DCCLVIAnno diCristoDCCLVI. IndizioneIX.StefanoII papa 5.CostantinoCopronimo imperadore 37 e 16.LeoneIV imperadore 6.Astolfore 8.Gli Annali d'Eginardo, Metensi[Eginhardus, in Annalib. Annales Metenses.]ed altri, siccome ancora Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], riferiscono all'anno presente la morte diAstolfore dei Longobardi. Andrea prete[Andreas Presbyter, Chron., tom. 1. Antiquit. Ital. Dissert. I.]nella sua Cronichetta scrive ch'egli regnòotto anni. Era egli alla caccia, e cadendo da cavallo (alcuni han creduto per urto di un cignale), tale fu la percossa, che da lì a tre giorni cessò di vivere. Di lui così scrisse lo Anonimo salernitano, autore del secolo decimo, nella Cronica da me data alla luce[Anonym. Salernitan. P. II, tom. 2. Rer. Ital.]:Fuit audax et ferox, et ablata multa sanctorum corpora ex romanis finibus in Papiam detulit. Construxit etiam oracula, ubi et monasterium virginum, et suas filias dedicavit. Idemque etiam fecit monasterium in finibus Æmiliae, ubi dicitur Mutina, loco, qui nuncapatur Nonantula; nam pro ejus cognato abbate Arsenio(si dee scrivere Anselmo)ibivivorum coenobium fundatum est. Necnon et sibi ad sacra monachorum coenobia aedificanda per certas provincias multa est dona largitus. Sed valde dilexit monachos, et in eorum est mortuus manibus. Perchè Astolfo non lasciò figliuoli maschi, seguì appresso un gran dibattimento nella dieta de' principi longobardi per l'elezione del successore.Desiderioduca era uno dei principali pretendenti. Abbiamo da Anastasio bibliotecario[Anastas., in Stephan. II Vit.], che esso Desiderio era stato indirizzato dal re Astolfo inToscana, e udendo egli la nuova della morte accaduta d'esso re, immantinente raunato tutto l'esercito de' Toscani, si studiò d'occupar la corona del regno longobardico. Questo parlar d'Anastasio ha dato occasione al Sigonio e agli altri storici susseguenti di scrivere che lo stesso Desiderio era in questi tempiduca di Toscana. Ma non è ben certa cotale notizia. Non apparisce che allora vi fosse un duca, il qual comandasse tutta la Toscana. Ogni città di quella provincia si vede in essi tempi governata dal suo proprio duca; e specialmente ciò si osserva in Lucca, città che più felicemente dell'altre ha conservate le antiche sue carte che compongono oggidì un nobilissimo archivio, custodito da quell'arcivescovo. Nè Francesco Maria Fiorentini, e neppure io, che sotto gli occhi ho avuto le carte medesime, abbiam trovato vestigio alcuno che Desiderio fosse duca di quella città, e molto meno di tutta la Toscana. All'incontro, se vogliam credere ad Andrea Dandolo[Dandulus, in Chron., tom. 12, Rer. Italic.], Desiderio era alloradux Istriae. In fatti, siccome accennerò all'anno 771, l'Istria allora si truovava signoreggiata dai Longobardi, e ne parla anche l'Anonimo salernitano. Comunque sia, certo è che Desiderio incontrò di gravi difficoltà per salire sul trono. Alzossi contra di luiRachis, già re, e poi monaco in Monte Casino, il quale invaghito di nuovo dell'abbandonato regno,e dimenticato de' suoi voti, tentò ogni via per riassumere il comando, con ritornare a tal fine in queste parti, dove anch'egli messa insieme un'armata di Longobardi, si oppose ai disegni di Desiderio. Allora fu ch'esso Desiderio altro rifugio non ebbe che di fare ricorso a papa Stefano, per ottenere col mezzo suo la corona, promettendo di fare in tutto e per tutto la volontà dello stesso pontefice e di render allarepubblicale città non per anche restituite, colla giunta d'altri doni. Resta ancora la testimonianza d'esso papa Stefano in una lettera scritta al re Pippino, che il re Astolfo contro i patti avea fino alla sua morte ritenuto in suo potere alcune città: il che fa intendere non doversi prendere a rigore ciò che di sopra abbiam veduto riferito dal medesimo Anastasio intorno alla restituzione delle suddette città. Perciò il papa spedì incontanente in ToscanaFulradoabbate e Paolo diacono suo fratello, che strinsero l'accordo con Desiderio. Ed appresso inviò Stefano prete con lettere indirizzate a Rachis e a tutti i Longobardi, con pregarli di non contrariare all'elezione di Desiderio, esibendo in aiuto del medesimo alquante truppe franzesi, e più brigate di Romani, quando occorresse.Furono sì efficaci questi maneggi, che senza venire all'armi, Desiderio pacificamente salì sul trono, e l'ambizioso monaco Rachis se ne tornò confuso al suo monistero. Ma ciò dovette seguire solamente nell'anno seguente. Avea promesso Desiderio di consegnare al papa Faenza col castello Tiberiano, Gavello, e tutto il ducato di Ferrara; ma non già Imola, Osimo, Ancona, Numana e Bologna, siccome vedremo. Che poi l'opposizione di Rachis monaco pentito non fosse di poca conseguenza, lo ricavo io da un riguardevol documento che si conserva nell'archivio archiepiscopale di Pisa, ed è stato da me dato alla luce[Antiquit. Ital. T. III. Appendic., p. 1007.]. Consiste esso in una donazione fatta daAndreavescovo pisano con queste note cronologiche:Guvernante domno Ratchis famulu Christi Jesu, principem gentis Langobardorum, anno primo, mense februario, per Inditione decima. Indicano queste il mese di febbraio dell'anno 757 seguente, nel qual tempo si scorge che Rachis sotto il falso nome difamulus Christi, cioè di monaco, conservava l'antica ambizione, e contrastò a Desiderio il regno. Questo documento ci rileva che Rachis riassunse il governo con sollevar la Toscana contro d'esso Desiderio, giacchè si vede notato in Pisa l'anno primodel suo governo, corrente nel febbraio dell'anno susseguente. Una bella e non mai più veduta scena in Italia dovette esser quella di un monaco, il quale alla testa d'un esercito dava a conoscere il suo prurito di comandar di nuovo ad un regno. Potè a suo piacere Angelo dalla Noce[Angelus a Nuce, in Not. ad lib. 1, cap. 8 Chron. Casinens.]dargli il titolosanctissimi regis et monachi. Certo non fu santo per questo. Il tempo, in cui diede Desiderio principio al suo regno, si potrebbe credere verso il fine del presente anno. Nell'archivio archiepiscopale di Lucca v'ha una carta scrittanell'anno VI di Desiderio, e IV di Adelchis, a dì 8 di dicembre, correndo l'indizione prima, cioè nell'anno 762: note indicanti che dopo il dì 8 di dicembre nell'anno presente 756 cominciò l'epoca del re Desiderio. Un'altra carta è scrittanell'anno XI di Desiderio, IX di Adelchis, nel dì 19 di febbraio, indizione sesta, cioè nell'anno 768: dalle quali note si può inferire principiato il suo regno nell'anno 757. Altre carte ho io veduto che sembrano indicare differita la di lui elezione sino al principio d'esso anno 757. Perciò, finchè altri meglio decida questo punto, mi attengo a tale opinione. A buon conto s'è veduto che anche nel febbraio dell'anno seguente durava tuttavia l'opposizione di Rachis alle pretensioni di Desiderio. E il padre Astesatibenedettino[Astesati, Dissert. in Manelm.]dopo lungo esame concorre anch'egli nell'anno 757. Secondochè abbiamo dal Dandolo[Dandul., in Chron. tom. 12 Rer. Ital.], in questo medesimo anno l'usurpatore del ducato di VeneziaGallaebbe da quel popolo il dovuto pagamento delle sue iniquità, con essergli stati cavati gli occhi e tolta quella dignità. Succedette in suo luogoDomenico Monegario, concordemente eletto doge, ma non senza qualche novità, perchè il popolo volle anche avere sotto di lui due tribuni, che ogni anno s'aveano da mutare. Per quanto poi risulta dalle memorie recate dal padre Mabillone[Mabill., in Annal. Benedict., lib. 23, n. 20.], mancò di vita in quest'annoGuido contelongobardo, figliuolo diAdalberto conte, marito diAdelaidefigliuola diRodoaldoduca di Benevento, e parente del re Desiderio. Avendo egli negli anni addietro ricuperata la sanità per le preghiere dei monaci di Disertina ne' Grigioni nella diocesi di Coira, avea fatto a quel monistero una donazion copiosa di beni.
Gli Annali d'Eginardo, Metensi[Eginhardus, in Annalib. Annales Metenses.]ed altri, siccome ancora Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], riferiscono all'anno presente la morte diAstolfore dei Longobardi. Andrea prete[Andreas Presbyter, Chron., tom. 1. Antiquit. Ital. Dissert. I.]nella sua Cronichetta scrive ch'egli regnòotto anni. Era egli alla caccia, e cadendo da cavallo (alcuni han creduto per urto di un cignale), tale fu la percossa, che da lì a tre giorni cessò di vivere. Di lui così scrisse lo Anonimo salernitano, autore del secolo decimo, nella Cronica da me data alla luce[Anonym. Salernitan. P. II, tom. 2. Rer. Ital.]:Fuit audax et ferox, et ablata multa sanctorum corpora ex romanis finibus in Papiam detulit. Construxit etiam oracula, ubi et monasterium virginum, et suas filias dedicavit. Idemque etiam fecit monasterium in finibus Æmiliae, ubi dicitur Mutina, loco, qui nuncapatur Nonantula; nam pro ejus cognato abbate Arsenio(si dee scrivere Anselmo)ibivivorum coenobium fundatum est. Necnon et sibi ad sacra monachorum coenobia aedificanda per certas provincias multa est dona largitus. Sed valde dilexit monachos, et in eorum est mortuus manibus. Perchè Astolfo non lasciò figliuoli maschi, seguì appresso un gran dibattimento nella dieta de' principi longobardi per l'elezione del successore.Desiderioduca era uno dei principali pretendenti. Abbiamo da Anastasio bibliotecario[Anastas., in Stephan. II Vit.], che esso Desiderio era stato indirizzato dal re Astolfo inToscana, e udendo egli la nuova della morte accaduta d'esso re, immantinente raunato tutto l'esercito de' Toscani, si studiò d'occupar la corona del regno longobardico. Questo parlar d'Anastasio ha dato occasione al Sigonio e agli altri storici susseguenti di scrivere che lo stesso Desiderio era in questi tempiduca di Toscana. Ma non è ben certa cotale notizia. Non apparisce che allora vi fosse un duca, il qual comandasse tutta la Toscana. Ogni città di quella provincia si vede in essi tempi governata dal suo proprio duca; e specialmente ciò si osserva in Lucca, città che più felicemente dell'altre ha conservate le antiche sue carte che compongono oggidì un nobilissimo archivio, custodito da quell'arcivescovo. Nè Francesco Maria Fiorentini, e neppure io, che sotto gli occhi ho avuto le carte medesime, abbiam trovato vestigio alcuno che Desiderio fosse duca di quella città, e molto meno di tutta la Toscana. All'incontro, se vogliam credere ad Andrea Dandolo[Dandulus, in Chron., tom. 12, Rer. Italic.], Desiderio era alloradux Istriae. In fatti, siccome accennerò all'anno 771, l'Istria allora si truovava signoreggiata dai Longobardi, e ne parla anche l'Anonimo salernitano. Comunque sia, certo è che Desiderio incontrò di gravi difficoltà per salire sul trono. Alzossi contra di luiRachis, già re, e poi monaco in Monte Casino, il quale invaghito di nuovo dell'abbandonato regno,e dimenticato de' suoi voti, tentò ogni via per riassumere il comando, con ritornare a tal fine in queste parti, dove anch'egli messa insieme un'armata di Longobardi, si oppose ai disegni di Desiderio. Allora fu ch'esso Desiderio altro rifugio non ebbe che di fare ricorso a papa Stefano, per ottenere col mezzo suo la corona, promettendo di fare in tutto e per tutto la volontà dello stesso pontefice e di render allarepubblicale città non per anche restituite, colla giunta d'altri doni. Resta ancora la testimonianza d'esso papa Stefano in una lettera scritta al re Pippino, che il re Astolfo contro i patti avea fino alla sua morte ritenuto in suo potere alcune città: il che fa intendere non doversi prendere a rigore ciò che di sopra abbiam veduto riferito dal medesimo Anastasio intorno alla restituzione delle suddette città. Perciò il papa spedì incontanente in ToscanaFulradoabbate e Paolo diacono suo fratello, che strinsero l'accordo con Desiderio. Ed appresso inviò Stefano prete con lettere indirizzate a Rachis e a tutti i Longobardi, con pregarli di non contrariare all'elezione di Desiderio, esibendo in aiuto del medesimo alquante truppe franzesi, e più brigate di Romani, quando occorresse.
Furono sì efficaci questi maneggi, che senza venire all'armi, Desiderio pacificamente salì sul trono, e l'ambizioso monaco Rachis se ne tornò confuso al suo monistero. Ma ciò dovette seguire solamente nell'anno seguente. Avea promesso Desiderio di consegnare al papa Faenza col castello Tiberiano, Gavello, e tutto il ducato di Ferrara; ma non già Imola, Osimo, Ancona, Numana e Bologna, siccome vedremo. Che poi l'opposizione di Rachis monaco pentito non fosse di poca conseguenza, lo ricavo io da un riguardevol documento che si conserva nell'archivio archiepiscopale di Pisa, ed è stato da me dato alla luce[Antiquit. Ital. T. III. Appendic., p. 1007.]. Consiste esso in una donazione fatta daAndreavescovo pisano con queste note cronologiche:Guvernante domno Ratchis famulu Christi Jesu, principem gentis Langobardorum, anno primo, mense februario, per Inditione decima. Indicano queste il mese di febbraio dell'anno 757 seguente, nel qual tempo si scorge che Rachis sotto il falso nome difamulus Christi, cioè di monaco, conservava l'antica ambizione, e contrastò a Desiderio il regno. Questo documento ci rileva che Rachis riassunse il governo con sollevar la Toscana contro d'esso Desiderio, giacchè si vede notato in Pisa l'anno primodel suo governo, corrente nel febbraio dell'anno susseguente. Una bella e non mai più veduta scena in Italia dovette esser quella di un monaco, il quale alla testa d'un esercito dava a conoscere il suo prurito di comandar di nuovo ad un regno. Potè a suo piacere Angelo dalla Noce[Angelus a Nuce, in Not. ad lib. 1, cap. 8 Chron. Casinens.]dargli il titolosanctissimi regis et monachi. Certo non fu santo per questo. Il tempo, in cui diede Desiderio principio al suo regno, si potrebbe credere verso il fine del presente anno. Nell'archivio archiepiscopale di Lucca v'ha una carta scrittanell'anno VI di Desiderio, e IV di Adelchis, a dì 8 di dicembre, correndo l'indizione prima, cioè nell'anno 762: note indicanti che dopo il dì 8 di dicembre nell'anno presente 756 cominciò l'epoca del re Desiderio. Un'altra carta è scrittanell'anno XI di Desiderio, IX di Adelchis, nel dì 19 di febbraio, indizione sesta, cioè nell'anno 768: dalle quali note si può inferire principiato il suo regno nell'anno 757. Altre carte ho io veduto che sembrano indicare differita la di lui elezione sino al principio d'esso anno 757. Perciò, finchè altri meglio decida questo punto, mi attengo a tale opinione. A buon conto s'è veduto che anche nel febbraio dell'anno seguente durava tuttavia l'opposizione di Rachis alle pretensioni di Desiderio. E il padre Astesatibenedettino[Astesati, Dissert. in Manelm.]dopo lungo esame concorre anch'egli nell'anno 757. Secondochè abbiamo dal Dandolo[Dandul., in Chron. tom. 12 Rer. Ital.], in questo medesimo anno l'usurpatore del ducato di VeneziaGallaebbe da quel popolo il dovuto pagamento delle sue iniquità, con essergli stati cavati gli occhi e tolta quella dignità. Succedette in suo luogoDomenico Monegario, concordemente eletto doge, ma non senza qualche novità, perchè il popolo volle anche avere sotto di lui due tribuni, che ogni anno s'aveano da mutare. Per quanto poi risulta dalle memorie recate dal padre Mabillone[Mabill., in Annal. Benedict., lib. 23, n. 20.], mancò di vita in quest'annoGuido contelongobardo, figliuolo diAdalberto conte, marito diAdelaidefigliuola diRodoaldoduca di Benevento, e parente del re Desiderio. Avendo egli negli anni addietro ricuperata la sanità per le preghiere dei monaci di Disertina ne' Grigioni nella diocesi di Coira, avea fatto a quel monistero una donazion copiosa di beni.