DCCCXXXVIIAnno diCristoDCCCXXXVII. Indiz.XV.Gregorio IVpapa 11.Lodovico Pioimperad. 24.Lottarioimperadore e re di Italia 18 e 15.Tutte le applicazioni dell'imperadrice Giuditta, siccome abbiam detto, erano per ottenere al figliuolo suoCarlouna ricca porzion di stati in retaggio. E in fatti nell'anno presente gli riuscì di fargli assegnare dall'Augusto suo consorte la Neustria, cioè un tratto vastissimo di paese, le cui città son tutte annoverate da Nitardo[Nithardus, Hist., lib. 1.]e dagli Annali bertiniani[Annal. Franc. Bertiniani.]. Parigi era fra queste. Tutti que' vescovi e popoli gli giurarono fedeltà. Crede il Baluzio[Baluz., Capitular., tom. 1, p. 685.]che sia da riferir qui la divisione de' regni espressa in un capitolare da lui pubblicato fatta daLodovico imperadorefra i tre minori suoi figliuoli, ad esclusion diLottario; ma non concorda col racconto degli storici quell'atto, nè il paese che si dice loro assegnato. Se crediamo all'Annalista bertiniano, questo assegno di stati al giovinetto Carlo seguì,adveniente atque annuente Ludovico(re di Baviera)et missis Pippini(re d'Aquitania)et omni populo, qui praesentes in Aquis palatio adesse jussi fuerant. Ma lo autore della vita di Lodovico Pio[Astronom., in Vit. Ludov. Pii.]eNitardo, autori contemporanei, ci assicurano cheLodovicoePippino, figliuoli di esso Augusto, udita che ebbero tanta esaltazione del minore lor fratelloCarlo, se ne risentirono forte, e seguì ancora un abboccamento fra loro per cercar le vie di disturbare il già fatto. Ma o per qualche riverenza al padre, oppure perchè conobbero talmente disposte le cose da non poterle mutare, si tacquero, e fecero vista che loro non dispiacesse la risoluzion presa dall'Augusto lor genitore. Aveva già quattordici anni il suddetto principeCarlo, o, per dir di meglio, li avea già compiuti; laonde per testimonianza di Nitardo, l'imperador suo padre gli diede la corona regale. Intanto i Normanni sempre più cominciavano ad insolentir contro la Francia, e nell'anno presente appunto commisero molti ammazzamenti, e fecero gran bottino nella Frisia. Questo fu il motivo per cui Lodovico Pio non potè eseguire il desiderio e disegno suo di passare a Roma. Nella Pasqua ancora di quest'anno si lasciò vedere una cometa, descritta dall'autore anonimo della vita di esso imperadore, il quale non potè celare il suo sospetto al medesimo autore, che quello fosse un presagio della sua morte, secondo la volgare credenza. Tuttavia si fece animo, e servì a lui questo fenomeno per abbondar di limosine in favor de' canonici e dei monaci, per accrescere le orazioni, e darsi ad atti di carità e religione. Sappiamo parimente dagli Annali bertiniani che nell'anno presente l'imperador Lottariofece fortificar le chiuse dell'Alpi con sodissime mura. Dio sa, qualora l'Augusto suo padre avesse veramente impreso il viaggio di Roma, come sarebbe stato ricevuto dal figliuolo, che tuttavia si mostrava sì alterato e malcontento di lui. Noi troviamo esso Lottario Augusto nel dì 3 di febbraio di quest'anno nel monistero di Nonantola sul modenese, dove egli concedette a que' monaci la facoltà di eleggersi il loro abbate. Il diploma si vedeActum Nonantula III nonas februarii annoDomni Hlotharii imperatoris XVIII, Indictione XV, senza punto farvi menzione dell'imperador Lodovico suo padre[Antiquit. Ital., Dissert. LX.]. Dice di aver loro conceduto questo privilegio, perchèdum nos caussa orationis monasterium adissemus Nonantulae tantamque devotionem divino munere ibidem in divinis cognovissemus, sperava che le orazioni di que' monaci gioverebbono alla stabilità del suo regno e alla perpetua sua felicità.Poco potè godere del ricuperato suo governoGiovannidoge di Venezia[Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Italic.], perciocchè, formata contra di lui una congiura, fu preso nella chiesa di s. Pietro, dove egli s'era portato nel dì della sua festa, e tagliatagli la barba e i capelli, fu per forza fatto ordinar cherico nella chiesa di Grado, dove a suo tempo terminò la carriera de' suoi giorni. In luogo suo fu dal popolo alzato al trono ducalePietrocognominatoTradonico, originario di Pola, ed allora abitante in Rialto, il quale dopo non molto tempo ottenne dal medesimo popolo cheGiovannisuo figliuolo fosse dichiarato collega nel ducato. Per attestato di Giovanni Diacono, autore contemporaneo, aBuonoconsole, ossia duca di Napoli, uomo cattivo, mancato di vita nell'indizione XII, cioè nell'anno 834, succedette in quel dominio Leone suo figliuolo. Ma questi, appena passati sei mesi, fu abbattuto e scacciato da Andrea suo suocero, il quale si fece eleggereconsole. Cavò egli di prigione il già carceratoTiberiovescovo, e il confinò sotto buona guardia in una camera davanti alla chiesa di s. Gennaro. Ora avvenne cheSicardoprincipe di Benevento, non men di quel che facesseSiconesuo padre, mosse aspra guerra ai Napoletani. Andrea, non avendo altro ripiego per salvarsi, mandò in Sicilia a far venire una grossa flotta di Saraceni. Allora Sicardo intimorito diede ascolto ad un trattato di pace, per non poter di meno, e restituì tutti i prigionieriad Andrea. Ma non sì tosto furono partiti verso la Sicilia i Saraceni, che Sicardo ruppe la pace fatta, e più che mai si diede a perseguitare il popolo e la città di Napoli. Racconta l'Anonimo salernitano[Anon. Salernit., Paralip. P. II, tom. a Rer. Italic.], che la rottura fra Sicardo e i Napoletani procedette dall'avere il duca di questi ultimi differito di pagare al primo i tributi secondo le convenzioni precedenti. Però infuriato Sicardo, nel mese di maggio dell'anno 856, come consta dalla vita disanto Anastasio vescovodi Napoli[Vita S. Athanasii Neapolit., Part. II, tom. 2 Rer. Italic.], si portò con tutte le sue forze all'assedio di Napoli, e per tre mesi diede il guasto al paese, e ne asportò i corpi de' santi e gli ornamenti delle chiese. Era già a mal partito il popolo della città, specialmente per mancanza di viveri, quando si pensò alla maniera di placare lo sdegnato principe loro nimico. Spedirono dunque nel mese di luglio un monaco di buona fama, il quale arrivato alla tenda di Sicardo, subito ch'egli spuntò, s'inginocchiò piangendo a' suoi piedi, con chiedere misericordia per i suoi concittadini, e fargli credere ch'essi non avrebbono difficoltà ad arrendersi. Intenerito Sicardo, ordinò a Roffredo suo favorito di entrare nella città per vedere se aveano pur voglia di sottomettersi. Ammesso, diede una girata per Napoli, ed avendo osservato nella piazza una picciola montagna di grano, ne dimandò il perchè. Gli fu risposto, che avendo le lor case piene di frumento, il rimanente lo aveano gittato colà; ma quella montagna non era che di sabbia, sulla cui superficie aveano fatta una coperta di grano, il quale già cominciava a rinascere. In questa maniera restò deluso Roffredo. La comune credenza nondimeno fu che i Napoletani il regalassero d'alcuni fiaschi creduti di vino, ma pieni di soldi d'oro, che fecero secondo il solito, un mirabileeffetto; perchè Roffredo con significare a Sicardo la gran quantità di grano da lui osservata nella città, il trasse a contentarsi d'una capitolazione, in cui i Napoletani salvarono la lor libertà, ma con obbligarsi al puntual pagamento del tributo al principe di Benevento. La carta dell'accordo scritta nell'indizione 14, cioè nell'anno precedente, è fatta conGiovanni vescovoeletto di Napoli, e conAndreamaestro de' militi, ossia duca di quella città; e tuttavia si conservava ai tempi dell'Anonimo suddetto nell'archivio della città di Salerno; e per buona ventura parte d'essa è stata pubblicata da Camillo Pellegrino, scrittore diligentissimo e giudizioso della storia dei principi longobardi. Da essa apparisce che Amalfi e Sorrento erano allora città sottoposte al ducato di Napoli e quivi si leggono varii riti considerabili per l'erudizion di quei tempi. Ma, siccome dissi, non durò gran tempo questa pace e convenzione, e forse in quest'anno Sicardo ricominciò di bel nuovo a far delle prepotenze contro dei Napoletani, e in fine ripigliò l'armi contro la loro città. Potrebbe anch'essere ch'egli in quest'anno occupasse la città d'Amalfi; del che parleremo all'anno 839. Anche l'autore della vita di santoAntonino abbatedi Sorrento[Acta Sanctor., in Vit. S. Antonini Ab. Surrent.; ad diem 14 februarii.]fa menzione (senza accennarne l'anno) dell'assedio di Sorrento, fatto dal medesimo Sicardo. Se vogliam prestar fede a quello storico, egli se ne ritornò, perchè il santo abbate apparendogli in sogno, non solamente lo sgridò, ma gli lasciò anche un buon ricordo con delle bastonate. Che i santi vogliano o possano venire dal paradiso in terra per menare il bastone, non c'è obbligazione di crederlo fuori delle divine Scritture.
Tutte le applicazioni dell'imperadrice Giuditta, siccome abbiam detto, erano per ottenere al figliuolo suoCarlouna ricca porzion di stati in retaggio. E in fatti nell'anno presente gli riuscì di fargli assegnare dall'Augusto suo consorte la Neustria, cioè un tratto vastissimo di paese, le cui città son tutte annoverate da Nitardo[Nithardus, Hist., lib. 1.]e dagli Annali bertiniani[Annal. Franc. Bertiniani.]. Parigi era fra queste. Tutti que' vescovi e popoli gli giurarono fedeltà. Crede il Baluzio[Baluz., Capitular., tom. 1, p. 685.]che sia da riferir qui la divisione de' regni espressa in un capitolare da lui pubblicato fatta daLodovico imperadorefra i tre minori suoi figliuoli, ad esclusion diLottario; ma non concorda col racconto degli storici quell'atto, nè il paese che si dice loro assegnato. Se crediamo all'Annalista bertiniano, questo assegno di stati al giovinetto Carlo seguì,adveniente atque annuente Ludovico(re di Baviera)et missis Pippini(re d'Aquitania)et omni populo, qui praesentes in Aquis palatio adesse jussi fuerant. Ma lo autore della vita di Lodovico Pio[Astronom., in Vit. Ludov. Pii.]eNitardo, autori contemporanei, ci assicurano cheLodovicoePippino, figliuoli di esso Augusto, udita che ebbero tanta esaltazione del minore lor fratelloCarlo, se ne risentirono forte, e seguì ancora un abboccamento fra loro per cercar le vie di disturbare il già fatto. Ma o per qualche riverenza al padre, oppure perchè conobbero talmente disposte le cose da non poterle mutare, si tacquero, e fecero vista che loro non dispiacesse la risoluzion presa dall'Augusto lor genitore. Aveva già quattordici anni il suddetto principeCarlo, o, per dir di meglio, li avea già compiuti; laonde per testimonianza di Nitardo, l'imperador suo padre gli diede la corona regale. Intanto i Normanni sempre più cominciavano ad insolentir contro la Francia, e nell'anno presente appunto commisero molti ammazzamenti, e fecero gran bottino nella Frisia. Questo fu il motivo per cui Lodovico Pio non potè eseguire il desiderio e disegno suo di passare a Roma. Nella Pasqua ancora di quest'anno si lasciò vedere una cometa, descritta dall'autore anonimo della vita di esso imperadore, il quale non potè celare il suo sospetto al medesimo autore, che quello fosse un presagio della sua morte, secondo la volgare credenza. Tuttavia si fece animo, e servì a lui questo fenomeno per abbondar di limosine in favor de' canonici e dei monaci, per accrescere le orazioni, e darsi ad atti di carità e religione. Sappiamo parimente dagli Annali bertiniani che nell'anno presente l'imperador Lottariofece fortificar le chiuse dell'Alpi con sodissime mura. Dio sa, qualora l'Augusto suo padre avesse veramente impreso il viaggio di Roma, come sarebbe stato ricevuto dal figliuolo, che tuttavia si mostrava sì alterato e malcontento di lui. Noi troviamo esso Lottario Augusto nel dì 3 di febbraio di quest'anno nel monistero di Nonantola sul modenese, dove egli concedette a que' monaci la facoltà di eleggersi il loro abbate. Il diploma si vedeActum Nonantula III nonas februarii annoDomni Hlotharii imperatoris XVIII, Indictione XV, senza punto farvi menzione dell'imperador Lodovico suo padre[Antiquit. Ital., Dissert. LX.]. Dice di aver loro conceduto questo privilegio, perchèdum nos caussa orationis monasterium adissemus Nonantulae tantamque devotionem divino munere ibidem in divinis cognovissemus, sperava che le orazioni di que' monaci gioverebbono alla stabilità del suo regno e alla perpetua sua felicità.
Poco potè godere del ricuperato suo governoGiovannidoge di Venezia[Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Italic.], perciocchè, formata contra di lui una congiura, fu preso nella chiesa di s. Pietro, dove egli s'era portato nel dì della sua festa, e tagliatagli la barba e i capelli, fu per forza fatto ordinar cherico nella chiesa di Grado, dove a suo tempo terminò la carriera de' suoi giorni. In luogo suo fu dal popolo alzato al trono ducalePietrocognominatoTradonico, originario di Pola, ed allora abitante in Rialto, il quale dopo non molto tempo ottenne dal medesimo popolo cheGiovannisuo figliuolo fosse dichiarato collega nel ducato. Per attestato di Giovanni Diacono, autore contemporaneo, aBuonoconsole, ossia duca di Napoli, uomo cattivo, mancato di vita nell'indizione XII, cioè nell'anno 834, succedette in quel dominio Leone suo figliuolo. Ma questi, appena passati sei mesi, fu abbattuto e scacciato da Andrea suo suocero, il quale si fece eleggereconsole. Cavò egli di prigione il già carceratoTiberiovescovo, e il confinò sotto buona guardia in una camera davanti alla chiesa di s. Gennaro. Ora avvenne cheSicardoprincipe di Benevento, non men di quel che facesseSiconesuo padre, mosse aspra guerra ai Napoletani. Andrea, non avendo altro ripiego per salvarsi, mandò in Sicilia a far venire una grossa flotta di Saraceni. Allora Sicardo intimorito diede ascolto ad un trattato di pace, per non poter di meno, e restituì tutti i prigionieriad Andrea. Ma non sì tosto furono partiti verso la Sicilia i Saraceni, che Sicardo ruppe la pace fatta, e più che mai si diede a perseguitare il popolo e la città di Napoli. Racconta l'Anonimo salernitano[Anon. Salernit., Paralip. P. II, tom. a Rer. Italic.], che la rottura fra Sicardo e i Napoletani procedette dall'avere il duca di questi ultimi differito di pagare al primo i tributi secondo le convenzioni precedenti. Però infuriato Sicardo, nel mese di maggio dell'anno 856, come consta dalla vita disanto Anastasio vescovodi Napoli[Vita S. Athanasii Neapolit., Part. II, tom. 2 Rer. Italic.], si portò con tutte le sue forze all'assedio di Napoli, e per tre mesi diede il guasto al paese, e ne asportò i corpi de' santi e gli ornamenti delle chiese. Era già a mal partito il popolo della città, specialmente per mancanza di viveri, quando si pensò alla maniera di placare lo sdegnato principe loro nimico. Spedirono dunque nel mese di luglio un monaco di buona fama, il quale arrivato alla tenda di Sicardo, subito ch'egli spuntò, s'inginocchiò piangendo a' suoi piedi, con chiedere misericordia per i suoi concittadini, e fargli credere ch'essi non avrebbono difficoltà ad arrendersi. Intenerito Sicardo, ordinò a Roffredo suo favorito di entrare nella città per vedere se aveano pur voglia di sottomettersi. Ammesso, diede una girata per Napoli, ed avendo osservato nella piazza una picciola montagna di grano, ne dimandò il perchè. Gli fu risposto, che avendo le lor case piene di frumento, il rimanente lo aveano gittato colà; ma quella montagna non era che di sabbia, sulla cui superficie aveano fatta una coperta di grano, il quale già cominciava a rinascere. In questa maniera restò deluso Roffredo. La comune credenza nondimeno fu che i Napoletani il regalassero d'alcuni fiaschi creduti di vino, ma pieni di soldi d'oro, che fecero secondo il solito, un mirabileeffetto; perchè Roffredo con significare a Sicardo la gran quantità di grano da lui osservata nella città, il trasse a contentarsi d'una capitolazione, in cui i Napoletani salvarono la lor libertà, ma con obbligarsi al puntual pagamento del tributo al principe di Benevento. La carta dell'accordo scritta nell'indizione 14, cioè nell'anno precedente, è fatta conGiovanni vescovoeletto di Napoli, e conAndreamaestro de' militi, ossia duca di quella città; e tuttavia si conservava ai tempi dell'Anonimo suddetto nell'archivio della città di Salerno; e per buona ventura parte d'essa è stata pubblicata da Camillo Pellegrino, scrittore diligentissimo e giudizioso della storia dei principi longobardi. Da essa apparisce che Amalfi e Sorrento erano allora città sottoposte al ducato di Napoli e quivi si leggono varii riti considerabili per l'erudizion di quei tempi. Ma, siccome dissi, non durò gran tempo questa pace e convenzione, e forse in quest'anno Sicardo ricominciò di bel nuovo a far delle prepotenze contro dei Napoletani, e in fine ripigliò l'armi contro la loro città. Potrebbe anch'essere ch'egli in quest'anno occupasse la città d'Amalfi; del che parleremo all'anno 839. Anche l'autore della vita di santoAntonino abbatedi Sorrento[Acta Sanctor., in Vit. S. Antonini Ab. Surrent.; ad diem 14 februarii.]fa menzione (senza accennarne l'anno) dell'assedio di Sorrento, fatto dal medesimo Sicardo. Se vogliam prestar fede a quello storico, egli se ne ritornò, perchè il santo abbate apparendogli in sogno, non solamente lo sgridò, ma gli lasciò anche un buon ricordo con delle bastonate. Che i santi vogliano o possano venire dal paradiso in terra per menare il bastone, non c'è obbligazione di crederlo fuori delle divine Scritture.