DCCCXLAnno diCristoDCCCXL. Indiz.III.Gregorio IVpapa 14.Lottarioimperad. 21, 18 e 1.Sul principio dell'anno presente si trova l'imperador Lodovicoin Poitiers[Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.],allorchè gli giunse nuova cheLodovicosuo figliuolo re della Baviera, uscito coll'armi in campagna, ed assistito dai Sassoni e Turingi, era già entrato nell'Alamagna, e vi si faceva riconoscere per signore. Amaramente sentì questo colpo il buon imperadore, e tuttochè la di lui sanità fosse già ridotta in un compassionevole stato, pure si animò alle fatiche per reprimere l'orgoglio del ribellante figliuolo. Raunò nello spazio di alquante settimane una buona armata, e dopo di aver solennizzato in Aquisgrana il santo giorno della pasqua, si mosse alla volta della Turingia, dove era il re Lodovico, e pervenne nel paese d'Assia-Cassel. Non volle aspettarlo il figliuolo Lodovico, e frettolosamente pel paese degli Sclavi si ritirò in Baviera. Allora Lodovico Augusto intimò una dieta generale in Vormazia, con far sapere anche al figliuolo Lottario che v'intervenisse per trattare de' mezzi di mettere in dovere l'inquieto re della Baviera. Stando egli in quelle parti[Annales Francor., Fuldenses., Metens. Bertiniani, etc.], nel dì 5 di maggio accadde un'ecclisse spaventosa del sole, che restò quasi tutto scurato, in guisa che si miravano le stelle in cielo. Secondo l'opinione che correva in quei secoli d'ignoranza, fu comunemente creduto essere questo un presagio di qualche strepitosa disgrazia, senza por mente che, secondo le leggi invariabili del corso dei pianeti avea da succedere quell'oscuramento del sole. Cominciò da lì a poco l'imperador Lodovico a sentire svogliatezza grande di stomaco, depression di forze, e frequenza di sospiri e singhiozzi. Ordinò che se gli preparasse l'abitazione in un'isola del Reno di sotto a Magonza, in faccia alla villa d'Ingeleim, e quivi si pose in letto. Scrivono che per quaranta giorni altro cibo non prese, fuorchè il sacratissimo corpo del Signore, e andava egli chiamando giusto il Signore Iddio, perchè non avendo fatta quaresima in quell'anno, lo obbligava a farla con quella malattia. Fece fare un inventario di tutti i mobili suoi preziosi,e ne assegnò la distribuzione alle chiese, ai poveri e ai figliuoli. Non gl'incresceva già di dover lasciare il mondo, ma si doleva forte di averlo a lasciare sì sconcertato, ben prevedendo i fieri disordini che poi succederono. Mandò al figliuoloLottariola corona, la spada e lo scettro ornato d'oro e di gemme, cioè le insegne imperiali, con ricordargli di mantener la fede aCarlosuo fratello e all'imperadrice sua matrigna, e di lasciar godere e di difendere la porzion degli stati ad esso Carlo assegnata. Ammonito daDragone vescovodi Metz suo fratello di perdonare al figliuoloLodovico, volentieri protestò di farlo, ma con ordine agli astanti di avvisarlo che riconoscesse i suoi falli, e massimamente quello di aver condotto il padre a morirsi di dolore. Finalmente in mezzo alle orazioni de' sacerdoti, con somma umiltà e rassegnazione passò a miglior vita nel dì 20 di giugno dell'anno presente in età quasi d'anni sessantaquattro, e il corpo suo fu seppellito nella basilica di santo Arnolfo di Metz: principe glorioso per l'insigne suo amore e zelo della santa religione e della disciplina ecclesiastica, per la premura della giustizia, per la costanza nelle avversità, per la munificenza verso i poveri e verso il clero secolare e regolare: principe che non ebbe pari nella clemenza e nella mansuetudine, ed in altre virtù, per le quali si meritò ben giustamente il titolo diPio; ma stranamente sfortunato ne' figliuoli del primo letto, tutti ingrati a così buon padre, cui fecero provar tanti affanni, e troppo amante della seconda moglie e dell'ultimo dei figliuoli, onde ebbero origine tanti sconcerti, de' quali s'è fatta menzione. Allorchè succedette la morte del padre, stavaLottarioimperadore in Italia, ed avvisato di quel funesto avvenimento, spedì tosto, secondo la testimonianza di Nitardo[Nithardus, Hist. lib. 1.], dei messi per tutta la Francia, con far sapere ch'egli a momenti andrebbe a posseder l'imperio, un pezzo fa a lui assegnato, con promessa di confermare,anzi d'accrescere a cadauno i governi, i benefizii e gli onori che prima godevano, e con varie minacce ai disubbidienti. Diede egli principio ad un'epoca nuova, che s'incontra spesso ne' suoi diplomi. Poscia si accostò alle Alpi; ma prima d'inoltrarsi volle sapere come fossero disposti gli animi dei nobili e de' popoli oltramontani. Nulla meno meditava l'ambizioso principe che di assorbire tutta la monarchia dei Franchi, senza curarsi delle promesse e dei giuramenti fatti al padre. Colla spedizione di alcuni ambasciatori alre Carlosuo fratello, ch'era passato in Aquitania, si studiò di addormentarlo, con ispacciarsi pronto a mantenere quanto dianzi egli avea promesso, ma con pregarlo che per allora desistesse dal perseguitarePippino IIfigliuolo del defuntoPippinore dell'Aquitania. Il primo nondimeno a cominciar la nuova tragedia fuLodovico re di Bavierasuo fratello. Questi colla sua armata venne ad occupar gli stati assegnati dal padre all'imperador Lottario nella Germania, ed arrivò sino a Vormazia, dove lasciata guarnigione, attese a conquistar altri paesi. Intanto passò Lottario le Alpi colle sue truppe, e trovò gran concorso di gente che venne a riceverlo. Cacciò da Vormazia il presidio di Lodovico, e continuò il viaggio sino a Francoforte. A fronte sua in quelle vicinanze comparve con tutte le sue forze anche Lodovico, e s'era per venire ad un fatto d'armi; ma Lottario propose una tregua sino al dì undici di novembre, in cui si farebbe un abboccamento fra loro, e si tratterebbe di concordia; e, mancante questa, si deciderebbe coll'armi l'affare, e così si restò. Erano i disegni di Lottario di guadagnar questo tempo, per la speranza di poter frattanto occupare gli stati di Carlo suo fratello, creduto per la sua età non molto atto a difendersi; nè mancò di dar buone parole agli ambasciatori mandati da esso Carlo per precedenti capitolazioni, promettendogli dal canto suo quella fedeltà ed ubbidienza che dee un fratellominore al maggiore. Ma non curante Lottario de' giuramenti, poco stette a passar la Mosa e ad entrar negli stati di Carlo. Arrivato alla Senna, cioè verso Parigi,Gerardoconte governatore di quella città,Ilduino abbatedi s. Dionisio, ePippinofigliuolo del già re d'ItaliaBernardo, per paura di perdere i lor beni e governo, andarono a sottomettersi a lui.Questi favorevoli avvenimenti servirono a gonfiar maggiormente l'animo diLottario Augusto, e tanto più perchè la sua armata andava di dì in dì crescendo; il duca e i popoli della Bretagna si dichiararono in suo favore,Pippino IIpretendente il regno d'Aquitania, benchè più di una volta messo in fuga dalre Carlo, valorosamente sosteneva la guerra, e se l'intendeva con esso imperador Lottario. Contuttociò Carlo animato dai suoi fedeli, con quelle milizie che potè aver dalla sua, venne a postarsi ad Orleans, nel mentre che Lottario meditava di avanzarsi alla volta del fiume Loire. Bastò questo a fermare i passi di Lottario, ancorchè troppo superiore di forze. Andarono innanzi e indietro de' mediatori per trattar qualche accordo, e si conchiuse per allora una tregua, consentendo Lottario di lasciare a Carlo l'Aquitania, laSettimania, laProvenza, e diecicontaditra la Senna e la Loire, a condizione che nell'anno susseguente si terrebbe una dieta in Attigny, dove si stabilirebbe una piena pace e concordia. Fu accettato dai baroni del re Carlo questo per altro disgustoso ripiego, per salvare il lor principe in sì grave pericolo di perdere tutto. Sicchè, per attestato degli antichi Annali de' Franchi[Annales Francor. Metenses., Fuldenses, etc.], Lottario sul fine del corrente anno restò padrone della Francia orientale, di Parigi, della Alamagna, Sassonia e Turingia, e fu riconosciuto per signore anche dai popoli della Borgogna, o almeno da una parte di essi. Per attestato del Dandolo,Pietrodoge di Venezia spedì Patricio suo inviato all'imperadore Lottario, ed ottenneper cinque anni la conferma de' patti già stabiliti fra il suo popolo e i vicini sudditi dell'imperio, fra' quali erano iComacchiesi,Ravegnanied altri; e fece distinguere i confini del suo ducato nelle terre del regno d'Italia, secondo l'accordo, già fatto fra Paoluccio doge e Marcello maestro de' militi de' Veneziani. ParimenteSicardo abbatedi Farfa ottenne da esso imperadore un riguardevole privilegio rapportato nella Cronica di quel monistero[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]colla seguente data:XVIII kalend. januarii, anno, Christo propitio, imperii, domni Lotharii pii imperatoris in Italia XXI, in Francia I, Indictione III. Actum Caliniaco, villa comitatus cabillonensis.Di qui abbiamo dove dimorasse Lottario verso il fine dell'anno. Vedemmo nell'anno addietro, dopoSicardo, creato principe di BeneventoRadelgiso: tempo è ora di raccontare ciò che appresso ne avvenne. Abbiamo dall'Anonimo salernitano[Anonym. Salernitan., Paralipomen., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]che gli Amalfitani, già passati ad abitare in Salerno, udita che ebbero la morte di esso Sicardo, fatta insieme una congiura, mentre nel mese di agosto i principali di Salerno villeggiavano pe' loro poderi, diedero il sacco a varie chiese e case di Salerno, e poi tutti carichi di bottino tornarono ad abitare la desolata lor patria di Amalfi. Intanto il nuovo principe Radelgiso, non fidandosi diDauferiosoprannominatomuto, o pure, come scrive Erchemperto[Erchempertus, c. 14, P. I, tom. 2 Rer. Ital.],balbodall'impedimento della lingua, perchè suocero dell'ucciso principe Sicardo, il mandò in esilio co' suoi figliuoli, appellati Guaiferio e Maione. Erchemperto dice ch'erano quattro, cioè Romoaldo, Arigiso, Grimoaldo e Guaiferio; e pare, secondo lui, che mal animati contra del nuovo principe, spontaneamente si ritirassero da Benevento per fare delle novità. O sia che questi andassero ad abitare nel contado di Nocera, e di là segretamente scrivesseroai Salernitani; o pure che passati a Salerno, a dirittura trattassero con quel popolo: la verità è che ordirono coi Salernitani un trattato di cavar dalle carceri di TarantoSiconolfofratello dello estinto Sicardo. Tirarono i Salernitani dalla sua anche gli Amalfitani, e scelti dell'uno e dell'altro popolo i più scaltri, gl'inviarono a Taranto. Finsero costoro di essere mercatanti, seco portando varie merci da vendere; e girando per le strade di quella città, ch'era allora ricchissima, perchè non per anche presa dai Saraceni, quando furono in vicinanza delle carceri, cominciarono ad alta voce a dimandare chi volesse dar loro alloggio per la notte: segno che in quei tempi erano poco in uso le osterie pubbliche, come ai dì nostri, e per questo si mettevano dappertutto spedali per gli pellegrini. Gl'invitarono i carcerieri nella loro abitazione, nè altro che questo bramava l'astuta brigata. Fatta comperare buona quantità di vin generoso e varii cibi, ubbriacarono i carcerieri, e dopo averli veduti immersi nel sonno, trovarono la maniera di entrar nella prigione e di trarneSiconolfo. Secondo Erchemperto, questi per qualche tempo si tenne ascoso presso diOrso conte di Consa, che era suo cognato; poi quando se la vide bella, passò a Salerno, dove da quel popolo e da quei d'Amalfi fu proclamato per loro principe. Accadde ne' medesimi tempi, cioè, a mio credere, nell'anno precedente, cheRadelgiso principeregnante di Benevento, avendo conceputo dei sospetti contro di Adelgiso figliuolo di Roffredo, e veggendolo venire a palazzo accompagnato da una schiera di molti giovani, montò in collera, e ordinò alle sue guardie di gittarlo giù dalle finestre. Lo ordine fu eseguito.Landolfo conte di Capua, segreto fautore di Adelgiso, trovandosi presente a questo spettacolo, finse di essere sorpreso da un dolore, e licenziatosi dal principe, se n'andò via mostrando gran difficoltà di reggersi in piedi. Montato poi a cavallo con quanta diligenzapotè se ne tornò a Capua, e ribellatosi si fortificò nella città di Sicopoli, e fece stretta lega conSiconolfo, il quale seppe ancora unire al suo partito i conti di Consa e di Aggerenza, ed altri signori. Stabilì eziandio Landolfo pace e lega coi Napoletani, che non si fecero pregare per vendetta dei principi di Benevento, dai quali aveano ricevuto tante molestie e danni. E questo fu il principio della decadenza dell'insigne ducato beneventano, perchè in tale occasione venne poi esso a dividersi in tre diverse signorie, cioè nei principi di Benevento, in quei di Salerno e ne' conti di Capua. Nè si dee tacere che, per attestato di Erchemperto, prima ancora che Siconolfo entrasse a comandare in Salerno, quel popolo dovea aver mossa ribellione contra di Radelgiso, ad istigazione probabilmente di Dauferio e de' suoi figliuoli. Perciocchè avendo Radelgiso spedito un certo Adelmario, o Ademario, a Salerno, per guadagnare e ricondurre esso Dauferio alla sua ubbidienza, non solamente nulla fece di questo, ma segretamente unitosi con Dauferio e coi Salernitani, manipolò una solenne burla allo stesso Radelgiso: cioè lo invitò a venir sotto Salerno, facendogli credere di aver disposte le cose in maniera, che gli sarebbe facile il prendere la città. V'andò Radelgiso con un picciolo esercito, e si attendò fuori di Salerno; ma eccoti all'improvviso uscir di Salerno il medesimo Adelmario coi figliuoli di Dauferio e col popolo, e così fieramente dar addosso ai Beneventani, che ne uccisero molti, e gli altri ebbero bisogno delle gambe. Radelgiso stesso ebbe per grazia di potersi salvar colla fuga, avendo lasciato un ricco bottino ai Salernitani, alle porte de' quali non gli venne più voglia di andar a picchiare. Forse questo fatto non appartiene all'anno presente.
Sul principio dell'anno presente si trova l'imperador Lodovicoin Poitiers[Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.],allorchè gli giunse nuova cheLodovicosuo figliuolo re della Baviera, uscito coll'armi in campagna, ed assistito dai Sassoni e Turingi, era già entrato nell'Alamagna, e vi si faceva riconoscere per signore. Amaramente sentì questo colpo il buon imperadore, e tuttochè la di lui sanità fosse già ridotta in un compassionevole stato, pure si animò alle fatiche per reprimere l'orgoglio del ribellante figliuolo. Raunò nello spazio di alquante settimane una buona armata, e dopo di aver solennizzato in Aquisgrana il santo giorno della pasqua, si mosse alla volta della Turingia, dove era il re Lodovico, e pervenne nel paese d'Assia-Cassel. Non volle aspettarlo il figliuolo Lodovico, e frettolosamente pel paese degli Sclavi si ritirò in Baviera. Allora Lodovico Augusto intimò una dieta generale in Vormazia, con far sapere anche al figliuolo Lottario che v'intervenisse per trattare de' mezzi di mettere in dovere l'inquieto re della Baviera. Stando egli in quelle parti[Annales Francor., Fuldenses., Metens. Bertiniani, etc.], nel dì 5 di maggio accadde un'ecclisse spaventosa del sole, che restò quasi tutto scurato, in guisa che si miravano le stelle in cielo. Secondo l'opinione che correva in quei secoli d'ignoranza, fu comunemente creduto essere questo un presagio di qualche strepitosa disgrazia, senza por mente che, secondo le leggi invariabili del corso dei pianeti avea da succedere quell'oscuramento del sole. Cominciò da lì a poco l'imperador Lodovico a sentire svogliatezza grande di stomaco, depression di forze, e frequenza di sospiri e singhiozzi. Ordinò che se gli preparasse l'abitazione in un'isola del Reno di sotto a Magonza, in faccia alla villa d'Ingeleim, e quivi si pose in letto. Scrivono che per quaranta giorni altro cibo non prese, fuorchè il sacratissimo corpo del Signore, e andava egli chiamando giusto il Signore Iddio, perchè non avendo fatta quaresima in quell'anno, lo obbligava a farla con quella malattia. Fece fare un inventario di tutti i mobili suoi preziosi,e ne assegnò la distribuzione alle chiese, ai poveri e ai figliuoli. Non gl'incresceva già di dover lasciare il mondo, ma si doleva forte di averlo a lasciare sì sconcertato, ben prevedendo i fieri disordini che poi succederono. Mandò al figliuoloLottariola corona, la spada e lo scettro ornato d'oro e di gemme, cioè le insegne imperiali, con ricordargli di mantener la fede aCarlosuo fratello e all'imperadrice sua matrigna, e di lasciar godere e di difendere la porzion degli stati ad esso Carlo assegnata. Ammonito daDragone vescovodi Metz suo fratello di perdonare al figliuoloLodovico, volentieri protestò di farlo, ma con ordine agli astanti di avvisarlo che riconoscesse i suoi falli, e massimamente quello di aver condotto il padre a morirsi di dolore. Finalmente in mezzo alle orazioni de' sacerdoti, con somma umiltà e rassegnazione passò a miglior vita nel dì 20 di giugno dell'anno presente in età quasi d'anni sessantaquattro, e il corpo suo fu seppellito nella basilica di santo Arnolfo di Metz: principe glorioso per l'insigne suo amore e zelo della santa religione e della disciplina ecclesiastica, per la premura della giustizia, per la costanza nelle avversità, per la munificenza verso i poveri e verso il clero secolare e regolare: principe che non ebbe pari nella clemenza e nella mansuetudine, ed in altre virtù, per le quali si meritò ben giustamente il titolo diPio; ma stranamente sfortunato ne' figliuoli del primo letto, tutti ingrati a così buon padre, cui fecero provar tanti affanni, e troppo amante della seconda moglie e dell'ultimo dei figliuoli, onde ebbero origine tanti sconcerti, de' quali s'è fatta menzione. Allorchè succedette la morte del padre, stavaLottarioimperadore in Italia, ed avvisato di quel funesto avvenimento, spedì tosto, secondo la testimonianza di Nitardo[Nithardus, Hist. lib. 1.], dei messi per tutta la Francia, con far sapere ch'egli a momenti andrebbe a posseder l'imperio, un pezzo fa a lui assegnato, con promessa di confermare,anzi d'accrescere a cadauno i governi, i benefizii e gli onori che prima godevano, e con varie minacce ai disubbidienti. Diede egli principio ad un'epoca nuova, che s'incontra spesso ne' suoi diplomi. Poscia si accostò alle Alpi; ma prima d'inoltrarsi volle sapere come fossero disposti gli animi dei nobili e de' popoli oltramontani. Nulla meno meditava l'ambizioso principe che di assorbire tutta la monarchia dei Franchi, senza curarsi delle promesse e dei giuramenti fatti al padre. Colla spedizione di alcuni ambasciatori alre Carlosuo fratello, ch'era passato in Aquitania, si studiò di addormentarlo, con ispacciarsi pronto a mantenere quanto dianzi egli avea promesso, ma con pregarlo che per allora desistesse dal perseguitarePippino IIfigliuolo del defuntoPippinore dell'Aquitania. Il primo nondimeno a cominciar la nuova tragedia fuLodovico re di Bavierasuo fratello. Questi colla sua armata venne ad occupar gli stati assegnati dal padre all'imperador Lottario nella Germania, ed arrivò sino a Vormazia, dove lasciata guarnigione, attese a conquistar altri paesi. Intanto passò Lottario le Alpi colle sue truppe, e trovò gran concorso di gente che venne a riceverlo. Cacciò da Vormazia il presidio di Lodovico, e continuò il viaggio sino a Francoforte. A fronte sua in quelle vicinanze comparve con tutte le sue forze anche Lodovico, e s'era per venire ad un fatto d'armi; ma Lottario propose una tregua sino al dì undici di novembre, in cui si farebbe un abboccamento fra loro, e si tratterebbe di concordia; e, mancante questa, si deciderebbe coll'armi l'affare, e così si restò. Erano i disegni di Lottario di guadagnar questo tempo, per la speranza di poter frattanto occupare gli stati di Carlo suo fratello, creduto per la sua età non molto atto a difendersi; nè mancò di dar buone parole agli ambasciatori mandati da esso Carlo per precedenti capitolazioni, promettendogli dal canto suo quella fedeltà ed ubbidienza che dee un fratellominore al maggiore. Ma non curante Lottario de' giuramenti, poco stette a passar la Mosa e ad entrar negli stati di Carlo. Arrivato alla Senna, cioè verso Parigi,Gerardoconte governatore di quella città,Ilduino abbatedi s. Dionisio, ePippinofigliuolo del già re d'ItaliaBernardo, per paura di perdere i lor beni e governo, andarono a sottomettersi a lui.
Questi favorevoli avvenimenti servirono a gonfiar maggiormente l'animo diLottario Augusto, e tanto più perchè la sua armata andava di dì in dì crescendo; il duca e i popoli della Bretagna si dichiararono in suo favore,Pippino IIpretendente il regno d'Aquitania, benchè più di una volta messo in fuga dalre Carlo, valorosamente sosteneva la guerra, e se l'intendeva con esso imperador Lottario. Contuttociò Carlo animato dai suoi fedeli, con quelle milizie che potè aver dalla sua, venne a postarsi ad Orleans, nel mentre che Lottario meditava di avanzarsi alla volta del fiume Loire. Bastò questo a fermare i passi di Lottario, ancorchè troppo superiore di forze. Andarono innanzi e indietro de' mediatori per trattar qualche accordo, e si conchiuse per allora una tregua, consentendo Lottario di lasciare a Carlo l'Aquitania, laSettimania, laProvenza, e diecicontaditra la Senna e la Loire, a condizione che nell'anno susseguente si terrebbe una dieta in Attigny, dove si stabilirebbe una piena pace e concordia. Fu accettato dai baroni del re Carlo questo per altro disgustoso ripiego, per salvare il lor principe in sì grave pericolo di perdere tutto. Sicchè, per attestato degli antichi Annali de' Franchi[Annales Francor. Metenses., Fuldenses, etc.], Lottario sul fine del corrente anno restò padrone della Francia orientale, di Parigi, della Alamagna, Sassonia e Turingia, e fu riconosciuto per signore anche dai popoli della Borgogna, o almeno da una parte di essi. Per attestato del Dandolo,Pietrodoge di Venezia spedì Patricio suo inviato all'imperadore Lottario, ed ottenneper cinque anni la conferma de' patti già stabiliti fra il suo popolo e i vicini sudditi dell'imperio, fra' quali erano iComacchiesi,Ravegnanied altri; e fece distinguere i confini del suo ducato nelle terre del regno d'Italia, secondo l'accordo, già fatto fra Paoluccio doge e Marcello maestro de' militi de' Veneziani. ParimenteSicardo abbatedi Farfa ottenne da esso imperadore un riguardevole privilegio rapportato nella Cronica di quel monistero[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]colla seguente data:XVIII kalend. januarii, anno, Christo propitio, imperii, domni Lotharii pii imperatoris in Italia XXI, in Francia I, Indictione III. Actum Caliniaco, villa comitatus cabillonensis.Di qui abbiamo dove dimorasse Lottario verso il fine dell'anno. Vedemmo nell'anno addietro, dopoSicardo, creato principe di BeneventoRadelgiso: tempo è ora di raccontare ciò che appresso ne avvenne. Abbiamo dall'Anonimo salernitano[Anonym. Salernitan., Paralipomen., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]che gli Amalfitani, già passati ad abitare in Salerno, udita che ebbero la morte di esso Sicardo, fatta insieme una congiura, mentre nel mese di agosto i principali di Salerno villeggiavano pe' loro poderi, diedero il sacco a varie chiese e case di Salerno, e poi tutti carichi di bottino tornarono ad abitare la desolata lor patria di Amalfi. Intanto il nuovo principe Radelgiso, non fidandosi diDauferiosoprannominatomuto, o pure, come scrive Erchemperto[Erchempertus, c. 14, P. I, tom. 2 Rer. Ital.],balbodall'impedimento della lingua, perchè suocero dell'ucciso principe Sicardo, il mandò in esilio co' suoi figliuoli, appellati Guaiferio e Maione. Erchemperto dice ch'erano quattro, cioè Romoaldo, Arigiso, Grimoaldo e Guaiferio; e pare, secondo lui, che mal animati contra del nuovo principe, spontaneamente si ritirassero da Benevento per fare delle novità. O sia che questi andassero ad abitare nel contado di Nocera, e di là segretamente scrivesseroai Salernitani; o pure che passati a Salerno, a dirittura trattassero con quel popolo: la verità è che ordirono coi Salernitani un trattato di cavar dalle carceri di TarantoSiconolfofratello dello estinto Sicardo. Tirarono i Salernitani dalla sua anche gli Amalfitani, e scelti dell'uno e dell'altro popolo i più scaltri, gl'inviarono a Taranto. Finsero costoro di essere mercatanti, seco portando varie merci da vendere; e girando per le strade di quella città, ch'era allora ricchissima, perchè non per anche presa dai Saraceni, quando furono in vicinanza delle carceri, cominciarono ad alta voce a dimandare chi volesse dar loro alloggio per la notte: segno che in quei tempi erano poco in uso le osterie pubbliche, come ai dì nostri, e per questo si mettevano dappertutto spedali per gli pellegrini. Gl'invitarono i carcerieri nella loro abitazione, nè altro che questo bramava l'astuta brigata. Fatta comperare buona quantità di vin generoso e varii cibi, ubbriacarono i carcerieri, e dopo averli veduti immersi nel sonno, trovarono la maniera di entrar nella prigione e di trarneSiconolfo. Secondo Erchemperto, questi per qualche tempo si tenne ascoso presso diOrso conte di Consa, che era suo cognato; poi quando se la vide bella, passò a Salerno, dove da quel popolo e da quei d'Amalfi fu proclamato per loro principe. Accadde ne' medesimi tempi, cioè, a mio credere, nell'anno precedente, cheRadelgiso principeregnante di Benevento, avendo conceputo dei sospetti contro di Adelgiso figliuolo di Roffredo, e veggendolo venire a palazzo accompagnato da una schiera di molti giovani, montò in collera, e ordinò alle sue guardie di gittarlo giù dalle finestre. Lo ordine fu eseguito.Landolfo conte di Capua, segreto fautore di Adelgiso, trovandosi presente a questo spettacolo, finse di essere sorpreso da un dolore, e licenziatosi dal principe, se n'andò via mostrando gran difficoltà di reggersi in piedi. Montato poi a cavallo con quanta diligenzapotè se ne tornò a Capua, e ribellatosi si fortificò nella città di Sicopoli, e fece stretta lega conSiconolfo, il quale seppe ancora unire al suo partito i conti di Consa e di Aggerenza, ed altri signori. Stabilì eziandio Landolfo pace e lega coi Napoletani, che non si fecero pregare per vendetta dei principi di Benevento, dai quali aveano ricevuto tante molestie e danni. E questo fu il principio della decadenza dell'insigne ducato beneventano, perchè in tale occasione venne poi esso a dividersi in tre diverse signorie, cioè nei principi di Benevento, in quei di Salerno e ne' conti di Capua. Nè si dee tacere che, per attestato di Erchemperto, prima ancora che Siconolfo entrasse a comandare in Salerno, quel popolo dovea aver mossa ribellione contra di Radelgiso, ad istigazione probabilmente di Dauferio e de' suoi figliuoli. Perciocchè avendo Radelgiso spedito un certo Adelmario, o Ademario, a Salerno, per guadagnare e ricondurre esso Dauferio alla sua ubbidienza, non solamente nulla fece di questo, ma segretamente unitosi con Dauferio e coi Salernitani, manipolò una solenne burla allo stesso Radelgiso: cioè lo invitò a venir sotto Salerno, facendogli credere di aver disposte le cose in maniera, che gli sarebbe facile il prendere la città. V'andò Radelgiso con un picciolo esercito, e si attendò fuori di Salerno; ma eccoti all'improvviso uscir di Salerno il medesimo Adelmario coi figliuoli di Dauferio e col popolo, e così fieramente dar addosso ai Beneventani, che ne uccisero molti, e gli altri ebbero bisogno delle gambe. Radelgiso stesso ebbe per grazia di potersi salvar colla fuga, avendo lasciato un ricco bottino ai Salernitani, alle porte de' quali non gli venne più voglia di andar a picchiare. Forse questo fatto non appartiene all'anno presente.