DCCLIV

DCCLIVAnno diCristoDCCLIV. IndizioneVII.StefanoII papa 5.CostantinoCopronimo imperatore 35 e 14.Leone IVimperadore 4.Astolfore 6.FeceStefanopapa in Pontigone le sue doglianze contra dell'usurpatoreAstolfoal rePippino, con iscongiurarlo d'imprendere la protezion de' Romani, e di obbligare alla restituzione il longobardo; e furono ben ricevute le di lui istanze[Anastas., in Steph. II Vita. Annales Francorum.]. Fu dipoi condotto a Parigi, dove da lì a qualche giorno con gran solennità coronò in re di Francia esso Pippino e i suoi due figliuoliCarloeCarlomanno, con dichiararli ancorapatrizii de' Romani, del qual titolo parleremo più abbasso. Quindi è che si veggono tre lettere nel Codice Carolino, scritte ai medesimi suoi due figliuoli col titolo di re, benchè fosse tuttavia vivente Pippino lor padre. Avea spedito esso Pippino i suoi messi ad Astolfo, per esortarlo a rendere all'imperio gli stati occupati; ma nulla servì a fargli mutar pensiero.Però chiamati ad una dieta generale tutti i baroni del regno franzese, sì egli come il papa esposero i bisogni o motivi di unirsi contra del re longobardo, con trovarsi in tutti una mirabil disposizione a prendere l'armi in favore ed aiuto del papa. Arrivò intanto in FranciaCarlomanno, fratello dello stesso re, già divenuto, come dicemmo, monaco in monte Casino. Giudicò bene il re Astolfo di muovere questo principe, per isperanza che egli colla sua presenza e facondia appresso il fratello Pippino potesse disturbare le pratiche del pontefice, delle quali forte egli temeva. Notarono gli antichi scrittori che Carlomanno assunse questo viaggio e sì fatta incumbenza per ordine del suo abbateOptato, il quale non potè resistere alle istanze del re Astolfo. Ma giunto a Parigi, ossia ch'egli non si volesse punto riscaldare in favore del re longobardo, oppure che prevalesse alle di lui persuasioni il credito e l'autorità del romano pontefice, certo è ch'egli non potè punto smuovere l'animo del re Pippino dall'imprendere la difesa degl'interessi a lui raccomandati dal papa. Però Carlomanno non curandosi, o non attentandosi di tornare in Italia, oppure, per quanto io credo, impedito dal papa e dal fratello, fu inviato ad abitare in un monistero di Vienna del Delfinato, dove in questo medesimo anno, secondo alcuni storici, oppure nel susseguente, come altri vogliono, terminò in pace i suoi giorni. Per quello che andremo vedendo, si potrà conoscere avere il papa fin da allora intavolato il trattato che Ravenna col suo esarcato fosse donata alla Chiesa Romana, e non già restituita all'imperio romano. Non lasciò il re Pippino di spedire altri ambasciatori ad Astolfo con vive preghiere, perchè s'inducesse pacificamente a rendere gli usurpati paesi. Altre lettere v'aggiunse papa Stefano, con iscongiurarlo di risparmiare il sangue cristiano: ma tutto fu indarno. Infellonito Astolfo, in vece di buone risposte, mandò all'uno eall'altro delle minacciose parole. Il perchè Pippino s'accinse finalmente a far guerra, e spedì alcune delle sue truppe alla guardia delle Chiuse dell'Alpi, ossia de' confini del regno. Accorso colà anche il re longobardo, ed informato che poche fino allora erano le milizie franzesi, senza perdere tempo, fatto aprir le Chiuse, andò ad assalirle. Ma quantunque fusse egli di troppo superiore di forze, pure permise Iddio che i pochi vincessero i molti, in guisa che egli, dopo aver corso pericolo della vita, fu costretto a fuggirsene, con ritirarsi e fortificarsi poi entro Pavia. Arrivato intanto con potente armata il re Pippino, calò in Italia, e giunto a Pavia, vigorosamente si pose all'assedio di quella forte città. Allora lo sconsigliato Astolfo, rientrato in sè stesso, fece segretamente muovere parola di pace, e buon per lui che il misericordioso papa bramava bensì la di lui correzione, ma non giù la rovina; e però abborrendo che si spargesse il sangue cristiano, trasse colle piissime sue ammonizioni il re Pippino ad ascoltar le proposizioni, e non andò molto che seguì fra loro pace, con avere Astolfo sotto fortissimi giuramenti promesso di restituire Ravenna e le altre città occupate, e a tal fine dati ostaggi al re de' Franchi. Tornò in Francia il vittorioso esercito, e papa Stefano a Roma, seco portando la speranza di aver messo fine ai passati disastri. In quest'anno il re Astolfo aggiunse al corpo delle leggi longobardiche quattordici nuove leggi, correndo l'indizione VII, come apparisce dalla prefazione alle medesime, pubblicata dal Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae.], e da me data ancora alle stampe[Rer. Ital., P. II, tom. I.]. Nei medesimi tempi[Theoph., in Chronogr. Niceph., in Chron.]l'imperadorCostantinopiù che mai furibondo contro le sacre immagini, raunò in Costantinopoli un conciliabolo di trecento trentotto vescovi, al quale non intervenne alcuno del legati delle chiese patriarcali,cioè di Roma, Antiochia, Alessandria e Gerusalemme. Quivi per opera del falso patriarca di Costantinopoli fu pubblicato un editto di non venerar da lì innanzi le immagini di Cristo, della Vergine e dei santi, anzi di atterrarle ed abolirle, come idoli, dovunque si trovassero. Fu in molti paesi eseguito l'empio decreto, e mossa persecuzione contra de' monaci difensori delle medesime, in guisa che la maggior parte d'essi fu obbligata ad abbandonare i propri monisteri e di rifugiarsi in quelle contrade, dove si conservava il culto d'esse immagini, e non giugnevano le braccia dell'iniquo imperadore. Truovasi poi in questo annoAlbertoduca governatore di Lucca nelle memorie rapportate dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.], essendo egli succeduto aWalpertoduca. Un documento, dove esso si truova nominato, l'ho riferito nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. IV, p. 136.].

FeceStefanopapa in Pontigone le sue doglianze contra dell'usurpatoreAstolfoal rePippino, con iscongiurarlo d'imprendere la protezion de' Romani, e di obbligare alla restituzione il longobardo; e furono ben ricevute le di lui istanze[Anastas., in Steph. II Vita. Annales Francorum.]. Fu dipoi condotto a Parigi, dove da lì a qualche giorno con gran solennità coronò in re di Francia esso Pippino e i suoi due figliuoliCarloeCarlomanno, con dichiararli ancorapatrizii de' Romani, del qual titolo parleremo più abbasso. Quindi è che si veggono tre lettere nel Codice Carolino, scritte ai medesimi suoi due figliuoli col titolo di re, benchè fosse tuttavia vivente Pippino lor padre. Avea spedito esso Pippino i suoi messi ad Astolfo, per esortarlo a rendere all'imperio gli stati occupati; ma nulla servì a fargli mutar pensiero.Però chiamati ad una dieta generale tutti i baroni del regno franzese, sì egli come il papa esposero i bisogni o motivi di unirsi contra del re longobardo, con trovarsi in tutti una mirabil disposizione a prendere l'armi in favore ed aiuto del papa. Arrivò intanto in FranciaCarlomanno, fratello dello stesso re, già divenuto, come dicemmo, monaco in monte Casino. Giudicò bene il re Astolfo di muovere questo principe, per isperanza che egli colla sua presenza e facondia appresso il fratello Pippino potesse disturbare le pratiche del pontefice, delle quali forte egli temeva. Notarono gli antichi scrittori che Carlomanno assunse questo viaggio e sì fatta incumbenza per ordine del suo abbateOptato, il quale non potè resistere alle istanze del re Astolfo. Ma giunto a Parigi, ossia ch'egli non si volesse punto riscaldare in favore del re longobardo, oppure che prevalesse alle di lui persuasioni il credito e l'autorità del romano pontefice, certo è ch'egli non potè punto smuovere l'animo del re Pippino dall'imprendere la difesa degl'interessi a lui raccomandati dal papa. Però Carlomanno non curandosi, o non attentandosi di tornare in Italia, oppure, per quanto io credo, impedito dal papa e dal fratello, fu inviato ad abitare in un monistero di Vienna del Delfinato, dove in questo medesimo anno, secondo alcuni storici, oppure nel susseguente, come altri vogliono, terminò in pace i suoi giorni. Per quello che andremo vedendo, si potrà conoscere avere il papa fin da allora intavolato il trattato che Ravenna col suo esarcato fosse donata alla Chiesa Romana, e non già restituita all'imperio romano. Non lasciò il re Pippino di spedire altri ambasciatori ad Astolfo con vive preghiere, perchè s'inducesse pacificamente a rendere gli usurpati paesi. Altre lettere v'aggiunse papa Stefano, con iscongiurarlo di risparmiare il sangue cristiano: ma tutto fu indarno. Infellonito Astolfo, in vece di buone risposte, mandò all'uno eall'altro delle minacciose parole. Il perchè Pippino s'accinse finalmente a far guerra, e spedì alcune delle sue truppe alla guardia delle Chiuse dell'Alpi, ossia de' confini del regno. Accorso colà anche il re longobardo, ed informato che poche fino allora erano le milizie franzesi, senza perdere tempo, fatto aprir le Chiuse, andò ad assalirle. Ma quantunque fusse egli di troppo superiore di forze, pure permise Iddio che i pochi vincessero i molti, in guisa che egli, dopo aver corso pericolo della vita, fu costretto a fuggirsene, con ritirarsi e fortificarsi poi entro Pavia. Arrivato intanto con potente armata il re Pippino, calò in Italia, e giunto a Pavia, vigorosamente si pose all'assedio di quella forte città. Allora lo sconsigliato Astolfo, rientrato in sè stesso, fece segretamente muovere parola di pace, e buon per lui che il misericordioso papa bramava bensì la di lui correzione, ma non giù la rovina; e però abborrendo che si spargesse il sangue cristiano, trasse colle piissime sue ammonizioni il re Pippino ad ascoltar le proposizioni, e non andò molto che seguì fra loro pace, con avere Astolfo sotto fortissimi giuramenti promesso di restituire Ravenna e le altre città occupate, e a tal fine dati ostaggi al re de' Franchi. Tornò in Francia il vittorioso esercito, e papa Stefano a Roma, seco portando la speranza di aver messo fine ai passati disastri. In quest'anno il re Astolfo aggiunse al corpo delle leggi longobardiche quattordici nuove leggi, correndo l'indizione VII, come apparisce dalla prefazione alle medesime, pubblicata dal Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae.], e da me data ancora alle stampe[Rer. Ital., P. II, tom. I.]. Nei medesimi tempi[Theoph., in Chronogr. Niceph., in Chron.]l'imperadorCostantinopiù che mai furibondo contro le sacre immagini, raunò in Costantinopoli un conciliabolo di trecento trentotto vescovi, al quale non intervenne alcuno del legati delle chiese patriarcali,cioè di Roma, Antiochia, Alessandria e Gerusalemme. Quivi per opera del falso patriarca di Costantinopoli fu pubblicato un editto di non venerar da lì innanzi le immagini di Cristo, della Vergine e dei santi, anzi di atterrarle ed abolirle, come idoli, dovunque si trovassero. Fu in molti paesi eseguito l'empio decreto, e mossa persecuzione contra de' monaci difensori delle medesime, in guisa che la maggior parte d'essi fu obbligata ad abbandonare i propri monisteri e di rifugiarsi in quelle contrade, dove si conservava il culto d'esse immagini, e non giugnevano le braccia dell'iniquo imperadore. Truovasi poi in questo annoAlbertoduca governatore di Lucca nelle memorie rapportate dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.], essendo egli succeduto aWalpertoduca. Un documento, dove esso si truova nominato, l'ho riferito nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. IV, p. 136.].


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