DCCCXCVI

DCCCXCVIAnno diCristoDCCCXCVI. Indiz.XIV.BonifazioVI papa 1.StefanoVI papa 1.Lambertoimperadore 5 e 3.Arnolfoimperadore 1.Berengariore d'Italia 9.Mentre ilre Arnolfocol suo esercito svernava in Toscana, abbiamo dagli Annali di Fulda presso il Freero[Annales Fuldenses Freheri.]che si sparse voce,Berengarium nepotem ejus(cioè Berengario piuttosto zio che nipote suo)a fidelitate sua defecisse, et in Italiam jam per hoc reversum esse. Adalpertum videlicet marchionem Tusciae mutuiscolloquiis Berengarii, ne aliquo modo ad regis fidelitatem intenderet. Manca qui qualche parola: tuttavia si comprende avere Arnolfo avuto sentoreche Adalberto II, duca e marchese di Toscana, e ilre Berengariomaneggiassero sott'acqua una ribellione contra di lui: il che conturbò non poco l'esercito suo e lui. Nè era senza fondamento tal fama. Il vedere che Arnolfo due volte era calato in Italia, non per aiutare, come si credeva, alcuni de' principi in essa dominanti, ma per soggiogarli tutti, non potea piacere neppure ai principi contendenti fra loro. Dalle parole ancora suddette potrebbe nascere dubbio che l'ambizioso e barbaro Arnolfo sotto qualche pretesto avesse confinato in Germania il re Berengario; e ch'egli, come se la vide bella, se ne tornò in Italia, con darsi poi a strignere lega col duca di Toscana, mal soddisfatto anch'esso del procedere d'Arnolfo. Ma nel Bullario casinense v'ha un suo diploma, datoV nonas martii, anno dominicae Incarnationis DCCCXCVI, domni vero Berengarii regis IX. Actum Veronae.Questo ci fa vedere o ch'egli non era partito da Verona, o v'era ritornato, ed esercitava l'autorità regale. In questa ambiguità di pensieri prese Arnolfo la risoluzion di passare a Roma, per prendervi la corona dell'imperio, figurandosi che fatto questo passo, gli sarebbe più agevole il dissipar chiunque si scoprisse contrario ai suoi voleri. Per istrade cattive, e con gran perdita di cavalli arrivò colà. Ma in Roma ancora trovò quello che non si aspettava.Ageltrudavedova del defunto imperador Guido, donna di viril coraggio, per sostenere i diritti dell'AugustoLambertosuo figliuolo, avea prevenuto l'arrivo di esso Arnolfo, e con un buon nerbo di gente entrata in Roma, s'era accinta alla difesa non men di quella gran città che della città Leonina. Parve irrisoluto Arnolfo alla vista di questo inaspettato ostacolo; ma veggendo irritate le sue squadre da qualche villania lor detta daiRomani che guardavano le mura, e tutte avide di combattimento, diede l'ordine per un generale assalto. Liutprando narra un avvenimento[Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 8.]che ha tutta la ciera d'una favola: cioè che scappando una lepre verso la città, accompagnata dalle grida grandi dell'esercito d'Arnolfo, cadde il cuore per terra ai difensori di Roma: del che accortisi i soldati di Arnolfo, diedero l'assalto alla città Leonina, e la presero. Per questo anche i Romani capitolarono la resa di Roma. Certo è che Roma venne per forza alle mani d'Arnolfo, e chepapa Formoso, perseguitato, e forse imprigionato dalla fazione diSergio, unita coll'Augusta Ageltruda, fu rimesso in libertà. Concertata dipoi la coronazione imperiale, tutto il senato romano colla scuola dei Greci e colle bandiere e croci andò a ricevere Arnolfo a Ponte Molle, e fra gl'inni e cantici sacri il condusse alla basilica vaticana, nelle cui scalinate si trovò papa Formoso, che con amore paterno l'accolse, ed introdottolo nel sacro tempio, quivi il creò ed unse imperadore Augusto, con porgli in capo l'imperial corona. Da lì a pochi dì Arnolfo, dopo aver dati molti ordini pel governo della città e per la sicurezza del pontefice, fece raunare in san Paolo il popolo romano, e da essi ricevette il giuramento di fedeltà secondo il rito antico. Tale fu quel giuramento:Juro per haec omnia Dei mysteria, quod salvo honore et lege mea, atque fidelitate domni Formosi papae, fidelis sum et ero omnibus diebus vitae meae Arnolfo imperatori, et numquam me ad illius infidelitatem cum aliquo homine sociabo. Et Lamperto filio Agildrudae(adunque era mancato di vita Guido Augusto suo padre, nè si trovò in questo sconvolgimento di cose, come vuole il panegirista di Berengario e Liutprando)et ipsi matri suae ad secularem honorem numquam adjutorium praebebo. Et hanc civitatem Romam ipsi Lamberto et matri ejus Agildrudae, et eorumhominibus per aliquod ingenium, aut argumentum non tradam.S'era Ageltruda, per attestato di Reginone[Rhegino, in Chronico.], segretamente ritirata da Roma, allorchè furono per entrarvi le milizie d'Arnolfo. Presso il Campi[Campi, Istor. Piacent., tom. 1, Append.]si veggono due diplomi conceduti dal novello imperadore Arnolfo in favore del monistero delle monache di san Sisto di Piacenza. È dato il primoVII kalendas maii, anno Incarnationis Domini DCCCXCVI, Indictione XIV, anno imperii ejus primo. Actum Romae.L'altro fu dato a richiesta di papa Formosokalendis maiicolle stesse note. Anche l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 3, in Episcop. Clusin.]riporta un altro diploma d'Arnolfo, con cui conferma i suoi diritti al monistero di san Salvatore di monte Amiate. Ivi son queste note:Signum domni Arnulphi invictissimi imperatoris Augusti. Data IV kalendas martii die, anno Incarnationis Domini DCCCXCVI, Indictione XIV, anno regni Arnulphi regis in Francia nono, Italia tertio. Actum Romae.Lascerò io considerare ai lettori, perchè questo diploma sia dato da Arnolfo, già dichiarato imperadore, senza poi far menzione in esso dell'anno primodell'imperio; e se sia da credere ch'egli fosse dichiarato imperador de' Romani prima del dì 27 di febbraio di quest'anno, che fu bisestile. Noi abbiamo appreso dai suddetti due sicuri documenti del monistero piacentino che Arnolfo era in Roma nel dì primo di maggio; e gli Annali freeriani[Rhegino, in Chronico.]ci fan sapere cheipse XV tamdem die, postquam venerat, ab urbe digressus est. Adunque non potè il diploma amiatino essere dato nel febbraio. Forse invece dimartiisi avrà da leggeremaii. Il padre Papebrochio e il p. Pagi, che fondarono su questo documento alcuni loro raziocinii, certamente non posarono il piè sicuro. Dopo le funzioni suddette, Arnolfo fece prendereCostantino e Stefano, due de' principali baroni di Roma, come rei di lesa maestà, per avere introdotta in Roma l'imperadrice Ageltruda, e legati seco li condusse in Baviera:Urbem vero ad suas manus custodiendam Faroldo cuidam vassallo concessit.Erasi ritirata l'imperadrice vedovaAgeltrudanella città di Spoleti. Mosse a quella volta Arnolfo con pensiero di coglierla o di scacciarla di là. Ma sopravvenutagli una grave infermità di capo (Reginone le dà il nome di paralisia), in vece di accudire a questa impresa, ebbe da pensare a scappar d'Italia, dove non si fidava più di fermarsi, per gli tanti nemici ch'egli aveva, o si era fatto colle sue crudeltà e co' suoi ambiziosi disegni. Però con isforzate marcie il più tosto che potè, prima del fine di maggio, si ritirò dipoi per la via di Trento in Baviera, seco conducendo la pericolosa malattia onde era stato assalito. Secondochè lasciò scritto Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 9.], fu attribuito questo suo malore alla sagacità della suddetta Augusta Ageltruda, assediata da esso Arnolfo nel castello di Fermo, perchè le riuscì di guadagnar coll'oro un domestico del medesimo Arnolfo, e di fargli dare un sonnifero che gli sconcertò la testa e la sanità in maniera, che non si riebbe mai più. Ma questa è verisimilmente una diceria, divulgata fra il popolo che troppo inclina a credere soprannaturali, o effetti della umana malizia, alcuni mali, massimamente de' gran signori. Altre cose soggiugne dipoi Liutprando, cioè cheGuido re(questi era imperadore e morto molto prima) prese ad inseguire il quasi fuggitivo Arnolfo. E che esso Arnolfo, giunto che fu a monte Bardone sul Parmigiano, determinò di cavar gli occhi a Berengario, per tenere più sicuramente da lì innanzi l'Italia. Ma avvertitone Berengario da un amico suo cortigiano, se ne scappò frettolosamente a Verona:dopo di che tutti gl'Italiani cominciarono a sprezzare Arnolfo. Parimente racconta Liutprando, che, giunto esso Arnolfo a Pavia, e svegliatasi una sedizione del popolo, fu fatta tanta strage della di lui gente, che n'erano piene le cloache tutte di quella città. E perciocchè Arnolfo non potea passar per Verona, marciò pel Piemonte ad Ivrea, città governata daAnscario marchese, uomo timidissimo, che s'era dianzi ribellato. Giurò allora Arnolfo di non partirsi prima di sotto a quella città, se non aveva nelle mani Anscario. Ma i cittadini, fatto uscir di città Anscario, per poter veridicamente giurare che egli era fuggito, ottennero da Arnolfo di restare in pace. Finalmente dice Liutprando, che Arnolfo pel Mongivì e per la Savoia passò ai proprii paesi. Tutte immaginazioni e tradizioni false, perchè il continuatore degli Annali di Fulda, autore contemporaneo, e però più degno di fede, attesta, siccome abbiam veduto, che Arnolfo da Spoleti a dirittura venne a Trento, ed uscì d'Italia prima che fosse spirato il mese di maggio. In somma la storia di questi tempi si truova assai maltrattata dai più antichi scrittori. Falla di molto anche la Cronica di Reginone[Rhegino, in Chronico.], che sotto quest'anno ci vuol far credere accaduta la morte diLamberto imperadore, e l'entrata in Italia diLodovicofigliuolo diBosone redi Provenza. Chiaramente vedremo la falsità di tali racconti, nè è da credere che vengano da Reginone. Le stimo io giunte, disordinatamente fatte alla di lui Cronica, quantunque il padre Mabillone[Mabillon., in Annal. Benedictin. ad hunc annum.]ed altri le prendessero per buona moneta. Lasciò Arnolfo, prima di abbandonare l'Italia[Annales Fuldenses Freheri.],Rotoldosuo figliuolo bastardo al governo di Milano, credendo in tal guisa di tenere in ubbidienza il popolo d'Italia. Ma gl'Italiani alzarono il capo, e Ratoldo fu costretto a tornarsenepel lago di Como in Germania.Lambertoimperadore, per quanto si può scorgere, non fu pigro ad accorrere in queste parti e a ripigliare il possesso di Milano e di Pavia col rimanente della Lombardia.MaginfredoossiaMagnifredoconte di Milano, ed anche marchese della marca di Milano, come si può dedurre da Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, edition. Canis.]dall'anno 895, perchè avea tenuto forte pel partito del re Arnolfo, ebbe, d'ordine di Lamberto, tagliata la testa; e ad un suo figliuolo e ad un suo genero toccò la pena di perdere gli occhi. Vo' io credendo che in questa occasione patisse dei grandi affanni la città di Milano, perchè a' tempi di Landolfo seniore, storico di Milano[Landulphus senior, Hist., tom. 4, Rer. Italic.]del secolo undecimo, durava la tradizione che unLambertore d'Italia avea fatto un aspro trattamento alla città di Milano, con averla assediata e presa con inganno, dove poi fece un'orrida strage dei cittadini, distrusse i palagi, le torri e l'altre belle fabbriche e fortificazioni di quella nobil città. Pieno di favole e d'anacronismi è questo racconto di Landolfo, copiato poi da Galvano Fiamma[Flamma, Manipul. Flor., tom. 11, Rer. Ital.], perchè suppone vivuto questo reLambertocirca l'anno 570, e prima che i Longobardi calassero in Italia: sbaglio inescusabile, e testimonio della somma ignoranza di que' secoli, perchè solamente circa cento ottanta anni dappoi fiorì questo Landolfo. Dice egli ancora cheIlduinoera allora duca di Milano, e che Lamberto fu poi ucciso alla caccia in un bosco con unaspinadaAzzofigliuolo di questo Ilduino. Tuttavia chiara cosa è che egli intende di parlare dell'imperador Lamberto, siccome apparirà dalla maniera della sua morte. E però dalle sue popolari fole abbastanza traluce ch'esso Lamberto dovette maltrattare non poco la città di Milano a cagion di sua ribellione. Ordinariamentenon sono senza qualche fondamento simili tradizioni de' popoli. Anche il reBerengariodal canto suo (giacchè venne in questi tempi a mancar di vitaGualfredo ducae marchese del Friuli, che ribellatosi a lui s'era dato ad Arnolfo) ritornò in possesso di Verona e del Friuli, con istendere il suo dominio fino all'Adda; con che si può credere che Brescia ancora e Bergamo venissero alla di lui ubbidienza. Ho io pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. LXVIII.]un suo diploma datopridie kalendas decembris, anno Incarnationis Domini Jesu Christi DCCCXCVI, regni vero domni Berengarii serenissimi regis IX, per Indictionem XV. Actum Corte Aquis. Vedemmo di sopra all'anno 881 un diploma di Carlo il Grosso, scrittoAquis Palatio. Non so se abbia che fare con questaCorte Aquis, la qual senza fallo non può essereAiquicittà del Monferrato, perchè fin là non si stendeva la giurisdizione di Berengario.I disgusti dati dai Romani apapa Formoso, prima che giungesse a Roma Arnolfo, ed accresciuti a dismisura dappoichè egli se ne fu partito, il fecero finalmente soccombere al peso degli affanni, se pure non intervennero mezzi anche più violenti per troncare il corso di sua vita, perchè egli era incorso nell'odio non solo della maggior parte di quel popolo, ma anche diLamberto imperadore, contra del quale aveva esso pontefice alzato al trono imperiale il germanico re Arnolfo. Il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]dopo Onofrio Panvinio, differì la morte di questo papa sino al dicembre dell'anno presente, fondato sull'asserzione di Adamo Bremense, che scrivea circa l'anno 1080 la sua storia. Ma il padre Pagi[Pagius, in Critic. ad Annales Baron.]con addurre due bolle dipapa Stefano VIsuo successore, date nell'agosto e settembre di quest'anno, ha mostrata la insussistenza di tale opinione. Quel che è più,il continuatore degli Annali di Fulda[Annales Fuldens. Freherii.]pubblicati dal Freero, autore, per quanto pare, contemporaneo, scrive mancato di vita questo ponteficedie sanctae Paschae. Ed Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron. edit. Canis.]anche egli scrive cheFormoso papa die Paschae obiit. Ma neppur questo si può credere, qualora esistano i due diplomi, dati da Arnolfo imperadore in Roma sul fine di aprile e nel dì primo di maggio pel monistero di san Sisto, che si sono accennati di sopra. Nel dì 4 di aprile cadde la Pasqua nell'anno presente. Confessando il medesimo Annalista freeriano che Arnolfo non si fermò in Roma più di quindici dì, ed essendo egli stato senza dubbio coronato imperadore da papa Formoso, per necessità non dovette accader la sua morte nel dì di Pasqua. Lo storico suddetto freeriano ne fa menzione solamente, dappoichè Arnolfo fu ritornato in Germania. Può essere che un dì si scuopra qualche documento, onde venga assai lume per decidere questo punto. Intanto è certo che a papa Formoso, dopo tre giorni di sede vacante, succedetteBonifazio VI, pontefice efimero, perchè non più che quindici giorni durò il suo pontificato. La podagra quella fu che il portò all'altro mondo, secondo gli Annali freeriani suddetti; nè fu già cacciato dalla sedia, come pretende il cardinal Baronio, tuttochè veramente Giovanni IX papa nel concilio romano dell'anno 898 riprovasse la di lui elezione. Si venne pertanto ad eleggere un nuovo papa, e questi fuStefano VI, di fazione contraria al defunto papa Formoso. Sulle prime mostrò egli di approvare l'operato da lui nella persona d'Arnolfo, con riconoscere anch'egli per imperadore, come costa da una sua bolla citata dal padre Pagi, e data nel dì 20 d'agosto dell'anno precedente,imperante domno piissimo Augusto Arnulfo a Deo coronato magno, imperatore, anno primo. Ma da lì a poco o perchè fosse cacciato di Roma il ministrolasciatovi da Arnolfo, o per gli potenti maneggi di Lamberto Augusto, e per l'inclinazione dello stesso papa, riconobbe egliLambertoper legittimo imperadore. Un'altra sua bolla rapportata dal padre Dachery[Dachery, Spicileg., tom. 3.], si vede scritta sotto l'indizione XV, cominciata nel settembre di quest'anno,imperante domno nostro Lamberto piissimo Augusto, a Deo coronato magno imperatore. Otto mesi poi dopo l'assunzione sua arrivò questo pontefice ad un eccesso che renderà sempre detestabile la memoria sua nella Chiesa di Dio; perchè egli fatto disotterrare il cadavero dipapa Formoso, e con una ridicola funzione degradatolo in un concilio non assistito dallo Spirito Santo, lo fece gittar nel Tevere, e dichiarò nulle tutte le sue ordinazioni, e in primo luogo quella dello stesso Formoso. Intorno a ciò è da vedere la storia ecclesiastica e la difesa di Formoso negli opuscoli di Ausilio, il quale ci ha conservata una notizia fra l'altre: cioè, che in un concilio tenuto in Ravenna, dove intervennero quasi tutti i vescovi d'Italia, era stata riconosciuta legittima ed approvata l'ordinazione di Formoso, ancorchè egli dal vescovato di Porto fosse passato alla cattedra di san Pietro. Appartiene a quest'anno la mutazione seguita nel principato di Benevento, raccontata dall'Anonimo salernitano[Anonymus Salern., P. I, tom. 2, Rer. Ital.], da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 49.]e da altre Cronichette presso Camillo Pellegrino. Non potevano più sofferire i Beneventani l'orgoglioso governo de' Greci, dominanti nella loro città. Comunicarono essi i lor desiderii aGuaimario Iprincipe di Salerno; e questi aGuido ducae marchese di Spoleti. Passò all'assedio della città lo stesso Guido con copioso esercito, e per molto tempo la strinse. Veggendosi a mal partitoGiorgio patrizio, quivi governatore perLeone imperadorde' Greci, incitò i cittadini alla difesa. Altro non cercavano essi; e peròprese l'armi tanto i Greci che i Beneventani, uscirono di città, per dare addosso ai nemici; ma secondo il concerto fatto, quei di Benevento si diedero alla fuga, ritornando nella città, e seco trassero nella mischia le genti di Spoleti. Giorgio patrizio, se volle salvar la vita, pagò cinquemila soldi d'oro, e fu lasciato andare. Restò in potere di Guido duca quella città col suo principato. Ma chi è questoGuido? Lo stesso Anonimo salernitano il credette quel medesimo che abbiam veduto re d'Italia ed imperadore, con iscrivere ch'egli tenne perun anno e mesi novequel principato, e che portatosi in occasion della morte di Carlo il Grosso Augusto,adeptus est regalem dignitatem. Beneventum namque imperatrix Racheltruda nomine(Ageltruda vuol dire)regendum suscepit, et praefuit Beneventanis anno uno et octo mensibus. In eamdem urbem ingressa est pridie kalendas aprilis, ec. Sicchè, secondo questo autore, il conquistatore di Benevento fuGuido imperadore, e prima ancora di essere creato re d'Italia: il che vuol dire che la conquista di Benevento da lui fatta cadrebbe nell'anno 887. Ma ciò non può sussistere, quanto al tempo, perchè, siccome abbiam veduto, i Greci entrarono in possesso di Benevento nell'anno 891, e ne stettero padroni quasi quattro anni. Immaginò il conte Campelli[Campelli, Istor. di Spoleti, lib. 19.]che questoGuidofosse figliuolo secondogenito diGuidoimperadore creato duca di Spoleti nell'anno 891, e che egli nell'anno 894 assediasse Benevento, e se ne impadronisse nell'anno 895. Nè è senza qualche fondamento la sua opinione per quel che dirò. Tuttavia meglio avrebbe fatto questo autore col guardarsi dal produrre i sogni suoi dappertutto come verità contanti, e dal descrivere i fatti da lui immaginati, quasichè coi proprii occhi gli avesse veduti. Egli mette anche fuor di sito la morte di Guido imperadore, e differisce quella di Lamberto Augusto suo figliuolo fino all'anno 910,che è uno spaventoso anacronismo contro la storia di questi tempi.Potrebbe in vero sospettarsi cheGuidoduca e marchese di Spoleti, di cui fanno menzione le Croniche suddette, fosse stato il medesimoGuidoimperadore, il quale nell'anno 894, qualche mese prima della sua morte, impiegasse le forze sue in conquistar Benevento. Pure un anonimo cronista beneventano assai chiaramente racconta che dopo la morte d'esso Augusto entròGuidoduca e marchese in Puglia, e vi conquistò Benevento, dove era già morto Giorgio patrizio, e comandava Teodoro Turmoca: e cheGuaimario Iprincipe di Salerno avea per moglie una sorella diGuidoper nomeJota. Però possiam conghietturare che questo Guido fosse fratello, o almeno parente di Lamberto imperadore. S'erano impadroniti i Greci di Benevento nell'anno 891. Secondo le Cronichette pubblicate da Camillo Pellegrino[Peregrin., Hist. Princip. Langob., Part. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 320 et seq.],tribus annis, novemque mensibus et diebus viginti dominatio Graecorum tenuit Beneventum, Samniique provinciam. Post hoc Guido marchense introivit in Beneventum. Ci conducono tali notizie ad intendere che nell'anno 894 Guido duca di Spoleti cacciò i Greci da Benevento. Vi stette egli padroneanno I, et mensibus VII, oppure, come ha l'Anonimo salernitano e il beneventano,anno uno et mensibus octo, ovveronovem: dopo il qual tempo fu ceduto il principato beneventano aRadelchi IIossiaRadelgiso fratellodell'imperadrice Ageltruda. Da due diplomi d'esso Radelgiso, che si leggono nella Cronica del monistero di Volturno[Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], sufficientemente si può dedurre ch'egli nell'anno presente 896 cominciò a contare gli anni del suo principato in Benevento. Nella suddetta Cronica abbiamo un placito tenuto da Lodovico gastaldoin beneventano palatio in praesentia domnae Ageltrudis imperatricis Augustae, et domni Radelchis principis. Verisimilmenteappartiene esso al presente anno. Portò opinione il suddetto Camillo Pellegrino che Radelgiso II ricuperasse la signoria di Benevento nell'anno 898. Ma certo fallò nei suoi conti. L'Anonimo beneventano da lui pubblicato scrive:postea vero praefata imperatrix anno uno, et octo mensibus expletis, postquam Graji Benevento fuerant expulsi, in eadem ingressa est pridie kalendas aprilis, et paulo post longe superius nominatus Radelchis fratrem suum beneventano principatui restituit, qui fere duodecim annis ab eo fuerat expulsus. Nell'anno 884, siccome è detto di sopra,RadelchiossiaRadelgiso IIcadde dal dominio di Benevento. Adunque avendolodopo quasi dodici anniricuperato, cadde tal fatto nell'anno presente. E perciocchè in quella città nell'anno 894 ebbe fine il dominio de' Greci, e Guido duca vi signoreggiòun anno ed otto mesi, dopo i quali, venuta l'imperadrice Ageltruda a Benevento, ne rimise in possesso il fratello Radelgiso; per conseguente nell'anno presente si dee credere restituito a lui il principato beneventano. Quest'atto dipoi fa ch'io sospetti non essere stato il suddettoduca Guidofigliuolo d'essa Ageltruda Augusta, come immaginò il conte Campelli, perchè, secondo il costume delle cose umane, non avrebbe ella tolto al figliuolo quell'insigne dominio per darlo ad un fratello, e massimamente per averlo esso Guido tolto colle sue forze dalle mani de' Greci. Nè si dee tacere che questo Guido duca di Spoleti, appena impadronito di Benevento[Anonym. Benevent., P. I., tom. 2 Rer. Ital., pag. 280.], mandò in esilioPietro vescovodi quella città, che pure l'avea aiutato a farne l'acquisto. Se l'ebbero forte a male i Beneventani. Però da lì a quattro mesi pentitosi Guido di questa sua imprudente azione, andò in persona a Salerno, dove s'era rifugiato questo virtuoso prelato, ed avendolo placato, il ricondusse a Benevento, con praticar poscia verso di lui tutti gli atti di una vera benevolenza. Aggiugne inoltre chepraedictus MarchioSpoletium perrexit, imperatorem Lambertum, ejusque matrem imperatricem cernere cupiens; ibant enim Romam ad Apostolorum limina, et idem ire gestiebat. Danno ancora tali parole qualche indizio che questo Guido marchese non fosse fratello di Lamberto imperadore. Nell'anno presente si ha dal medesimo Cronista e dall'Anonimo beneventano, che andandoGuaimario I[Anonymus Salernit., P. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 293.], principe di Salerno colla consorteJotaalla volta di Benevento per visitare ilduca Guidosuo cognato, fermatosi nella città di Avellino, vi ebbe la mala notte. PerciocchèAdelferio, gastaldo d'essa terra, per fama corsa che Guaimario macchinasse di farlo imprigionare, mise in prigione lo stesso Guaimario, e nel dì seguente gli fece cavar gli occhi. A questo avviso il duca Guido mosse l'armi sue contro di Avellino, e tanto tormentò colle macchine di guerra e coll'assedio quella città, che Adelferio s'indusse a mettere in libertà l'accecato Guaimario, e la maltrattata principessa sua moglie, che se ne tornarono a Salerno non con quella allegrezza con cui se n'erano partiti. Trovossi dipoi questo Adelferio in compagnia de' Capuani, allorchè, secondo il solito, marciavano a saccheggiare il territorio di Napoli, e fu preso dai Napoletani in una scaramuccia. Guaimario spedì immantenente calde istanze adAtanasio vescovoe duca di Napoli, per avere costui nelle mani, e a fine di farne vendetta. Ma Adelferio ebbe maniera di fuggirsene e di salvarsi. Succedette in questo anno una sanguinosissima guerra[Annales Fuldenses Freheri.]fra gli Ungheri e i Bulgari. In due battaglie restarono sconfitti gli ultimi. Vennero alla terza, che fu sommamente rabbiosa. Vi perirono da ventimila Bulgari a cavallo (del quale numero io non vo' far sicurtà), maggiore nondimeno fu la strage senza dubbio degli Ungheri, perchè loro toccò di andare sconfitti. Ma presto vedrem costoro risorgere più chemai possenti e fieri, e portar la rovina anche alla misera Italia.

Mentre ilre Arnolfocol suo esercito svernava in Toscana, abbiamo dagli Annali di Fulda presso il Freero[Annales Fuldenses Freheri.]che si sparse voce,Berengarium nepotem ejus(cioè Berengario piuttosto zio che nipote suo)a fidelitate sua defecisse, et in Italiam jam per hoc reversum esse. Adalpertum videlicet marchionem Tusciae mutuiscolloquiis Berengarii, ne aliquo modo ad regis fidelitatem intenderet. Manca qui qualche parola: tuttavia si comprende avere Arnolfo avuto sentoreche Adalberto II, duca e marchese di Toscana, e ilre Berengariomaneggiassero sott'acqua una ribellione contra di lui: il che conturbò non poco l'esercito suo e lui. Nè era senza fondamento tal fama. Il vedere che Arnolfo due volte era calato in Italia, non per aiutare, come si credeva, alcuni de' principi in essa dominanti, ma per soggiogarli tutti, non potea piacere neppure ai principi contendenti fra loro. Dalle parole ancora suddette potrebbe nascere dubbio che l'ambizioso e barbaro Arnolfo sotto qualche pretesto avesse confinato in Germania il re Berengario; e ch'egli, come se la vide bella, se ne tornò in Italia, con darsi poi a strignere lega col duca di Toscana, mal soddisfatto anch'esso del procedere d'Arnolfo. Ma nel Bullario casinense v'ha un suo diploma, datoV nonas martii, anno dominicae Incarnationis DCCCXCVI, domni vero Berengarii regis IX. Actum Veronae.Questo ci fa vedere o ch'egli non era partito da Verona, o v'era ritornato, ed esercitava l'autorità regale. In questa ambiguità di pensieri prese Arnolfo la risoluzion di passare a Roma, per prendervi la corona dell'imperio, figurandosi che fatto questo passo, gli sarebbe più agevole il dissipar chiunque si scoprisse contrario ai suoi voleri. Per istrade cattive, e con gran perdita di cavalli arrivò colà. Ma in Roma ancora trovò quello che non si aspettava.Ageltrudavedova del defunto imperador Guido, donna di viril coraggio, per sostenere i diritti dell'AugustoLambertosuo figliuolo, avea prevenuto l'arrivo di esso Arnolfo, e con un buon nerbo di gente entrata in Roma, s'era accinta alla difesa non men di quella gran città che della città Leonina. Parve irrisoluto Arnolfo alla vista di questo inaspettato ostacolo; ma veggendo irritate le sue squadre da qualche villania lor detta daiRomani che guardavano le mura, e tutte avide di combattimento, diede l'ordine per un generale assalto. Liutprando narra un avvenimento[Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 8.]che ha tutta la ciera d'una favola: cioè che scappando una lepre verso la città, accompagnata dalle grida grandi dell'esercito d'Arnolfo, cadde il cuore per terra ai difensori di Roma: del che accortisi i soldati di Arnolfo, diedero l'assalto alla città Leonina, e la presero. Per questo anche i Romani capitolarono la resa di Roma. Certo è che Roma venne per forza alle mani d'Arnolfo, e chepapa Formoso, perseguitato, e forse imprigionato dalla fazione diSergio, unita coll'Augusta Ageltruda, fu rimesso in libertà. Concertata dipoi la coronazione imperiale, tutto il senato romano colla scuola dei Greci e colle bandiere e croci andò a ricevere Arnolfo a Ponte Molle, e fra gl'inni e cantici sacri il condusse alla basilica vaticana, nelle cui scalinate si trovò papa Formoso, che con amore paterno l'accolse, ed introdottolo nel sacro tempio, quivi il creò ed unse imperadore Augusto, con porgli in capo l'imperial corona. Da lì a pochi dì Arnolfo, dopo aver dati molti ordini pel governo della città e per la sicurezza del pontefice, fece raunare in san Paolo il popolo romano, e da essi ricevette il giuramento di fedeltà secondo il rito antico. Tale fu quel giuramento:Juro per haec omnia Dei mysteria, quod salvo honore et lege mea, atque fidelitate domni Formosi papae, fidelis sum et ero omnibus diebus vitae meae Arnolfo imperatori, et numquam me ad illius infidelitatem cum aliquo homine sociabo. Et Lamperto filio Agildrudae(adunque era mancato di vita Guido Augusto suo padre, nè si trovò in questo sconvolgimento di cose, come vuole il panegirista di Berengario e Liutprando)et ipsi matri suae ad secularem honorem numquam adjutorium praebebo. Et hanc civitatem Romam ipsi Lamberto et matri ejus Agildrudae, et eorumhominibus per aliquod ingenium, aut argumentum non tradam.S'era Ageltruda, per attestato di Reginone[Rhegino, in Chronico.], segretamente ritirata da Roma, allorchè furono per entrarvi le milizie d'Arnolfo. Presso il Campi[Campi, Istor. Piacent., tom. 1, Append.]si veggono due diplomi conceduti dal novello imperadore Arnolfo in favore del monistero delle monache di san Sisto di Piacenza. È dato il primoVII kalendas maii, anno Incarnationis Domini DCCCXCVI, Indictione XIV, anno imperii ejus primo. Actum Romae.L'altro fu dato a richiesta di papa Formosokalendis maiicolle stesse note. Anche l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 3, in Episcop. Clusin.]riporta un altro diploma d'Arnolfo, con cui conferma i suoi diritti al monistero di san Salvatore di monte Amiate. Ivi son queste note:Signum domni Arnulphi invictissimi imperatoris Augusti. Data IV kalendas martii die, anno Incarnationis Domini DCCCXCVI, Indictione XIV, anno regni Arnulphi regis in Francia nono, Italia tertio. Actum Romae.Lascerò io considerare ai lettori, perchè questo diploma sia dato da Arnolfo, già dichiarato imperadore, senza poi far menzione in esso dell'anno primodell'imperio; e se sia da credere ch'egli fosse dichiarato imperador de' Romani prima del dì 27 di febbraio di quest'anno, che fu bisestile. Noi abbiamo appreso dai suddetti due sicuri documenti del monistero piacentino che Arnolfo era in Roma nel dì primo di maggio; e gli Annali freeriani[Rhegino, in Chronico.]ci fan sapere cheipse XV tamdem die, postquam venerat, ab urbe digressus est. Adunque non potè il diploma amiatino essere dato nel febbraio. Forse invece dimartiisi avrà da leggeremaii. Il padre Papebrochio e il p. Pagi, che fondarono su questo documento alcuni loro raziocinii, certamente non posarono il piè sicuro. Dopo le funzioni suddette, Arnolfo fece prendereCostantino e Stefano, due de' principali baroni di Roma, come rei di lesa maestà, per avere introdotta in Roma l'imperadrice Ageltruda, e legati seco li condusse in Baviera:Urbem vero ad suas manus custodiendam Faroldo cuidam vassallo concessit.

Erasi ritirata l'imperadrice vedovaAgeltrudanella città di Spoleti. Mosse a quella volta Arnolfo con pensiero di coglierla o di scacciarla di là. Ma sopravvenutagli una grave infermità di capo (Reginone le dà il nome di paralisia), in vece di accudire a questa impresa, ebbe da pensare a scappar d'Italia, dove non si fidava più di fermarsi, per gli tanti nemici ch'egli aveva, o si era fatto colle sue crudeltà e co' suoi ambiziosi disegni. Però con isforzate marcie il più tosto che potè, prima del fine di maggio, si ritirò dipoi per la via di Trento in Baviera, seco conducendo la pericolosa malattia onde era stato assalito. Secondochè lasciò scritto Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 1, cap. 9.], fu attribuito questo suo malore alla sagacità della suddetta Augusta Ageltruda, assediata da esso Arnolfo nel castello di Fermo, perchè le riuscì di guadagnar coll'oro un domestico del medesimo Arnolfo, e di fargli dare un sonnifero che gli sconcertò la testa e la sanità in maniera, che non si riebbe mai più. Ma questa è verisimilmente una diceria, divulgata fra il popolo che troppo inclina a credere soprannaturali, o effetti della umana malizia, alcuni mali, massimamente de' gran signori. Altre cose soggiugne dipoi Liutprando, cioè cheGuido re(questi era imperadore e morto molto prima) prese ad inseguire il quasi fuggitivo Arnolfo. E che esso Arnolfo, giunto che fu a monte Bardone sul Parmigiano, determinò di cavar gli occhi a Berengario, per tenere più sicuramente da lì innanzi l'Italia. Ma avvertitone Berengario da un amico suo cortigiano, se ne scappò frettolosamente a Verona:dopo di che tutti gl'Italiani cominciarono a sprezzare Arnolfo. Parimente racconta Liutprando, che, giunto esso Arnolfo a Pavia, e svegliatasi una sedizione del popolo, fu fatta tanta strage della di lui gente, che n'erano piene le cloache tutte di quella città. E perciocchè Arnolfo non potea passar per Verona, marciò pel Piemonte ad Ivrea, città governata daAnscario marchese, uomo timidissimo, che s'era dianzi ribellato. Giurò allora Arnolfo di non partirsi prima di sotto a quella città, se non aveva nelle mani Anscario. Ma i cittadini, fatto uscir di città Anscario, per poter veridicamente giurare che egli era fuggito, ottennero da Arnolfo di restare in pace. Finalmente dice Liutprando, che Arnolfo pel Mongivì e per la Savoia passò ai proprii paesi. Tutte immaginazioni e tradizioni false, perchè il continuatore degli Annali di Fulda, autore contemporaneo, e però più degno di fede, attesta, siccome abbiam veduto, che Arnolfo da Spoleti a dirittura venne a Trento, ed uscì d'Italia prima che fosse spirato il mese di maggio. In somma la storia di questi tempi si truova assai maltrattata dai più antichi scrittori. Falla di molto anche la Cronica di Reginone[Rhegino, in Chronico.], che sotto quest'anno ci vuol far credere accaduta la morte diLamberto imperadore, e l'entrata in Italia diLodovicofigliuolo diBosone redi Provenza. Chiaramente vedremo la falsità di tali racconti, nè è da credere che vengano da Reginone. Le stimo io giunte, disordinatamente fatte alla di lui Cronica, quantunque il padre Mabillone[Mabillon., in Annal. Benedictin. ad hunc annum.]ed altri le prendessero per buona moneta. Lasciò Arnolfo, prima di abbandonare l'Italia[Annales Fuldenses Freheri.],Rotoldosuo figliuolo bastardo al governo di Milano, credendo in tal guisa di tenere in ubbidienza il popolo d'Italia. Ma gl'Italiani alzarono il capo, e Ratoldo fu costretto a tornarsenepel lago di Como in Germania.Lambertoimperadore, per quanto si può scorgere, non fu pigro ad accorrere in queste parti e a ripigliare il possesso di Milano e di Pavia col rimanente della Lombardia.MaginfredoossiaMagnifredoconte di Milano, ed anche marchese della marca di Milano, come si può dedurre da Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, edition. Canis.]dall'anno 895, perchè avea tenuto forte pel partito del re Arnolfo, ebbe, d'ordine di Lamberto, tagliata la testa; e ad un suo figliuolo e ad un suo genero toccò la pena di perdere gli occhi. Vo' io credendo che in questa occasione patisse dei grandi affanni la città di Milano, perchè a' tempi di Landolfo seniore, storico di Milano[Landulphus senior, Hist., tom. 4, Rer. Italic.]del secolo undecimo, durava la tradizione che unLambertore d'Italia avea fatto un aspro trattamento alla città di Milano, con averla assediata e presa con inganno, dove poi fece un'orrida strage dei cittadini, distrusse i palagi, le torri e l'altre belle fabbriche e fortificazioni di quella nobil città. Pieno di favole e d'anacronismi è questo racconto di Landolfo, copiato poi da Galvano Fiamma[Flamma, Manipul. Flor., tom. 11, Rer. Ital.], perchè suppone vivuto questo reLambertocirca l'anno 570, e prima che i Longobardi calassero in Italia: sbaglio inescusabile, e testimonio della somma ignoranza di que' secoli, perchè solamente circa cento ottanta anni dappoi fiorì questo Landolfo. Dice egli ancora cheIlduinoera allora duca di Milano, e che Lamberto fu poi ucciso alla caccia in un bosco con unaspinadaAzzofigliuolo di questo Ilduino. Tuttavia chiara cosa è che egli intende di parlare dell'imperador Lamberto, siccome apparirà dalla maniera della sua morte. E però dalle sue popolari fole abbastanza traluce ch'esso Lamberto dovette maltrattare non poco la città di Milano a cagion di sua ribellione. Ordinariamentenon sono senza qualche fondamento simili tradizioni de' popoli. Anche il reBerengariodal canto suo (giacchè venne in questi tempi a mancar di vitaGualfredo ducae marchese del Friuli, che ribellatosi a lui s'era dato ad Arnolfo) ritornò in possesso di Verona e del Friuli, con istendere il suo dominio fino all'Adda; con che si può credere che Brescia ancora e Bergamo venissero alla di lui ubbidienza. Ho io pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. LXVIII.]un suo diploma datopridie kalendas decembris, anno Incarnationis Domini Jesu Christi DCCCXCVI, regni vero domni Berengarii serenissimi regis IX, per Indictionem XV. Actum Corte Aquis. Vedemmo di sopra all'anno 881 un diploma di Carlo il Grosso, scrittoAquis Palatio. Non so se abbia che fare con questaCorte Aquis, la qual senza fallo non può essereAiquicittà del Monferrato, perchè fin là non si stendeva la giurisdizione di Berengario.

I disgusti dati dai Romani apapa Formoso, prima che giungesse a Roma Arnolfo, ed accresciuti a dismisura dappoichè egli se ne fu partito, il fecero finalmente soccombere al peso degli affanni, se pure non intervennero mezzi anche più violenti per troncare il corso di sua vita, perchè egli era incorso nell'odio non solo della maggior parte di quel popolo, ma anche diLamberto imperadore, contra del quale aveva esso pontefice alzato al trono imperiale il germanico re Arnolfo. Il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]dopo Onofrio Panvinio, differì la morte di questo papa sino al dicembre dell'anno presente, fondato sull'asserzione di Adamo Bremense, che scrivea circa l'anno 1080 la sua storia. Ma il padre Pagi[Pagius, in Critic. ad Annales Baron.]con addurre due bolle dipapa Stefano VIsuo successore, date nell'agosto e settembre di quest'anno, ha mostrata la insussistenza di tale opinione. Quel che è più,il continuatore degli Annali di Fulda[Annales Fuldens. Freherii.]pubblicati dal Freero, autore, per quanto pare, contemporaneo, scrive mancato di vita questo ponteficedie sanctae Paschae. Ed Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron. edit. Canis.]anche egli scrive cheFormoso papa die Paschae obiit. Ma neppur questo si può credere, qualora esistano i due diplomi, dati da Arnolfo imperadore in Roma sul fine di aprile e nel dì primo di maggio pel monistero di san Sisto, che si sono accennati di sopra. Nel dì 4 di aprile cadde la Pasqua nell'anno presente. Confessando il medesimo Annalista freeriano che Arnolfo non si fermò in Roma più di quindici dì, ed essendo egli stato senza dubbio coronato imperadore da papa Formoso, per necessità non dovette accader la sua morte nel dì di Pasqua. Lo storico suddetto freeriano ne fa menzione solamente, dappoichè Arnolfo fu ritornato in Germania. Può essere che un dì si scuopra qualche documento, onde venga assai lume per decidere questo punto. Intanto è certo che a papa Formoso, dopo tre giorni di sede vacante, succedetteBonifazio VI, pontefice efimero, perchè non più che quindici giorni durò il suo pontificato. La podagra quella fu che il portò all'altro mondo, secondo gli Annali freeriani suddetti; nè fu già cacciato dalla sedia, come pretende il cardinal Baronio, tuttochè veramente Giovanni IX papa nel concilio romano dell'anno 898 riprovasse la di lui elezione. Si venne pertanto ad eleggere un nuovo papa, e questi fuStefano VI, di fazione contraria al defunto papa Formoso. Sulle prime mostrò egli di approvare l'operato da lui nella persona d'Arnolfo, con riconoscere anch'egli per imperadore, come costa da una sua bolla citata dal padre Pagi, e data nel dì 20 d'agosto dell'anno precedente,imperante domno piissimo Augusto Arnulfo a Deo coronato magno, imperatore, anno primo. Ma da lì a poco o perchè fosse cacciato di Roma il ministrolasciatovi da Arnolfo, o per gli potenti maneggi di Lamberto Augusto, e per l'inclinazione dello stesso papa, riconobbe egliLambertoper legittimo imperadore. Un'altra sua bolla rapportata dal padre Dachery[Dachery, Spicileg., tom. 3.], si vede scritta sotto l'indizione XV, cominciata nel settembre di quest'anno,imperante domno nostro Lamberto piissimo Augusto, a Deo coronato magno imperatore. Otto mesi poi dopo l'assunzione sua arrivò questo pontefice ad un eccesso che renderà sempre detestabile la memoria sua nella Chiesa di Dio; perchè egli fatto disotterrare il cadavero dipapa Formoso, e con una ridicola funzione degradatolo in un concilio non assistito dallo Spirito Santo, lo fece gittar nel Tevere, e dichiarò nulle tutte le sue ordinazioni, e in primo luogo quella dello stesso Formoso. Intorno a ciò è da vedere la storia ecclesiastica e la difesa di Formoso negli opuscoli di Ausilio, il quale ci ha conservata una notizia fra l'altre: cioè, che in un concilio tenuto in Ravenna, dove intervennero quasi tutti i vescovi d'Italia, era stata riconosciuta legittima ed approvata l'ordinazione di Formoso, ancorchè egli dal vescovato di Porto fosse passato alla cattedra di san Pietro. Appartiene a quest'anno la mutazione seguita nel principato di Benevento, raccontata dall'Anonimo salernitano[Anonymus Salern., P. I, tom. 2, Rer. Ital.], da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 49.]e da altre Cronichette presso Camillo Pellegrino. Non potevano più sofferire i Beneventani l'orgoglioso governo de' Greci, dominanti nella loro città. Comunicarono essi i lor desiderii aGuaimario Iprincipe di Salerno; e questi aGuido ducae marchese di Spoleti. Passò all'assedio della città lo stesso Guido con copioso esercito, e per molto tempo la strinse. Veggendosi a mal partitoGiorgio patrizio, quivi governatore perLeone imperadorde' Greci, incitò i cittadini alla difesa. Altro non cercavano essi; e peròprese l'armi tanto i Greci che i Beneventani, uscirono di città, per dare addosso ai nemici; ma secondo il concerto fatto, quei di Benevento si diedero alla fuga, ritornando nella città, e seco trassero nella mischia le genti di Spoleti. Giorgio patrizio, se volle salvar la vita, pagò cinquemila soldi d'oro, e fu lasciato andare. Restò in potere di Guido duca quella città col suo principato. Ma chi è questoGuido? Lo stesso Anonimo salernitano il credette quel medesimo che abbiam veduto re d'Italia ed imperadore, con iscrivere ch'egli tenne perun anno e mesi novequel principato, e che portatosi in occasion della morte di Carlo il Grosso Augusto,adeptus est regalem dignitatem. Beneventum namque imperatrix Racheltruda nomine(Ageltruda vuol dire)regendum suscepit, et praefuit Beneventanis anno uno et octo mensibus. In eamdem urbem ingressa est pridie kalendas aprilis, ec. Sicchè, secondo questo autore, il conquistatore di Benevento fuGuido imperadore, e prima ancora di essere creato re d'Italia: il che vuol dire che la conquista di Benevento da lui fatta cadrebbe nell'anno 887. Ma ciò non può sussistere, quanto al tempo, perchè, siccome abbiam veduto, i Greci entrarono in possesso di Benevento nell'anno 891, e ne stettero padroni quasi quattro anni. Immaginò il conte Campelli[Campelli, Istor. di Spoleti, lib. 19.]che questoGuidofosse figliuolo secondogenito diGuidoimperadore creato duca di Spoleti nell'anno 891, e che egli nell'anno 894 assediasse Benevento, e se ne impadronisse nell'anno 895. Nè è senza qualche fondamento la sua opinione per quel che dirò. Tuttavia meglio avrebbe fatto questo autore col guardarsi dal produrre i sogni suoi dappertutto come verità contanti, e dal descrivere i fatti da lui immaginati, quasichè coi proprii occhi gli avesse veduti. Egli mette anche fuor di sito la morte di Guido imperadore, e differisce quella di Lamberto Augusto suo figliuolo fino all'anno 910,che è uno spaventoso anacronismo contro la storia di questi tempi.

Potrebbe in vero sospettarsi cheGuidoduca e marchese di Spoleti, di cui fanno menzione le Croniche suddette, fosse stato il medesimoGuidoimperadore, il quale nell'anno 894, qualche mese prima della sua morte, impiegasse le forze sue in conquistar Benevento. Pure un anonimo cronista beneventano assai chiaramente racconta che dopo la morte d'esso Augusto entròGuidoduca e marchese in Puglia, e vi conquistò Benevento, dove era già morto Giorgio patrizio, e comandava Teodoro Turmoca: e cheGuaimario Iprincipe di Salerno avea per moglie una sorella diGuidoper nomeJota. Però possiam conghietturare che questo Guido fosse fratello, o almeno parente di Lamberto imperadore. S'erano impadroniti i Greci di Benevento nell'anno 891. Secondo le Cronichette pubblicate da Camillo Pellegrino[Peregrin., Hist. Princip. Langob., Part. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 320 et seq.],tribus annis, novemque mensibus et diebus viginti dominatio Graecorum tenuit Beneventum, Samniique provinciam. Post hoc Guido marchense introivit in Beneventum. Ci conducono tali notizie ad intendere che nell'anno 894 Guido duca di Spoleti cacciò i Greci da Benevento. Vi stette egli padroneanno I, et mensibus VII, oppure, come ha l'Anonimo salernitano e il beneventano,anno uno et mensibus octo, ovveronovem: dopo il qual tempo fu ceduto il principato beneventano aRadelchi IIossiaRadelgiso fratellodell'imperadrice Ageltruda. Da due diplomi d'esso Radelgiso, che si leggono nella Cronica del monistero di Volturno[Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], sufficientemente si può dedurre ch'egli nell'anno presente 896 cominciò a contare gli anni del suo principato in Benevento. Nella suddetta Cronica abbiamo un placito tenuto da Lodovico gastaldoin beneventano palatio in praesentia domnae Ageltrudis imperatricis Augustae, et domni Radelchis principis. Verisimilmenteappartiene esso al presente anno. Portò opinione il suddetto Camillo Pellegrino che Radelgiso II ricuperasse la signoria di Benevento nell'anno 898. Ma certo fallò nei suoi conti. L'Anonimo beneventano da lui pubblicato scrive:postea vero praefata imperatrix anno uno, et octo mensibus expletis, postquam Graji Benevento fuerant expulsi, in eadem ingressa est pridie kalendas aprilis, et paulo post longe superius nominatus Radelchis fratrem suum beneventano principatui restituit, qui fere duodecim annis ab eo fuerat expulsus. Nell'anno 884, siccome è detto di sopra,RadelchiossiaRadelgiso IIcadde dal dominio di Benevento. Adunque avendolodopo quasi dodici anniricuperato, cadde tal fatto nell'anno presente. E perciocchè in quella città nell'anno 894 ebbe fine il dominio de' Greci, e Guido duca vi signoreggiòun anno ed otto mesi, dopo i quali, venuta l'imperadrice Ageltruda a Benevento, ne rimise in possesso il fratello Radelgiso; per conseguente nell'anno presente si dee credere restituito a lui il principato beneventano. Quest'atto dipoi fa ch'io sospetti non essere stato il suddettoduca Guidofigliuolo d'essa Ageltruda Augusta, come immaginò il conte Campelli, perchè, secondo il costume delle cose umane, non avrebbe ella tolto al figliuolo quell'insigne dominio per darlo ad un fratello, e massimamente per averlo esso Guido tolto colle sue forze dalle mani de' Greci. Nè si dee tacere che questo Guido duca di Spoleti, appena impadronito di Benevento[Anonym. Benevent., P. I., tom. 2 Rer. Ital., pag. 280.], mandò in esilioPietro vescovodi quella città, che pure l'avea aiutato a farne l'acquisto. Se l'ebbero forte a male i Beneventani. Però da lì a quattro mesi pentitosi Guido di questa sua imprudente azione, andò in persona a Salerno, dove s'era rifugiato questo virtuoso prelato, ed avendolo placato, il ricondusse a Benevento, con praticar poscia verso di lui tutti gli atti di una vera benevolenza. Aggiugne inoltre chepraedictus MarchioSpoletium perrexit, imperatorem Lambertum, ejusque matrem imperatricem cernere cupiens; ibant enim Romam ad Apostolorum limina, et idem ire gestiebat. Danno ancora tali parole qualche indizio che questo Guido marchese non fosse fratello di Lamberto imperadore. Nell'anno presente si ha dal medesimo Cronista e dall'Anonimo beneventano, che andandoGuaimario I[Anonymus Salernit., P. I, tom. 2 Rer. Ital., pag. 293.], principe di Salerno colla consorteJotaalla volta di Benevento per visitare ilduca Guidosuo cognato, fermatosi nella città di Avellino, vi ebbe la mala notte. PerciocchèAdelferio, gastaldo d'essa terra, per fama corsa che Guaimario macchinasse di farlo imprigionare, mise in prigione lo stesso Guaimario, e nel dì seguente gli fece cavar gli occhi. A questo avviso il duca Guido mosse l'armi sue contro di Avellino, e tanto tormentò colle macchine di guerra e coll'assedio quella città, che Adelferio s'indusse a mettere in libertà l'accecato Guaimario, e la maltrattata principessa sua moglie, che se ne tornarono a Salerno non con quella allegrezza con cui se n'erano partiti. Trovossi dipoi questo Adelferio in compagnia de' Capuani, allorchè, secondo il solito, marciavano a saccheggiare il territorio di Napoli, e fu preso dai Napoletani in una scaramuccia. Guaimario spedì immantenente calde istanze adAtanasio vescovoe duca di Napoli, per avere costui nelle mani, e a fine di farne vendetta. Ma Adelferio ebbe maniera di fuggirsene e di salvarsi. Succedette in questo anno una sanguinosissima guerra[Annales Fuldenses Freheri.]fra gli Ungheri e i Bulgari. In due battaglie restarono sconfitti gli ultimi. Vennero alla terza, che fu sommamente rabbiosa. Vi perirono da ventimila Bulgari a cavallo (del quale numero io non vo' far sicurtà), maggiore nondimeno fu la strage senza dubbio degli Ungheri, perchè loro toccò di andare sconfitti. Ma presto vedrem costoro risorgere più chemai possenti e fieri, e portar la rovina anche alla misera Italia.


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