DCCCXXII

DCCCXXIIAnno diCristoDCCCXXII. IndizioneXV.Pasqualepapa 6.Lodovico Pioimperadore 9.Lottarioimp. e re d'Italia 3.Per attestato di Eginardo e d'altri antichi annalisti, l'anno fu questo in cui l'imperador Lodovico, trovandosi nella dieta di Attignì, che fu universale di tutto l'imperio, e v'intervennero anche i legati del papa, si riconciliò conDrogone, TeodoricoedUgo, suoi fratelli bastardi[Hincmarus, de Divor. Lotharii Regis.], ch'egli nell'anno 818 avea forzati a prendere l'abito monastico. A Drogone diede nell'anno seguente il vescovato di Metz, ad Ugo varii monisteri, Teodorico verisimilmente col morir poco appresso non godè dei benefizii a lui pure compartiti o destinati dal fratello Augusto. Si accusò ancora pubblicamente il religiosissimo imperadore della crudeltà usata contra diBernardo re d'Italiasuo nipote, e di quanto aveva operato contra diAdalardoabate e diWallasuo fratello, personaggi illustri della real famiglia; e ne domandò e ne fece pubblica penitenza. Dopo la dieta di Attignì[Annal. Franc. Eginhard.]egli spedì l'AugustoLottariosuo primogenito al governo dell'Italia, e gli mise a' fianchi il suddettoWalla, già fatto monaco eGerungoche eraostiariorum magisternella sua corte, acciochè essendo esso suo figliuolo tuttavia giovane ed inesperto, si regolasse negli affari del regno col loro consiglio. Questo Walla abate, nella vitadi lui scritta da Pascasio Ratberto, e pubblicata dal padre Mabillone[Mabill., Saecul. Bened. IV, P. 1.], è chiamatopaedagogus Augusti Caesaris; noi diremmoaio di Lottario imperadore. Son di parere il suddetto padre Mabillone[Idem, lib. 2. cap. 26, de Re Diplom.]e il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]che da questo ingresso di Lottario cominciasse un'altra epoca, che dicono incontrarsi in alcuni diplomi. Veramente nell'insigne archivio dell'arcivescovato di Lucca ho io vedute varie pergamene segnate con gli anni di esso imperador Lottario,postquam in Italiam ingressus est. Una di quelle fu scrittaAnno XXVIII. Hlotharii imperatoris, postquam, ec. Indictione XIII, nono kal. martias, cioè nell'anno 850. Ma questa epoca pare dedotta dall'anno seguente 823, poichè in Lucca non si contavano peranche nel febbraio dell'anno presente gli anni di Lottario, ciò constando da un placito tenuto da due Scabini, dove son queste parole:Facta notitia judicati in regno Dno nro Hludovvic magni imperatoris, anno imperii ejus nono, mense aprile, Indictione quintadecima,cioè nell'anno 822, dove non si vede menzione di Lottario. Un'altra carta vidi scrittaregnante. D. N. Hlothario imperatore Augusto, anno imperii ejus postquam in Italia ingressus est, trigesimo tertio, et figlio ejus D. N. Hludovvico idemque imperator, anno sexto, decimo kal. octobris, Indictione quarta.Un'altra ha le seguenti note:Anno XXV. Hlotarii imperatoris postquam in Italia ingressus est, V nonas martias, Indictione X,cioè nell'anno 847, a dì 3 di marzo. Questa epoca, che mi sembra dedotta dall'anno presente, non s'accorda colle precedenti; e però lascerò sopra di ciò disputare a chi ha più abbondanza di tempo.Abbiamo a quest'anno le seguenti parole di Eginardo[Eginhardus, Annal. Franc.], alle quali son conformi quelle d'altri annalisti[Annales Franc. Bertiniani.].Vinigisusdux spoletanus, jam senio confectus, habitu saeculari deposito, monasticae se mancipavit conversationi; at non multo post tactus corporis infirmitate decessit. In cujus locum Suppo Brixiae comes substitutus est. Sicchè nell'anno presenteGuinigisoduca di Spoleti si fece monaco, e poco dappoi compiè il corso della sua vita, e in luogo suo fu sostituito dagl'imperadori Lodovico e LottarioSupponeconte di Brescia. QuestoGuinigisovien chiamatoil secondodal padre Mabillone[Mabillon., Annal. Benedictin., ad hunc ann.], perchè nel catalogo anteposto da me alla Cronica di Farfa si legge due volteGuinichus dux. Ma siccome ho di sopra avvertito, un soloGuinigisogovernò quel ducato, e ciò a noi viene anche insinuato daljam senio confectus. Il conte Campelli ed altri hanno poi creduto ch'egli non lasciasse dopo di sè prole maschile; ma il suddetto padre Mabillone pretende che restasse di lui un figliuolo similmente appellato Guinigiso; perchè in un placito tenuto nella città di Spoletianno Ludovici et Lotharii imperatorum decimo et quarto, mense aprili, Indictione I, cioè nell'anno seguente 823,Ingoaldoabate di Farfa ricuperò una corte a lui usurpata daGuinigiso vasso dell'imperadore. Per chiarirsi meglio di ciò converrebbe aver sotto gli occhi il placito stesso, e vedere se questo Guinigiso è allora vivente; e quando sia vivo, se apparisca figliuolo del defunto duca Guinigiso, potendo altre persone fuori della di lui casa aver portato il medesimo nome. Per altro non è da fidarsi molto del catalogo suddetto, al vedere che in esso non è dipoi fatta menzione diSuppone, che senza fallo succedette in quel ducato. Secondo i sopraccitati Annali, in quest'anno ancora l'esercito d'Italia fu spedito contra diLiudevitoduca ribello nella Pannonia. Costui, veggendo appressarsi le armi nemiche, abbandonata la città di Siscia, oggidì Sissec, posta alla sboccatura del Savo, si ricoverò appresso i Sorabi, credutidall'Eccardo gli stessi che i Serbi, o Servi, da lì innanzi padroni della Servia. L'Astronomo[Astronomus, in Vita Ludovici Pii.]scrive ch'egliad quemdam principem Delmatiae venit. Ammesso da quel principetto in una sua città, il pagò da par suo di questo benefizio, perchè ammazzatolo s'impadronì della città medesima. Finalmente o pentito daddovero, o fingendosi pentito, mandò all'imperador Lodovico alcuni de' suoi a chiedere misericordia, con promessa ancora di comparire davanti a lui in persona. Ma il barbaro fu poscia nell'anno seguente ucciso da uno de' suoi: con che diede fine a tante sciagure per sua cagione accadute alla Pannonia. Abbiamo parimente dal Porfirogenneta[Constantinus Porphyrogenn. de Administr. Imper. cap. 22.]e dal continuator di Teofane[Continuator Chron. Theoph.], che i Saraceni, e, quel che può recar più maraviglia, i Saraceni di Spagna, s'impadronirono in quest'anno dell'isola di Creta. Credesi che i medesimi coll'aver quivi fabbricata la città appellataCandia, fecero col tempo mutare all'isola il nome. Avendo speditoDeusdeditvescovo di Modena un suo prete all'imperador Lodovico, ottenne la conferma de' privilegii conceduti al vescovato di Modena, ossia allachiesa di san Geminiano, dai re longobardi, e dei beni spettanti alla medesima, fra' quali era un molino,quod pertinebat ad curtem regis civitatis Novae. Presso il Sillingardi e presso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2.], quel diploma è scorretto in molti siti, e specialmente nel fine. L'originale ha:Durandus diaconus ad vicem Fridugisi recognovi et subscripsi. Data sexto idus februarias, anno Christo propitio VIIII imperii domni Hludovici piissimi Augusti, Indictione XV. Actum Aquisgrani palatio regio.

Per attestato di Eginardo e d'altri antichi annalisti, l'anno fu questo in cui l'imperador Lodovico, trovandosi nella dieta di Attignì, che fu universale di tutto l'imperio, e v'intervennero anche i legati del papa, si riconciliò conDrogone, TeodoricoedUgo, suoi fratelli bastardi[Hincmarus, de Divor. Lotharii Regis.], ch'egli nell'anno 818 avea forzati a prendere l'abito monastico. A Drogone diede nell'anno seguente il vescovato di Metz, ad Ugo varii monisteri, Teodorico verisimilmente col morir poco appresso non godè dei benefizii a lui pure compartiti o destinati dal fratello Augusto. Si accusò ancora pubblicamente il religiosissimo imperadore della crudeltà usata contra diBernardo re d'Italiasuo nipote, e di quanto aveva operato contra diAdalardoabate e diWallasuo fratello, personaggi illustri della real famiglia; e ne domandò e ne fece pubblica penitenza. Dopo la dieta di Attignì[Annal. Franc. Eginhard.]egli spedì l'AugustoLottariosuo primogenito al governo dell'Italia, e gli mise a' fianchi il suddettoWalla, già fatto monaco eGerungoche eraostiariorum magisternella sua corte, acciochè essendo esso suo figliuolo tuttavia giovane ed inesperto, si regolasse negli affari del regno col loro consiglio. Questo Walla abate, nella vitadi lui scritta da Pascasio Ratberto, e pubblicata dal padre Mabillone[Mabill., Saecul. Bened. IV, P. 1.], è chiamatopaedagogus Augusti Caesaris; noi diremmoaio di Lottario imperadore. Son di parere il suddetto padre Mabillone[Idem, lib. 2. cap. 26, de Re Diplom.]e il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]che da questo ingresso di Lottario cominciasse un'altra epoca, che dicono incontrarsi in alcuni diplomi. Veramente nell'insigne archivio dell'arcivescovato di Lucca ho io vedute varie pergamene segnate con gli anni di esso imperador Lottario,postquam in Italiam ingressus est. Una di quelle fu scrittaAnno XXVIII. Hlotharii imperatoris, postquam, ec. Indictione XIII, nono kal. martias, cioè nell'anno 850. Ma questa epoca pare dedotta dall'anno seguente 823, poichè in Lucca non si contavano peranche nel febbraio dell'anno presente gli anni di Lottario, ciò constando da un placito tenuto da due Scabini, dove son queste parole:Facta notitia judicati in regno Dno nro Hludovvic magni imperatoris, anno imperii ejus nono, mense aprile, Indictione quintadecima,cioè nell'anno 822, dove non si vede menzione di Lottario. Un'altra carta vidi scrittaregnante. D. N. Hlothario imperatore Augusto, anno imperii ejus postquam in Italia ingressus est, trigesimo tertio, et figlio ejus D. N. Hludovvico idemque imperator, anno sexto, decimo kal. octobris, Indictione quarta.Un'altra ha le seguenti note:Anno XXV. Hlotarii imperatoris postquam in Italia ingressus est, V nonas martias, Indictione X,cioè nell'anno 847, a dì 3 di marzo. Questa epoca, che mi sembra dedotta dall'anno presente, non s'accorda colle precedenti; e però lascerò sopra di ciò disputare a chi ha più abbondanza di tempo.

Abbiamo a quest'anno le seguenti parole di Eginardo[Eginhardus, Annal. Franc.], alle quali son conformi quelle d'altri annalisti[Annales Franc. Bertiniani.].Vinigisusdux spoletanus, jam senio confectus, habitu saeculari deposito, monasticae se mancipavit conversationi; at non multo post tactus corporis infirmitate decessit. In cujus locum Suppo Brixiae comes substitutus est. Sicchè nell'anno presenteGuinigisoduca di Spoleti si fece monaco, e poco dappoi compiè il corso della sua vita, e in luogo suo fu sostituito dagl'imperadori Lodovico e LottarioSupponeconte di Brescia. QuestoGuinigisovien chiamatoil secondodal padre Mabillone[Mabillon., Annal. Benedictin., ad hunc ann.], perchè nel catalogo anteposto da me alla Cronica di Farfa si legge due volteGuinichus dux. Ma siccome ho di sopra avvertito, un soloGuinigisogovernò quel ducato, e ciò a noi viene anche insinuato daljam senio confectus. Il conte Campelli ed altri hanno poi creduto ch'egli non lasciasse dopo di sè prole maschile; ma il suddetto padre Mabillone pretende che restasse di lui un figliuolo similmente appellato Guinigiso; perchè in un placito tenuto nella città di Spoletianno Ludovici et Lotharii imperatorum decimo et quarto, mense aprili, Indictione I, cioè nell'anno seguente 823,Ingoaldoabate di Farfa ricuperò una corte a lui usurpata daGuinigiso vasso dell'imperadore. Per chiarirsi meglio di ciò converrebbe aver sotto gli occhi il placito stesso, e vedere se questo Guinigiso è allora vivente; e quando sia vivo, se apparisca figliuolo del defunto duca Guinigiso, potendo altre persone fuori della di lui casa aver portato il medesimo nome. Per altro non è da fidarsi molto del catalogo suddetto, al vedere che in esso non è dipoi fatta menzione diSuppone, che senza fallo succedette in quel ducato. Secondo i sopraccitati Annali, in quest'anno ancora l'esercito d'Italia fu spedito contra diLiudevitoduca ribello nella Pannonia. Costui, veggendo appressarsi le armi nemiche, abbandonata la città di Siscia, oggidì Sissec, posta alla sboccatura del Savo, si ricoverò appresso i Sorabi, credutidall'Eccardo gli stessi che i Serbi, o Servi, da lì innanzi padroni della Servia. L'Astronomo[Astronomus, in Vita Ludovici Pii.]scrive ch'egliad quemdam principem Delmatiae venit. Ammesso da quel principetto in una sua città, il pagò da par suo di questo benefizio, perchè ammazzatolo s'impadronì della città medesima. Finalmente o pentito daddovero, o fingendosi pentito, mandò all'imperador Lodovico alcuni de' suoi a chiedere misericordia, con promessa ancora di comparire davanti a lui in persona. Ma il barbaro fu poscia nell'anno seguente ucciso da uno de' suoi: con che diede fine a tante sciagure per sua cagione accadute alla Pannonia. Abbiamo parimente dal Porfirogenneta[Constantinus Porphyrogenn. de Administr. Imper. cap. 22.]e dal continuator di Teofane[Continuator Chron. Theoph.], che i Saraceni, e, quel che può recar più maraviglia, i Saraceni di Spagna, s'impadronirono in quest'anno dell'isola di Creta. Credesi che i medesimi coll'aver quivi fabbricata la città appellataCandia, fecero col tempo mutare all'isola il nome. Avendo speditoDeusdeditvescovo di Modena un suo prete all'imperador Lodovico, ottenne la conferma de' privilegii conceduti al vescovato di Modena, ossia allachiesa di san Geminiano, dai re longobardi, e dei beni spettanti alla medesima, fra' quali era un molino,quod pertinebat ad curtem regis civitatis Novae. Presso il Sillingardi e presso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2.], quel diploma è scorretto in molti siti, e specialmente nel fine. L'originale ha:Durandus diaconus ad vicem Fridugisi recognovi et subscripsi. Data sexto idus februarias, anno Christo propitio VIIII imperii domni Hludovici piissimi Augusti, Indictione XV. Actum Aquisgrani palatio regio.


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