi per andar contro al ribelloGuido ducadi Spoleti.Edictum est(scrive l'Annalista freeriano)Baiovvarios ad Italiam contra Witonem belligera manuproficisci[Annales Fuldenses Freheri.]. Furono in più luoghi sconfitti dalle truppe cristiane i Normanni, e Carlo Augusto, dopo aver dato sesto ai suoi affari in Germania, specialmente quetate le turbolenze mosse daZventeboldo re, ossia duca della Moravia, verso il fine dell'anno se ne tornò in Italia, e prosperamente celebrò il santo giorno del Natale in Pavia. Non si sa che il bandito e fuggito duca di Spoleti Guido veramente si valesse dell'armi de' Saraceni, e men di quelle de' Greci, per danneggiar le terre de' Cristiani. Attese egli piuttosto a placar l'animo dell'imperadore Carlo con fargli rappresentar le sue ragioni e giustificazioni. Tanto in fatti si maneggiò, che fu rimesso in sua grazia. Così parlano di Carlo Augusto gli Annali del Lambecio[Annales Fuldenses Lambecii.]:Inde in Italiam profectus, cum Witone et ceteris, quorum animos anno priore offenderat, pacificatur.Sul principio di dicembre[Chronic., de Gestis Normann.]trovandosiCarlomannore di Francia, ossia della Gallia, a caccia, da un cinghiale, oppure da una delle sue guardie, che l'aiutava ad uccidere quella fiera, involontariamente ferito, miseramente cessò di vivere, con lasciar dopo di sè un figliuolo solo di età di quattro anni, appellato dagli storiciCarlo il Semplice, la cui legittima origine è messa in dubbio. Fu gran dibattimento fra i baroni del regno intorno all'accettare e dichiarar re questo fanciullo, incapace allora di comando, oppure di dare il regno all'imperadorCarlo il Grosso; giacchè in questi due s'era ridotta la schiatta maschile di Carlo Magno. Solamente nell'anno venturo si venne alla risoluzion di questo dubbio[Regino, in Chronico.]. Ma non sì tosto pervenne ai Normanni la nuova della morte di quel re, che, senza badare ai giuramenti fatti, ruppero la pace, e cominciarono ad infierir come prima contra de' popoli della Gallia.

Aveva accennato Cosimo dellaRena[Rena, Serie de' duchi della Toscana, p. 119.]uno strumento scrittoregnante domno nostro Carolo, divina favente clementia, imperatore augusto, anno imperii ejus quarto sexto kalendas junii, Indictione secunda. Actum Lucae: cioè nel dì 27 di maggio dell'anno presente. Intero io l'ho dipoi pubblicato[Antichità Estensi P. I. cap. 22.]. Contiene essa carta una donazione fatta daAdalberto marchesee duca di Toscana ad una chiesa da lui fondata presso al fiume Magra nella Lunigiana sotto il castello dell'Aulla: carta molto importante, perchè ci dà a conoscere chiaramente i genitori e i figliuoli di questo principe. Egli è chiamatoAdalbertus in Dei nomine comes et marchio, filius bonae memoriae Bonifacii comitis, che noi trovammo all'anno 823 ed 828 conte di Lucca e marchese probabilmente ossia duca della Toscana. Fa Adalberto quella donazione per l'anima sua e diBonifaziosuo padre,et etiam pro salute bonae memoriae Bertae genitricis meae, sive pro salute animae Rotildis dilectae conjugis meae, che di sopra abbiam veduto sorella diGuido ducadi Spoleti;seu et pro anima Anonsuatae olim conjugis meae, aut pro salute animabus filiorum meorum. Due sono i figliuoli che sottoscrivono la donazione con queste parole:Signo manus Adalberti comitis, filio suprascripti Adalberti comitis et marchionis. Signo manus Bonifacii ipsius filii Adalberti. E si noti che già il giovaneAdalbertos'intitolavaconte: segno che egli godeva il governo di qualche città. Vedremo, andando innanzi, i forti motivi di credere discendente da questi Adalberti duchi e marchesi di Toscana la nobilissima casa d'Este. Dopo il principato di tre anni fu nel presente annoRadelchi II, ossiaRadelgiso principedi Benevento cacciato dal trono, e sustituito in suo luogoAionesuo fratello, correndo il mese d'ottobre[Lupus Protospata, in Chron. Erchemp., Hist., cap. 48 et 51.]. Circa questi tempi trovandosi l'armata de' Greci inCalabria all'assedio di santa Severina, per soccorrere quel castello, accorsero a folla da Agropoli e dal Garigliano i Saraceni; ma i Greci valorosamente affrontatisi con costoro, li misero tutti a fil di spada. Dopo di che s'impadronirono di santa Severina e di Amantea, nidi in addietro dei Mori. Fanno menzione di questa vittoria Costantino Porfirogenneto[Constantinus Porphyrogenn. in Vit. Basilii.]e Cedreno[Cedren., in Annal. ad Niceph. Phoc.], con dire che generale dei Greci fu a quell'impresaNiceforo Focapatrizio, avolo diNiceforo Foca, che fu poi imperadore d'Oriente. Inoltre aggiugne esso Costantino, che presero la città di Tropea e forzarono i Mori a contenersi nella Sicilia. Fu ancora in questi, siccome ne' precedenti tempi, cheAtanasio II vescovoe duca di Napoli (personaggio indegno del nome di cristiano, non che di vescovo, perchè più che mai collegato coi Saraceni nemici del nome cristiano, e fecondo di frodi e d'inganni) recò immensi danni alla città di Capoa e al suo territorio. Moriva egli di voglia di sottomettere al suo dominio quella città, e tentò più volte di sorprenderla. Ma non gli venne fatto. Intanto mancò di vitaLandoneil vecchio, conte ossia principe di quella città, e gli succedetteLandenolfosuo fratello. Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chronic., lib. 1, cap. 44.], seguitato in ciò dal cardinal Baronio[Baron., Annales Eccl.], mette sotto quest'anno la desolazion dell'insigne monistero di monte Casino, preso dai Saraceni dimoranti al Garigliano, dove presso all'altare di san Martino trucidaronoBertarioabbate di quel sacro luogo:Pridie nonas septembris anno Incarnationis dominicae DCCCLXXXIV, Indictione secunda. Anche il testo di Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 61.]ha l'anno 884. Contuttociò temo io forte che non in quest'anno, ma nell'anno 883 toccasse la suddetta gran calamità a monte Casino, perchè l'indizione seconda, secondo l'uso piùcomune d'allora, cominciava nel settembre dell'anno precedente. Oltre di che, per attestato di Angelo della Noce[De Nuce, in Notis ad Chronic. Leon. Ostiens.], si truovano documenti d'Angelario abbate, successor di Bertario, scritti nel maggio di quest'anno, corrente l'indizione seconda. Finalmente nella Cronica dell'Anonimo salernitano[Anonym. Salern., Paralip., cap. 136.], da me data alla luce, si legge distrutto quel monistero nell'anno 883 e non già nel susseguente. Questo autore copiò Erchemperto, e di molto precedette Leone Marsicano.


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