DCCCXXXVIAnno diCristoDCCCXXXVI. Indiz.XIV.Gregorio IVpapa 10.Lodovico Pioimperadore 23.Lottarioimperadore e re di Italia 17 e 14.Sul principio di quest'anno ricevetteLottario imperadoregli ambasciatori a lui spediti dal padre[Annales Franc. Bertiniani.]per insinuargli la riverenza ed ubbidienza filiale, e fargli premura di stabilire una buona riconciliazione e concordia fra loro. Diede gran calore ad una tale spedizione la stessaimperadrice Giuditta, la quale considerando la sanità ogni dì più declinante dello Augusto suo consorte, e temendo che se egli veniva a mancare, corresse pericolo il suo figliuoloCarlo, per la ancor tenera età di restar preda de' suoi maggiori fratelli, giudicò spediente il provvedere per tempo alle rotture che tuttavia duravano fra lei e il figliastro Lottario. Anzi l'Astronomo[Astronom., in Vit. Ludov. Pii.]avverte che fu creduto miglior partito di tutti il tirar dalla sua esso Lottario, perchè l'imperadrice non si dovea fidar molto degli altri due figliastri, che aveano fatto conoscere anch'essi una smoderata ingordigia di stati. Non dispiacque a Lottario questa proposizione, e però nel mese di maggio mandò all'Augusto suo padre molti de' suoi baroni a trattar seco. Capo dell'ambasceria eraWalla, già per cura di Lottario divenuto abbate nell'insigne monistero di Bobbio, e uno dei suoi più intimi consiglieri. Perdonò con somma clemenza l'imperador Lodovico a Walla; accolse con singolareamore lui e tutti gli altri inviati; e spianate le difficoltà che poteano impedir la pace, li rimandò in Italia con ordine di dire al figliuolo che andasse in persona a dar compimento al trattato con pieno salvocondotto per la sua andata e pel suo ritorno. Ma rimase in sospeso l'affare, perchè Lottario cadde pericolosamente malato, e l'infermità sua fu assai lunga, durante la quale non mancò l'amorevol padre di mandareUgosuo fratello abbate di san Quintino, eAdalgario contea visitarlo. Mancarono in quest'anno di vita il suddettoWallaabbate, due vescovi e la maggior parte di quegli altri nobili franzesi che erano stati della fazion di Lottario contra dell'imperador Lodovico, ed egli, all'avviso della lor morte, non se ne rallegrò punto, anzi ne fece conoscere un non finto dolore. Erano questi i più assennati cervelli della Francia. Si riebbe finalmente della sua pericolosa e lunga malattia Lottario Augusto; ma o sia che se era seguita la division de' regni poco fa accennata fra i suoi fratelli, questa l'alterasse non poco; o pure ch'egli, siccome cervello bisbetico e caparbio, fosse portato alla discordia, non solamente ricusò d'andare a trovar il padre, ma si lasciò intendere che non si riputava tenuto alla promesse ultimamente autenticate dai suoi giuramenti. Dispiacque ciò sommamente all'imperador Lodovico; ma quello che più gli trafisse il cuore fu d'intendere che Lottario avea cominciato ancora a dar delle vessazioni alla Chiesa romana, con far uccidere alcuni degli uomini della medesima. Niuna cosa con maggior premura avea raccomandatoCarlo Magnoai suoi figliuoli, e successivamente ancheLodovico Pioai suoi, quanto la difesa e protezion della Chiesa romana, sì per motivo di religione, come ancora a titolo di gratitudine e di buona politica, perchè i re di Francia aveano ricevuto dai papi l'imperio, e disgustandoli poteano temere di perderlo. Va il cardinal Baronio all'anno seguente cercando in che mai potesse consistere questanovità di Lottario ed immagina che egli, non contento del regno d'Italia, si volesse anche usurpare gli stati della Chiesa romana, dispiacendogli che una sì nobil parte d'Italia fosse in mano altrui. Ma egli così pensò perchè persuaso che gl'imperadori nulla avessero allora di dominio sugli stati della Chiesa. La più natural immaginazione è di credere che Lottario appunto, siccome principe borioso ed inquieto, si abusasse della sua sovranità in pregiudizio di quel dominio e di quella autorità che godeano e dovevano, secondo i patti, godere i papi.Mandò l'imperador Lodovico dei legati per questo affare a Lottario, per ricordargli, che quando gli diede il governo del regno d'Italia, specialmente gli raccomandò la difesa della Chiesa romana, e che desistesse da sì fatte violenze. Mandò anche a dirgli che gli preparasse le tappe per tutto il viaggio fino a Roma, perchè egli era risoluto di portarsi colà: cosa che poi non ebbe effetto per le sopravvenute incursioni de' Normanni in Francia. Dagli Annali bertiniani sappiamo particolarmente che di tre altri negozii erano incaricati gli ambasciatori di Lodovico: cioè di trattare con Lottario della sua andata in Francia; di indurlo a restituire alle chiese di Francia molti beni ad esse spettanti in Italia, che i suoi cortigiani o pur egli avea usurpato; e di rendere ai vescovi e conti, da' quali era stata condotta in Francia l'imperadrice Giuditta, le lor chiese, i governi, feudi ed allodiali.Verum et de episcopis, atque comitibus, qui dudum cum Augusta fideli devotione de Italia venerant, ut eis et sedes propriae, et comitatus, ac beneficia, seu res propriae redderentur.Fan queste parole conoscere che non sussiste il dirsi da Andrea prete nella sua Cronica, essere stato Lottario stesso quegli che mandò l'Augusta matrigna a suo padre in Francia. Cosa precisamente conchiudesse Lottario, non si legge, se non che abbiamo dall'Annalista bertiniano, che egli mandò alcuni suoi inviati al padre, confargli sapere alcune sue difficoltà e scuse per le quali non poteva interamente sopra que' punti uniformarsi alla di lui volontà. Per conseguente possiam conghietturare cheBonifaziomarchese di Toscana,Rataldovescovo di Verona ePippinofigliuolo del già re Bernardo, i quali avevano procurata la fuga dell'imperadrice Giuditta, fossero in disgrazia di Lottario, ed avessero perduti i lor posti e beni, senza poter conoscere se Lottario alle istanze del padre si arrendesse per ora in favor de' medesimi. Nell'anno seguente ad una dieta tenuta in Aquisgrana si trovarono presentiRataldovescovo eBonifazioconte: segno che non doveano potere stare in Italia. Ora fra gli ambasciatori inviati dall'imperador Lodovico al figliuolo in Italia vi fuAdrevaldo abbatenoviacense, e questi avea particolar commessione di passare a Roma, per prendere maggior contezza degli aggravii fatti da Lottario al papa. Giunto egli a Roma, trovò ilpontefice Gregorioin poco buono stato di salute a cagione di un flusso di sangue che di tanto in tanto gli usciva pel naso. D'incredibil consolazione riuscì al buon papa una tal visita, e il conoscere che era per lui scudo il piissimo imperador Lodovico nelle agitazioni che gli recava il figliuolo. Ritenne seco per alcuni giorni Adrevaldo, gli fece molti regali, e finalmente il rispedì accompagnando secoPietro Vescovodi Cento Celle, oggidì Civita vecchia, eGiorgio vescovoregionario, che andavano suoi nunzii all'imperador Lodovico. Saputa da Lottario questa spedizione di ministri pontificii, non gli piacque, temendo forse che si potesse manipolar qualche trattato contra di lui; e però inviò a Bologna un certo Leone, di cui egli allora molto si fidava, con ordine di adoperarsi in maniera, prima con esortazioni, poi con minacce, acciocchè non andassero innanzi. Fu ben servito, ma Adrevaldo fatta scrivere da essi una lettera all'imperador Lodovico, per mezzo di un uomo vestito da povero mendicante gliela mandò oltramonticon tutta felicità. Altro di più non sappiamo intorno a questo affare. Facevano in questi tempi a gara i vescovi e monaci di Francia e Germania per avere reliquie di santi da Roma e dall'Italia. Altro non s'udiva che traslazioni di corpi santi in quelle parti. E tutte solennizzate con gran pompa. Furono anche nel presente anno rubate in Ravenna le sacre ossa di s. Severo vescovo, e portate a Magonza daOtgario arcivescovodi quella città. D'altre simili traslazioni parla la storia ecclesiastica.
Sul principio di quest'anno ricevetteLottario imperadoregli ambasciatori a lui spediti dal padre[Annales Franc. Bertiniani.]per insinuargli la riverenza ed ubbidienza filiale, e fargli premura di stabilire una buona riconciliazione e concordia fra loro. Diede gran calore ad una tale spedizione la stessaimperadrice Giuditta, la quale considerando la sanità ogni dì più declinante dello Augusto suo consorte, e temendo che se egli veniva a mancare, corresse pericolo il suo figliuoloCarlo, per la ancor tenera età di restar preda de' suoi maggiori fratelli, giudicò spediente il provvedere per tempo alle rotture che tuttavia duravano fra lei e il figliastro Lottario. Anzi l'Astronomo[Astronom., in Vit. Ludov. Pii.]avverte che fu creduto miglior partito di tutti il tirar dalla sua esso Lottario, perchè l'imperadrice non si dovea fidar molto degli altri due figliastri, che aveano fatto conoscere anch'essi una smoderata ingordigia di stati. Non dispiacque a Lottario questa proposizione, e però nel mese di maggio mandò all'Augusto suo padre molti de' suoi baroni a trattar seco. Capo dell'ambasceria eraWalla, già per cura di Lottario divenuto abbate nell'insigne monistero di Bobbio, e uno dei suoi più intimi consiglieri. Perdonò con somma clemenza l'imperador Lodovico a Walla; accolse con singolareamore lui e tutti gli altri inviati; e spianate le difficoltà che poteano impedir la pace, li rimandò in Italia con ordine di dire al figliuolo che andasse in persona a dar compimento al trattato con pieno salvocondotto per la sua andata e pel suo ritorno. Ma rimase in sospeso l'affare, perchè Lottario cadde pericolosamente malato, e l'infermità sua fu assai lunga, durante la quale non mancò l'amorevol padre di mandareUgosuo fratello abbate di san Quintino, eAdalgario contea visitarlo. Mancarono in quest'anno di vita il suddettoWallaabbate, due vescovi e la maggior parte di quegli altri nobili franzesi che erano stati della fazion di Lottario contra dell'imperador Lodovico, ed egli, all'avviso della lor morte, non se ne rallegrò punto, anzi ne fece conoscere un non finto dolore. Erano questi i più assennati cervelli della Francia. Si riebbe finalmente della sua pericolosa e lunga malattia Lottario Augusto; ma o sia che se era seguita la division de' regni poco fa accennata fra i suoi fratelli, questa l'alterasse non poco; o pure ch'egli, siccome cervello bisbetico e caparbio, fosse portato alla discordia, non solamente ricusò d'andare a trovar il padre, ma si lasciò intendere che non si riputava tenuto alla promesse ultimamente autenticate dai suoi giuramenti. Dispiacque ciò sommamente all'imperador Lodovico; ma quello che più gli trafisse il cuore fu d'intendere che Lottario avea cominciato ancora a dar delle vessazioni alla Chiesa romana, con far uccidere alcuni degli uomini della medesima. Niuna cosa con maggior premura avea raccomandatoCarlo Magnoai suoi figliuoli, e successivamente ancheLodovico Pioai suoi, quanto la difesa e protezion della Chiesa romana, sì per motivo di religione, come ancora a titolo di gratitudine e di buona politica, perchè i re di Francia aveano ricevuto dai papi l'imperio, e disgustandoli poteano temere di perderlo. Va il cardinal Baronio all'anno seguente cercando in che mai potesse consistere questanovità di Lottario ed immagina che egli, non contento del regno d'Italia, si volesse anche usurpare gli stati della Chiesa romana, dispiacendogli che una sì nobil parte d'Italia fosse in mano altrui. Ma egli così pensò perchè persuaso che gl'imperadori nulla avessero allora di dominio sugli stati della Chiesa. La più natural immaginazione è di credere che Lottario appunto, siccome principe borioso ed inquieto, si abusasse della sua sovranità in pregiudizio di quel dominio e di quella autorità che godeano e dovevano, secondo i patti, godere i papi.
Mandò l'imperador Lodovico dei legati per questo affare a Lottario, per ricordargli, che quando gli diede il governo del regno d'Italia, specialmente gli raccomandò la difesa della Chiesa romana, e che desistesse da sì fatte violenze. Mandò anche a dirgli che gli preparasse le tappe per tutto il viaggio fino a Roma, perchè egli era risoluto di portarsi colà: cosa che poi non ebbe effetto per le sopravvenute incursioni de' Normanni in Francia. Dagli Annali bertiniani sappiamo particolarmente che di tre altri negozii erano incaricati gli ambasciatori di Lodovico: cioè di trattare con Lottario della sua andata in Francia; di indurlo a restituire alle chiese di Francia molti beni ad esse spettanti in Italia, che i suoi cortigiani o pur egli avea usurpato; e di rendere ai vescovi e conti, da' quali era stata condotta in Francia l'imperadrice Giuditta, le lor chiese, i governi, feudi ed allodiali.Verum et de episcopis, atque comitibus, qui dudum cum Augusta fideli devotione de Italia venerant, ut eis et sedes propriae, et comitatus, ac beneficia, seu res propriae redderentur.Fan queste parole conoscere che non sussiste il dirsi da Andrea prete nella sua Cronica, essere stato Lottario stesso quegli che mandò l'Augusta matrigna a suo padre in Francia. Cosa precisamente conchiudesse Lottario, non si legge, se non che abbiamo dall'Annalista bertiniano, che egli mandò alcuni suoi inviati al padre, confargli sapere alcune sue difficoltà e scuse per le quali non poteva interamente sopra que' punti uniformarsi alla di lui volontà. Per conseguente possiam conghietturare cheBonifaziomarchese di Toscana,Rataldovescovo di Verona ePippinofigliuolo del già re Bernardo, i quali avevano procurata la fuga dell'imperadrice Giuditta, fossero in disgrazia di Lottario, ed avessero perduti i lor posti e beni, senza poter conoscere se Lottario alle istanze del padre si arrendesse per ora in favor de' medesimi. Nell'anno seguente ad una dieta tenuta in Aquisgrana si trovarono presentiRataldovescovo eBonifazioconte: segno che non doveano potere stare in Italia. Ora fra gli ambasciatori inviati dall'imperador Lodovico al figliuolo in Italia vi fuAdrevaldo abbatenoviacense, e questi avea particolar commessione di passare a Roma, per prendere maggior contezza degli aggravii fatti da Lottario al papa. Giunto egli a Roma, trovò ilpontefice Gregorioin poco buono stato di salute a cagione di un flusso di sangue che di tanto in tanto gli usciva pel naso. D'incredibil consolazione riuscì al buon papa una tal visita, e il conoscere che era per lui scudo il piissimo imperador Lodovico nelle agitazioni che gli recava il figliuolo. Ritenne seco per alcuni giorni Adrevaldo, gli fece molti regali, e finalmente il rispedì accompagnando secoPietro Vescovodi Cento Celle, oggidì Civita vecchia, eGiorgio vescovoregionario, che andavano suoi nunzii all'imperador Lodovico. Saputa da Lottario questa spedizione di ministri pontificii, non gli piacque, temendo forse che si potesse manipolar qualche trattato contra di lui; e però inviò a Bologna un certo Leone, di cui egli allora molto si fidava, con ordine di adoperarsi in maniera, prima con esortazioni, poi con minacce, acciocchè non andassero innanzi. Fu ben servito, ma Adrevaldo fatta scrivere da essi una lettera all'imperador Lodovico, per mezzo di un uomo vestito da povero mendicante gliela mandò oltramonticon tutta felicità. Altro di più non sappiamo intorno a questo affare. Facevano in questi tempi a gara i vescovi e monaci di Francia e Germania per avere reliquie di santi da Roma e dall'Italia. Altro non s'udiva che traslazioni di corpi santi in quelle parti. E tutte solennizzate con gran pompa. Furono anche nel presente anno rubate in Ravenna le sacre ossa di s. Severo vescovo, e portate a Magonza daOtgario arcivescovodi quella città. D'altre simili traslazioni parla la storia ecclesiastica.