DCCCXVI

DCCCXVIAnno diCristoDCCCXVI. IndizioneIX.StefanoIV papa 1.Lodovico Pioimperadore 3.Bernardore d'Italia 5.Durò il pontificato diLeone IIIpapa fino al presente anno, in cui fu chiamato da Dio a miglior vita nel dì 11 di giugno, o in quel torno. Anastasio bibliotecario[Anast. Biblioth., in Leon. III.], qualunque sia l'autore della sua Vita, è assai digiuno nel racconto delle sue azioni, ma diffusamente poi parla delle tante fabbriche e de' risarcimenti da lui fatti alle chiese in Roma e fuori di Roma, e dei doni ed ornamenti preziosi ch'egli alle medesime contribuì. In questo, più che in altro sfoggiava in questi tempi la divozion de' Cristiani, e papa Leone profuse in ciò assaissimi tesori. Dopo dieci giorni di sede vacante fu eletto in suo luogoStefano,quartodi questo nome[Idem, in Vit. Stephani IV.], diacono della santa romana Chiesa, che dianzi co' suoi piissimi costumi, con una vita veramente ecclesiastica, e con predicare al popolo la parola di Dio, s'era guadagnato l'affetto e la venerazione di tutto il clero e popolo romano. Siccome abbiamo dall'autore della vita di Lodovico Pio[Astronom., in Vit. Ludov. Pii.], consecrato ch'egli fu, si lasciò intendere di voler passare in Francia, per abboccarsi collo imperadore, dovunque a lui piacesse.Praemisit tamen legationem, quae super ordinatione ejus imperatori satisfaceret: parole che indicano già nata in Lodovico Augusto la pretensione che non s'avesse a consecrare il papa eletto senza il consentimentosuo. Oltre a ciò, siccome abbiam da Tegano[Tegan., de Gest. Ludovici Pii, num. 16.], scrittore contemporaneo,statim postquam pontificatum suscepit, jussit omnem populum romanum fidelitatem cum juramento promittere Ludovico: parole che presso gl'intendenti non han bisogno di spiegazione. Fu sommamente caro al pio imperadore d'udire che il sommo pastor della Chiesa volesse venir a trovarlo; sebbene Ermoldo Nigello suppone essere stato chiamato in Francia da Lodovico esso pontefice. Comunque sia, mandò tosto l'imperadore ordine aBernardo re d'Italiadi accompagnarlo nel viaggio. Altri messi inviò ad incontrarlo, allorchè fu entrato in Francia, ed egli si fermò nella città di Rems ad aspettarlo. Quando poi fu in vicinanza di alquante miglia dalla città, furono a riceverloIldebaldo arcicappellanodel sacro palazzo,Teodolfo vescovo di Orleans,Giovanni vescovo d'Arles, ed altri sacri ministri, tutti vestiti co' sacri abiti sacerdotali. Un miglio poi fuori della città lo stesso imperadore con isplendido accompagnamento l'accolse. Smontato da cavallo, tre volte s'inginocchiò davanti al papa. Dice di più Tegano, cheprinceps(cioèLodovico, dopo essere scesi amendue da cavallo)se prosternens omni corpore in terram tribus vicibus ante pedes tanti pontificis, et tertia vice erectus, salutavit pontificem. Ermoldo Nigello[Ermold. Nighell., lib. 2, P. II, tom. 2 Rer. Italic.], che più diffusamente degli altri descrive la andata in Francia di papa Stefano, succeduta ai suoi tempi, racconta che il pontefice alzò da terra l'imperadore, e il baciò. Dopo di che, preceduto da tutto il clero cantante ilTe Deum, andarono alla chiesa, dove il clero romano intonò le acclamazioni consuete all'Augusto Lodovico, e il papa terminò coll'orazione l'allegrissima funzion di quel dì. Nel giorno seguente fu accresciuta l'allegria da un solennissimo convito, che l'imperador diede al papa, con regalarlo ancora da par suo. Nelterzo giorno fu invitato l'imperadore dal papa ad un somigliante magnifico convito, in cui anche il papa gli fece de' suntuosi presenti. Venuto il quarto giorno, ch'era domenica, essendo raunato tutto il clero e popolo nella gran basilica, papa Stefano con una corona d'oro tempestata di gemme coronò ed unse col sacro crisma l'imperador Lodovico, e similmente l'imperadrice Ermengardasua moglie, con aggiugnere dipoi nuovi regali all'uno e all'altra. Veggasi Ermoldo Nigello, il quale annovera appresso i donativi fatti da Lodovico a Stefano di vasi d'oro e d'argento, di vesti e cavalli, conchiudendo poi il catalogo con dire.Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepitMunera Romanis quae arcibus extulerat.Agnello[Agnell., P. I, tom. 2, Rer. Ital.]nelle Vite de' vescovi di Ravenna scrive che papa Stefano andò in Francia all'imperador Lodovico,et quidquid postulavit ab eo, accepit. E dal suddetto Ermoldo abbiamo che l'imperadore confermò i privilegii alla Chiesa romana, ordinando,Ut res Ecclesiae Petri, sedisque perennisInlaesae vigeant semper honore Dei.Ut prius ecclesia haec, pastorum munere fulta,Summum apicem tenuit, et teneat, volumus.Addimus at, praesul, tantum eat ut supra locutum,Justitiam recolat, qui sedet arce Petri.Preso poi congedo dall'imperadore, s'incamminò il papa verso l'Italia; ma prima di farlo, secondochè avvertì Anastasio[Anast., in Vit. Stephani IV.], avendo trovato in Francia molti Romani banditi per le enormità da lor commesse contro la Chiesa romana e contra del suo predecessore Leone, tutti con somma clemenza e carità seco li ricondusse a Roma. Arrivatopapa Stefanoa Ravenna, per attestato del suddetto Agnello,Martino arcivescovofu ad incontrarlo, e si baciarono insieme. Nel dì seguente celebrò messa il pontefice nellabasilica orsiana,et ostendit sandalias Salvatoris, quas omnis populus vidit.Fece l'imperador Lodovico[Annales Franc. Lambec. Annal. Franc. Hildesheim]nell'ottobre dell'anno presente (e non già del seguente, come con errore scrisse lo Astronomo nella di lui Vita); fece, dissi, raunare un concilio numerosissimo di vescovi ed abati in Aquisgrana; e siccome principe piissimo e sommamente bramoso di veder fiorire la pietà e regolatezza del clero secolare e regolare, ordinò che si stendesse la regola de'canonicie quella dellecanonichesse. Fu eziandio stabilito che imonaciesattamente seguitassero la regola di s. Benedetto. Era già introdotto in varie chiese cattedrali l'uso de'canonici, che viveano nel medesimo chiostro, annesso alla cattedrale, ad una mensa comune, e in coro cantavano i divini uffizii, non solamente di giorno, ma anche di notte, non meno che si facessero i monaci d'allora. Quel solo che li distingueva dai monaci, era l'abito, e il poter ritenere la proprietà dei lor beni patrimoniali; e il titolo dipriore, e non d'abbate, si dava al loro capo. Gran cura si prese il pio imperadore perchè si dilatasse per tutte le chiese, non solo della Francia e Germania, ma anche dell'Italia, questo lodevole istituto, per cui si accresceva il culto di Dio e il decoro delle cattedrali. E a' suoi desiderii tenne dietro il buon successo, perciocchè a poco a poco s'andò introducendo anche in Italia, in guisa che in quel secolo poche chiese rimasero in Italia che non avessero il collegio de' lor canonici, viventi secondo la regola proposta nel concilio suddetto. Attesta poi Ermoldo Nigello[Ermold. Nigellus, Poemat., lib. 2.], che venuto l'imperador Lodovico a Compiegne (due parole ne dice anche l'Anonimo nella vita di lui), quivi fece una spedizione di messi per tutto il suo imperio a disaminar la vita de' vescovi e del clero secolare, e parimente de' monaci e delle monache, con ordine di notar tutto, e diriferire a lui tutto quanto ritrovavano degno di lode e bisognoso di correzione.Nunc nunc, o missi, certis insistite rebus,Atque per imperium currite rite meum;Canonicumque gregem, sexumque probate virilem,Femineum nec non, quae pia castra colunt.Qualis vita, decor, qualis doctrina, modusque,Quantaque religio, quod pietatis opus.Pastorique gregem quae convenientia jungat,Ut grex pastorem diligat, ipse ut oves.Si sibi e laustra, domos, potum, tegimenque, cibumquePraelati tribuant tempore sive loco.Ebbe l'imperador Lodovico in quest'anno da impiegar le sue armi contro agli Slavi, o Sclavi Sorabi, che pareano disposti alla ribellione. Un esercito[Annal. Franc. Laureshamens. Annal. Fran. Bertin.]raunato dalla Franconia e Sassonia li mise tosto in dovere. S'erano anche apertamente ribellati i popoli della Guascogna abitanti nella falda orientale de' Pirenei. Due spedizioni furono fatte, per le quali tornarono all'ubbidienza con poco lor gusto. Trovandosi in Compiegne, diede un diploma con varie esenzioni[Ughell., Ital. Sacr., tom. 3, in Episcop. Clusin.]al monistero di s. Salvatore di monte Amiate in Toscana nel territorio di Chiusi, e adAndoaldo abbate, con lasciar ai monaci la libertà di eleggersi i di lui successori,per nostram auctoritatem et consensum, vel dilecti filii nostri Bernardi regis. Fu dato quel privilegioXV kal. decembr. anno, Christo propitio, III domni Ludovici piissimi Augusti, Indictione X. Actum Compendio palatio. Nel catalogo dei duchi di Spoleti[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], posto avanti alla Cronica del monistero di Farfa, si legge sotto questo annoGeraldus dux: il che ha fatto credere che in quest'anno egli fosse eletto duca di Spoleti, quantunque, siccome vedremo all'anno 821,Guinigisoseguitasse ad essere duca di quella provincia. Di questo parleremo più abbasso. Il conte Campelli[Campelli, Storia di Spoleti, lib. 15.]francamente scrive che questoGeraldo, appellato altrove più rettamenteGerardo, era figliuolo del suddetto Guinigiso, e che dal padre fudichiarato suo compagno nel ducato, mentre vivea tuttaviaRomanoaltro suo figliuolo, già creato duca. Ma non sappiam di certo che Gerardo fosse figliuolo di Guinigiso; nè sussiste che Guinigiso godesse l'autorità di dichiararsi un collega nel ducato, perchè ciò apparteneva all'imperadore, o pure al re d'Italia; e meno qui sussiste (siccome si osservò all'anno 806) che quelRomanofosse figliuolo di Guinigiso, e duca anche egli vivente di Spoleti. Può ben l'accurato storico produrre le sue conghietture intorno ai fatti antichi che egli descrive, ma non dee già spacciare come fatti indubitati i suoi sogni, perchè facilmente si fabbrica un inganno ai lettori.

Durò il pontificato diLeone IIIpapa fino al presente anno, in cui fu chiamato da Dio a miglior vita nel dì 11 di giugno, o in quel torno. Anastasio bibliotecario[Anast. Biblioth., in Leon. III.], qualunque sia l'autore della sua Vita, è assai digiuno nel racconto delle sue azioni, ma diffusamente poi parla delle tante fabbriche e de' risarcimenti da lui fatti alle chiese in Roma e fuori di Roma, e dei doni ed ornamenti preziosi ch'egli alle medesime contribuì. In questo, più che in altro sfoggiava in questi tempi la divozion de' Cristiani, e papa Leone profuse in ciò assaissimi tesori. Dopo dieci giorni di sede vacante fu eletto in suo luogoStefano,quartodi questo nome[Idem, in Vit. Stephani IV.], diacono della santa romana Chiesa, che dianzi co' suoi piissimi costumi, con una vita veramente ecclesiastica, e con predicare al popolo la parola di Dio, s'era guadagnato l'affetto e la venerazione di tutto il clero e popolo romano. Siccome abbiamo dall'autore della vita di Lodovico Pio[Astronom., in Vit. Ludov. Pii.], consecrato ch'egli fu, si lasciò intendere di voler passare in Francia, per abboccarsi collo imperadore, dovunque a lui piacesse.Praemisit tamen legationem, quae super ordinatione ejus imperatori satisfaceret: parole che indicano già nata in Lodovico Augusto la pretensione che non s'avesse a consecrare il papa eletto senza il consentimentosuo. Oltre a ciò, siccome abbiam da Tegano[Tegan., de Gest. Ludovici Pii, num. 16.], scrittore contemporaneo,statim postquam pontificatum suscepit, jussit omnem populum romanum fidelitatem cum juramento promittere Ludovico: parole che presso gl'intendenti non han bisogno di spiegazione. Fu sommamente caro al pio imperadore d'udire che il sommo pastor della Chiesa volesse venir a trovarlo; sebbene Ermoldo Nigello suppone essere stato chiamato in Francia da Lodovico esso pontefice. Comunque sia, mandò tosto l'imperadore ordine aBernardo re d'Italiadi accompagnarlo nel viaggio. Altri messi inviò ad incontrarlo, allorchè fu entrato in Francia, ed egli si fermò nella città di Rems ad aspettarlo. Quando poi fu in vicinanza di alquante miglia dalla città, furono a riceverloIldebaldo arcicappellanodel sacro palazzo,Teodolfo vescovo di Orleans,Giovanni vescovo d'Arles, ed altri sacri ministri, tutti vestiti co' sacri abiti sacerdotali. Un miglio poi fuori della città lo stesso imperadore con isplendido accompagnamento l'accolse. Smontato da cavallo, tre volte s'inginocchiò davanti al papa. Dice di più Tegano, cheprinceps(cioèLodovico, dopo essere scesi amendue da cavallo)se prosternens omni corpore in terram tribus vicibus ante pedes tanti pontificis, et tertia vice erectus, salutavit pontificem. Ermoldo Nigello[Ermold. Nighell., lib. 2, P. II, tom. 2 Rer. Italic.], che più diffusamente degli altri descrive la andata in Francia di papa Stefano, succeduta ai suoi tempi, racconta che il pontefice alzò da terra l'imperadore, e il baciò. Dopo di che, preceduto da tutto il clero cantante ilTe Deum, andarono alla chiesa, dove il clero romano intonò le acclamazioni consuete all'Augusto Lodovico, e il papa terminò coll'orazione l'allegrissima funzion di quel dì. Nel giorno seguente fu accresciuta l'allegria da un solennissimo convito, che l'imperador diede al papa, con regalarlo ancora da par suo. Nelterzo giorno fu invitato l'imperadore dal papa ad un somigliante magnifico convito, in cui anche il papa gli fece de' suntuosi presenti. Venuto il quarto giorno, ch'era domenica, essendo raunato tutto il clero e popolo nella gran basilica, papa Stefano con una corona d'oro tempestata di gemme coronò ed unse col sacro crisma l'imperador Lodovico, e similmente l'imperadrice Ermengardasua moglie, con aggiugnere dipoi nuovi regali all'uno e all'altra. Veggasi Ermoldo Nigello, il quale annovera appresso i donativi fatti da Lodovico a Stefano di vasi d'oro e d'argento, di vesti e cavalli, conchiudendo poi il catalogo con dire.

Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepitMunera Romanis quae arcibus extulerat.

Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepit

Munera Romanis quae arcibus extulerat.

Agnello[Agnell., P. I, tom. 2, Rer. Ital.]nelle Vite de' vescovi di Ravenna scrive che papa Stefano andò in Francia all'imperador Lodovico,et quidquid postulavit ab eo, accepit. E dal suddetto Ermoldo abbiamo che l'imperadore confermò i privilegii alla Chiesa romana, ordinando,

Ut res Ecclesiae Petri, sedisque perennisInlaesae vigeant semper honore Dei.Ut prius ecclesia haec, pastorum munere fulta,Summum apicem tenuit, et teneat, volumus.Addimus at, praesul, tantum eat ut supra locutum,Justitiam recolat, qui sedet arce Petri.

Ut res Ecclesiae Petri, sedisque perennis

Inlaesae vigeant semper honore Dei.

Ut prius ecclesia haec, pastorum munere fulta,

Summum apicem tenuit, et teneat, volumus.

Addimus at, praesul, tantum eat ut supra locutum,

Justitiam recolat, qui sedet arce Petri.

Preso poi congedo dall'imperadore, s'incamminò il papa verso l'Italia; ma prima di farlo, secondochè avvertì Anastasio[Anast., in Vit. Stephani IV.], avendo trovato in Francia molti Romani banditi per le enormità da lor commesse contro la Chiesa romana e contra del suo predecessore Leone, tutti con somma clemenza e carità seco li ricondusse a Roma. Arrivatopapa Stefanoa Ravenna, per attestato del suddetto Agnello,Martino arcivescovofu ad incontrarlo, e si baciarono insieme. Nel dì seguente celebrò messa il pontefice nellabasilica orsiana,et ostendit sandalias Salvatoris, quas omnis populus vidit.

Fece l'imperador Lodovico[Annales Franc. Lambec. Annal. Franc. Hildesheim]nell'ottobre dell'anno presente (e non già del seguente, come con errore scrisse lo Astronomo nella di lui Vita); fece, dissi, raunare un concilio numerosissimo di vescovi ed abati in Aquisgrana; e siccome principe piissimo e sommamente bramoso di veder fiorire la pietà e regolatezza del clero secolare e regolare, ordinò che si stendesse la regola de'canonicie quella dellecanonichesse. Fu eziandio stabilito che imonaciesattamente seguitassero la regola di s. Benedetto. Era già introdotto in varie chiese cattedrali l'uso de'canonici, che viveano nel medesimo chiostro, annesso alla cattedrale, ad una mensa comune, e in coro cantavano i divini uffizii, non solamente di giorno, ma anche di notte, non meno che si facessero i monaci d'allora. Quel solo che li distingueva dai monaci, era l'abito, e il poter ritenere la proprietà dei lor beni patrimoniali; e il titolo dipriore, e non d'abbate, si dava al loro capo. Gran cura si prese il pio imperadore perchè si dilatasse per tutte le chiese, non solo della Francia e Germania, ma anche dell'Italia, questo lodevole istituto, per cui si accresceva il culto di Dio e il decoro delle cattedrali. E a' suoi desiderii tenne dietro il buon successo, perciocchè a poco a poco s'andò introducendo anche in Italia, in guisa che in quel secolo poche chiese rimasero in Italia che non avessero il collegio de' lor canonici, viventi secondo la regola proposta nel concilio suddetto. Attesta poi Ermoldo Nigello[Ermold. Nigellus, Poemat., lib. 2.], che venuto l'imperador Lodovico a Compiegne (due parole ne dice anche l'Anonimo nella vita di lui), quivi fece una spedizione di messi per tutto il suo imperio a disaminar la vita de' vescovi e del clero secolare, e parimente de' monaci e delle monache, con ordine di notar tutto, e diriferire a lui tutto quanto ritrovavano degno di lode e bisognoso di correzione.

Nunc nunc, o missi, certis insistite rebus,Atque per imperium currite rite meum;Canonicumque gregem, sexumque probate virilem,Femineum nec non, quae pia castra colunt.Qualis vita, decor, qualis doctrina, modusque,Quantaque religio, quod pietatis opus.Pastorique gregem quae convenientia jungat,Ut grex pastorem diligat, ipse ut oves.Si sibi e laustra, domos, potum, tegimenque, cibumquePraelati tribuant tempore sive loco.

Nunc nunc, o missi, certis insistite rebus,

Atque per imperium currite rite meum;

Canonicumque gregem, sexumque probate virilem,

Femineum nec non, quae pia castra colunt.

Qualis vita, decor, qualis doctrina, modusque,

Quantaque religio, quod pietatis opus.

Pastorique gregem quae convenientia jungat,

Ut grex pastorem diligat, ipse ut oves.

Si sibi e laustra, domos, potum, tegimenque, cibumque

Praelati tribuant tempore sive loco.

Ebbe l'imperador Lodovico in quest'anno da impiegar le sue armi contro agli Slavi, o Sclavi Sorabi, che pareano disposti alla ribellione. Un esercito[Annal. Franc. Laureshamens. Annal. Fran. Bertin.]raunato dalla Franconia e Sassonia li mise tosto in dovere. S'erano anche apertamente ribellati i popoli della Guascogna abitanti nella falda orientale de' Pirenei. Due spedizioni furono fatte, per le quali tornarono all'ubbidienza con poco lor gusto. Trovandosi in Compiegne, diede un diploma con varie esenzioni[Ughell., Ital. Sacr., tom. 3, in Episcop. Clusin.]al monistero di s. Salvatore di monte Amiate in Toscana nel territorio di Chiusi, e adAndoaldo abbate, con lasciar ai monaci la libertà di eleggersi i di lui successori,per nostram auctoritatem et consensum, vel dilecti filii nostri Bernardi regis. Fu dato quel privilegioXV kal. decembr. anno, Christo propitio, III domni Ludovici piissimi Augusti, Indictione X. Actum Compendio palatio. Nel catalogo dei duchi di Spoleti[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], posto avanti alla Cronica del monistero di Farfa, si legge sotto questo annoGeraldus dux: il che ha fatto credere che in quest'anno egli fosse eletto duca di Spoleti, quantunque, siccome vedremo all'anno 821,Guinigisoseguitasse ad essere duca di quella provincia. Di questo parleremo più abbasso. Il conte Campelli[Campelli, Storia di Spoleti, lib. 15.]francamente scrive che questoGeraldo, appellato altrove più rettamenteGerardo, era figliuolo del suddetto Guinigiso, e che dal padre fudichiarato suo compagno nel ducato, mentre vivea tuttaviaRomanoaltro suo figliuolo, già creato duca. Ma non sappiam di certo che Gerardo fosse figliuolo di Guinigiso; nè sussiste che Guinigiso godesse l'autorità di dichiararsi un collega nel ducato, perchè ciò apparteneva all'imperadore, o pure al re d'Italia; e meno qui sussiste (siccome si osservò all'anno 806) che quelRomanofosse figliuolo di Guinigiso, e duca anche egli vivente di Spoleti. Può ben l'accurato storico produrre le sue conghietture intorno ai fatti antichi che egli descrive, ma non dee già spacciare come fatti indubitati i suoi sogni, perchè facilmente si fabbrica un inganno ai lettori.


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