DCCLVIIAnno diCristoDCCLVII. IndizioneX.PaoloI papa 1.CostantinoCopronimo imperadore 38 e 17.LeoneIV imperadore 7.Desideriore 1.Fu di parere il padre Pagi che la lettera scritta da papaStefano IIal rePippino[Codex Carolinus, Epistol. 6.], il cui principio è:Explere lingua, fosse scritta nell'anno precedente. Io la credo ne' primi mesi dell'anno corrente, dicendo il papa che già era passato l'anno in cui era succeduto l'assedio e la liberazion di Roma. Ora da questa lettera apprendiamo cheDesiderioavea vestito il manto regale, e promesso di rendere il rimanente delle città non per anche restituite a s. Pietro. Da essa parimente intendiamo che la dieta generale del ducato di Spoleti avevaeletto un nuovo duca, e questi eraAlboino. Nel catalogo posto innanzi alla Cronica di Farfa[Chron. Farfense, P. II. T. II Rer. Ital.], da me data alla luce, si vede registrato l'anno in cui seguì tale elezione, ed è l'anno presente 757. Però concorre ancor questa notizia a indicar l'anno della lettera suddetta di Stefano II papa, il quale fa inoltre sapere ad esso re, che i popoli dei ducati di Spoleti e Benevento a lui si raccomandavano. Esorta dipoi e prega il re Pippino, che, se Desiderio eseguirà i patti con restituir pienamente asan Pietroealla repubblica de' Romaniciò che avea promesso, voglia esso Pippino aver pace con lui, e concedergli quanto bramava. Fa eziandio istanza che Pippino spedisca a Desiderio i suoi messi, per comandargli la restituzione intera di quei che restava a rendersi, cioè le città di sopra accennate. E qui si vuol ricordare aver Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron. Casinens. l. 1, c. 8.]lasciato scritto, che la donazione fatta da Pippino e da' suoi figliuoli consisteva ne' seguenti paesi:A Lunis cum insula Corsica Inde in Surianum Inde in Montem Bardonem. Inde in Bercetum. Inde in Parmam. Inde in Regium. Inde in Mantuam, et Montem Sicilis. Simulque universum exarchatum Ravennae, sicut antiquitus fuit, cum provinciis Venetiarum et Histriae; necnon et cunctum ducatum spoletinum, seu beneventanum. Trasse Leone Marsicano tali notizie da Anastasio nella vita di papa Adriano. Ma non apparisce punto che fossero donate dal re Pippino alla Chiesa romana le province della Venezia e dell'Istria, nè i ducati di Spoleti e di Benevento, che noi seguiteremo a vedere porzioni del regno d'Italia. Bologna fu all'occidente il confine dell'esarcato conceduto alla santa Sede, senza mai stendersi il dominio dei papi alla città di Luni, nè a Parma, Reggio, Mantova, ec. Però non possono venir quelle parole da autore assai informato di questi affari. Ricavasi dalla medesima lettera di papa Stefano II chetuttavia unsilenziario, cioè un segretario dell'imperadore, si trovava alla corte del re Pippino, bramando il papa di sapere che negoziati fossero passati con lui, e con quali lettere egli fosse stato licenziato dal re. In fatti abbiamo dagli Annali de' Franchi, che in questi tempi andavano innanzi e indietro ambasciatori dell'imperadore e di Pippino, e che il primo mandò a donare al re un organo, che in que' tempi era mirabil cosa presso i Franzesi. MaStefano IIpapa sopravvisse poco alla lettera suddetta, essendo mancato di vita nel dì 24 d'aprile dell'anno corrente: pontefice assai benemerito di Roma e della santa Sede, spezialmente nel temporale. L'elezione del suo successore non seguì senza qualche discordia del clero e del popolo. Una parte concorse coi suoi voti inTeofilattoarcidiacono, un'altra inPaolodiacono, fratello del defunto papa Stefano, personaggio specialmente eminente nella carità verso i poveri, e sommamente mansueto e benigno. Dopo trentacinque giorni di sede vacante questi prevalse, e fu consecrato papa nel dì 29 di maggio. Non tardò egli a significare aPippino re di Francia e patrizio de Romanil'assunzione sua al pontificato in una lettera che si legge nel Codice Carolino, assicurandolo d'essere non men egli che tutto il popolo romano saldissimi nella fede, amore, concordia di carità, e lega di pace che il suo predecessore e fratello avea stabilito con lui. Era già stato circa l'anno 752 ordinato arcivescovo di Ravenna Sergio; e quantunque il testo delle sua vita scritta da Agnello ravennate[Agnell., Vit. Episcopor. Ravennat. P. I. Tom. II Rer. Italic.]sia scorretto, pure ci fa abbastanza intendere che essendo nell'anno appresso in viaggio verso la FranciaStefano IIpapa, non andò ad incontrarlo quell'arcivescovo, probabilmente per tema del reAstolfo, padrone allora di Ravenna. Se l'ebbe a male il papa, gli tolse il monistero di sant'Ilario della Galliata, e tornato a Roma, cominciòa dargli delle molestie. Sergio confidato nella protezione del re de' Longobardi si andò riparando; ma venuta alle mani del papa Ravenna, egli fu con frode di que' cittadini condotto a Roma e posto in prigione, dove stette circa tre anni. Finalmente papa Stefano era in procinto di deporlo, adducendo per suo reato l'esser egli salito in quella cattedra, quantunque avesse moglie. Ma Sergio rispondeva d'essere stato eletto da tutto il clero e popolo di Ravenna, e che andato a Roma ed interrogato dal medesimo papa, non avea taciuto d'essere ammogliato, ma che era seguito divorzio colla moglieEufemia, ed essa era entrata dipoi nell'ordine delle diaconesse. Ciò non ostante, il papa gli avea data la consecrazione. Sopra ciò diversi erano i sentimenti de' vescovi raunati in un concilio; ma il papa in collera rispose che nel dì seguente colle sue mani gli volea strappare la stola, ossia il pallio, dal collo. Passò Sergio quella notte in lagrime e preghiere; ma nella medesima appunto, essendo morto papa Stefano, fu a trovarlo segretamente Paolo di lui fratello, che gli dimandò cosa voleva egli dargli se il rimandava onorato e in pace a casa. Sergio spalancò la porta alle promesse. Creato poi papa Paolo, il mise in libertà, e rimandollo con onore alla sua chiesa. Non è Agnello assai esatto scrittore nelle cose lontane da' suoi tempi, e si scuopre poi sospetto in tutto ciò che riguarda i papi; però possiam giustamente dubitare della verità di questo fatto. Certo s'inganna Girolamo Rossi, seguitato poi dal Baronio, che lo rapporta ai tempi di Stefano III papa; scusabile nondimeno, perchè ai suoi dì non si trovava più in Ravenna il Pontificale d'esso Agnello, del cui rinascimento alla luce siam debitori alla biblioteca estense. Nell'epistola vigesima settima del Codice Carolino, il pontefice Paolo in iscrivendo al re Pippino, si mostra disposto di restituire alla sua Chiesa l'arcivescovoSergio: il che ci fa intendere che non sìtosto dopo l'assunzione d'esso Paolo alla cattedra pontificia fu rimesso il medesimo Sergio in libertà, ma da lì ad un anno, o due, per cui forse ancora lo stesso re Pippino avea presa qualche favorevole ingerenza.
Fu di parere il padre Pagi che la lettera scritta da papaStefano IIal rePippino[Codex Carolinus, Epistol. 6.], il cui principio è:Explere lingua, fosse scritta nell'anno precedente. Io la credo ne' primi mesi dell'anno corrente, dicendo il papa che già era passato l'anno in cui era succeduto l'assedio e la liberazion di Roma. Ora da questa lettera apprendiamo cheDesiderioavea vestito il manto regale, e promesso di rendere il rimanente delle città non per anche restituite a s. Pietro. Da essa parimente intendiamo che la dieta generale del ducato di Spoleti avevaeletto un nuovo duca, e questi eraAlboino. Nel catalogo posto innanzi alla Cronica di Farfa[Chron. Farfense, P. II. T. II Rer. Ital.], da me data alla luce, si vede registrato l'anno in cui seguì tale elezione, ed è l'anno presente 757. Però concorre ancor questa notizia a indicar l'anno della lettera suddetta di Stefano II papa, il quale fa inoltre sapere ad esso re, che i popoli dei ducati di Spoleti e Benevento a lui si raccomandavano. Esorta dipoi e prega il re Pippino, che, se Desiderio eseguirà i patti con restituir pienamente asan Pietroealla repubblica de' Romaniciò che avea promesso, voglia esso Pippino aver pace con lui, e concedergli quanto bramava. Fa eziandio istanza che Pippino spedisca a Desiderio i suoi messi, per comandargli la restituzione intera di quei che restava a rendersi, cioè le città di sopra accennate. E qui si vuol ricordare aver Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron. Casinens. l. 1, c. 8.]lasciato scritto, che la donazione fatta da Pippino e da' suoi figliuoli consisteva ne' seguenti paesi:A Lunis cum insula Corsica Inde in Surianum Inde in Montem Bardonem. Inde in Bercetum. Inde in Parmam. Inde in Regium. Inde in Mantuam, et Montem Sicilis. Simulque universum exarchatum Ravennae, sicut antiquitus fuit, cum provinciis Venetiarum et Histriae; necnon et cunctum ducatum spoletinum, seu beneventanum. Trasse Leone Marsicano tali notizie da Anastasio nella vita di papa Adriano. Ma non apparisce punto che fossero donate dal re Pippino alla Chiesa romana le province della Venezia e dell'Istria, nè i ducati di Spoleti e di Benevento, che noi seguiteremo a vedere porzioni del regno d'Italia. Bologna fu all'occidente il confine dell'esarcato conceduto alla santa Sede, senza mai stendersi il dominio dei papi alla città di Luni, nè a Parma, Reggio, Mantova, ec. Però non possono venir quelle parole da autore assai informato di questi affari. Ricavasi dalla medesima lettera di papa Stefano II chetuttavia unsilenziario, cioè un segretario dell'imperadore, si trovava alla corte del re Pippino, bramando il papa di sapere che negoziati fossero passati con lui, e con quali lettere egli fosse stato licenziato dal re. In fatti abbiamo dagli Annali de' Franchi, che in questi tempi andavano innanzi e indietro ambasciatori dell'imperadore e di Pippino, e che il primo mandò a donare al re un organo, che in que' tempi era mirabil cosa presso i Franzesi. MaStefano IIpapa sopravvisse poco alla lettera suddetta, essendo mancato di vita nel dì 24 d'aprile dell'anno corrente: pontefice assai benemerito di Roma e della santa Sede, spezialmente nel temporale. L'elezione del suo successore non seguì senza qualche discordia del clero e del popolo. Una parte concorse coi suoi voti inTeofilattoarcidiacono, un'altra inPaolodiacono, fratello del defunto papa Stefano, personaggio specialmente eminente nella carità verso i poveri, e sommamente mansueto e benigno. Dopo trentacinque giorni di sede vacante questi prevalse, e fu consecrato papa nel dì 29 di maggio. Non tardò egli a significare aPippino re di Francia e patrizio de Romanil'assunzione sua al pontificato in una lettera che si legge nel Codice Carolino, assicurandolo d'essere non men egli che tutto il popolo romano saldissimi nella fede, amore, concordia di carità, e lega di pace che il suo predecessore e fratello avea stabilito con lui. Era già stato circa l'anno 752 ordinato arcivescovo di Ravenna Sergio; e quantunque il testo delle sua vita scritta da Agnello ravennate[Agnell., Vit. Episcopor. Ravennat. P. I. Tom. II Rer. Italic.]sia scorretto, pure ci fa abbastanza intendere che essendo nell'anno appresso in viaggio verso la FranciaStefano IIpapa, non andò ad incontrarlo quell'arcivescovo, probabilmente per tema del reAstolfo, padrone allora di Ravenna. Se l'ebbe a male il papa, gli tolse il monistero di sant'Ilario della Galliata, e tornato a Roma, cominciòa dargli delle molestie. Sergio confidato nella protezione del re de' Longobardi si andò riparando; ma venuta alle mani del papa Ravenna, egli fu con frode di que' cittadini condotto a Roma e posto in prigione, dove stette circa tre anni. Finalmente papa Stefano era in procinto di deporlo, adducendo per suo reato l'esser egli salito in quella cattedra, quantunque avesse moglie. Ma Sergio rispondeva d'essere stato eletto da tutto il clero e popolo di Ravenna, e che andato a Roma ed interrogato dal medesimo papa, non avea taciuto d'essere ammogliato, ma che era seguito divorzio colla moglieEufemia, ed essa era entrata dipoi nell'ordine delle diaconesse. Ciò non ostante, il papa gli avea data la consecrazione. Sopra ciò diversi erano i sentimenti de' vescovi raunati in un concilio; ma il papa in collera rispose che nel dì seguente colle sue mani gli volea strappare la stola, ossia il pallio, dal collo. Passò Sergio quella notte in lagrime e preghiere; ma nella medesima appunto, essendo morto papa Stefano, fu a trovarlo segretamente Paolo di lui fratello, che gli dimandò cosa voleva egli dargli se il rimandava onorato e in pace a casa. Sergio spalancò la porta alle promesse. Creato poi papa Paolo, il mise in libertà, e rimandollo con onore alla sua chiesa. Non è Agnello assai esatto scrittore nelle cose lontane da' suoi tempi, e si scuopre poi sospetto in tutto ciò che riguarda i papi; però possiam giustamente dubitare della verità di questo fatto. Certo s'inganna Girolamo Rossi, seguitato poi dal Baronio, che lo rapporta ai tempi di Stefano III papa; scusabile nondimeno, perchè ai suoi dì non si trovava più in Ravenna il Pontificale d'esso Agnello, del cui rinascimento alla luce siam debitori alla biblioteca estense. Nell'epistola vigesima settima del Codice Carolino, il pontefice Paolo in iscrivendo al re Pippino, si mostra disposto di restituire alla sua Chiesa l'arcivescovoSergio: il che ci fa intendere che non sìtosto dopo l'assunzione d'esso Paolo alla cattedra pontificia fu rimesso il medesimo Sergio in libertà, ma da lì ad un anno, o due, per cui forse ancora lo stesso re Pippino avea presa qualche favorevole ingerenza.