DCCCXLIVAnno diCristoDCCCXLIV. IndizioneVII.Sergio IIpapa 1.Lottarioimperad. 25, 22 e 5.Lodovico IIre d'Italia 1.Secondo gli Annali bertiniani[Annal. Franc. Bertiniani.], Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], Mariano Scoto[Martianus Scotus, in Chron.]ed altri antichi storici, diede fine a' suoi giorni nell'anno presenteGregorio IVpapa. Ciò avvenne, per quanto han creduto il Sigonio, il Panvinio e il padre Pagi, nel dì 25 di gennaio. Anastasio[Anast. Biblioth., in Gregor. IV.], o qualunque sia l'autore della sua vita, ci dà ragguaglio delle fabbriche da lui fatte, e dei copiosi donativi ch'egli offerì a Dio in varie chiese. Ma è ben da dolersi che per lo più gli antichi scrittori delle vite de' papi, raccolte da Anastasio, altro non ci sappiano contare, se non i risarcimenti, o regali da lor fatti ai sacri templi. Le azioni loro, che ben più lo meritavano, quelle erano che s'aveano da tramandare ai posteri, e che noi ora desideriamo, ma indarno. Così le poche croniche antiche de' riguardevoli monisteri d'Italia si riducono ad una gran fila d'acquisti, di livelli, o di liti per beni temporali, lasciando quel che più importava, cioè la virtù e le geste lodevoli degli abbati e de' monaci d'allora, se pur di queste vi era abbondanza. Nella cattedra di s. Pietro ebbe Gregorio IV per successoreSergio II, che fu consecrato nel dì 10 di febbraio. Ma perchè contro i patti seguì questa consecrazione, cioè senza l'imperial beneplacito (al che non sapevano accomodarsi i Romani), Lottario Augusto ne fece del risentimento, ed inviò a Roma il suo primogenito Lodovico coll'armata. Gli Annali bertiniani, dopo aver narrata l'elezione di papa Sergio, seguitano a dire[Annal. Franc. Bertiniani.]:Quo in sede apostolica ordinato, Lotharius filium suum Hludowicum Romam cum DrogoneMediomatricorum episcopo dirigit, acturos, ne deinceps, decedente apostolico, quisquam illic praeter sui jussionem, missorumque suorum praesentiam, ordinetur antistes. Qui Romam venientes, honorifice suscepti sunt.È vero che furono onorevolmente ricevuti; ma Anastasio[Anast., in Vita Sergii II.]vi aggiugne altre particolarità taciute dagli Annali. Cioè, che arrivato l'esercito imperiale alla prima città degli stati ponteficii, cominciò a far provare lo sdegno dell'imperadore a quegli innocenti popoli, con uccidere moltissime persone, talmentechè, spaventata la gente, chi qua e chi là correva a nascondersi. Un sì bestial trattamento seguitò per tutto il loro viaggio fino al ponte della Cappella, dove fattosi un nero temporale, vi perirono coti dai fulmini alcuni de' familiari diDrogone vescovodi Metz. Ne restarono bensì atterriti i Franzesi, ma non perciò deposero la loro ferocia, e con quel mal animo pervennero nelle vicinanze di Roma. Quasi nove miglia fuori della cittàpapa Sergiomandò incontro tutti i giudici a Lodovico, il quale verisimilmente era già stato prima dichiarato re d'Italia da Lottario Augusto suo padre; e questi colle bandiere e con acclamazioni l'accolsero. Essendo poi presso alla città quasi un miglio, gli fecero un bell'incontro le scuole della milizia, cantando le lodi, e parimente vennero ad incontrarlo tutte le insegne del popolo (sicut mos est imperatorem aut regem suscipere) alla vista delle quali si rallegrò il re Lodovico. Stava ad aspettarlo il buon papa nell'atrio della basilica vaticana con tutto il clero e popolo romano, ed arrivato Lodovico, si abbracciaronoet tenuit idem Ludovicus rex dexteram antedicti pontificis. Arrivarono in quella maniera alle porte della basilica, che tutte il pontefice avea fatto serrare, ed allora il pontefice interrogò il giovane re, s'egli veniva con mente pura e con sincera volontà, e per salute del pubblico e della città e di quella chiesa: perchè, se così era, esso papa comanderebbe che s'aprissero le porte:altrimenti non aspettasse da lui ordine alcuno di aprirle. Rispose il re d'essere venuto con buona intenzione, e senza pensiero di alcuna malignità. Allora fece il pontefice spalancar le porte, ed entrarono amendue col clero e con tutti i vescovi, abbati, giudici, ed altri Francesi venuti col re; giunti alla tomba di s. Pietro, prostrati venerarono il suo corpo; e dopo avere il papa recitata l'orazione, tutti usciti della chiesa, andarono a riposar ne' palagi preparati entro la città. Restò fuori di Roma l'esercito franzese, che nei giorni appresso recò non pochi danni ai borghi, e forse perchè non era preparato il foraggio, segò tutti i prati e i seminati. Corse poi voce che volevano entrare in Roma, e quivi prendere alloggio, onde il papa fece ben chiudere e fortificare le porte della città. Poscia nel dì 15 di giugno, giorno di domenica, raunati nella basilica vaticana tutti gli archivescovi, vescovi e baroni venuti col re, insieme con tutta la nobiltà romana, papa Sergio colle sue mani unse coll'olio santo esso Lodovico figliuolo dell'imperador Lottario, gli mise in capo una preziosissima corona, e la spada regale al fianco, con proclamarlore de' Longobardi, ossiad'Italia. Celebrata poi messa solenne, tutti con gran festa se ne tornarono in Roma.E di qui possiamo intendere che non per anche era introdotto l'uso dellacorona ferrea, nè la coronazione del regno d'Italia in Milano, Monza e Pavia, siccome giovane provai in un'operetta intorno a questo argomento[Anecdot. Lat. tom. 2. Append.]. Ebbe principio da questo giorno l'epoca del regno d'Italia di essoLodovico II re. Seguì poi ne' giorni seguenti un lungo contrasto fra il papa e il vescovo di Metz Drogone, assistito, come dice Anastasio, daGregorio(si dee scrivereGiorgio)arcivescovo di Ravenna, daAngilbertoarcivescovo di Milano, e da una frotta di altri vescovi e conti del regno d'Italia, senza che se ne dica il suggetto. Solamente narra Anastasio che tal dibattimento fucontra hancuniversalem, et caput ecclesiarum Dei. Ma il pontefice, uomo prudente e di petto, sì a proposito rispose, che tutti li lasciò confusi. Fece dipoi istanza ad esso papa la baronia francese che tutta la nobiltà romana giurasse fedeltà al suddetto re Lodovico; ma il saggio papa non vi consentì, esibendosi solamente pronto a permettere che i Romani prestassero il giuramento di fedeltà algrande imperadore Lottario. Tunc demum in eadem Ecclesia sedentes pariter tam beatissimus pontifex, quam magnus rex, et omnes archiepiscopi et episcopi stantibus reliquis sacerdotibus, et Romanorum et Francorum optimatibus, fidelitatem Lothario magno imperatori semper Augusto promiserunt. Ed avea ben ragione il papa. Non era mai stata sottoposta ai re d'Italia, nè al regno longobardico Roma col suo ducato; e non avendo Lodovico acquistato alcun diritto sopra i Romani, per essere divenuto re d'Italia, indebitamente voleva obbligare i Romani a giurargli fedeltà, cioè a riconoscerlo per loro sovrano. Non ebbero già essi difficoltà di prestare quel giuramento aLottariosuo padre, perchè esso era imperadore dei Romani, e la sua sovranità in Roma non veniva contrastata da alcuno. Nè sussiste, come immaginò il cardinal Baronio, che in questa occasione Lodovico II ricevesse il titolo e la corona imperiale. Questo punto è già deciso fra gli eruditi; e se vi ha qualche diploma in contrario, esso è o falso, o scorretto. Seguita poi a dire Anastasio, che nel tempo stesso che il re Lodovico si trattenne in Roma,Siconolfo principe di Beneventoarrivò anch'egli colà, accompagnato da molte squadre d'armati, e fu ad inchinare il re, che il ricevette con molto onore, e gli concedette quanto gli dimandò. Tanta fu in tale occasione la folla de' Franzesi, Longobardi e Beneventani, che Roma parea assediata da uno smisurato esercito, e tutti i seminati andarono a sacco per pascolo della gran moltitudine de' cavalli e giumenti. Desiderava ardentemente inoltre Siconolfodi vederpapa Sergioe di ricevere la sua benedizione. Fu ammesso all'udienza, e prostrato in terra gli baciò umilmente i piedi, e riportatane la benedizione, tutto lieto se ne ritornò a casa. Altrettanto fece coi suoi il re Lodovico, con finalmente liberare da quel flagello il popolo romano, e si restituì alla sua residenza in Pavia. Ma perchè Anastasio nulla di più ci ha saputo dire intorno ai trattati diSiconolfocol reLodovico, convien ora ascoltare l'Annalista di San Bertino[Annales Francor. Bertiniani.], che così scrive all'anno presente:Sigenulfus Beneventanorum dux ad Lotharium cum suis omnibus sui deditionem faciens, centum millium aureorum mulcta sese ipsi obnoxium fecit. Quibus Beneventani, qui pridem alias versi fuerant, compertis, ad eumdem Sigenulfum se se convertentes, Saracenorum reliquias a suis finibus expellere moliuntur. In vece diLottariosarebbe forse stato meglio scrivere Lodovico, al quale già abbiam veduto che Siconolfo fece ricorso, se non che il figliuolo Lodovico nulla operava che non fosse a nome del padre. Abbiam dunque che Siconolfo, per assicurarsi il dominio di Salerno e dell'altre città a lui sottoposte, riconobbe per suo sovrano il nuovo re d'Italia Lodovico, e ne dovette ricevere l'investitura colla promessa di pagargli centomila scudi d'oro. Tanta somma d'oro non dice Erchemperto[Erchempertus, Hist. cap. 18.], autore in ciò più degno di fede. Per testimonianza di lui,Suido duca di Spoleti, gran mercatante di bugie, che nondimeno gli fruttavano assaissimo, promise a Siconolfo suo cognato di fargli avere tutto l'intero ducato di Benevento, se sborsava cinquantamila scudi d'oro, senza dire se a lui, o pure al re Lodovico. Ma probabilmente a quest'ultimo, perchè soggiunge:Cujus tunc consilio consentiens, Romam(dove si trovava il re novello)adiit, aureos tribuit, sacramentum dedit, jusjurandum accepit. Nihil proficiens, inanis abscessit. Come potesse Siconolfoammassare tant'oro, cel farà intendere Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1. cap. 26.], che racconta il fiero salasso da lui dato al tesoro del monistero di Monte Cassino, dove egli apposta andò più d'una volta. Portò via alla prima visita in tanti calici, patene, corone, croci ed altri vasi, circa cento trenta libbre d'oro purissimo, e tutto a titolo di prestito, con promessa di restituire diecimila soldi d'oro siciliani. La seconda volta portò via in tanta moneta trecento sessanta cinque libbre d'argento e quattordici mila soldi d'oro; la terza in tanti vasi cinquecento libbre d'argento. Tornato colà dopo dieci mesi, ruppe gli armadi del monistero, e ne portò via il valore di quattordicimila soldi mazati, con obbligo di restituire fra quattro mesi, e non restituendo di cedere varii beni al monistero. Sette altri mila soldi in altre volte portò via di colà: tesoro di Dio, che nulla giovò a lui, nè alla patria, e solo servì a pagar le sue fatiche al diavolo. Egli è da credere che ad altre chiese e monisteri Siconolfo facesse uno non diverso trattamento. Questo fine d'ordinario toccava in que' tempi ai doni della gente pia fatti ai sacri templi. Come sospettai di sopra, ben potrebbe essere che il re Lodovico, o in questo o nel seguente anno si adoperasse per quetar la rabbiosa guerra tra i due principiRadelgisoeSiconolfo, e fosse anche accettata da Radelgiso la division degli stati; ma che Siconolfo la rifiutasse, perchè gli era stato promesso di più; o che per altri accidenti quella non avesse effetto, di modo che continuasse dipoi la guerra fra loro. Tennero in quest'anno i tre fratelli,Lottarioimperadore,Lodovicore della Germania eCarlore di Francia, una dieta ossia un concilio coi vescovi nella villa di Teodone, oggidì Tionvilla[Labbe, Concilior., tom. 7.], dove oramai persuasi che era da anteporre la concordia ad ogni riguardo, confermarono la pace ed amicizia fra loro. AdrianoValesio[Valesius, in Praefat. ad Panegyric. Berengarii.]cita uno strumento preso dal registro del monistero Cesauriense, e dato, come egli pensa, in quest'anno, o pur come io vo credendo, nel precedente 843, cioèanno imperii Lotharii XXII, seu temporibus Berengarii ducis, anno ducatus ejus VI, die sexta mensis septembris. Indictione VII. Sicchè correano già sei anni cheBerengarioera, per quanto si può credere,duca di Spoleti. Ma come ciò, se abbiam già trovatoGuidoduca di quella stessa contrada? Altro non so io immaginare, se non che due essendo stati i ducati di Spoleti, l'uno propriamente diSpoletie l'altro appellato poscia diCamerino, Guido avesse il governo del primo,Berengariodel secondo.
Secondo gli Annali bertiniani[Annal. Franc. Bertiniani.], Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], Mariano Scoto[Martianus Scotus, in Chron.]ed altri antichi storici, diede fine a' suoi giorni nell'anno presenteGregorio IVpapa. Ciò avvenne, per quanto han creduto il Sigonio, il Panvinio e il padre Pagi, nel dì 25 di gennaio. Anastasio[Anast. Biblioth., in Gregor. IV.], o qualunque sia l'autore della sua vita, ci dà ragguaglio delle fabbriche da lui fatte, e dei copiosi donativi ch'egli offerì a Dio in varie chiese. Ma è ben da dolersi che per lo più gli antichi scrittori delle vite de' papi, raccolte da Anastasio, altro non ci sappiano contare, se non i risarcimenti, o regali da lor fatti ai sacri templi. Le azioni loro, che ben più lo meritavano, quelle erano che s'aveano da tramandare ai posteri, e che noi ora desideriamo, ma indarno. Così le poche croniche antiche de' riguardevoli monisteri d'Italia si riducono ad una gran fila d'acquisti, di livelli, o di liti per beni temporali, lasciando quel che più importava, cioè la virtù e le geste lodevoli degli abbati e de' monaci d'allora, se pur di queste vi era abbondanza. Nella cattedra di s. Pietro ebbe Gregorio IV per successoreSergio II, che fu consecrato nel dì 10 di febbraio. Ma perchè contro i patti seguì questa consecrazione, cioè senza l'imperial beneplacito (al che non sapevano accomodarsi i Romani), Lottario Augusto ne fece del risentimento, ed inviò a Roma il suo primogenito Lodovico coll'armata. Gli Annali bertiniani, dopo aver narrata l'elezione di papa Sergio, seguitano a dire[Annal. Franc. Bertiniani.]:Quo in sede apostolica ordinato, Lotharius filium suum Hludowicum Romam cum DrogoneMediomatricorum episcopo dirigit, acturos, ne deinceps, decedente apostolico, quisquam illic praeter sui jussionem, missorumque suorum praesentiam, ordinetur antistes. Qui Romam venientes, honorifice suscepti sunt.È vero che furono onorevolmente ricevuti; ma Anastasio[Anast., in Vita Sergii II.]vi aggiugne altre particolarità taciute dagli Annali. Cioè, che arrivato l'esercito imperiale alla prima città degli stati ponteficii, cominciò a far provare lo sdegno dell'imperadore a quegli innocenti popoli, con uccidere moltissime persone, talmentechè, spaventata la gente, chi qua e chi là correva a nascondersi. Un sì bestial trattamento seguitò per tutto il loro viaggio fino al ponte della Cappella, dove fattosi un nero temporale, vi perirono coti dai fulmini alcuni de' familiari diDrogone vescovodi Metz. Ne restarono bensì atterriti i Franzesi, ma non perciò deposero la loro ferocia, e con quel mal animo pervennero nelle vicinanze di Roma. Quasi nove miglia fuori della cittàpapa Sergiomandò incontro tutti i giudici a Lodovico, il quale verisimilmente era già stato prima dichiarato re d'Italia da Lottario Augusto suo padre; e questi colle bandiere e con acclamazioni l'accolsero. Essendo poi presso alla città quasi un miglio, gli fecero un bell'incontro le scuole della milizia, cantando le lodi, e parimente vennero ad incontrarlo tutte le insegne del popolo (sicut mos est imperatorem aut regem suscipere) alla vista delle quali si rallegrò il re Lodovico. Stava ad aspettarlo il buon papa nell'atrio della basilica vaticana con tutto il clero e popolo romano, ed arrivato Lodovico, si abbracciaronoet tenuit idem Ludovicus rex dexteram antedicti pontificis. Arrivarono in quella maniera alle porte della basilica, che tutte il pontefice avea fatto serrare, ed allora il pontefice interrogò il giovane re, s'egli veniva con mente pura e con sincera volontà, e per salute del pubblico e della città e di quella chiesa: perchè, se così era, esso papa comanderebbe che s'aprissero le porte:altrimenti non aspettasse da lui ordine alcuno di aprirle. Rispose il re d'essere venuto con buona intenzione, e senza pensiero di alcuna malignità. Allora fece il pontefice spalancar le porte, ed entrarono amendue col clero e con tutti i vescovi, abbati, giudici, ed altri Francesi venuti col re; giunti alla tomba di s. Pietro, prostrati venerarono il suo corpo; e dopo avere il papa recitata l'orazione, tutti usciti della chiesa, andarono a riposar ne' palagi preparati entro la città. Restò fuori di Roma l'esercito franzese, che nei giorni appresso recò non pochi danni ai borghi, e forse perchè non era preparato il foraggio, segò tutti i prati e i seminati. Corse poi voce che volevano entrare in Roma, e quivi prendere alloggio, onde il papa fece ben chiudere e fortificare le porte della città. Poscia nel dì 15 di giugno, giorno di domenica, raunati nella basilica vaticana tutti gli archivescovi, vescovi e baroni venuti col re, insieme con tutta la nobiltà romana, papa Sergio colle sue mani unse coll'olio santo esso Lodovico figliuolo dell'imperador Lottario, gli mise in capo una preziosissima corona, e la spada regale al fianco, con proclamarlore de' Longobardi, ossiad'Italia. Celebrata poi messa solenne, tutti con gran festa se ne tornarono in Roma.
E di qui possiamo intendere che non per anche era introdotto l'uso dellacorona ferrea, nè la coronazione del regno d'Italia in Milano, Monza e Pavia, siccome giovane provai in un'operetta intorno a questo argomento[Anecdot. Lat. tom. 2. Append.]. Ebbe principio da questo giorno l'epoca del regno d'Italia di essoLodovico II re. Seguì poi ne' giorni seguenti un lungo contrasto fra il papa e il vescovo di Metz Drogone, assistito, come dice Anastasio, daGregorio(si dee scrivereGiorgio)arcivescovo di Ravenna, daAngilbertoarcivescovo di Milano, e da una frotta di altri vescovi e conti del regno d'Italia, senza che se ne dica il suggetto. Solamente narra Anastasio che tal dibattimento fucontra hancuniversalem, et caput ecclesiarum Dei. Ma il pontefice, uomo prudente e di petto, sì a proposito rispose, che tutti li lasciò confusi. Fece dipoi istanza ad esso papa la baronia francese che tutta la nobiltà romana giurasse fedeltà al suddetto re Lodovico; ma il saggio papa non vi consentì, esibendosi solamente pronto a permettere che i Romani prestassero il giuramento di fedeltà algrande imperadore Lottario. Tunc demum in eadem Ecclesia sedentes pariter tam beatissimus pontifex, quam magnus rex, et omnes archiepiscopi et episcopi stantibus reliquis sacerdotibus, et Romanorum et Francorum optimatibus, fidelitatem Lothario magno imperatori semper Augusto promiserunt. Ed avea ben ragione il papa. Non era mai stata sottoposta ai re d'Italia, nè al regno longobardico Roma col suo ducato; e non avendo Lodovico acquistato alcun diritto sopra i Romani, per essere divenuto re d'Italia, indebitamente voleva obbligare i Romani a giurargli fedeltà, cioè a riconoscerlo per loro sovrano. Non ebbero già essi difficoltà di prestare quel giuramento aLottariosuo padre, perchè esso era imperadore dei Romani, e la sua sovranità in Roma non veniva contrastata da alcuno. Nè sussiste, come immaginò il cardinal Baronio, che in questa occasione Lodovico II ricevesse il titolo e la corona imperiale. Questo punto è già deciso fra gli eruditi; e se vi ha qualche diploma in contrario, esso è o falso, o scorretto. Seguita poi a dire Anastasio, che nel tempo stesso che il re Lodovico si trattenne in Roma,Siconolfo principe di Beneventoarrivò anch'egli colà, accompagnato da molte squadre d'armati, e fu ad inchinare il re, che il ricevette con molto onore, e gli concedette quanto gli dimandò. Tanta fu in tale occasione la folla de' Franzesi, Longobardi e Beneventani, che Roma parea assediata da uno smisurato esercito, e tutti i seminati andarono a sacco per pascolo della gran moltitudine de' cavalli e giumenti. Desiderava ardentemente inoltre Siconolfodi vederpapa Sergioe di ricevere la sua benedizione. Fu ammesso all'udienza, e prostrato in terra gli baciò umilmente i piedi, e riportatane la benedizione, tutto lieto se ne ritornò a casa. Altrettanto fece coi suoi il re Lodovico, con finalmente liberare da quel flagello il popolo romano, e si restituì alla sua residenza in Pavia. Ma perchè Anastasio nulla di più ci ha saputo dire intorno ai trattati diSiconolfocol reLodovico, convien ora ascoltare l'Annalista di San Bertino[Annales Francor. Bertiniani.], che così scrive all'anno presente:Sigenulfus Beneventanorum dux ad Lotharium cum suis omnibus sui deditionem faciens, centum millium aureorum mulcta sese ipsi obnoxium fecit. Quibus Beneventani, qui pridem alias versi fuerant, compertis, ad eumdem Sigenulfum se se convertentes, Saracenorum reliquias a suis finibus expellere moliuntur. In vece diLottariosarebbe forse stato meglio scrivere Lodovico, al quale già abbiam veduto che Siconolfo fece ricorso, se non che il figliuolo Lodovico nulla operava che non fosse a nome del padre. Abbiam dunque che Siconolfo, per assicurarsi il dominio di Salerno e dell'altre città a lui sottoposte, riconobbe per suo sovrano il nuovo re d'Italia Lodovico, e ne dovette ricevere l'investitura colla promessa di pagargli centomila scudi d'oro. Tanta somma d'oro non dice Erchemperto[Erchempertus, Hist. cap. 18.], autore in ciò più degno di fede. Per testimonianza di lui,Suido duca di Spoleti, gran mercatante di bugie, che nondimeno gli fruttavano assaissimo, promise a Siconolfo suo cognato di fargli avere tutto l'intero ducato di Benevento, se sborsava cinquantamila scudi d'oro, senza dire se a lui, o pure al re Lodovico. Ma probabilmente a quest'ultimo, perchè soggiunge:Cujus tunc consilio consentiens, Romam(dove si trovava il re novello)adiit, aureos tribuit, sacramentum dedit, jusjurandum accepit. Nihil proficiens, inanis abscessit. Come potesse Siconolfoammassare tant'oro, cel farà intendere Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1. cap. 26.], che racconta il fiero salasso da lui dato al tesoro del monistero di Monte Cassino, dove egli apposta andò più d'una volta. Portò via alla prima visita in tanti calici, patene, corone, croci ed altri vasi, circa cento trenta libbre d'oro purissimo, e tutto a titolo di prestito, con promessa di restituire diecimila soldi d'oro siciliani. La seconda volta portò via in tanta moneta trecento sessanta cinque libbre d'argento e quattordici mila soldi d'oro; la terza in tanti vasi cinquecento libbre d'argento. Tornato colà dopo dieci mesi, ruppe gli armadi del monistero, e ne portò via il valore di quattordicimila soldi mazati, con obbligo di restituire fra quattro mesi, e non restituendo di cedere varii beni al monistero. Sette altri mila soldi in altre volte portò via di colà: tesoro di Dio, che nulla giovò a lui, nè alla patria, e solo servì a pagar le sue fatiche al diavolo. Egli è da credere che ad altre chiese e monisteri Siconolfo facesse uno non diverso trattamento. Questo fine d'ordinario toccava in que' tempi ai doni della gente pia fatti ai sacri templi. Come sospettai di sopra, ben potrebbe essere che il re Lodovico, o in questo o nel seguente anno si adoperasse per quetar la rabbiosa guerra tra i due principiRadelgisoeSiconolfo, e fosse anche accettata da Radelgiso la division degli stati; ma che Siconolfo la rifiutasse, perchè gli era stato promesso di più; o che per altri accidenti quella non avesse effetto, di modo che continuasse dipoi la guerra fra loro. Tennero in quest'anno i tre fratelli,Lottarioimperadore,Lodovicore della Germania eCarlore di Francia, una dieta ossia un concilio coi vescovi nella villa di Teodone, oggidì Tionvilla[Labbe, Concilior., tom. 7.], dove oramai persuasi che era da anteporre la concordia ad ogni riguardo, confermarono la pace ed amicizia fra loro. AdrianoValesio[Valesius, in Praefat. ad Panegyric. Berengarii.]cita uno strumento preso dal registro del monistero Cesauriense, e dato, come egli pensa, in quest'anno, o pur come io vo credendo, nel precedente 843, cioèanno imperii Lotharii XXII, seu temporibus Berengarii ducis, anno ducatus ejus VI, die sexta mensis septembris. Indictione VII. Sicchè correano già sei anni cheBerengarioera, per quanto si può credere,duca di Spoleti. Ma come ciò, se abbiam già trovatoGuidoduca di quella stessa contrada? Altro non so io immaginare, se non che due essendo stati i ducati di Spoleti, l'uno propriamente diSpoletie l'altro appellato poscia diCamerino, Guido avesse il governo del primo,Berengariodel secondo.