DCCCXIII

DCCCXIIIAnno diCristoDCCCXIII. IndizioneVI.Leone IIIpapa 19.Carlo Magnoimperad. 14.Bernardore d'Italia 2.Secondochè abbiamo dagli Annali de' Franchi[Annal. Franc. Metenses. Annales Francor. Bertiniani. Eginhard., in Annal. Franc.], nella primavera dell'anno presente Carlo imperadore inviò a Costantinopoli per suoi ambasciatoriAmalario vescovo di Treveri, e Pietro abbate del monistero di Nonantola. Il motivo di tale spedizione era per confermar la pace conMichele imperador dei Greci. Ma dovettero questi legati trovar mutata la scena[Theoph., in Chronogr.]. Michele Augusto avea già anteposto il parere d'alcuni consiglieri che amavano la guerra coi Bulgari, a quello d'altri che consigliavano la pace richiesta dai medesimi Barbari. Se ne ebbe egli a pentire, ma troppo tardi. Uscito colla sua armata in campagna, armata nondimeno, in cui mancava l'antico valore de' Greci, si azzuffò conCrummo, ossiaCrunnore de' Bulgari. Dopo un lieve combattimento eccoti le sue truppe prendere vilmente e precipitosamente la fuga: il che da lui veduto, anch'egli non pensò se non a salvarsi correndo, e a ritirarsi in Costantinopoli. Lasciò egli il comando dell'esercito aLeone Armeno, personaggio di molta bravura, ma di poca fede, essendosi fondatamente sospettatodipoi ch'egli da gran tempo aspirasse all'imperio, e manipolasse anche coerentemente a tal disegno la fuga delle milizie nel predetto conflitto[Constantinus Porphyrogenneta, in Vita Basil., lib. 1.]. In fatti facendo egli, o altri per lui, valere la favola, che non conviene ad un cervo l'essere condottier di leoni, fu esso Leone proclamato imperadore, ed astretto Michele co' figliuoli ad abbracciar la vita monastica.Crummocoi vittoriosi Bulgari passò all'assedio di Costantinopoli, e ne desolò tutti i contorni; poscia veggendo che quivi indarno consumava il tempo, guidò tutte le sue forze contra di Andrinopoli, città che, dopo aver fatta per quanto potè resistenza, cadde finalmente nelle sue mani. Gli Annali dei Franchi narrano che mentre costui era sotto Costantinopoli, Leone Augusto fece all'improvviso una sortita dalla città con tal felicità, che il barbaro ferito con tutta la sua armata prese la fuga. Secondo i greci autori tentò bensì Leone con frode in un abboccamento di far uccidere il re nemico, ma non fece già prodezza alcuna. Innumerabili furono in sì funeste congiunture i Greci condotti in ischiavitù dai Bulgari, con averne poi la divina Provvidenza ricavato profitto per la santa religione di Cristo, la quale per la cura diManuele arcivescovo d'Andrinopolie di altri ecclesiastici e prigionieri, fu piantata e diffusa per tutta la Bulgheria. Intanto l'imperador d'OccidenteCarlo Magno, convocata in Aquisgrana una dieta generale dei suoi regni nel mese d'agosto, propose ai vescovi, abbati, conti e nobili della Francia[Annales. Francor. Moissiacens. Lambecius, Annales Francor.]di conferire il titolo d'imperadore, e dichiarar suo collega nell'imperio e nei regniLodovicosuo figliuolo, già re di Aquitania. Lodò ognuno il progetto, e tutti acconsentirono. Fu dunque con lieta viva ed universale acclamazione de' popoli coronato Lodovico con corona d'oro, e chiamatoImperadoreedAugusto. Tegano[Theganus, in Vit. Ludovici Pii, c. 6.]scrittore di questi tempi, scrive, che dopo avere l'imperadore Carlo fatta una paterna esortazione al figliuolo di custodire il timor di Dio, di onorare i sacerdoti, di amare i suoi popoli, di scegliere buoni ministri, con altre parole degne di un pio e saggio padre, gli ordinò di prendere colle sue mani la corona posta sull'altare, e di mettersela in capo. È un gran che il vedere che tutti gli storici di allora parlano del parere dimandato da Carlo a tutti i suoi baroni, per fare imperadore il figliuolo, e del consenso dato dai medesimi; e che niuno fa parola del romano pontefice. Ma si può ben con tutta ragion conghietturare che Carlo Magno non avrà fatto quel passo senza averne preventivamente informatopapa Leone, e chiestane la sua approvazione. Certo egli non riconosceva punto dai Franchi la signoria di Roma, nè il maestoso titolo e grado d'imperadore, onde gli occorresse il loro assenso per dichiarare il suo successore; ma riconoscevalo bensì dal papa suddetto: e però a lui più che ad altri si dovea ricorrere in tal congiuntura. Dall'anno presente alcuni cominciarono a contar gli anni dell'imperio di Lodovico Pio. Dopo questa splendidissima funzione l'Augusto Carlo, per attestato degli Annali de' Franchi[Annal. Franc. Loiselian. Annales Francor. Lauresamens.]Bernhardum nepotem suum, filium Pippini filii sui, Italiae praefecit, et regem appellari jussit. Era venuto nell'anno precedente, siccome notai di sopra,Bernardoin Italia, e dagli strumenti d'allora si può ricavare ch'egli già ne godesse il dominio, benchè forse solamente in quest'anno gli fosse conferito il titolo di re.Adalardo, abbate famoso della vecchia Corbeia, seguitò conWallasuo fratello ad assistere a questo giovane principe; ed abbiamo dall'antico librode constructione Corbejae novae[Tom. 2 Rer. Franciar. Du-Chesne.]che avendo esso Adalardo intesal'assunzione al trono d'esso Bernardo,accepit ei uxorem et constituit eum secundum jussionem principis(cioè di Carlo Magno)super omne regnum. La moglie trovata a questo principe ebbe nomeCunigonda, siccome a suo tempo vedremo.Quanto più poi Carlo imperadore s'andava appressando al fine di sua vita, tanto più cresceva in lui il fervore della pietà; e perciocchè gli premea non poco la correzion de' costumi negli ecclesiastici, ordinò che si tenessero varii concilii provinciali a questo fine. Fecesi pertanto il concilio di Magonza sul principio di giugno; se ne fecero altri in Arles, in Tours, in Sciallone e in Rems, dove furono fatte delle egregie costituzioni per rimettere in piedi la disciplina ecclesiastica, le quali si leggono nelle raccolte de' concilii. Di tutto si ha obbligazione all'indefessa pietà di Carlo Magno, di cui scrive Tegano che in questi tempi l'ordinaria sua applicazione era alle orazioni, alle limosine, ed a correggere i libri sacri, con avere spezialmente prestato questo servigio ai quattro santi Evangelii, valendosi in ciò anche dell'opera di alcuni Greci e Soriani. Nel presente anno parimente[Annal. Franc. Eginhardi.]i Mori di Spagna, corsari di professione, fecero un'invasione nell'isola di Corsica, e ne menarono via una gran preda.Ermingardoconte di Ampuria, ossia dell'Ampurdano in Catalogna, andò a mettersi in agguato con delle navi sotto l'isola di Maiorica; e nel tornare che faceano que' masnadieri in Ispagna, uscito contra d'essi, prese otto delle lor navi, dove trovò più di cinquecento Corsi che erano condotti schiavi, e fortunatamente riacquistarono la libertà. Ora non sapendo i Mori qual altra vendetta fare, vennero dipoi a Cento Celle, oggidì Cività vecchia nello Stato pontificio, e a Nizza di Provenza, ed amendue quelle città rimasero desolate dal loro furore. Vollero, non contenti di ciò, sbarcare in Sardegna; ma venuti allemani coi Sardi, scornati furono costretti alla fuga, con lasciarvi anche molti di loro estinti. Le memorie dell'archivio farfense, da me pubblicate[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.]fanno menzione di un giudizio tenuto da Leone sommo ponteficein sacro palatio lateranensi cum Johanne et Fastaldo(o Rastaldo)episcopis, Theodoro nominculatore, Georgio bibliothecario, Gemmoso vestiario, Alminino, Quisdelori, Agriprando cubiculario, Nordo, Racurio, Naningo de Viterbo. Anno imperii Karoli XIII, pontificatus Leonis XVIII, mense majo, Indictione VI, cioè nell'anno presente. Si dee riferire a questo medesimo anno la lettera quinta d'esso papa Leone[Labbe, Concilior., tom. VII.], scritta nel dì 7 di settembre a Carlo Magno coll'avviso che il non per anche depostoMichele imperador dei Greci, all'udire come i Saraceni dell'Africa o della Soria infestavano alcune isole del suo imperio, con apparenza e voce ancora di voler passare in Sicilia, avea colà spedito uno stuolo di navi sotto il comando diGregorio patrizio, per opporsi ai loro disegni. Era in quei tempi duca di NapoliAntimo. A lui tosto, come a persona dipendente dal greco imperio, scrisse il patrizio, comandandogli che con tutte le navi del suo ducato s'andasse ad unire con lui. Antimo gli mandò varie scuse o pretesti, ma non già veruno rinforzo. Quei sì di Gaeta e di Amalfi accorsero con alquanti legni. Intanto i Mori suddetti misero a sacco l'isola di Lampadusa, e presero sette navi de' Greci, inviate per ispiare i loro andamenti. Ciò inteso, Gregorio patrizio col maggiore sforzo che potè andò a trovarli, e gli riuscì di sbaragliar la loro flotta, e di uccidere tutti quegl'Infedeli, senza che ne restasse alcun vivo: il che non c'è obbligazione di credere. Inoltre quaranta navi d'essi Mori aveano saccheggiata l'isola di Ponza, e laMaggiore presso di Napoli. Un'altra epistola di papa Leone abbiamo, cioè la quarta, scritta nel dì 11 di novembre, per recare notizia a Carlo Magno che Gregorio patrizio avea conchiusa pace per dieci anni avvenire coi suddetti Saraceni, senza obbligarsi essi Mori a cosa alcuna per conto degli altri Saraceni, ossia dei Mori della Spagna, con dire che coloro non erano sottoposti alla lor giurisdizione, e venivano considerati come ribelli del loro califa. Riferisce ancora che cento navi di Saraceni africani, ite in Sardegna, erano tutte state ingoiate dal mare. Anche allora aveano gran voga, come oggidì, le nuove false, o troppo alterate, dei lontani avvenimenti in tempo di guerra. Nella lettera sesta del medesimo pontefice scritta poco dappoi al soprallodato Carlo Magno coll'avviso della deposizione del grecoimperador Michele, e dell'assunzione al trono diLeone Armeno, si legge appunto una mano di nuove tutte spallate, quali il volgo ignorante o la malizia di taluno suol inventare, e che si fan vedere talvolta anche nelle gazzette de' nostri tempi. In questo anno, secondo il Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.],Adalardoabbate di Corbeia, e messo di Carlo imperadore, quel medesimo che principalmente governava allora l'Italia nella minorità del re Bernardo, trovandosi nella città di Lucca, tenne un placito per la causa di un cherico delinquente,quem ipse Adalardus commendavit Bonifacio illustrissimo comiti nostro. Sicchè conte di Lucca era allora questoBonifazio, del quale, come di personaggio molto importante, io debbo far memoria. E ch'egli ancora fosseduca della Toscanal'ho provato altrove[Antiquit. Italic., Dissert. LXX.]con un placito del medesimo Adalardo abbate, tenuto in Pistoia nell'anno precedente 812, al quale intervenneBonifatius dux.

Secondochè abbiamo dagli Annali de' Franchi[Annal. Franc. Metenses. Annales Francor. Bertiniani. Eginhard., in Annal. Franc.], nella primavera dell'anno presente Carlo imperadore inviò a Costantinopoli per suoi ambasciatoriAmalario vescovo di Treveri, e Pietro abbate del monistero di Nonantola. Il motivo di tale spedizione era per confermar la pace conMichele imperador dei Greci. Ma dovettero questi legati trovar mutata la scena[Theoph., in Chronogr.]. Michele Augusto avea già anteposto il parere d'alcuni consiglieri che amavano la guerra coi Bulgari, a quello d'altri che consigliavano la pace richiesta dai medesimi Barbari. Se ne ebbe egli a pentire, ma troppo tardi. Uscito colla sua armata in campagna, armata nondimeno, in cui mancava l'antico valore de' Greci, si azzuffò conCrummo, ossiaCrunnore de' Bulgari. Dopo un lieve combattimento eccoti le sue truppe prendere vilmente e precipitosamente la fuga: il che da lui veduto, anch'egli non pensò se non a salvarsi correndo, e a ritirarsi in Costantinopoli. Lasciò egli il comando dell'esercito aLeone Armeno, personaggio di molta bravura, ma di poca fede, essendosi fondatamente sospettatodipoi ch'egli da gran tempo aspirasse all'imperio, e manipolasse anche coerentemente a tal disegno la fuga delle milizie nel predetto conflitto[Constantinus Porphyrogenneta, in Vita Basil., lib. 1.]. In fatti facendo egli, o altri per lui, valere la favola, che non conviene ad un cervo l'essere condottier di leoni, fu esso Leone proclamato imperadore, ed astretto Michele co' figliuoli ad abbracciar la vita monastica.Crummocoi vittoriosi Bulgari passò all'assedio di Costantinopoli, e ne desolò tutti i contorni; poscia veggendo che quivi indarno consumava il tempo, guidò tutte le sue forze contra di Andrinopoli, città che, dopo aver fatta per quanto potè resistenza, cadde finalmente nelle sue mani. Gli Annali dei Franchi narrano che mentre costui era sotto Costantinopoli, Leone Augusto fece all'improvviso una sortita dalla città con tal felicità, che il barbaro ferito con tutta la sua armata prese la fuga. Secondo i greci autori tentò bensì Leone con frode in un abboccamento di far uccidere il re nemico, ma non fece già prodezza alcuna. Innumerabili furono in sì funeste congiunture i Greci condotti in ischiavitù dai Bulgari, con averne poi la divina Provvidenza ricavato profitto per la santa religione di Cristo, la quale per la cura diManuele arcivescovo d'Andrinopolie di altri ecclesiastici e prigionieri, fu piantata e diffusa per tutta la Bulgheria. Intanto l'imperador d'OccidenteCarlo Magno, convocata in Aquisgrana una dieta generale dei suoi regni nel mese d'agosto, propose ai vescovi, abbati, conti e nobili della Francia[Annales. Francor. Moissiacens. Lambecius, Annales Francor.]di conferire il titolo d'imperadore, e dichiarar suo collega nell'imperio e nei regniLodovicosuo figliuolo, già re di Aquitania. Lodò ognuno il progetto, e tutti acconsentirono. Fu dunque con lieta viva ed universale acclamazione de' popoli coronato Lodovico con corona d'oro, e chiamatoImperadoreedAugusto. Tegano[Theganus, in Vit. Ludovici Pii, c. 6.]scrittore di questi tempi, scrive, che dopo avere l'imperadore Carlo fatta una paterna esortazione al figliuolo di custodire il timor di Dio, di onorare i sacerdoti, di amare i suoi popoli, di scegliere buoni ministri, con altre parole degne di un pio e saggio padre, gli ordinò di prendere colle sue mani la corona posta sull'altare, e di mettersela in capo. È un gran che il vedere che tutti gli storici di allora parlano del parere dimandato da Carlo a tutti i suoi baroni, per fare imperadore il figliuolo, e del consenso dato dai medesimi; e che niuno fa parola del romano pontefice. Ma si può ben con tutta ragion conghietturare che Carlo Magno non avrà fatto quel passo senza averne preventivamente informatopapa Leone, e chiestane la sua approvazione. Certo egli non riconosceva punto dai Franchi la signoria di Roma, nè il maestoso titolo e grado d'imperadore, onde gli occorresse il loro assenso per dichiarare il suo successore; ma riconoscevalo bensì dal papa suddetto: e però a lui più che ad altri si dovea ricorrere in tal congiuntura. Dall'anno presente alcuni cominciarono a contar gli anni dell'imperio di Lodovico Pio. Dopo questa splendidissima funzione l'Augusto Carlo, per attestato degli Annali de' Franchi[Annal. Franc. Loiselian. Annales Francor. Lauresamens.]Bernhardum nepotem suum, filium Pippini filii sui, Italiae praefecit, et regem appellari jussit. Era venuto nell'anno precedente, siccome notai di sopra,Bernardoin Italia, e dagli strumenti d'allora si può ricavare ch'egli già ne godesse il dominio, benchè forse solamente in quest'anno gli fosse conferito il titolo di re.Adalardo, abbate famoso della vecchia Corbeia, seguitò conWallasuo fratello ad assistere a questo giovane principe; ed abbiamo dall'antico librode constructione Corbejae novae[Tom. 2 Rer. Franciar. Du-Chesne.]che avendo esso Adalardo intesal'assunzione al trono d'esso Bernardo,accepit ei uxorem et constituit eum secundum jussionem principis(cioè di Carlo Magno)super omne regnum. La moglie trovata a questo principe ebbe nomeCunigonda, siccome a suo tempo vedremo.

Quanto più poi Carlo imperadore s'andava appressando al fine di sua vita, tanto più cresceva in lui il fervore della pietà; e perciocchè gli premea non poco la correzion de' costumi negli ecclesiastici, ordinò che si tenessero varii concilii provinciali a questo fine. Fecesi pertanto il concilio di Magonza sul principio di giugno; se ne fecero altri in Arles, in Tours, in Sciallone e in Rems, dove furono fatte delle egregie costituzioni per rimettere in piedi la disciplina ecclesiastica, le quali si leggono nelle raccolte de' concilii. Di tutto si ha obbligazione all'indefessa pietà di Carlo Magno, di cui scrive Tegano che in questi tempi l'ordinaria sua applicazione era alle orazioni, alle limosine, ed a correggere i libri sacri, con avere spezialmente prestato questo servigio ai quattro santi Evangelii, valendosi in ciò anche dell'opera di alcuni Greci e Soriani. Nel presente anno parimente[Annal. Franc. Eginhardi.]i Mori di Spagna, corsari di professione, fecero un'invasione nell'isola di Corsica, e ne menarono via una gran preda.Ermingardoconte di Ampuria, ossia dell'Ampurdano in Catalogna, andò a mettersi in agguato con delle navi sotto l'isola di Maiorica; e nel tornare che faceano que' masnadieri in Ispagna, uscito contra d'essi, prese otto delle lor navi, dove trovò più di cinquecento Corsi che erano condotti schiavi, e fortunatamente riacquistarono la libertà. Ora non sapendo i Mori qual altra vendetta fare, vennero dipoi a Cento Celle, oggidì Cività vecchia nello Stato pontificio, e a Nizza di Provenza, ed amendue quelle città rimasero desolate dal loro furore. Vollero, non contenti di ciò, sbarcare in Sardegna; ma venuti allemani coi Sardi, scornati furono costretti alla fuga, con lasciarvi anche molti di loro estinti. Le memorie dell'archivio farfense, da me pubblicate[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.]fanno menzione di un giudizio tenuto da Leone sommo ponteficein sacro palatio lateranensi cum Johanne et Fastaldo(o Rastaldo)episcopis, Theodoro nominculatore, Georgio bibliothecario, Gemmoso vestiario, Alminino, Quisdelori, Agriprando cubiculario, Nordo, Racurio, Naningo de Viterbo. Anno imperii Karoli XIII, pontificatus Leonis XVIII, mense majo, Indictione VI, cioè nell'anno presente. Si dee riferire a questo medesimo anno la lettera quinta d'esso papa Leone[Labbe, Concilior., tom. VII.], scritta nel dì 7 di settembre a Carlo Magno coll'avviso che il non per anche depostoMichele imperador dei Greci, all'udire come i Saraceni dell'Africa o della Soria infestavano alcune isole del suo imperio, con apparenza e voce ancora di voler passare in Sicilia, avea colà spedito uno stuolo di navi sotto il comando diGregorio patrizio, per opporsi ai loro disegni. Era in quei tempi duca di NapoliAntimo. A lui tosto, come a persona dipendente dal greco imperio, scrisse il patrizio, comandandogli che con tutte le navi del suo ducato s'andasse ad unire con lui. Antimo gli mandò varie scuse o pretesti, ma non già veruno rinforzo. Quei sì di Gaeta e di Amalfi accorsero con alquanti legni. Intanto i Mori suddetti misero a sacco l'isola di Lampadusa, e presero sette navi de' Greci, inviate per ispiare i loro andamenti. Ciò inteso, Gregorio patrizio col maggiore sforzo che potè andò a trovarli, e gli riuscì di sbaragliar la loro flotta, e di uccidere tutti quegl'Infedeli, senza che ne restasse alcun vivo: il che non c'è obbligazione di credere. Inoltre quaranta navi d'essi Mori aveano saccheggiata l'isola di Ponza, e laMaggiore presso di Napoli. Un'altra epistola di papa Leone abbiamo, cioè la quarta, scritta nel dì 11 di novembre, per recare notizia a Carlo Magno che Gregorio patrizio avea conchiusa pace per dieci anni avvenire coi suddetti Saraceni, senza obbligarsi essi Mori a cosa alcuna per conto degli altri Saraceni, ossia dei Mori della Spagna, con dire che coloro non erano sottoposti alla lor giurisdizione, e venivano considerati come ribelli del loro califa. Riferisce ancora che cento navi di Saraceni africani, ite in Sardegna, erano tutte state ingoiate dal mare. Anche allora aveano gran voga, come oggidì, le nuove false, o troppo alterate, dei lontani avvenimenti in tempo di guerra. Nella lettera sesta del medesimo pontefice scritta poco dappoi al soprallodato Carlo Magno coll'avviso della deposizione del grecoimperador Michele, e dell'assunzione al trono diLeone Armeno, si legge appunto una mano di nuove tutte spallate, quali il volgo ignorante o la malizia di taluno suol inventare, e che si fan vedere talvolta anche nelle gazzette de' nostri tempi. In questo anno, secondo il Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.],Adalardoabbate di Corbeia, e messo di Carlo imperadore, quel medesimo che principalmente governava allora l'Italia nella minorità del re Bernardo, trovandosi nella città di Lucca, tenne un placito per la causa di un cherico delinquente,quem ipse Adalardus commendavit Bonifacio illustrissimo comiti nostro. Sicchè conte di Lucca era allora questoBonifazio, del quale, come di personaggio molto importante, io debbo far memoria. E ch'egli ancora fosseduca della Toscanal'ho provato altrove[Antiquit. Italic., Dissert. LXX.]con un placito del medesimo Adalardo abbate, tenuto in Pistoia nell'anno precedente 812, al quale intervenneBonifatius dux.


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