DCCCXLIAnno diCristoDCCCXLI. Indiz.IV.Gregorio IVpapa 15.Lottarioimper. 22, 19 e 2.Venuta la primavera, LottarioAugustopassò colle sue forze a Vormazia, perchè sentiva essere in armi il fratelloLodovico re[Annales Franc. Fuldenses. Nithard., lib. 2.]; e passato il Reno, l'incalzò talmente che il fece ritirar nella Baviera. Intanto ilre Carlocolle brusche avea tirato nel suo partitoBernardo, già rimesso in possesso della Settimania, e colle buone s'era cattivato l'amore e la assistenza de' popoli dell'Aquitania; nè gli mancava nella Neustria e nella Borgogna gran copia di fedeli ed aderenti. Raunata perciò una non isprezzabile armata, coraggiosamente, s'inoltrò fino alla Senna e, non ostante la opposizione delle soldatesche quivi lasciate da Lottario per difendere que' passi, gli riuscì di valicarla, e d'inoltrarsi fino alla città di Troyes. Portato questo avviso a Lottario, fu cagione, ch'egli, lasciato stare Lodovico, retrocedesse per badare all'altro fratello, al quale spedì ambasciatori per lagnarsi di lui, perchè avesse passato i confini a lui poco avanti prescritti. Li rimandò Carlo bene informati delle sue ragioni, cioè con dolersi che Lottario perseguitasse il comune fratello Lodovico, e contro i giuramenti usurpasse tanti stati ad esso Carlo assegnati nelle precedenti convenzioni, con altre ragioni ch'io tralascio; esibendosi contuttociò pronto ad un congresso, per vedere se all'amichevole si potea stabilire un accordo: se no, che sarebbe rimessa all'armi la decision delle loro controversie. In questo mentre i due fratelli Lodovico e Carlo trattarono e conchiusero una lega fra loro contro di Lottario: dopo di che Lodovico si mosse con quanto sforzo gli fu permesso, e riuscitogli di dare una rotta adAdalberto, creato duca d'Austrasia da Lottario, e da lui lasciato alla guardia del Reno, felicemente valicò quel real fiume,tendendo ad unir le sue forze con quelle di Carlo, siccome in fatti avvenne. Andarono innanzi e indietro varie ambasciate, varii progetti, per veder pure di concordar gli animi senza spargimento di sangue; ma niuna condizione piaceva a Lottario, perchè intanto aspettava che seco si venisse a congiugnere Pippino suo nipote, pretendente alla corona d'Aquitania, che conduceva un buon rinforzo di truppe. Venuto Pippino, sempre più si vide allontanar la speranza dell'accordo, e però amendue le parti si accinsero alla battaglia. Il sito, dove si azzuffarono nel dì 25 di giugno le due armate nemiche fu Fontaneto, ossia Fontenay nel contado di Auxerre. Agnello[Agnell., Vit. Episcopor. Ravenn. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], scrittore italiano di questi tempi, afferma che l'esercito di Lottario era composto d'innumerabil gente, e però di lunga mano superiore a quello de' due fratelli avversarii. Ciò non ostante, con tal rabbia e vigore combattè l'armata d'essi due fratelli, che ne restò in fine sconfitta quella di Lottario, il quale per altro fece maraviglie di valore nel combattimento. Ma questo memorabil fatto d'armi fu la rovina della Francia, per attestato degli Annali di Metz[Annales Franc. Metenses.], perchè vi perì la gente più brava di tutta la Francia, cosicchè da lì innanzi cominciò ad andare in declinazione quel regno, ridotto all'impotenza di difendere sè stesso, non che di conquistare l'altrui. Scrissero alcuni che cento mila persone rimasero estinte sul campo. Sì gran macello non si dee molto facilmente credere. Agnello attesta che dalla parte di Lottario e di Pippino vi perirono quarantamila persone: sacrifizio ben grande alla matta ambizione.Ci ha poi questo medesimo autore conservata una particolarità che vien taciuta dagli Annalisti francesi e tedeschi d'allora. Cioè cheGregorio papa, assai prevedendo dove aveva a terminare la abbominevol dissensione dei tre fratelli,mosso da zelo ed amore paterno, determinò d'inviare in Francia tre legati, affinchè s'interponessero per la concordia e pace. Saputo ciò daGiorgio arcivescovodi Ravenna, scrisse all'imperador Lottario, pregandolo d'impetrare dal papa che anch'egli in compagnia de' legati potesse intraprendere quel viaggio. L'ottenne, ma andò colla maledizione apostolica, perchè ben conosceva il pontefice che vano e torbido cervello fosse un tal prelato. Andò, dissi, con trecento cavalli, seco portando gran copia d'oro e d'argento, con aver saccheggiato il resto del tesoro della sua Chiesa, ed asportate corone, calici, e patene d'oro, e vasi di argento e di oro, e tolte le gemme dalle croci, tutto per far dei regali. Nè Agnello dissimula che le mire di questo arcivescovo erano di sovvertire a forza di donativi Lottario augusto, per sottrarsi dall'ubbidienza e podestà del papa, come avea fatto qualche suo predecessore scismatico: al qual fine seco portò i privilegii conceduti da alcuni empii imperadori greci alla sua Chiesa. Giunto Giorgio all'armata di Lottario, siccome abbiamo dagli Annali di san Bertino[Annales Franc. Bertiniani.], fu ritenuto da esso Augusto senza permettergli di trattare d'accordo co' suoi fratelli. Altrettanto possiam credere che succedesse ai legati del papa, perchè Lottario non sapeva intendere consigli di pace, lusingandosi di maggior vantaggio per la via dell'armi. Ora Iddio permise che dopo la rotta dell'esercito lottariano, l'ambizioso arcivescovo Giorgio fosse preso dai vincitori soldati, spogliato del piviale, di cui era vestito, e con grande strapazzo condotto alla presenza del re Carlo, il quale per tre giorni il fece stare sotto buona guardia, come prigione. I legati apostolici ebbero la fortuna di potersi salvar colla fuga ad Auxerre: i preti e cherici che accompagnavano l'arcivescovo suddetto, chi qua, chi là. Tutto il suo tesoro restò in preda ai soldati. I suoi privilegii gittati nel fango, calpestati e lacerati, si perderono; ed eglistesso fu in pericolo di essere cacciato in esilio daCarloe daLodovico, dappoichè furono informati della di lui malignità; ma l'imperadrice Giudittamossane a compassione, gl'impetrò la libertà. Sel fece venire davanti il re Carlo, e dopo averlo rabbuffato ben bene, e fattogli prestar giuramento, il lasciò andare, con ordine che gli fosse restituito tutto quanto si potea trovare spettante a lui. Si trovò ben poco. Tutti i suoi preti, se vollero tornare in Italia, furono costretti a venirsene a piedi e in farsetto, e chiedendo la limosina. Promise Giorgio di compensar loro i danni, giunto che fosse a Ravenna; ma i fatti non corrisposero poi alle parole. Si ritirò lo sconfitto Lottario ad Aquisgrana, per attendere a far gente di nuovo da poter sostenere la guerra, e lasciossi tanto trasportare dal suo mal talento, che per aver soccorso da i Sassoni Stellingi, permise loro di ritornare agli antichi riti pagani, con grave scandalo del Cristianesimo. AdErioldoancora re di Danimarca, apostata della religion cristiana e persecutor de' Cristiani, concedette da godere alcune terre ne' suoi confini. Intanto il re Lodovico, parte col terrore, parte col maneggio trasse nel suo partito molti de' Sassoni: inoltre tutti i popoli dell'Austrasia, Turingia ed Alamagna ridusse sotto il suo dominio. Nello stesso tempo i Normanni[Monach. Fontenell. apud Du-Chesne, tom. II Rer. Franc.], profittando della discordia dei re fratelli, sbarcarono in Francia, presero la città di Roano, e dopo il sacco la diedero alle fiamme, con restar desolati dalla lor crudeltà alcuni monasteri e un buon tratto di paese. Rinforzato alquanto di gente l'imperador Lottario passò il Reno, quasi che volesse impedire i progressi di Lodovico suo fratello, ma poi senza far altro se ne tornò a Vormazia. Passò poi nel Maine, commettendo dappertutto le sue truppe immensi disordini e saccheggi, ed obbligando colla forza que' popoli a giurargli fedeltà. Non era men della Francia sconvoltoin questi tempi il ducato di Benevento per la guerra insorta fraSiconolfodominante in Salerno[Erchempertus, Hist., cap. 15.]e Radelgiso principe beneventano. Siconolfo, siccome uom bellicoso, aiutato anche daLandolfo conte di Capoae da' suoi figliuoli, senza perdere tempo, s'inoltrò nella Calabria, e tutta la ridusse sotto il suo dominio. Prese anche buona parte nella Puglia, e rivoltosi addosso all'altro paese di Benevento, s'impadronì di alcune altre città e terre. Una donazione fatta da esso Siconolfo principe adAione vescovodi Salerno e alla sua chiesa nel mese di agosto dell'anno presente si legge nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Ital. Dissert. XXXV, pag. 77.].
Venuta la primavera, LottarioAugustopassò colle sue forze a Vormazia, perchè sentiva essere in armi il fratelloLodovico re[Annales Franc. Fuldenses. Nithard., lib. 2.]; e passato il Reno, l'incalzò talmente che il fece ritirar nella Baviera. Intanto ilre Carlocolle brusche avea tirato nel suo partitoBernardo, già rimesso in possesso della Settimania, e colle buone s'era cattivato l'amore e la assistenza de' popoli dell'Aquitania; nè gli mancava nella Neustria e nella Borgogna gran copia di fedeli ed aderenti. Raunata perciò una non isprezzabile armata, coraggiosamente, s'inoltrò fino alla Senna e, non ostante la opposizione delle soldatesche quivi lasciate da Lottario per difendere que' passi, gli riuscì di valicarla, e d'inoltrarsi fino alla città di Troyes. Portato questo avviso a Lottario, fu cagione, ch'egli, lasciato stare Lodovico, retrocedesse per badare all'altro fratello, al quale spedì ambasciatori per lagnarsi di lui, perchè avesse passato i confini a lui poco avanti prescritti. Li rimandò Carlo bene informati delle sue ragioni, cioè con dolersi che Lottario perseguitasse il comune fratello Lodovico, e contro i giuramenti usurpasse tanti stati ad esso Carlo assegnati nelle precedenti convenzioni, con altre ragioni ch'io tralascio; esibendosi contuttociò pronto ad un congresso, per vedere se all'amichevole si potea stabilire un accordo: se no, che sarebbe rimessa all'armi la decision delle loro controversie. In questo mentre i due fratelli Lodovico e Carlo trattarono e conchiusero una lega fra loro contro di Lottario: dopo di che Lodovico si mosse con quanto sforzo gli fu permesso, e riuscitogli di dare una rotta adAdalberto, creato duca d'Austrasia da Lottario, e da lui lasciato alla guardia del Reno, felicemente valicò quel real fiume,tendendo ad unir le sue forze con quelle di Carlo, siccome in fatti avvenne. Andarono innanzi e indietro varie ambasciate, varii progetti, per veder pure di concordar gli animi senza spargimento di sangue; ma niuna condizione piaceva a Lottario, perchè intanto aspettava che seco si venisse a congiugnere Pippino suo nipote, pretendente alla corona d'Aquitania, che conduceva un buon rinforzo di truppe. Venuto Pippino, sempre più si vide allontanar la speranza dell'accordo, e però amendue le parti si accinsero alla battaglia. Il sito, dove si azzuffarono nel dì 25 di giugno le due armate nemiche fu Fontaneto, ossia Fontenay nel contado di Auxerre. Agnello[Agnell., Vit. Episcopor. Ravenn. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], scrittore italiano di questi tempi, afferma che l'esercito di Lottario era composto d'innumerabil gente, e però di lunga mano superiore a quello de' due fratelli avversarii. Ciò non ostante, con tal rabbia e vigore combattè l'armata d'essi due fratelli, che ne restò in fine sconfitta quella di Lottario, il quale per altro fece maraviglie di valore nel combattimento. Ma questo memorabil fatto d'armi fu la rovina della Francia, per attestato degli Annali di Metz[Annales Franc. Metenses.], perchè vi perì la gente più brava di tutta la Francia, cosicchè da lì innanzi cominciò ad andare in declinazione quel regno, ridotto all'impotenza di difendere sè stesso, non che di conquistare l'altrui. Scrissero alcuni che cento mila persone rimasero estinte sul campo. Sì gran macello non si dee molto facilmente credere. Agnello attesta che dalla parte di Lottario e di Pippino vi perirono quarantamila persone: sacrifizio ben grande alla matta ambizione.
Ci ha poi questo medesimo autore conservata una particolarità che vien taciuta dagli Annalisti francesi e tedeschi d'allora. Cioè cheGregorio papa, assai prevedendo dove aveva a terminare la abbominevol dissensione dei tre fratelli,mosso da zelo ed amore paterno, determinò d'inviare in Francia tre legati, affinchè s'interponessero per la concordia e pace. Saputo ciò daGiorgio arcivescovodi Ravenna, scrisse all'imperador Lottario, pregandolo d'impetrare dal papa che anch'egli in compagnia de' legati potesse intraprendere quel viaggio. L'ottenne, ma andò colla maledizione apostolica, perchè ben conosceva il pontefice che vano e torbido cervello fosse un tal prelato. Andò, dissi, con trecento cavalli, seco portando gran copia d'oro e d'argento, con aver saccheggiato il resto del tesoro della sua Chiesa, ed asportate corone, calici, e patene d'oro, e vasi di argento e di oro, e tolte le gemme dalle croci, tutto per far dei regali. Nè Agnello dissimula che le mire di questo arcivescovo erano di sovvertire a forza di donativi Lottario augusto, per sottrarsi dall'ubbidienza e podestà del papa, come avea fatto qualche suo predecessore scismatico: al qual fine seco portò i privilegii conceduti da alcuni empii imperadori greci alla sua Chiesa. Giunto Giorgio all'armata di Lottario, siccome abbiamo dagli Annali di san Bertino[Annales Franc. Bertiniani.], fu ritenuto da esso Augusto senza permettergli di trattare d'accordo co' suoi fratelli. Altrettanto possiam credere che succedesse ai legati del papa, perchè Lottario non sapeva intendere consigli di pace, lusingandosi di maggior vantaggio per la via dell'armi. Ora Iddio permise che dopo la rotta dell'esercito lottariano, l'ambizioso arcivescovo Giorgio fosse preso dai vincitori soldati, spogliato del piviale, di cui era vestito, e con grande strapazzo condotto alla presenza del re Carlo, il quale per tre giorni il fece stare sotto buona guardia, come prigione. I legati apostolici ebbero la fortuna di potersi salvar colla fuga ad Auxerre: i preti e cherici che accompagnavano l'arcivescovo suddetto, chi qua, chi là. Tutto il suo tesoro restò in preda ai soldati. I suoi privilegii gittati nel fango, calpestati e lacerati, si perderono; ed eglistesso fu in pericolo di essere cacciato in esilio daCarloe daLodovico, dappoichè furono informati della di lui malignità; ma l'imperadrice Giudittamossane a compassione, gl'impetrò la libertà. Sel fece venire davanti il re Carlo, e dopo averlo rabbuffato ben bene, e fattogli prestar giuramento, il lasciò andare, con ordine che gli fosse restituito tutto quanto si potea trovare spettante a lui. Si trovò ben poco. Tutti i suoi preti, se vollero tornare in Italia, furono costretti a venirsene a piedi e in farsetto, e chiedendo la limosina. Promise Giorgio di compensar loro i danni, giunto che fosse a Ravenna; ma i fatti non corrisposero poi alle parole. Si ritirò lo sconfitto Lottario ad Aquisgrana, per attendere a far gente di nuovo da poter sostenere la guerra, e lasciossi tanto trasportare dal suo mal talento, che per aver soccorso da i Sassoni Stellingi, permise loro di ritornare agli antichi riti pagani, con grave scandalo del Cristianesimo. AdErioldoancora re di Danimarca, apostata della religion cristiana e persecutor de' Cristiani, concedette da godere alcune terre ne' suoi confini. Intanto il re Lodovico, parte col terrore, parte col maneggio trasse nel suo partito molti de' Sassoni: inoltre tutti i popoli dell'Austrasia, Turingia ed Alamagna ridusse sotto il suo dominio. Nello stesso tempo i Normanni[Monach. Fontenell. apud Du-Chesne, tom. II Rer. Franc.], profittando della discordia dei re fratelli, sbarcarono in Francia, presero la città di Roano, e dopo il sacco la diedero alle fiamme, con restar desolati dalla lor crudeltà alcuni monasteri e un buon tratto di paese. Rinforzato alquanto di gente l'imperador Lottario passò il Reno, quasi che volesse impedire i progressi di Lodovico suo fratello, ma poi senza far altro se ne tornò a Vormazia. Passò poi nel Maine, commettendo dappertutto le sue truppe immensi disordini e saccheggi, ed obbligando colla forza que' popoli a giurargli fedeltà. Non era men della Francia sconvoltoin questi tempi il ducato di Benevento per la guerra insorta fraSiconolfodominante in Salerno[Erchempertus, Hist., cap. 15.]e Radelgiso principe beneventano. Siconolfo, siccome uom bellicoso, aiutato anche daLandolfo conte di Capoae da' suoi figliuoli, senza perdere tempo, s'inoltrò nella Calabria, e tutta la ridusse sotto il suo dominio. Prese anche buona parte nella Puglia, e rivoltosi addosso all'altro paese di Benevento, s'impadronì di alcune altre città e terre. Una donazione fatta da esso Siconolfo principe adAione vescovodi Salerno e alla sua chiesa nel mese di agosto dell'anno presente si legge nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Ital. Dissert. XXXV, pag. 77.].