DCCCLXXXV

DCCCLXXXVAnno diCristoDCCCLXXXV. Indiz.III.StefanoV papa 1.CarloilGrossoimperad. 5.Restò decisa in quest'anno la controversia insorta fra i primati della Gallia, a chi dovesse consegnarsi il governo di quella monarchia[Rhegino, in Chronicon Fontanell.]. Ai più assennati il meglio parve di offerirlo all'imperador Carlo, siccome quello che per la sua età e per la potenza sua si credeva il più a proposito per sostener questo peso, ed atto più di ogni altro a rintuzzare l'orgoglio de' sempre più nocivi Normanni. A lui ubbidiva tutta la Germania, chiamata allora Francia orientale, a lui l'Italia, a lui buona parte della Lorena; e congiunte con queste forze quelle della Gallia, chiamata Francia occidentale, si poteva sperar vittoria di chiunque avesse voluto turbar que' regni. Ma questo imperadore, che veniva ad unir in sè tutta la monarchia di Carlo Magno, era ben lontano dall'imitare quel gran monarca, perchè non ne avea già ereditato nè la mente nè il valore. Andò egli dall'Italia a prenderne il possesso in quest'anno. Ma prima di portarsi colà, stando in Italia, per attestato degli Annali di Fulda[Annales Fuldenses Freheri.], tenne una gran dieta (probabilmente in Pavia) nel giorno dell'Epifania; e colà comparveGuido ducadi Spoleti, che protestò con giuramento dinon aver mai mancato alla fedeltà da lui dovuta ad esso Augusto, e gli fu creduto. Così rientrò egli in grazia dell'imperadore e nel possesso dei ducati di Spoleti e di Camerino. Aveva esso Augusto determinata una gran dieta da tenersi in Vormacia; e volendo trovarvisi anchepapa Adriano III, si mise in viaggio a quella volta; ma la morte gli troncò i passi dopo una breve malattia. Da una bolla di questo papa, pubblicata dal Campi[Campi, Istor. Piacent., tom, 1 Append.], in cui conferma ed accresce i privilegii adAngilberga imperadriceAugusta, vedova diLodovico II, pel monistero delle monache di san Sisto di Piacenza, non intendiamo ch'egli tenne un concilio, non avvertito da altri, nell'aprile del presente anno. Probabilmente fu ciò in Roma, dove vedremo ch'egli lasciò il vescovo di Pavia. Dice fra l'altre cose:Inter haec ravennate archiepiscopo cum ticinense, et placentino, et reginense, et mutinense, cum mantuano, et veronense, cum laudense, et vercellense, aliisque coepiscopis nobiscum sanctam synodum celebrantibus, et tuae voluntati assensum praebentibus, volumus atque instituimus, ec. Nelle diocesi di questi vescovi erano situati i beni del monistero di san Sisto. Degno è perciò di osservazione che il papa concede quei privilegii e quelle esenzioni, perchè se ne contentano que' vescovi. Tale era il rito di que' tempi. La bolla è dataXV kalendas maii per manum Gregorii nomenclatoris(probabilmente quel medesimo che papa Giovanni VIII avea scomunicato)missi et apocrisarii sanctae sedis apostolicae, imperante domno piissimo Augusto Carolo, a Deo coronato magno imperatore, anno ejus quinto, Indictione tertia.Osservisi in fine che in questo concilio intervenne il vescovo diVercelli, cioèLiutvardoarcicancellier dell'imperio, che l'imperadore, per mio parere, avea inviato a Roma per muovere ed accompagnare il papa in Germania. Imperocchè, per quanto racconta il continuatore lambeciano[Annales Francor. Fuldenses Lambecii.]degliAnnali fuldensi, fu l'imperadore che invitò a quella dieta il papa, e fama era che il motivo fosse per deporre, senza ragione, alcuni vescovi a lui poco cari, e di far dichiarare suo erede e successore nei regniBernardosuo figliuolo bastardo, a lui nato da una concubina: cosa che diffidando di potere eseguire da sè, giudicò di poterla ottenere coll'autorità del sommo pontefice Adriano III, il quale uscito di Roma, e valicato il Po, infermatosi passò a miglior vita, seppellito nel monistero di Nonantola. Così quello storico. Ma non sussiste che papa Adriano passasse il Po. Guglielmo bibliotecario[Guillelmus Bibliothec., in Vit. Stephani V Papae.], autor contemporaneo, ci assicura che questo ponteficesuper fluvium Scultennam in villa, quae Wilczachara nuncupatur, terminò i suoi giorni. Questa villa Vilzacara, posta nel distretto di Modena in vicinanza del fiume Scoltenna, con altro nome detto Panaro, oggidì si appella san Cesario, siccome costa da molti indubitati documenti de' secoli antichi. Per la vicinanza di quel luogo all'insigne badia di Nonantola, fu il suo cadavere portato colà alla sepoltura. Degna cosa di osservazione qui a noi si presenta, per conoscere sempre più la ignoranza de' tempi barbari in Italia. Perchè i susseguenti monaci nonantolani sapeano d'avere nella lor Chiesa il corpo d'unAdriano pontefice, col tempo immaginarono che fosse quello del celebrepapa Adriano I, perchè amendue questi Adriani fiorirono l'uno a' tempi di Carlo Magno e l'altro di Carlo il Grosso. Cominciarono dunque a venerareAdriano III(credendolo il I) nel dì 8 di luglio qual santo, quantunque per santo non sia riconosciuto in alcuno degli antichi martirologii. Molti secoli sono, ebbe origine una tal credenza, e se ne veggono le pruove ne' monumenti rapportati dall'Ughelli[Ughell., tom. 2 Ital. Sacr. in Episcop. Mutinens.]. In essi vien detto chepapa Adriano Imorì nella terra diSpilambertodel territorio di Modena confinante con San Cesario, e che fu seppellito in Nonantola.Ad Carolum regem posthac quam pergere vellet,Lamberti campo vitam finivit in amplo,Qui propter casus Lamberti Spina vocatur.Ma il padre Giam-Batista Solleri della compagnia di Gesù, uno de' continuatori degli atti de' santi del Bollando[Acta Sanctor., ad diem 8 julii.], dopo il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], ha chiaramente dimostrato che il soloAdriano terzo, e non già ilprimo, riposa ed è onorato nel monistero di Nonantola, avendo acquistato con poca fatica la canonizzazione dall'ignoranza dei secoli barbari.Avea questo pontefice nel partirsi da Roma, per attestato del suddetto Guglielmo bibliotecario, lasciato al governo e alla difesa di quella cittàGiovanni vescovodi Pavia e messo dell'imperador Carlo, in tempi veramente disastrosi, perchè il territorio romano era poco dianzi stato devastato dalle pioggie, e vi regnava la carestia. Pervenuta dunque a Roma la nuova della di lui morte, raunatisi i vescovi, il clero e la nobiltà di quell'inclita città, concordemente elessero ponteficeStefano V, prete cardinale de' santi quattro Coronati, personaggio di rare virtù e della prima nobiltà di Roma. Poscia col suddetto Giovanni legato imperiale furono a prendere questo nuovo eletto, che nella seguente domenica fu consecrato. Ma egli trovò dipoi spogliata di tutti i suoi tesori ed arredi la guardaroba del sacro palazzo lateranense e delle basiliche romane, e vuoti i granai e le cantine: con che gli mancò la maniera di fare il donativo praticato dagli altri papi al clero e alle scuole di Roma, e di soccorrere al popolo, miseramente allora afflitto dalla fame. Crede il cardinal Baronio[Baron., Annales Eccl.]che questo saccheggio provenisse dall'iniquo costume già introdottoin Roma, che, morto il papa, la sua famiglia dava il sacco al palazzo patriarcale del Laterano. Supplì il buon pontefice coi suoi beni patrimoniali al bisogno del popolo. Applicossi anche alla distruzione delle locuste, con dare cinque o sei denari a chiunque portava uno staio delle medesime uccise. Ma ciò non bastando, coll'acqua da lui benedetta fece spruzzar le campagne, e cessò affatto quel flagello. Notano gli Annali del Lambecio[Annales Franc. Fuldenses Lambecii. P. II. tom. 2 Rer. Italic.], che giunto l'avviso all'imperadorCarlo il Grossodella consecrazione di esso papa Stefano V, andò in collera, perchè i Romanieo inconsulto illum ordinare praesumserunt.Però misit Luitwardum, et quosdam romanae sedis episcopos(che probabilmente aveano accompagnato papa Adriano III a Nonantola),ut eum deponerent: quod perficere minime potuerunt: Nam praedictus pontifex imperatori per legatos suos plusquam triginta episcoporum nomina, et omnium presbyterorum et diaconorum cardinalium, atque inferioris gradus personarum, necnon et laicorum principum scripta destinavit, qui omnes unanimiter eum elegerunt, et ejus ordinationi subscripserunt. Di qua deduce il padre Pagi che sia vero il decreto che dicemmo fatto da papa Adriano III intorno alla libertà di consecrare il nuovo romano pontefice, senza aspettare il consentimento dall'imperadore. Giovan-Giorgio Eccardo[Eccard., Rer. Franc., lib. 31.]di qua all'incontro deduce che quel decreto, non mentovato da alcuno dei più antichi storici, sia fattura de' secoli posteriori. Ma di ciò s'è detto abbastanza al precedente anno. Non bisogna confondere l'elezione colla consecrazione. Di qui certo apparisce che Carlo il Grosso non volle essere da meno degli altri Augusti suoi predecessori, pretendenti quasi un diritto della lor sovranità il consenso della consecrazione suddetta; e ch'egli sdegnato si figurò di poter deporre questo papa novello,perchè gli dovette essere supposto che v'era stato del contrasto e del dubbio nell'elezion di lui. Ma certificato poi che questa era stata canonica, ed avendo, a mio credere, fatto i Romani valere lo aver essi operato tutto anche col consenso e coll'assistenza diGiovanni vescovodi Pavia, ministro dell'imperadore stesso, gli convenne desistere, perchè chi era canonicamente eletto e consecrato, non potea cessar d'essere vescovo o papa, se non per delitti canonici. Perchè in quest'annoGodifredo ducade' Normanni, a cui era stata data da Carlo Augusto in governo la Frisia, facea delle novità, e dava evidenti segni di ribellione, fu ingannevolmente tirato ad un abboccamento daArrigo conte, uno de' principali ministri dell'imperadore, e tagliato a pezzi. Con simile inganno fu preso ed accecato Ugo figliuolo bastardo del fuLottario redella Lorena, e cognato di esso Godifredo, principe che negli anni addietro avea con varia fortuna inquietato non poco quel regno, perchè preteso da lui. Neppur cessava in questi tempiAtanasio II vescovodi Napoli[Erchempertus, Hist., cap. 57.]di valersi ora dei Saraceni, ora de' Greci, per danneggiare non meno i Salernitani che i Capoani. Era suo nemico chiunque non si sottometteva alla sua immensa ambizione. Nella stessa settimana santa di quaresima, credendo di poter sorprendere Capoa, mentre il popolo era alle divozioni, spedì un esercito di Greci, Mori e Napolitani, che diedero la scalata alla città; ma ne furono bravamente respinti.

Restò decisa in quest'anno la controversia insorta fra i primati della Gallia, a chi dovesse consegnarsi il governo di quella monarchia[Rhegino, in Chronicon Fontanell.]. Ai più assennati il meglio parve di offerirlo all'imperador Carlo, siccome quello che per la sua età e per la potenza sua si credeva il più a proposito per sostener questo peso, ed atto più di ogni altro a rintuzzare l'orgoglio de' sempre più nocivi Normanni. A lui ubbidiva tutta la Germania, chiamata allora Francia orientale, a lui l'Italia, a lui buona parte della Lorena; e congiunte con queste forze quelle della Gallia, chiamata Francia occidentale, si poteva sperar vittoria di chiunque avesse voluto turbar que' regni. Ma questo imperadore, che veniva ad unir in sè tutta la monarchia di Carlo Magno, era ben lontano dall'imitare quel gran monarca, perchè non ne avea già ereditato nè la mente nè il valore. Andò egli dall'Italia a prenderne il possesso in quest'anno. Ma prima di portarsi colà, stando in Italia, per attestato degli Annali di Fulda[Annales Fuldenses Freheri.], tenne una gran dieta (probabilmente in Pavia) nel giorno dell'Epifania; e colà comparveGuido ducadi Spoleti, che protestò con giuramento dinon aver mai mancato alla fedeltà da lui dovuta ad esso Augusto, e gli fu creduto. Così rientrò egli in grazia dell'imperadore e nel possesso dei ducati di Spoleti e di Camerino. Aveva esso Augusto determinata una gran dieta da tenersi in Vormacia; e volendo trovarvisi anchepapa Adriano III, si mise in viaggio a quella volta; ma la morte gli troncò i passi dopo una breve malattia. Da una bolla di questo papa, pubblicata dal Campi[Campi, Istor. Piacent., tom, 1 Append.], in cui conferma ed accresce i privilegii adAngilberga imperadriceAugusta, vedova diLodovico II, pel monistero delle monache di san Sisto di Piacenza, non intendiamo ch'egli tenne un concilio, non avvertito da altri, nell'aprile del presente anno. Probabilmente fu ciò in Roma, dove vedremo ch'egli lasciò il vescovo di Pavia. Dice fra l'altre cose:Inter haec ravennate archiepiscopo cum ticinense, et placentino, et reginense, et mutinense, cum mantuano, et veronense, cum laudense, et vercellense, aliisque coepiscopis nobiscum sanctam synodum celebrantibus, et tuae voluntati assensum praebentibus, volumus atque instituimus, ec. Nelle diocesi di questi vescovi erano situati i beni del monistero di san Sisto. Degno è perciò di osservazione che il papa concede quei privilegii e quelle esenzioni, perchè se ne contentano que' vescovi. Tale era il rito di que' tempi. La bolla è dataXV kalendas maii per manum Gregorii nomenclatoris(probabilmente quel medesimo che papa Giovanni VIII avea scomunicato)missi et apocrisarii sanctae sedis apostolicae, imperante domno piissimo Augusto Carolo, a Deo coronato magno imperatore, anno ejus quinto, Indictione tertia.Osservisi in fine che in questo concilio intervenne il vescovo diVercelli, cioèLiutvardoarcicancellier dell'imperio, che l'imperadore, per mio parere, avea inviato a Roma per muovere ed accompagnare il papa in Germania. Imperocchè, per quanto racconta il continuatore lambeciano[Annales Francor. Fuldenses Lambecii.]degliAnnali fuldensi, fu l'imperadore che invitò a quella dieta il papa, e fama era che il motivo fosse per deporre, senza ragione, alcuni vescovi a lui poco cari, e di far dichiarare suo erede e successore nei regniBernardosuo figliuolo bastardo, a lui nato da una concubina: cosa che diffidando di potere eseguire da sè, giudicò di poterla ottenere coll'autorità del sommo pontefice Adriano III, il quale uscito di Roma, e valicato il Po, infermatosi passò a miglior vita, seppellito nel monistero di Nonantola. Così quello storico. Ma non sussiste che papa Adriano passasse il Po. Guglielmo bibliotecario[Guillelmus Bibliothec., in Vit. Stephani V Papae.], autor contemporaneo, ci assicura che questo ponteficesuper fluvium Scultennam in villa, quae Wilczachara nuncupatur, terminò i suoi giorni. Questa villa Vilzacara, posta nel distretto di Modena in vicinanza del fiume Scoltenna, con altro nome detto Panaro, oggidì si appella san Cesario, siccome costa da molti indubitati documenti de' secoli antichi. Per la vicinanza di quel luogo all'insigne badia di Nonantola, fu il suo cadavere portato colà alla sepoltura. Degna cosa di osservazione qui a noi si presenta, per conoscere sempre più la ignoranza de' tempi barbari in Italia. Perchè i susseguenti monaci nonantolani sapeano d'avere nella lor Chiesa il corpo d'unAdriano pontefice, col tempo immaginarono che fosse quello del celebrepapa Adriano I, perchè amendue questi Adriani fiorirono l'uno a' tempi di Carlo Magno e l'altro di Carlo il Grosso. Cominciarono dunque a venerareAdriano III(credendolo il I) nel dì 8 di luglio qual santo, quantunque per santo non sia riconosciuto in alcuno degli antichi martirologii. Molti secoli sono, ebbe origine una tal credenza, e se ne veggono le pruove ne' monumenti rapportati dall'Ughelli[Ughell., tom. 2 Ital. Sacr. in Episcop. Mutinens.]. In essi vien detto chepapa Adriano Imorì nella terra diSpilambertodel territorio di Modena confinante con San Cesario, e che fu seppellito in Nonantola.

Ad Carolum regem posthac quam pergere vellet,Lamberti campo vitam finivit in amplo,Qui propter casus Lamberti Spina vocatur.

Ad Carolum regem posthac quam pergere vellet,

Lamberti campo vitam finivit in amplo,

Qui propter casus Lamberti Spina vocatur.

Ma il padre Giam-Batista Solleri della compagnia di Gesù, uno de' continuatori degli atti de' santi del Bollando[Acta Sanctor., ad diem 8 julii.], dopo il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], ha chiaramente dimostrato che il soloAdriano terzo, e non già ilprimo, riposa ed è onorato nel monistero di Nonantola, avendo acquistato con poca fatica la canonizzazione dall'ignoranza dei secoli barbari.

Avea questo pontefice nel partirsi da Roma, per attestato del suddetto Guglielmo bibliotecario, lasciato al governo e alla difesa di quella cittàGiovanni vescovodi Pavia e messo dell'imperador Carlo, in tempi veramente disastrosi, perchè il territorio romano era poco dianzi stato devastato dalle pioggie, e vi regnava la carestia. Pervenuta dunque a Roma la nuova della di lui morte, raunatisi i vescovi, il clero e la nobiltà di quell'inclita città, concordemente elessero ponteficeStefano V, prete cardinale de' santi quattro Coronati, personaggio di rare virtù e della prima nobiltà di Roma. Poscia col suddetto Giovanni legato imperiale furono a prendere questo nuovo eletto, che nella seguente domenica fu consecrato. Ma egli trovò dipoi spogliata di tutti i suoi tesori ed arredi la guardaroba del sacro palazzo lateranense e delle basiliche romane, e vuoti i granai e le cantine: con che gli mancò la maniera di fare il donativo praticato dagli altri papi al clero e alle scuole di Roma, e di soccorrere al popolo, miseramente allora afflitto dalla fame. Crede il cardinal Baronio[Baron., Annales Eccl.]che questo saccheggio provenisse dall'iniquo costume già introdottoin Roma, che, morto il papa, la sua famiglia dava il sacco al palazzo patriarcale del Laterano. Supplì il buon pontefice coi suoi beni patrimoniali al bisogno del popolo. Applicossi anche alla distruzione delle locuste, con dare cinque o sei denari a chiunque portava uno staio delle medesime uccise. Ma ciò non bastando, coll'acqua da lui benedetta fece spruzzar le campagne, e cessò affatto quel flagello. Notano gli Annali del Lambecio[Annales Franc. Fuldenses Lambecii. P. II. tom. 2 Rer. Italic.], che giunto l'avviso all'imperadorCarlo il Grossodella consecrazione di esso papa Stefano V, andò in collera, perchè i Romanieo inconsulto illum ordinare praesumserunt.Però misit Luitwardum, et quosdam romanae sedis episcopos(che probabilmente aveano accompagnato papa Adriano III a Nonantola),ut eum deponerent: quod perficere minime potuerunt: Nam praedictus pontifex imperatori per legatos suos plusquam triginta episcoporum nomina, et omnium presbyterorum et diaconorum cardinalium, atque inferioris gradus personarum, necnon et laicorum principum scripta destinavit, qui omnes unanimiter eum elegerunt, et ejus ordinationi subscripserunt. Di qua deduce il padre Pagi che sia vero il decreto che dicemmo fatto da papa Adriano III intorno alla libertà di consecrare il nuovo romano pontefice, senza aspettare il consentimento dall'imperadore. Giovan-Giorgio Eccardo[Eccard., Rer. Franc., lib. 31.]di qua all'incontro deduce che quel decreto, non mentovato da alcuno dei più antichi storici, sia fattura de' secoli posteriori. Ma di ciò s'è detto abbastanza al precedente anno. Non bisogna confondere l'elezione colla consecrazione. Di qui certo apparisce che Carlo il Grosso non volle essere da meno degli altri Augusti suoi predecessori, pretendenti quasi un diritto della lor sovranità il consenso della consecrazione suddetta; e ch'egli sdegnato si figurò di poter deporre questo papa novello,perchè gli dovette essere supposto che v'era stato del contrasto e del dubbio nell'elezion di lui. Ma certificato poi che questa era stata canonica, ed avendo, a mio credere, fatto i Romani valere lo aver essi operato tutto anche col consenso e coll'assistenza diGiovanni vescovodi Pavia, ministro dell'imperadore stesso, gli convenne desistere, perchè chi era canonicamente eletto e consecrato, non potea cessar d'essere vescovo o papa, se non per delitti canonici. Perchè in quest'annoGodifredo ducade' Normanni, a cui era stata data da Carlo Augusto in governo la Frisia, facea delle novità, e dava evidenti segni di ribellione, fu ingannevolmente tirato ad un abboccamento daArrigo conte, uno de' principali ministri dell'imperadore, e tagliato a pezzi. Con simile inganno fu preso ed accecato Ugo figliuolo bastardo del fuLottario redella Lorena, e cognato di esso Godifredo, principe che negli anni addietro avea con varia fortuna inquietato non poco quel regno, perchè preteso da lui. Neppur cessava in questi tempiAtanasio II vescovodi Napoli[Erchempertus, Hist., cap. 57.]di valersi ora dei Saraceni, ora de' Greci, per danneggiare non meno i Salernitani che i Capoani. Era suo nemico chiunque non si sottometteva alla sua immensa ambizione. Nella stessa settimana santa di quaresima, credendo di poter sorprendere Capoa, mentre il popolo era alle divozioni, spedì un esercito di Greci, Mori e Napolitani, che diedero la scalata alla città; ma ne furono bravamente respinti.


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