DCCCLXXXVIII

DCCCLXXXVIIIAnno diCristoDCCCLXXXVIII. Indiz.VI.StefanoV papa 4.Berengariore d'Italia 1.Non sopravvisse molto alle sue disgrazie l'infelice deposto imperadorCarlo il Grosso. Finì egli di vivere nel dì 12 di gennaio dell'anno presente, secondo Reginone[Rhegino, in Chronico.], oppure nel dì seguente, secondo gli Annali pubblicati dal Freero[Annales Fuldenses Freherii.], i quali aggiungono:Coelum apertum multis cernentibus visum est, ut aperte monstraretur, qui spretus terrenae dignitatis ab hominibus exuitur, Deo dignus coelestis patriae vernula mereretur feliciter haberi:quasi che egli spontaneamente per servire a Dio avesse dato un calcio alle umane grandezze. Aveano spaccio simili immaginazioni in questi secoli d'ignoranza. Più saggiamente parlò di lui, con isperar anche l'eterna sua salute, Reginone con dire:Fuit hic christianissimus princeps, Deum timens, et mandata ejus ex toto corde custodiens, ecclesiasticis sanctionibus devotissime parens, in elemosynis largus, orationi et Psalmorum melodiis indesinenter deditus, laudibus Dei infatigabiliter intentus, omnem spem et consilium suum divinae dispensationi committens: undeet ei omnia felici successu concurrebant in bonum, ita ut omnia regna Francorum, quae praedecessores sui non sine sanguinis effusione cum magno labore acquisierant, ipse perfacile in brevi temporum spatio sine conflictu, nullo contradicente, possidenda perceperat. Quod autem circa finem vitae dignitatibus nudatus, bonisque omnibus spoliatus est, tentatio fuit, ut credimus, non solum ad purgationem, sed, quod majus est, ad probationem. Siquidem hanc, ut ferunt, patientissime toleravit, in adversis, sicut in prosperis gratiarum vota persolvens, et ideo coronam vitae, quam repromisit Deus diligentibus se, aut jam accepit, aut absque dubio accepturus est.Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.]scrive, essere stata credenza d'alcuni ch'egli morisse strangolato dai propri domestici. Non ci è cosa più facile in somiglianti casi che il sospettare e spacciar violenta la morte d'un principe, quasichè Arnolfo si volesse assicurare ch'egli mai non potesse risorgere a contrastargli il regno. Venne poi portato al monistero di Augia, e quivi seppellito il corpo suo. Ma il fine di questo imperadore fu il principio d'innumerabili mali per l'Occidente cristiano, che si scatenarono nella Germania, nella Gallia e nell'Italia, e talmente vi presero piede, che da lì innanzi per gran tempo massimamente l'Italia andò di male in peggio. Mercè del buon governo degl'imperadori carolini avea la Lombardia coll'altre vicine provincie goduta per più di cento anni un'invidiabil pace; ma eccoti entrar in essa la discordia e la guerra; crescere da lì innanzi l'ignoranza e la barbarie, e, quel che è peggio, introdursi ne' popoli ed anche negli ecclesiastici una sfrenata corruzion di costumi, in guisa che troveremo, andando innanzi, un secolo di ferro, e divenuti questi paesi un emporio di calamità e di vizii. Ora ecco come la vasta monarchia de' Franchi, dopo la morte di Carlo il Grosso, venne a dividersi in più pezzi.Arnolfo, siccome dicemmo[Annales Fuldenses Freheri.], s'impadronì di tutta la Germania e di parte dell'antica Lorena, e ne fu proclamato re.Lodovicofigliuolo di Bosone, ben assistito dai suoi popoli e dalla reginaErmengardasua madre, tenne saldo il regno arelatense, cioè la Provenza e la Borgogna inferiore. Insorse un re nuovo, cioèRodolfo, figliuolo di Corrado e nipote di un altro Corrado, che era stato fratello dell'imperadrice Giuditta, duca della Borgogna e marito d'Adelaidefigliuola diLodovico PioAugusto. Occupò questi la Borgogna superiore, che abbracciava gli Svizzeri, i Grisoni, i Vallesi, Genevra e la Savoia, e si fece coronare re da que' vescovi. Nella Francia occidentale, voglio dir nella Gallia, dovette essere un lungo dibattimento di consigli per eleggere un nuovo re, stante l'essere vivoCarlo il Semplice, figliuolo non so se legittimo o illegittimo del reLodovico Balbo, ma in età non ancor atta al governo, ed altri pretendenti per qualche attinenza di sangue alla real casa di Carlo Magno. Ma in fineOdone, chiamatoEudesnella moderna lingua franzese, conte di Parigi, figliuolo diRoberto il Forte, conte d'Angiò e fratello diRoberto II, cioè del propagatore della regnante oggidì real casa di Francia, personaggio di gran nome pel suo valore e per la difesa dianzi fatta di Parigi, creduto anche da alcuni scrittori figliuolo in seconde nozze della suddetta Adelaide figliuola di Lodovico Pio: questi, dico, siccome più utile ai bisogni del regno, riportò il pallio, e fu coronato re di Francia. L'autore degli Annali freeriani scrisse ch'egli usurpò la Gallia sino al fiume Loire, e l'Aquitania, parlando in questa maniera a tenore delle pretensioni diArnolfo redi Germania, il quale come discendente maschio dei re carolini credeva di dover succedere anche nella Gallia, ad esclusione de' discendenti per via solo di donne. Anzi venuta la state, esso re Arnolfo si mise in procinto di muovere l'armi controla Francia. A questo fine venne a Vormazia, dove tenne una gran dieta; ma, secondo i sopra allegati Annali, Odone,salubri utens consilio, contestans se malle suum regnum gratia cum regis pacifice habere, quam ulla jactantia contra ejus fidelitatem superbire: veniensque humiliter ad regem, gratanter ibi recipitur. Rebus ab utraque parte, prout placuit, prospere dispositis, unusquisque reversus est in sua. E Reginone[Rhegino, in Chronico.], scrittor di questi tempi, dice che i Franzesi crearonoOdonerecum consensu Arnulfi: dalle quali cose deducono i Tedeschi che intanto si contentasse Arnolfo di quella elezione, in quanto Odone gli dovette giurar fedeltà ed omaggio. Non era per passarla così beneRodolfo, che, siccome dicemmo, s'era fatto re della Borgogna tras-jurana, perchè Arnolfo pieno di mal talento contra di lui, venuto in Alsazia, inviò un'armata per soggiogarlo. Scrive Reginone che crebbe la collera di Arnolfo contra di Rodolfo, perchè questi avea mandate lettere per tutta la Lorena, che s'era sottoposta ad Arnolfo, per eccitar que' popoli a prendere lui per re. Ma Rodolfo si salvò per le aspre montagne del suo dominio; ed Arnolfo dipoi e Zventeboldo suo figliuolo il perseguitarono finchè ebbero vita. Il che non si accorda coi suddetti Annali antichissimi del Freero. Secondo la relazione d'essi,Rudolfus, inito consilio cum primoribus Alamannorum, sponte sua ad regem(Arnolfum)urbem Radasponam usque pervenit, multaque inter illos convenienter adunata, ipse a rege cum pace permissus, sicuti venit, ad sua remeavit. Potrebbe essere che anche egli, dopo avere riconosciuto il suo regno da Arnolfo, ottenesse pace da lui; ma che dipoi insorgessero fra loro motivi di discordia, i quali non cessarono più, finchè visse Arnolfo, pieno di mal talento contra di questo re nell'anno 894.Mi è convenuto di condurre il lettore a conoscere lo smembramento dellamonarchia de' Franchi oltramonti, perchè quegli affari, per quanto vedremo, hanno gran connessione con quei della medesima Italia. Vegniamo ora a noi, cioè all'Italia stessa. Due erano i concorrenti a questo regno, cioèBerengario ducadel Friuli eGuido ducadi Spoleti. Berengario, siccome abbiam già dimostrato, aveva avuto per padreEberardo, anch'esso duca del Friuli, principe di gran valore e pietà; e per madreGislafigliuola di Lodovico Pio. Questa parentela col sangue reale di Francia porgeva a lui qualche titolo per pretendere la corona del regno d'Italia. Non son io peranche assai persuaso, che Berengario fosse di nazione salica, ossia franzese, perchè quantunque suo padre avesse gran copia di beni in Fiandra, pure ne possedeva anche in Lamagna e in Italia, come apparisce dal suo testamento[Apud Miraeum, Cod. Donat., cap. 15.], dove dona la libertà a tutti i suoi servi. Dal panegirista di Berengario[Panegyr. Berengarii P. I, tom. 2 Rer. Ital.]Guidoduca di Spoleti vien chiamatogallicus heros, eBerengario italicus princeps, con aggiugnere che Dio a Berengario. . . . . Latium concessit avitum.Quanto ad esso Guido, sappiam di certo ch'egli era Franzese d'origine; e che fosse anche parente dei re della schiatta di Carlo Magno, se n'ha bastevol indizio, ma senza sapersi la precisa catena di tal parentela. Gli Annali del Freero[Annales Fuldenses Freheri.]e di Reginone[Rhegino, in Chron.]il chiamano figliuolo diLamberto, anch'esso duca di Spoleti. Ma sembra più degno in ciò di credenza, siccome già accennai all'anno 880, Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 58.]storico italiano e contemporaneo, che cel rappresenta figliuolo diGuido seniore, duca parimente di Spoleti. Secondo questo autore, esso Guido, avuto che ebbe sentore qualmente Carlo ilGrosso era vicino agli ultimi respiri,cupiditate regnandi devictus, deceptusque a contribulibus suis, relinquens Beneventanam provinciam sibi subactam, et spolitensium ducatum, abiit Galliam regnaturus. Come Guido avesse ridotto Benevento sotto il suo dominio, nell'anno antecedente si è veduto coll'autorità di Erchemperto. Ma certamenteAjoneera tornato in possesso di quel principato. Se si può prestar fede a Liutprando da Pavia[Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 6.], storico del secolo susseguente, passava fra questi due potenti principi italiani, cioè fra essoGuidoeBerengario, una stretta amicizia, ed era seguita convenzion fra loro, che qualora Carlo il Grosso imperadore terminasse i suoi dì,Guidosi procaccerebbe il regno dellaFrancia romana, cioè della Gallia, così appellata a differenza della Germania, chiamata Francia tedesca ed orientale; e resterebbe aBerengarioil regno d'Italia. Scrive inoltre esso Liutprando cheGuido, appena udita la morte dell'Augusto Carlo,Romam profectus est, et absque Francorum consilio totius Franciae unctionem suscepit imperii. Di questa coronazione romana di Guido niun altro storico ha fatta menzione, e Dio sa se sussiste. Tuttavia non è inverisimile, perchè Guido era tutto dipapa Stefano V, e, siccome è detto di sopra, fu da lui adottato per figliuolo. Colla sponda dunque del romano pontefice, e tratto dalle speranze che gli porgevaFolco arcivescovodi Rems suo parente, il duca Guido se ne andò in Francia colla bocca aperta, credendo preparato per lui, o facile da acquistare quel regno. Forse in quel capo, pieno sempre d'ambiziosi disegni, v'era entrato quello di conquistare prima la Francia, per poter poi con quelle forze anche dispossessar chi signoreggiava in Italia, ed unir facilmente in questa maniera i due regni. IntantoBerengario ducadel Friuli, trovandosi senza gagliardo alcuno competitore, fu pacificamente eletto re d'Italia da molti principi del regno. La cittàdi Padova ha per buona fortuna a noi conservato il panegirico di questo principe, composto da un contemporaneo poeta anonimo, dato alla luce da Adriano Valesio, e da me ristampato nella mia RaccoltaRerum italicarum. Un buon fanale per questi tempi è quell'operetta, benchè scura in alquanti siti. Ora da essa impariamo che Berengario, pregato dai baroni del regno italico, si portò a Pavia, e quivi prese la corona del regno, certamente per le mani diAnselmoarcivescovo di Milano; e ci è permesso di credere che allora si cominciasse ad usar lacorona ferrea, conservata tuttavia nella basilica di san Giovanni Batista di Monza, che divenne poi celebre ne' tempi susseguenti, siccome ho dimostrato in una mia dissertazione[Anecdot. Latin. tom. 2.]. Così parla quell'anonimo panegirista:His motus gressum precibus contendit ad urbemIrriguam, cursim Ticini abeuntibus undis.Sustulit heic postquam regale insigne coronam, ec.Da' varii diplomi che restano del medesimo re Berengario, alcuni de' quali ho anch'io dati alla luce nelle mie Antichità italiane, noi siam condotti a credere che nel gennaio o febbraio del presente anno 888 Berengario salisse sul trono, e cominciasse a numerare gli anni del regno d'Italia. Da un suo diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.]conceduto adAngilberga imperadricevedova, si raccoglie che nel dì 8 di maggio dell'anno presente, egli dimorava in Pavia, correndo l'anno I del suo regno. Ma non tutti i principi e popoli dell'Italia concorsero nell'elezione di Berengario, e nominatamente son io di parere che i ducati insigni di Spoleti e Camerino sospendessero il loro assenso, nè volessero riconoscere lui per re, finchè non apparisse se la fortuna si dichiarava in favore del ducaGuido, che era passato in Francia. Gli Annali del Freero[Annales Fuldens. Freheri.]dicono ch'egliGalliam belgicam(cioè il regno della Lorena)prout rex habere proposuerat. Il padre Daniello[Daniel, Hist. de France, tom. 2.]pretende che Folco arcivescovo di Rems, già da noi veduto parente d'esso Guido, avesse guadagnato a favore di lui alcuni vescovi e signori dei reami della Borgogna e Lorena; che perciò il medesimo Guido giunto a Langres, si fece quivi coronare daGeilone vescovodi quella città, e ch'egli condusse seco un'armata dall'Italia. Onde abbia preso tali notizie questo scrittore nol so immaginare. Gli autori da lui citati non ne parlano; e, per attestato di Frodoardo[Frodoardus, Hist., lib. 4, cap. 5.], Folco protestava di non aver promosso gli affari di Guido. Molto meno si sa, perchè esso padre Daniello francamente asserisse che il duca Guido era figliuolodi una figliuola di Pippino re d'Italia, figliuolo di Carlo Magno. Nè sussiste, a mio credere, il dirsi da Liutprando[Liutprandus, Hist. lib. 1, cap. 6.], che avendo Guido mandato innanzi alla città di Metz un suo scalco, per preparargli la tappamore regio, quel vescovo fece una gran provvisione di cibi; ma intendendo che lo scalco d'ordine di Guido volea pochissima provianda, una tale spilorceria gli fece mutar pensiero di favorir Guido, talmente che si dichiarò in favore d'Odone conte, che poi fu eletto re. La città di Metz riconosceva allora per suo signoreArnolfo redi Germania, se è vero che fosse quivi tenuto un concilio[Labbe, Concil., tom. 9.]anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCLXXXVIII, regni domni Arnulfi gloriosissimi regis primo, die kalendarum majarum, omartiarum. E però nè a Guido nè ad Odone potè essere favorevole Roberto vescovo di quella città.Quel che è fuor di dubbio, ilduca Guidochiarito fra poco delle vane speranze che l'aveano condotto in Lorena,invisus et inauditusdai suoi Franzesi, come scrive Erchemperto, se ne tornò mal contento in Italia. E giacchè non gliera riuscito di afferrar parte alcuna della monarchia oltramontana de' Franchi, cominciò a rivolgere tutti i suoi pensieri alla conquista del regno d'Italia, e ad abbattere il già divenuto reBerengario. Questi intanto il meglio che poteva si andava assodando nel nuovo suo regno; ma era minacciato daArnolfore di Germania, che già ammannito un possente esercito, si disponeva a calare in Italia. Berengario, per attestato degli Annali del Freero[Annales Fuldenses Freheri.],hoc praecavens, ne italicum regnum cum tam valida manu ingressuro perperam pateretur, missis ante se principibus suis, ipse vero in oppido tarentino(ha da diretridentino)regi se praesentavit. Ob id ergo et a rege est clementer susceptus, nihilque ei ante quaesiti regni abstrahitur. Excipiuntur Curtes Navium, et Sagum. Si può credere che anche Berengario riconoscesse dal re Arnolfo, come da suo sovrano, il regno d'Italia. Vuole l'Eccardo[Eccard., Rer. German., lib. 31.]cheNaviumsignifichi una villa situata sopra di Trento, ed appellata oggidìla Nave, e può stare: ma non giù cheSagumdiventasse poi città, ora perduta, da cui trasse il suo nomeSagis, picciolo porto di Comacchio alle rive dell'Adriatico, appellato oggidìPorto di Magnavacca. Non può stare che Arnolfo si facesse cedere quel sito, troppo lontano da' confini de' suoi stati. Arnolfo se ne tornò indietro pel Friuli nella Carintia, dove celebrò il santo Natale, ma con una terribil perdita di cavalli, perchè entrata fra essi un'epidemia, ne fece un aspro macello. Io so che in questo medesimo anno gli Annali suddetti del Freero e Reginone (copiato poi da altri susseguenti storici) mettono la guerra succeduta fra essoBerengariore eGuidoduca di Spoleti, che assunse anch'egli il titolo di re; e le due sanguinose battaglie, colle quali questi due emuli si disputarono la corona del regno d'Italia, prima ancora che seguisse l'abboccamento suddetto fra il re Arnolfo e Berengario. E che questiautori tedeschi non possano aver fallato intorno a tali fatti, pare che non se ne abbia a dubitare, dacchè anche Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap 81 et 82.]storico italiano, il quale in questi tempi appunto terminò la sua storia, dopo avere scritto che l'armata navale de' Greci diede una rotta a quella de' Saraceni vicino allo stretto di Sicilia nel mese di ottobre dell'anno 888, aggiugne tosto:Hoc etiam anno reversus est Guido ad Italiam, quam principare cupit; sed obtinere nequit. In Italiam juxta civitatem brescianam cum Berengario et ipso duce conflictu utriusque partis acies crudeliter caesa est. Spolia autem caesorum a Berengario recollecta sunt. Pacti sunt tantum ad invicem usque in Epiphania, quae celebratur VIII idus januarii. Quum autem uterque se junxerint ad pactum, vel ad bellandum, quod deinceps egerunt, praesenti opusculo inseram.Qui finisce la storia di Erchemperto, con lasciar noi al buio di quel che poscia avvenne. Non si può negare: la storia d'Italia è qui imbrogliata non poco. Due battaglie senza dubbio si diedero da Guido a Berengario; la prima svantaggiosa e l'altra favorevole ad esso Guido. Per quanto apparisce dal panegirista di Berengario, passò non poco tempo fra l'una e l'altra. Non so io immaginare cheGuido ducadi Spoleti in un solo anno passasse in Francia, o, per dir meglio, nel regno della Lorena; quivi facesse maneggi per ottener quella corona, e dopo aver raunato molte brigate d'armati, ritornasse in Italia, e potesse mettere insieme un esercito per la prima giornata campale, e un altro per la seconda. Quel che è più, esso panegirista, autore se non contemporaneo, che almeno gode la presunzione d'essere stato non lievamente informato di quegli affari, sembra dire, che dopo essere stato eletto re Berengario, egli si godette quasi un anno di pace[Anonymus, in Paneg. Berengarii, P. I, tom. 2 Rer. Ital.]:Annua vix toto rutilarunt sidera mundoPace sub hac.E però, ciò posto, cadrebbe la guerra con amendue le battaglie suddette nell'anno seguente 889. Ma perchè il suo dire quasi un anno, ci lascia luogo a credere ritornato Guido in Italia negli ultimi mesi dell'anno presente; però mi figuro che gli restasse tempo di dare prima del verno una battaglia a Berengario. Confessa il poeta suddetto, non sì tosto essere giunto in Italia il duca Guido, che si diede ad allestir un'armata d'Italiani. Alcune brigate di Franzesi (l'abbiamo anche da Liutprando) avea egli seco condotto in Italia.Camerinos atque Spoletinos, fiducialiter, ut propinquos adiit, dice lo stesso Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 6.].Berengarii etiam partibus faventes, ut infidos, pecuniarum gratia acquirit.Aggiugne il poeta, che specialmente la Toscana, la quale dianzi avea giurata fedeltà a Berengario, ribellata prese l'armi in aiuto di Guido. Nè è da maravigliarsene. Quivi, siccome vedremo, dominaAdalberto IImarchese e duca, suo nipote.. . . . . . . Mala fide recessitSed penitus Tyrrhena manus, hostesque protervos.Exueltans in regna tulit.Potrebbono nondimeno tali parole intendersi dei soli Spoletini, perchè essi, come altrove ho detto, passavano allora per popoli di Toscana. Lo stesso poeta avea prima detto che Berengario ne' tempi addietro. . . . . . stimolis quia mutos iniquisFinibus absentes Gallos quaesivit Etruscis,con alludere alla guerra fatta nell'anno 883 da esso Berengario al ducato di Spoleti per ordine di Carlo Grasso Augusto. Con queste armi s'incamminò contra del reBerengarioil ducaGuido. Trovavasi allora Berengario nel distretto, o nella città di Verona, trattandod'aggiustamento col re Arnolfo; del che abbiam parlato di sopra.. . . . Princeps aberat, pacemque parabatImperio, Veronae Athesis, qua culta salubrisIrrigat.Però negli ultimi mesi dell'anno, e dopo l'abboccamento fatto con Arnolfo, dovette essere la mossa di Guido, incontro al quale marciò Berengario con quante forze anch'egli potè. Due senza dubbio furono le battaglie, ed amendue sanguinosissime, che seguirono fra questi due competitori.Se vogliam credere a Liutprando, la prima fu alla Trebbia; fra pochi giorni succedette l'altra nel bresciano; e in tutte e due toccò a Berengario di soccombere. Non la seppe giusta: cioè nell'ordine di quelle giornate campali e nell'esito di esse s'ingannò. Il primo fatto d'armi tengo io che succedesse nel territorio di Brescia, e questo nell'anno presente, e colla peggio di Guido. L'altro nell'anno susseguente, e colla peggio di Berengario. Erchemperto, il quale, siccome abbiam veduto di sopra, diede fine alla sua storia sul finire dell'anno presente, non conobbe se non una battaglia fra Berengario e Guido; e questa accaduta nel contado di Brescia; e in essacaesorum spolia a Berengario recollecta sunt. Ciò vuol dire che il cimento riuscì di maggior vantaggio ed onore a Berengario. Viene confermata la stessa verità dall'anonimo panegirista, autore anch'esso degno di gran riguardo. Dal suo racconto apparisce che nel primo fatto d'armi non riuscì già a Berengario di sconfiggere il nemico, perchè la notte sopravvenuta disturbò il corso della vittoria. Tuttavia restò egli padrone del campo della battaglia: laonde nel giorno appresso Guido spedì ambasciatori a chiedergli la grazia di poter dare sepoltura ai suoi morti, che ascendevano ad alcune migliaia; e l'ottenne. Non altro conflitto che questo penso io che succedesse nel presente anno, perchè vi volle non poco di tempo a reclutare edaumentar le armate; e spezialmente asserendo Erchemperto che restarono i due emuli di fare un congresso nel dì della Epifania per trattar di qualche maniera di aggiustamento fra loro. Finchè non si scuopra qualche diploma che ci faccia veder Guido in Pavia nel fine di questo anno, o nel principio del susseguente, sembra più credibile ch'egli se ne impadronisse dopo la seconda battaglia nell'anno seguente. Mentre questi principi contrastavano sì aspramente fra loro, ancheAjone principedi Benevento era in faccende contra de' Greci. Gli era venuto fatto di ribellare ad essi il popolo di Bari coll'uccisione del presidio, e di rimettere quella città sotto il suo dominio. Nella Cronichetta[Antiquit. Ital., Dissert. V.]da me stampata altrove sotto quest'anno si legge:Perditio fuit facta in Varo per Graecos, cioè inBari. Diede anche aiuto adAtenolfo contedi Capoa, che si era sottomesso alla sua signoria[Erchempertus, Hist., cap. 73, 75, 77 et 80.], con essere cagione che questo principe non solamente ricuperò l'anfiteatro, già ridotto in fortezza daAtanasio IIvescovo di Napoli, continuo martello de' Capoani, ma anche diede una rotta all'esercito di quel vescovo, con che rintuzzò non poco l'insoffribile di lui orgoglio. Fu forzato Atanasio a chiedere pace; ma le paci di questo mal unto vescovo fatte per un anno, non duravano nè pur dodici giorni. E intanto i suoi cari Saraceni abitanti al Garigliano, ovunque loro piaceva, divoravano tutti i contorni, nè davano esenzione alcuna agli stessi Napolitani, permettendo Iddio che costoro fossero il castigo di chi tutto dì si serviva d'essi per infestare i suoi vicini. Ora tornando al suddettoAjone principe, recatogli l'avviso cheCostantino patrizioe general de' Greci avea messo l'assedio a Bari, colle sue milizie e con un rinforzo de' Mori marciò per Siponto in aiuto di quella città. Arditamente attaccò la zuffa, e a tutta prima colla strage di moltissimi Greci parve che lafortuna si dichiarasse in suo favore. Quando eccoti sopraggiugnere Costantino con tremila cavalli freschi, co' quali diede una tal rotta ai Beneventani, che quasi tutti vi rimasero o morti, o prigioni, e lo stesso Ajone stentò a potersi ritirare con pochi dei suoi in Bari. Cominciò egli dipoi a tempestar con lettereAtenolfoconte di Capoa per avere soccorso; ma questi era di nuovo in rotta col suddetto vescovo Atanasio, uomo di niuna fede; e laddove in addietro i Napoletani si tenevano sotto i piedi i miseri Capoani, prevalendo ora questi, davano il guasto a tutto il territorio di Napoli. Atenolfo in vece di recar aiuto all'assediato Ajone, stabilì una pace e lega col generale suddetto de' Greci. Non dissomigliante successo ebbero l'altre premure di Ajone per avere dei rinforzi dai Galli, cioè dal ducato di Spoleti e dai Saraceni. Quantunque promettesse loro monti d'oro, niuno si volle muovere per soccorrerlo, in guisa che veggendosi beffato da tutti, e troppo ridotto in angustie, gli convenne capitolar coi Greci, e rendere loro la città. Se ne tornò egli libero a Benevento con grandi minacce contra di Atenolfo e diMaione abbatedi san Vincenzo di Volturno, perchè l'avessero in tanta necessità abbandonato e deluso. Secondo la testimonianza del Dandolo[Dandol., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.], passò in quest'anno all'altra vitaGiovanni dogedi Venezia, in cui luogo fu concordemente eletto dogePietrotribuno, personaggio di tutta bontà, che daLeone imperadordi Costantinopoli fu creato dipoiprotospatario.

Non sopravvisse molto alle sue disgrazie l'infelice deposto imperadorCarlo il Grosso. Finì egli di vivere nel dì 12 di gennaio dell'anno presente, secondo Reginone[Rhegino, in Chronico.], oppure nel dì seguente, secondo gli Annali pubblicati dal Freero[Annales Fuldenses Freherii.], i quali aggiungono:Coelum apertum multis cernentibus visum est, ut aperte monstraretur, qui spretus terrenae dignitatis ab hominibus exuitur, Deo dignus coelestis patriae vernula mereretur feliciter haberi:quasi che egli spontaneamente per servire a Dio avesse dato un calcio alle umane grandezze. Aveano spaccio simili immaginazioni in questi secoli d'ignoranza. Più saggiamente parlò di lui, con isperar anche l'eterna sua salute, Reginone con dire:Fuit hic christianissimus princeps, Deum timens, et mandata ejus ex toto corde custodiens, ecclesiasticis sanctionibus devotissime parens, in elemosynis largus, orationi et Psalmorum melodiis indesinenter deditus, laudibus Dei infatigabiliter intentus, omnem spem et consilium suum divinae dispensationi committens: undeet ei omnia felici successu concurrebant in bonum, ita ut omnia regna Francorum, quae praedecessores sui non sine sanguinis effusione cum magno labore acquisierant, ipse perfacile in brevi temporum spatio sine conflictu, nullo contradicente, possidenda perceperat. Quod autem circa finem vitae dignitatibus nudatus, bonisque omnibus spoliatus est, tentatio fuit, ut credimus, non solum ad purgationem, sed, quod majus est, ad probationem. Siquidem hanc, ut ferunt, patientissime toleravit, in adversis, sicut in prosperis gratiarum vota persolvens, et ideo coronam vitae, quam repromisit Deus diligentibus se, aut jam accepit, aut absque dubio accepturus est.Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.]scrive, essere stata credenza d'alcuni ch'egli morisse strangolato dai propri domestici. Non ci è cosa più facile in somiglianti casi che il sospettare e spacciar violenta la morte d'un principe, quasichè Arnolfo si volesse assicurare ch'egli mai non potesse risorgere a contrastargli il regno. Venne poi portato al monistero di Augia, e quivi seppellito il corpo suo. Ma il fine di questo imperadore fu il principio d'innumerabili mali per l'Occidente cristiano, che si scatenarono nella Germania, nella Gallia e nell'Italia, e talmente vi presero piede, che da lì innanzi per gran tempo massimamente l'Italia andò di male in peggio. Mercè del buon governo degl'imperadori carolini avea la Lombardia coll'altre vicine provincie goduta per più di cento anni un'invidiabil pace; ma eccoti entrar in essa la discordia e la guerra; crescere da lì innanzi l'ignoranza e la barbarie, e, quel che è peggio, introdursi ne' popoli ed anche negli ecclesiastici una sfrenata corruzion di costumi, in guisa che troveremo, andando innanzi, un secolo di ferro, e divenuti questi paesi un emporio di calamità e di vizii. Ora ecco come la vasta monarchia de' Franchi, dopo la morte di Carlo il Grosso, venne a dividersi in più pezzi.Arnolfo, siccome dicemmo[Annales Fuldenses Freheri.], s'impadronì di tutta la Germania e di parte dell'antica Lorena, e ne fu proclamato re.Lodovicofigliuolo di Bosone, ben assistito dai suoi popoli e dalla reginaErmengardasua madre, tenne saldo il regno arelatense, cioè la Provenza e la Borgogna inferiore. Insorse un re nuovo, cioèRodolfo, figliuolo di Corrado e nipote di un altro Corrado, che era stato fratello dell'imperadrice Giuditta, duca della Borgogna e marito d'Adelaidefigliuola diLodovico PioAugusto. Occupò questi la Borgogna superiore, che abbracciava gli Svizzeri, i Grisoni, i Vallesi, Genevra e la Savoia, e si fece coronare re da que' vescovi. Nella Francia occidentale, voglio dir nella Gallia, dovette essere un lungo dibattimento di consigli per eleggere un nuovo re, stante l'essere vivoCarlo il Semplice, figliuolo non so se legittimo o illegittimo del reLodovico Balbo, ma in età non ancor atta al governo, ed altri pretendenti per qualche attinenza di sangue alla real casa di Carlo Magno. Ma in fineOdone, chiamatoEudesnella moderna lingua franzese, conte di Parigi, figliuolo diRoberto il Forte, conte d'Angiò e fratello diRoberto II, cioè del propagatore della regnante oggidì real casa di Francia, personaggio di gran nome pel suo valore e per la difesa dianzi fatta di Parigi, creduto anche da alcuni scrittori figliuolo in seconde nozze della suddetta Adelaide figliuola di Lodovico Pio: questi, dico, siccome più utile ai bisogni del regno, riportò il pallio, e fu coronato re di Francia. L'autore degli Annali freeriani scrisse ch'egli usurpò la Gallia sino al fiume Loire, e l'Aquitania, parlando in questa maniera a tenore delle pretensioni diArnolfo redi Germania, il quale come discendente maschio dei re carolini credeva di dover succedere anche nella Gallia, ad esclusione de' discendenti per via solo di donne. Anzi venuta la state, esso re Arnolfo si mise in procinto di muovere l'armi controla Francia. A questo fine venne a Vormazia, dove tenne una gran dieta; ma, secondo i sopra allegati Annali, Odone,salubri utens consilio, contestans se malle suum regnum gratia cum regis pacifice habere, quam ulla jactantia contra ejus fidelitatem superbire: veniensque humiliter ad regem, gratanter ibi recipitur. Rebus ab utraque parte, prout placuit, prospere dispositis, unusquisque reversus est in sua. E Reginone[Rhegino, in Chronico.], scrittor di questi tempi, dice che i Franzesi crearonoOdonerecum consensu Arnulfi: dalle quali cose deducono i Tedeschi che intanto si contentasse Arnolfo di quella elezione, in quanto Odone gli dovette giurar fedeltà ed omaggio. Non era per passarla così beneRodolfo, che, siccome dicemmo, s'era fatto re della Borgogna tras-jurana, perchè Arnolfo pieno di mal talento contra di lui, venuto in Alsazia, inviò un'armata per soggiogarlo. Scrive Reginone che crebbe la collera di Arnolfo contra di Rodolfo, perchè questi avea mandate lettere per tutta la Lorena, che s'era sottoposta ad Arnolfo, per eccitar que' popoli a prendere lui per re. Ma Rodolfo si salvò per le aspre montagne del suo dominio; ed Arnolfo dipoi e Zventeboldo suo figliuolo il perseguitarono finchè ebbero vita. Il che non si accorda coi suddetti Annali antichissimi del Freero. Secondo la relazione d'essi,Rudolfus, inito consilio cum primoribus Alamannorum, sponte sua ad regem(Arnolfum)urbem Radasponam usque pervenit, multaque inter illos convenienter adunata, ipse a rege cum pace permissus, sicuti venit, ad sua remeavit. Potrebbe essere che anche egli, dopo avere riconosciuto il suo regno da Arnolfo, ottenesse pace da lui; ma che dipoi insorgessero fra loro motivi di discordia, i quali non cessarono più, finchè visse Arnolfo, pieno di mal talento contra di questo re nell'anno 894.

Mi è convenuto di condurre il lettore a conoscere lo smembramento dellamonarchia de' Franchi oltramonti, perchè quegli affari, per quanto vedremo, hanno gran connessione con quei della medesima Italia. Vegniamo ora a noi, cioè all'Italia stessa. Due erano i concorrenti a questo regno, cioèBerengario ducadel Friuli eGuido ducadi Spoleti. Berengario, siccome abbiam già dimostrato, aveva avuto per padreEberardo, anch'esso duca del Friuli, principe di gran valore e pietà; e per madreGislafigliuola di Lodovico Pio. Questa parentela col sangue reale di Francia porgeva a lui qualche titolo per pretendere la corona del regno d'Italia. Non son io peranche assai persuaso, che Berengario fosse di nazione salica, ossia franzese, perchè quantunque suo padre avesse gran copia di beni in Fiandra, pure ne possedeva anche in Lamagna e in Italia, come apparisce dal suo testamento[Apud Miraeum, Cod. Donat., cap. 15.], dove dona la libertà a tutti i suoi servi. Dal panegirista di Berengario[Panegyr. Berengarii P. I, tom. 2 Rer. Ital.]Guidoduca di Spoleti vien chiamatogallicus heros, eBerengario italicus princeps, con aggiugnere che Dio a Berengario

. . . . . Latium concessit avitum.

. . . . . Latium concessit avitum.

Quanto ad esso Guido, sappiam di certo ch'egli era Franzese d'origine; e che fosse anche parente dei re della schiatta di Carlo Magno, se n'ha bastevol indizio, ma senza sapersi la precisa catena di tal parentela. Gli Annali del Freero[Annales Fuldenses Freheri.]e di Reginone[Rhegino, in Chron.]il chiamano figliuolo diLamberto, anch'esso duca di Spoleti. Ma sembra più degno in ciò di credenza, siccome già accennai all'anno 880, Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 58.]storico italiano e contemporaneo, che cel rappresenta figliuolo diGuido seniore, duca parimente di Spoleti. Secondo questo autore, esso Guido, avuto che ebbe sentore qualmente Carlo ilGrosso era vicino agli ultimi respiri,cupiditate regnandi devictus, deceptusque a contribulibus suis, relinquens Beneventanam provinciam sibi subactam, et spolitensium ducatum, abiit Galliam regnaturus. Come Guido avesse ridotto Benevento sotto il suo dominio, nell'anno antecedente si è veduto coll'autorità di Erchemperto. Ma certamenteAjoneera tornato in possesso di quel principato. Se si può prestar fede a Liutprando da Pavia[Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 6.], storico del secolo susseguente, passava fra questi due potenti principi italiani, cioè fra essoGuidoeBerengario, una stretta amicizia, ed era seguita convenzion fra loro, che qualora Carlo il Grosso imperadore terminasse i suoi dì,Guidosi procaccerebbe il regno dellaFrancia romana, cioè della Gallia, così appellata a differenza della Germania, chiamata Francia tedesca ed orientale; e resterebbe aBerengarioil regno d'Italia. Scrive inoltre esso Liutprando cheGuido, appena udita la morte dell'Augusto Carlo,Romam profectus est, et absque Francorum consilio totius Franciae unctionem suscepit imperii. Di questa coronazione romana di Guido niun altro storico ha fatta menzione, e Dio sa se sussiste. Tuttavia non è inverisimile, perchè Guido era tutto dipapa Stefano V, e, siccome è detto di sopra, fu da lui adottato per figliuolo. Colla sponda dunque del romano pontefice, e tratto dalle speranze che gli porgevaFolco arcivescovodi Rems suo parente, il duca Guido se ne andò in Francia colla bocca aperta, credendo preparato per lui, o facile da acquistare quel regno. Forse in quel capo, pieno sempre d'ambiziosi disegni, v'era entrato quello di conquistare prima la Francia, per poter poi con quelle forze anche dispossessar chi signoreggiava in Italia, ed unir facilmente in questa maniera i due regni. IntantoBerengario ducadel Friuli, trovandosi senza gagliardo alcuno competitore, fu pacificamente eletto re d'Italia da molti principi del regno. La cittàdi Padova ha per buona fortuna a noi conservato il panegirico di questo principe, composto da un contemporaneo poeta anonimo, dato alla luce da Adriano Valesio, e da me ristampato nella mia RaccoltaRerum italicarum. Un buon fanale per questi tempi è quell'operetta, benchè scura in alquanti siti. Ora da essa impariamo che Berengario, pregato dai baroni del regno italico, si portò a Pavia, e quivi prese la corona del regno, certamente per le mani diAnselmoarcivescovo di Milano; e ci è permesso di credere che allora si cominciasse ad usar lacorona ferrea, conservata tuttavia nella basilica di san Giovanni Batista di Monza, che divenne poi celebre ne' tempi susseguenti, siccome ho dimostrato in una mia dissertazione[Anecdot. Latin. tom. 2.]. Così parla quell'anonimo panegirista:

His motus gressum precibus contendit ad urbemIrriguam, cursim Ticini abeuntibus undis.Sustulit heic postquam regale insigne coronam, ec.

His motus gressum precibus contendit ad urbem

Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis.

Sustulit heic postquam regale insigne coronam, ec.

Da' varii diplomi che restano del medesimo re Berengario, alcuni de' quali ho anch'io dati alla luce nelle mie Antichità italiane, noi siam condotti a credere che nel gennaio o febbraio del presente anno 888 Berengario salisse sul trono, e cominciasse a numerare gli anni del regno d'Italia. Da un suo diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.]conceduto adAngilberga imperadricevedova, si raccoglie che nel dì 8 di maggio dell'anno presente, egli dimorava in Pavia, correndo l'anno I del suo regno. Ma non tutti i principi e popoli dell'Italia concorsero nell'elezione di Berengario, e nominatamente son io di parere che i ducati insigni di Spoleti e Camerino sospendessero il loro assenso, nè volessero riconoscere lui per re, finchè non apparisse se la fortuna si dichiarava in favore del ducaGuido, che era passato in Francia. Gli Annali del Freero[Annales Fuldens. Freheri.]dicono ch'egliGalliam belgicam(cioè il regno della Lorena)prout rex habere proposuerat. Il padre Daniello[Daniel, Hist. de France, tom. 2.]pretende che Folco arcivescovo di Rems, già da noi veduto parente d'esso Guido, avesse guadagnato a favore di lui alcuni vescovi e signori dei reami della Borgogna e Lorena; che perciò il medesimo Guido giunto a Langres, si fece quivi coronare daGeilone vescovodi quella città, e ch'egli condusse seco un'armata dall'Italia. Onde abbia preso tali notizie questo scrittore nol so immaginare. Gli autori da lui citati non ne parlano; e, per attestato di Frodoardo[Frodoardus, Hist., lib. 4, cap. 5.], Folco protestava di non aver promosso gli affari di Guido. Molto meno si sa, perchè esso padre Daniello francamente asserisse che il duca Guido era figliuolodi una figliuola di Pippino re d'Italia, figliuolo di Carlo Magno. Nè sussiste, a mio credere, il dirsi da Liutprando[Liutprandus, Hist. lib. 1, cap. 6.], che avendo Guido mandato innanzi alla città di Metz un suo scalco, per preparargli la tappamore regio, quel vescovo fece una gran provvisione di cibi; ma intendendo che lo scalco d'ordine di Guido volea pochissima provianda, una tale spilorceria gli fece mutar pensiero di favorir Guido, talmente che si dichiarò in favore d'Odone conte, che poi fu eletto re. La città di Metz riconosceva allora per suo signoreArnolfo redi Germania, se è vero che fosse quivi tenuto un concilio[Labbe, Concil., tom. 9.]anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCLXXXVIII, regni domni Arnulfi gloriosissimi regis primo, die kalendarum majarum, omartiarum. E però nè a Guido nè ad Odone potè essere favorevole Roberto vescovo di quella città.

Quel che è fuor di dubbio, ilduca Guidochiarito fra poco delle vane speranze che l'aveano condotto in Lorena,invisus et inauditusdai suoi Franzesi, come scrive Erchemperto, se ne tornò mal contento in Italia. E giacchè non gliera riuscito di afferrar parte alcuna della monarchia oltramontana de' Franchi, cominciò a rivolgere tutti i suoi pensieri alla conquista del regno d'Italia, e ad abbattere il già divenuto reBerengario. Questi intanto il meglio che poteva si andava assodando nel nuovo suo regno; ma era minacciato daArnolfore di Germania, che già ammannito un possente esercito, si disponeva a calare in Italia. Berengario, per attestato degli Annali del Freero[Annales Fuldenses Freheri.],hoc praecavens, ne italicum regnum cum tam valida manu ingressuro perperam pateretur, missis ante se principibus suis, ipse vero in oppido tarentino(ha da diretridentino)regi se praesentavit. Ob id ergo et a rege est clementer susceptus, nihilque ei ante quaesiti regni abstrahitur. Excipiuntur Curtes Navium, et Sagum. Si può credere che anche Berengario riconoscesse dal re Arnolfo, come da suo sovrano, il regno d'Italia. Vuole l'Eccardo[Eccard., Rer. German., lib. 31.]cheNaviumsignifichi una villa situata sopra di Trento, ed appellata oggidìla Nave, e può stare: ma non giù cheSagumdiventasse poi città, ora perduta, da cui trasse il suo nomeSagis, picciolo porto di Comacchio alle rive dell'Adriatico, appellato oggidìPorto di Magnavacca. Non può stare che Arnolfo si facesse cedere quel sito, troppo lontano da' confini de' suoi stati. Arnolfo se ne tornò indietro pel Friuli nella Carintia, dove celebrò il santo Natale, ma con una terribil perdita di cavalli, perchè entrata fra essi un'epidemia, ne fece un aspro macello. Io so che in questo medesimo anno gli Annali suddetti del Freero e Reginone (copiato poi da altri susseguenti storici) mettono la guerra succeduta fra essoBerengariore eGuidoduca di Spoleti, che assunse anch'egli il titolo di re; e le due sanguinose battaglie, colle quali questi due emuli si disputarono la corona del regno d'Italia, prima ancora che seguisse l'abboccamento suddetto fra il re Arnolfo e Berengario. E che questiautori tedeschi non possano aver fallato intorno a tali fatti, pare che non se ne abbia a dubitare, dacchè anche Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap 81 et 82.]storico italiano, il quale in questi tempi appunto terminò la sua storia, dopo avere scritto che l'armata navale de' Greci diede una rotta a quella de' Saraceni vicino allo stretto di Sicilia nel mese di ottobre dell'anno 888, aggiugne tosto:Hoc etiam anno reversus est Guido ad Italiam, quam principare cupit; sed obtinere nequit. In Italiam juxta civitatem brescianam cum Berengario et ipso duce conflictu utriusque partis acies crudeliter caesa est. Spolia autem caesorum a Berengario recollecta sunt. Pacti sunt tantum ad invicem usque in Epiphania, quae celebratur VIII idus januarii. Quum autem uterque se junxerint ad pactum, vel ad bellandum, quod deinceps egerunt, praesenti opusculo inseram.Qui finisce la storia di Erchemperto, con lasciar noi al buio di quel che poscia avvenne. Non si può negare: la storia d'Italia è qui imbrogliata non poco. Due battaglie senza dubbio si diedero da Guido a Berengario; la prima svantaggiosa e l'altra favorevole ad esso Guido. Per quanto apparisce dal panegirista di Berengario, passò non poco tempo fra l'una e l'altra. Non so io immaginare cheGuido ducadi Spoleti in un solo anno passasse in Francia, o, per dir meglio, nel regno della Lorena; quivi facesse maneggi per ottener quella corona, e dopo aver raunato molte brigate d'armati, ritornasse in Italia, e potesse mettere insieme un esercito per la prima giornata campale, e un altro per la seconda. Quel che è più, esso panegirista, autore se non contemporaneo, che almeno gode la presunzione d'essere stato non lievamente informato di quegli affari, sembra dire, che dopo essere stato eletto re Berengario, egli si godette quasi un anno di pace[Anonymus, in Paneg. Berengarii, P. I, tom. 2 Rer. Ital.]:

Annua vix toto rutilarunt sidera mundoPace sub hac.

Annua vix toto rutilarunt sidera mundo

Pace sub hac.

E però, ciò posto, cadrebbe la guerra con amendue le battaglie suddette nell'anno seguente 889. Ma perchè il suo dire quasi un anno, ci lascia luogo a credere ritornato Guido in Italia negli ultimi mesi dell'anno presente; però mi figuro che gli restasse tempo di dare prima del verno una battaglia a Berengario. Confessa il poeta suddetto, non sì tosto essere giunto in Italia il duca Guido, che si diede ad allestir un'armata d'Italiani. Alcune brigate di Franzesi (l'abbiamo anche da Liutprando) avea egli seco condotto in Italia.Camerinos atque Spoletinos, fiducialiter, ut propinquos adiit, dice lo stesso Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 6.].Berengarii etiam partibus faventes, ut infidos, pecuniarum gratia acquirit.Aggiugne il poeta, che specialmente la Toscana, la quale dianzi avea giurata fedeltà a Berengario, ribellata prese l'armi in aiuto di Guido. Nè è da maravigliarsene. Quivi, siccome vedremo, dominaAdalberto IImarchese e duca, suo nipote.

. . . . . . . Mala fide recessitSed penitus Tyrrhena manus, hostesque protervos.Exueltans in regna tulit.

. . . . . . . Mala fide recessit

Sed penitus Tyrrhena manus, hostesque protervos.

Exueltans in regna tulit.

Potrebbono nondimeno tali parole intendersi dei soli Spoletini, perchè essi, come altrove ho detto, passavano allora per popoli di Toscana. Lo stesso poeta avea prima detto che Berengario ne' tempi addietro

. . . . . . stimolis quia mutos iniquisFinibus absentes Gallos quaesivit Etruscis,

. . . . . . stimolis quia mutos iniquis

Finibus absentes Gallos quaesivit Etruscis,

con alludere alla guerra fatta nell'anno 883 da esso Berengario al ducato di Spoleti per ordine di Carlo Grasso Augusto. Con queste armi s'incamminò contra del reBerengarioil ducaGuido. Trovavasi allora Berengario nel distretto, o nella città di Verona, trattandod'aggiustamento col re Arnolfo; del che abbiam parlato di sopra.

. . . . Princeps aberat, pacemque parabatImperio, Veronae Athesis, qua culta salubrisIrrigat.

. . . . Princeps aberat, pacemque parabat

Imperio, Veronae Athesis, qua culta salubris

Irrigat.

Però negli ultimi mesi dell'anno, e dopo l'abboccamento fatto con Arnolfo, dovette essere la mossa di Guido, incontro al quale marciò Berengario con quante forze anch'egli potè. Due senza dubbio furono le battaglie, ed amendue sanguinosissime, che seguirono fra questi due competitori.

Se vogliam credere a Liutprando, la prima fu alla Trebbia; fra pochi giorni succedette l'altra nel bresciano; e in tutte e due toccò a Berengario di soccombere. Non la seppe giusta: cioè nell'ordine di quelle giornate campali e nell'esito di esse s'ingannò. Il primo fatto d'armi tengo io che succedesse nel territorio di Brescia, e questo nell'anno presente, e colla peggio di Guido. L'altro nell'anno susseguente, e colla peggio di Berengario. Erchemperto, il quale, siccome abbiam veduto di sopra, diede fine alla sua storia sul finire dell'anno presente, non conobbe se non una battaglia fra Berengario e Guido; e questa accaduta nel contado di Brescia; e in essacaesorum spolia a Berengario recollecta sunt. Ciò vuol dire che il cimento riuscì di maggior vantaggio ed onore a Berengario. Viene confermata la stessa verità dall'anonimo panegirista, autore anch'esso degno di gran riguardo. Dal suo racconto apparisce che nel primo fatto d'armi non riuscì già a Berengario di sconfiggere il nemico, perchè la notte sopravvenuta disturbò il corso della vittoria. Tuttavia restò egli padrone del campo della battaglia: laonde nel giorno appresso Guido spedì ambasciatori a chiedergli la grazia di poter dare sepoltura ai suoi morti, che ascendevano ad alcune migliaia; e l'ottenne. Non altro conflitto che questo penso io che succedesse nel presente anno, perchè vi volle non poco di tempo a reclutare edaumentar le armate; e spezialmente asserendo Erchemperto che restarono i due emuli di fare un congresso nel dì della Epifania per trattar di qualche maniera di aggiustamento fra loro. Finchè non si scuopra qualche diploma che ci faccia veder Guido in Pavia nel fine di questo anno, o nel principio del susseguente, sembra più credibile ch'egli se ne impadronisse dopo la seconda battaglia nell'anno seguente. Mentre questi principi contrastavano sì aspramente fra loro, ancheAjone principedi Benevento era in faccende contra de' Greci. Gli era venuto fatto di ribellare ad essi il popolo di Bari coll'uccisione del presidio, e di rimettere quella città sotto il suo dominio. Nella Cronichetta[Antiquit. Ital., Dissert. V.]da me stampata altrove sotto quest'anno si legge:Perditio fuit facta in Varo per Graecos, cioè inBari. Diede anche aiuto adAtenolfo contedi Capoa, che si era sottomesso alla sua signoria[Erchempertus, Hist., cap. 73, 75, 77 et 80.], con essere cagione che questo principe non solamente ricuperò l'anfiteatro, già ridotto in fortezza daAtanasio IIvescovo di Napoli, continuo martello de' Capoani, ma anche diede una rotta all'esercito di quel vescovo, con che rintuzzò non poco l'insoffribile di lui orgoglio. Fu forzato Atanasio a chiedere pace; ma le paci di questo mal unto vescovo fatte per un anno, non duravano nè pur dodici giorni. E intanto i suoi cari Saraceni abitanti al Garigliano, ovunque loro piaceva, divoravano tutti i contorni, nè davano esenzione alcuna agli stessi Napolitani, permettendo Iddio che costoro fossero il castigo di chi tutto dì si serviva d'essi per infestare i suoi vicini. Ora tornando al suddettoAjone principe, recatogli l'avviso cheCostantino patrizioe general de' Greci avea messo l'assedio a Bari, colle sue milizie e con un rinforzo de' Mori marciò per Siponto in aiuto di quella città. Arditamente attaccò la zuffa, e a tutta prima colla strage di moltissimi Greci parve che lafortuna si dichiarasse in suo favore. Quando eccoti sopraggiugnere Costantino con tremila cavalli freschi, co' quali diede una tal rotta ai Beneventani, che quasi tutti vi rimasero o morti, o prigioni, e lo stesso Ajone stentò a potersi ritirare con pochi dei suoi in Bari. Cominciò egli dipoi a tempestar con lettereAtenolfoconte di Capoa per avere soccorso; ma questi era di nuovo in rotta col suddetto vescovo Atanasio, uomo di niuna fede; e laddove in addietro i Napoletani si tenevano sotto i piedi i miseri Capoani, prevalendo ora questi, davano il guasto a tutto il territorio di Napoli. Atenolfo in vece di recar aiuto all'assediato Ajone, stabilì una pace e lega col generale suddetto de' Greci. Non dissomigliante successo ebbero l'altre premure di Ajone per avere dei rinforzi dai Galli, cioè dal ducato di Spoleti e dai Saraceni. Quantunque promettesse loro monti d'oro, niuno si volle muovere per soccorrerlo, in guisa che veggendosi beffato da tutti, e troppo ridotto in angustie, gli convenne capitolar coi Greci, e rendere loro la città. Se ne tornò egli libero a Benevento con grandi minacce contra di Atenolfo e diMaione abbatedi san Vincenzo di Volturno, perchè l'avessero in tanta necessità abbandonato e deluso. Secondo la testimonianza del Dandolo[Dandol., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.], passò in quest'anno all'altra vitaGiovanni dogedi Venezia, in cui luogo fu concordemente eletto dogePietrotribuno, personaggio di tutta bontà, che daLeone imperadordi Costantinopoli fu creato dipoiprotospatario.


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