DCCCXCIXAnno diCristoDCCCXCIX. IndizioneII.GiovanniIX papa 2.Berengariore d'Italia 12.Soggiornava inPaviailre Berengarionel marzo dell'anno presente, dove concedette varii privilegii da me[Antiquit. Ital., Dissert. XVIII et LXVII.]dati alla luce. Il primo in favore della chiesa di San Nicomede nel distretto di Parma, speditoVIII idus martias, cioè nel dì 8 d'esso mese. Un altroV idus martias, ossia nel dì 11 di marzo, alle monache della Posterla di Pavia. Un altro per lemedesime datoV kalendas aprilis, ossia nel dì 28 di marzo, anno Incarnationis Domini DCCCXCVIII, anno regni domni Berengarii gloriosissimi regis XII, Indictione II. Ma con errore, dovendo essereanno DCCCXCVIIII. Actum Papiae; perchè nel marzo dell'anno 898 Berengario non era padrone di Pavia, nè è credibile che la di lui cancelleria ora adoperasse l'era fiorentina, ora la pisana, ora la volgare. Pareva pure, che omai ridotto tutto il regno d'Italia sotto il governo di un principe solo, principe amorevole e di cuor sincero, s'avesse qui a godere un'invidiabil quiete. Ma andò ben diversamente, se vogliam credere al Sigonio[Sigonius, de Regno Ital.], al padre Pagi[Pagius, ad Annales Baron.]e ad altri moderni scrittori; perchè in questo medesimo anno cominciò per l'Italia una tela di gravissime sciagure, se pur la storia mancante ed imbrogliata di questi tempi ci lascia discernere il vero. Durava tuttavia in alcuni de' principi italiani, già della fazione di Guido e Lamberto imperadori, l'avversione a Berengario, rimontato pienamente sul trono. S'avvisarono costoro di chiamare in ItaliaLodovicore di Provenza[Struvius, Hist. German., in Vita Arnulf.], figliuolo diBosonee diErmengarda, cacciandogli in capo delle pretensioni su questo regno, per essere stata Ermengarda figliuola diLodovico II imperadore. Quel che parve più strano, fu cheAdalbertomarchese d'Ivrea si fece capo e promotore di questa mena, ancorchè egli avesse per moglieGislafigliuola del medesimo re Berengario, la quale gli avea partorito un figliuolo appellatoBerengariodal nome dell'avolo materno. Vedremo a suo tempo questo giovane Berengario divenire re e tiranno dell'Italia. Volle dunqueLodovico re di Provenzaprovar la sua fortuna, e calò in Italia con un'armata de' suoi Provenzali. Ma certificato che il re Berengario veniva ad incontrarlo con forza molto maggiore, avvilitosi, non tardò a pentirsi della cominciata impresa, e,secondo l'osservazione del Vangelo, spedì segreti messi a Berengario per trattare di pace. Non ripugnò Berengario, siccome uomo di buona legge, ed essendosi contentato che Lodovico con forte giuramento si obbligasse di non mai più tornare in Italia, per qualunque chiamata o istanza che gli fosse fatta dai nemici d'esso Berengario, gli permise di tornarsene indietro sano e salvo. Fu in questa congiuntura ben assistito il re Berengario daAdalberto IIpotentissimo marchese di Toscana, dianzi guadagnato con molti regali. Si attribuì al gagliardo soccorso suo la facilità con cui Berengario si sbrigò da questo pericoloso impaccio. Ma, siccome vedremo, non si può ammettere in quest'anno la prima venuta del re Lodovico in Italia, e, per le ragioni che si addurranno, si dee essa riferire all'anno susseguente. Un altro avvenimento di maggiore importanza pare che s'abbia da riferire all'anno presente, cioè il primo ingresso, ossia la prima scorreria in Italia della crudelissima nazione degliUngheri, chiamati ancheUnnieTurchida alcuni scrittori, e nominatamente dal suddetto Liutprando. Se non falla l'autore della Cronica di Nonantola, i cui frammenti furono pubblicati dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Mutinens.],anno DCCCXCIX, venere Ungari in Italiam de mense augusti, Indictione III, octavo kalendas octobris junxerunt se Christiani cum eis in bello ad fluvium Brentam, ubi multa milia Christianorum interfecta sunt ab eis, et alios focavere, et venerunt usque da Nonantulam, et occidere monachos, et incenderunt monasterium, et codices multos concremavere, atque omnem depopulati sunt locum. Praedictus autem venerabilis Leopardus abbas cum cunctis aliis monachis fugere, et aliquamdiu latuere.Sicchè, secondo questo autore, nel dì 24 di settembre, in cui correva l'Indizione III, fu data la battaglia dai Cristiani agli Ungheri pagani al fiume Brenta, con immensa strage e totale sconfitta de' primi;dopo di che vennero fino all'insigne monistero di Nonantola sul distretto di Modena, e dopo avergli dato il sacco, lo consegnarono alle fiamme. Tuttavia perchè il continuatore degli Annali di Fulda[Annales Fuldenses Freheri.]riferisce all'anno seguente questa memorabil calamità degl'Italiani, può restar dubbio che piuttosto a quello che a quest'anno appartenga l'entrata prima degli Ungheri, e la rotta data al popolo cristiano. E tanto più perchè pare che gli Ungheri solamente dopo la morte diArnolfore di Germania alzassero la testa, e cominciassero a portar la desolazione non meno alla Germania che all'Italia. Certo è che sul fine di quest'anno essoArnolfodiede fine ai suoi malori colla sua morte. Vedremo all'anno susseguente come si parli di questa irruzione degli Ungheri in una lettera scritta dai vescovi tedeschia papa Giovanni IX. Intanto si vuole qui accennare un diploma del re Berengario, copia del quale, conservata dai monaci benedettini di Modena, fu da me data alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XXI, p. 155.]. In esso re Berengario conferma tutti i privilegii e beni del predetto monistero nonantolano a Leonardo abbate, e in fine si legge:Datum XIIII kalendas septembris anno Incarnationis Domini DCCCXCVIIII, domni autem Berengarii gloriosissimi regis XII, Indictione II. Actum Curtis nostrae Vilzachara, cioè nel castello oggidì appellato san Cesario nel modenese, vicino a Nonantola. Quivi nulla si parla degliUngheri, perchè più di un mese dappoi, secondo il suddetto storico di Nonantola, succedette l'infelice giornata campale con essi alla Brenta.
Soggiornava inPaviailre Berengarionel marzo dell'anno presente, dove concedette varii privilegii da me[Antiquit. Ital., Dissert. XVIII et LXVII.]dati alla luce. Il primo in favore della chiesa di San Nicomede nel distretto di Parma, speditoVIII idus martias, cioè nel dì 8 d'esso mese. Un altroV idus martias, ossia nel dì 11 di marzo, alle monache della Posterla di Pavia. Un altro per lemedesime datoV kalendas aprilis, ossia nel dì 28 di marzo, anno Incarnationis Domini DCCCXCVIII, anno regni domni Berengarii gloriosissimi regis XII, Indictione II. Ma con errore, dovendo essereanno DCCCXCVIIII. Actum Papiae; perchè nel marzo dell'anno 898 Berengario non era padrone di Pavia, nè è credibile che la di lui cancelleria ora adoperasse l'era fiorentina, ora la pisana, ora la volgare. Pareva pure, che omai ridotto tutto il regno d'Italia sotto il governo di un principe solo, principe amorevole e di cuor sincero, s'avesse qui a godere un'invidiabil quiete. Ma andò ben diversamente, se vogliam credere al Sigonio[Sigonius, de Regno Ital.], al padre Pagi[Pagius, ad Annales Baron.]e ad altri moderni scrittori; perchè in questo medesimo anno cominciò per l'Italia una tela di gravissime sciagure, se pur la storia mancante ed imbrogliata di questi tempi ci lascia discernere il vero. Durava tuttavia in alcuni de' principi italiani, già della fazione di Guido e Lamberto imperadori, l'avversione a Berengario, rimontato pienamente sul trono. S'avvisarono costoro di chiamare in ItaliaLodovicore di Provenza[Struvius, Hist. German., in Vita Arnulf.], figliuolo diBosonee diErmengarda, cacciandogli in capo delle pretensioni su questo regno, per essere stata Ermengarda figliuola diLodovico II imperadore. Quel che parve più strano, fu cheAdalbertomarchese d'Ivrea si fece capo e promotore di questa mena, ancorchè egli avesse per moglieGislafigliuola del medesimo re Berengario, la quale gli avea partorito un figliuolo appellatoBerengariodal nome dell'avolo materno. Vedremo a suo tempo questo giovane Berengario divenire re e tiranno dell'Italia. Volle dunqueLodovico re di Provenzaprovar la sua fortuna, e calò in Italia con un'armata de' suoi Provenzali. Ma certificato che il re Berengario veniva ad incontrarlo con forza molto maggiore, avvilitosi, non tardò a pentirsi della cominciata impresa, e,secondo l'osservazione del Vangelo, spedì segreti messi a Berengario per trattare di pace. Non ripugnò Berengario, siccome uomo di buona legge, ed essendosi contentato che Lodovico con forte giuramento si obbligasse di non mai più tornare in Italia, per qualunque chiamata o istanza che gli fosse fatta dai nemici d'esso Berengario, gli permise di tornarsene indietro sano e salvo. Fu in questa congiuntura ben assistito il re Berengario daAdalberto IIpotentissimo marchese di Toscana, dianzi guadagnato con molti regali. Si attribuì al gagliardo soccorso suo la facilità con cui Berengario si sbrigò da questo pericoloso impaccio. Ma, siccome vedremo, non si può ammettere in quest'anno la prima venuta del re Lodovico in Italia, e, per le ragioni che si addurranno, si dee essa riferire all'anno susseguente. Un altro avvenimento di maggiore importanza pare che s'abbia da riferire all'anno presente, cioè il primo ingresso, ossia la prima scorreria in Italia della crudelissima nazione degliUngheri, chiamati ancheUnnieTurchida alcuni scrittori, e nominatamente dal suddetto Liutprando. Se non falla l'autore della Cronica di Nonantola, i cui frammenti furono pubblicati dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Mutinens.],anno DCCCXCIX, venere Ungari in Italiam de mense augusti, Indictione III, octavo kalendas octobris junxerunt se Christiani cum eis in bello ad fluvium Brentam, ubi multa milia Christianorum interfecta sunt ab eis, et alios focavere, et venerunt usque da Nonantulam, et occidere monachos, et incenderunt monasterium, et codices multos concremavere, atque omnem depopulati sunt locum. Praedictus autem venerabilis Leopardus abbas cum cunctis aliis monachis fugere, et aliquamdiu latuere.Sicchè, secondo questo autore, nel dì 24 di settembre, in cui correva l'Indizione III, fu data la battaglia dai Cristiani agli Ungheri pagani al fiume Brenta, con immensa strage e totale sconfitta de' primi;dopo di che vennero fino all'insigne monistero di Nonantola sul distretto di Modena, e dopo avergli dato il sacco, lo consegnarono alle fiamme. Tuttavia perchè il continuatore degli Annali di Fulda[Annales Fuldenses Freheri.]riferisce all'anno seguente questa memorabil calamità degl'Italiani, può restar dubbio che piuttosto a quello che a quest'anno appartenga l'entrata prima degli Ungheri, e la rotta data al popolo cristiano. E tanto più perchè pare che gli Ungheri solamente dopo la morte diArnolfore di Germania alzassero la testa, e cominciassero a portar la desolazione non meno alla Germania che all'Italia. Certo è che sul fine di quest'anno essoArnolfodiede fine ai suoi malori colla sua morte. Vedremo all'anno susseguente come si parli di questa irruzione degli Ungheri in una lettera scritta dai vescovi tedeschia papa Giovanni IX. Intanto si vuole qui accennare un diploma del re Berengario, copia del quale, conservata dai monaci benedettini di Modena, fu da me data alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XXI, p. 155.]. In esso re Berengario conferma tutti i privilegii e beni del predetto monistero nonantolano a Leonardo abbate, e in fine si legge:Datum XIIII kalendas septembris anno Incarnationis Domini DCCCXCVIIII, domni autem Berengarii gloriosissimi regis XII, Indictione II. Actum Curtis nostrae Vilzachara, cioè nel castello oggidì appellato san Cesario nel modenese, vicino a Nonantola. Quivi nulla si parla degliUngheri, perchè più di un mese dappoi, secondo il suddetto storico di Nonantola, succedette l'infelice giornata campale con essi alla Brenta.