DCCLVIII

DCCLVIIIAnno diCristoDCCLVIII. IndizioneXI.Paolo Ipapa 2.CostantinoCopronimo imperatore 39 e 18.Leone IVimperadore 8.Desideriore 2.Dimenticò ben presto il reDesiderioi benefizii ricevuti da papaStefano II, e le promesse da lui fatte di restituire interamente alla Chiesa romana quanto era stato occupato da' suoi predecessori al greco Augusto. Perciò papaPaoloper questi affari fervorosamente scrisse al rePippinonella lettera decimaquinta del Codice Carolino che comincia:Quotiens perspicua. Questa lettera dal padre Pagi fu creduta spettante all'anno precedente: io la stimo inviata nel presente. Da essa impariamo alcune particolarità di molta importanza. Cioè, che mentre fu l'ultimo assedio di Pavia, oppure nell'interregno dopo la morte del re Astolfo, i duchi di Spoleti e di Beneventose sub vestra a Deo servata potestate contulerunt: il che in buon linguaggio vuol dire che s'erano ribellati al re, ossia regno longobardico, e messi sotto la protezione, anzi sotto la sovranità del re di Francia, comparendo anche da ciò l'insussistenza della donazione di que' ducati alla Chiesa romana, che nel secolo XI fu immaginata, oppure interpolata. Ora il re Desiderio altamente sdegnato contra di quei duchi, nell'anno presente si mosse coll'esercito per castigarli. Abbiamo dalla lettera suddetta ch'egli passò per le città della Pentapoli, cioè per Rimini, Fano, Pesaro, ec, consumando col ferro e col fuoco i raccolti e le sostanze di quegli abitanti. Altrettanto fece appresso ne' ducati di Spoleti e di Beneventoad magnum spretumregni vestri, perchè que' duchi si erano dati al re Pippino. Mise Desiderio in prigioneAlboinoduca di Spoleti e molti di que' baroni. E di là passato nel ducato di Benevento, tal terrore vi portò, cheLiutprandoduca di quel vasto paese si rifugiò nella città d'Otranto. Non avendolo potuto far uscire di là, il re Desiderio creò un altro duca di Benevento, cioèArichis, ossiaArigiso, secondo di questo nome. Osservò Camillo Pellegrini[Camill. Peregrin., Rer. Ital., P. I, tom. 2.]che il governo del suddetto duca Liutprando in Benevento si truova continuato fino al febbraio del presente anno: il che ci fa conoscere doversi riferire a questo medesimo anno, e non già all'antecedente, la lettera di papa Paolo I soprammentovata. Aggiunge dipoi esso pontefice che il re Desiderio avea chiamato a sè da NapoliGiorgiosilenziario, ossia segretario, quel medesimo ministro imperiale che poco prima era tornato di Francia, e trattato con lui per indurre l'imperadore ad inviare un potente esercito in Italia, con promessa di seco unir le sue armi per fargli ricuperare la città di Ravenna. Che inoltre era convenuto fra loro che la flotta delle navi di Sicilia venisse all'assedio di Otranto, colla quale di concerto coi Longobardi si potesse obbligar quella città alla resa, con patto di cederla all'imperadore, purchè Desiderio avesse in mano il duca Liutprando col suo balio. Dopo tali imprese e maneggi, seguita a dire il papa, che essendo venuto il re Desiderio a Roma, in un abboccamento avuto con lui l'avea scongiurato di restituire le città d'Imola, Bologna, Osimo ed Ancona a san Pietro, secondo le promesse antecedentemente da lui fatte. Ma che egli tergiversando avea fatta istanza di riaver prima gli ostaggi longobardi che erano in Francia; dopo di che avrebbe adempiuto quanto avea promesso. Perciò il papa si raccomanda a Pippino, acciocchè con braccio forte insista appresso il re longobardo per fargli mantenerla parola, con avvisarlo ancora d'avergli trasmessa altra lettera di tenor differente a petizione del re Desiderio, dove il pregava di rendere gli ostaggi e di aver pace con lui; ma che si guardasse però dal renderli, finchè non fosse seguita la total restituzione delle città suddette. Questa lettera è la vigesima nona del Codice Carolino. Quindi apparisce qual fosse il disparere tra il papa e il re Desiderio, cadaun di loro pretendendo di aver la preminenza nell'esecuzione de' patti.Probabilmente ancora in quest'anno il pontefice Paolo scrisse al re Pippino la lettera vigesima quarta, che cominciaA Deo institutae, in cui l'avvisa d'avere inteso da più parti che sei patrizii imperiali con trecento legni e con lo stuolo delle navi di Sicilia venivano da Costantinopoli verso Roma, senza che si sapesse il loro disegno, se non che voce correva che fossero incamminati verso la Francia. Motivo abbiam di maravigliarci come il papa, trattandosi di venire a Roma una sì potente flotta, non ne mostri apprensione alcuna, quando tanta ne mostra altrove per le minacce dei Greci contro di Ravenna. S'egli al dispetto dell'imperadore, come suppongono alcuni, signoreggiava in Roma, perchè non temere di quella visita? Seguita a dire il pontefice di aver trattato col re Desiderio per ottenerele giustizie dei Romanida tutte le città de' Longobardi, cioè i patrimonii ed allodiali spettanti in esse alla Chiesa Romana e ai particolari; ma esigere da Desiderio che nello stesso tempo dalla parte de' Romani fosse fatta giustizia ai Longobardi; e che mentre una città longobarda restituisse l'occupato, anche un'altra dei Romani scambievolmente soddisfacesse al suo dovere. Incagliato per questi puntigli l'affare, Desiderio avea fatto delle scorrerie nelle terre dei Romani, ed inviato al papa delle gravi minacce. In quest'anno, prima che terminasse il secondo del suo regno, tengono alcuni che il re Desiderio dichiarassesuo collega nel regno e re il suo figliuoloAdelchis, ossiaAdelgiso. I miei sospetti sono che all'anno seguente piuttosto appartenga tal promozione. Buona parte dei documenti che restano di quei regnanti ci fan conoscere che l'epoca del padre precede di due anni quella del figliuolo, e in altre carte di tre. Nell'archivio dell'arcivescovo di Lucca è scritto uno strumento con queste note:Anno Domni Desiderii primo, kal. januaria, Indictione undecima, cioè nell'anno presente 758: il che può indicare che nell'anno precedente 757 avesse principio l'anno primo dell'epoca di Desiderio, durante tuttavia nel dì primo di gennaio di quest'anno. Quivi pure se ne conserva un altro colle note:Regnante D. N. Desiderio, et Adelchis regibus, anno regni eorum undecimo et nono, undecimus dies kalendas martiis. In un'altra carta si legge:Regnante D. N. Desiderio rege, et filio ejus D. N. Adelchis anno regni eorum quartodecimo, et duodecimo, quarto kal. octobris, Indict. IX, cioè nel 770. In un'altra abbiamo stipulato uno strumento nell'anno X di Desiderio re, e VII del re Adelchis, nel dì primo di luglio, correndol'Indizione quarta, cioè nell'anno 766. Un altro fu scritto nell'anno VIII di Desiderio, e V di Adelchis, nel mese di maggio nell'Indizione II, cioè nell'anno 764. Un altro nell'anno IX del re Desiderio, e VI di Adelchis, nel mese di maggio, Indizione III, cioè nell'anno 765. Così nell'archivio di san Zenone di Verona si vede una carta scrittaregnante domno nostro Desiderio, et filio ejus Adelchis, etc. annis duodecimo, et nono, die vincesima martii, per Indictione sexta, cioè nell'anno 768. E nell'archivio del monistero di sant'Ambrosio di Milano un'altra ne ho veduta scrittaanno domno Desiderio et Adelchis, quintodecimo et duodecimo sub die octaubo kalendarum augustarum, Indictione nona, cioè nell'anno 771. Similmente un'altra scrittaDesiderio et Adelchis regibus anno nono et septimo, sub dietertiodecimo kalend. septembris, Indictione tertia, cioè nell'anno 765. Perchè non mi sembrano coerenti tutte queste note cronologiche, lascierò che altri, unendo altre notizie, ne deduca il principio delle epoche di questi due regnanti.

Dimenticò ben presto il reDesiderioi benefizii ricevuti da papaStefano II, e le promesse da lui fatte di restituire interamente alla Chiesa romana quanto era stato occupato da' suoi predecessori al greco Augusto. Perciò papaPaoloper questi affari fervorosamente scrisse al rePippinonella lettera decimaquinta del Codice Carolino che comincia:Quotiens perspicua. Questa lettera dal padre Pagi fu creduta spettante all'anno precedente: io la stimo inviata nel presente. Da essa impariamo alcune particolarità di molta importanza. Cioè, che mentre fu l'ultimo assedio di Pavia, oppure nell'interregno dopo la morte del re Astolfo, i duchi di Spoleti e di Beneventose sub vestra a Deo servata potestate contulerunt: il che in buon linguaggio vuol dire che s'erano ribellati al re, ossia regno longobardico, e messi sotto la protezione, anzi sotto la sovranità del re di Francia, comparendo anche da ciò l'insussistenza della donazione di que' ducati alla Chiesa romana, che nel secolo XI fu immaginata, oppure interpolata. Ora il re Desiderio altamente sdegnato contra di quei duchi, nell'anno presente si mosse coll'esercito per castigarli. Abbiamo dalla lettera suddetta ch'egli passò per le città della Pentapoli, cioè per Rimini, Fano, Pesaro, ec, consumando col ferro e col fuoco i raccolti e le sostanze di quegli abitanti. Altrettanto fece appresso ne' ducati di Spoleti e di Beneventoad magnum spretumregni vestri, perchè que' duchi si erano dati al re Pippino. Mise Desiderio in prigioneAlboinoduca di Spoleti e molti di que' baroni. E di là passato nel ducato di Benevento, tal terrore vi portò, cheLiutprandoduca di quel vasto paese si rifugiò nella città d'Otranto. Non avendolo potuto far uscire di là, il re Desiderio creò un altro duca di Benevento, cioèArichis, ossiaArigiso, secondo di questo nome. Osservò Camillo Pellegrini[Camill. Peregrin., Rer. Ital., P. I, tom. 2.]che il governo del suddetto duca Liutprando in Benevento si truova continuato fino al febbraio del presente anno: il che ci fa conoscere doversi riferire a questo medesimo anno, e non già all'antecedente, la lettera di papa Paolo I soprammentovata. Aggiunge dipoi esso pontefice che il re Desiderio avea chiamato a sè da NapoliGiorgiosilenziario, ossia segretario, quel medesimo ministro imperiale che poco prima era tornato di Francia, e trattato con lui per indurre l'imperadore ad inviare un potente esercito in Italia, con promessa di seco unir le sue armi per fargli ricuperare la città di Ravenna. Che inoltre era convenuto fra loro che la flotta delle navi di Sicilia venisse all'assedio di Otranto, colla quale di concerto coi Longobardi si potesse obbligar quella città alla resa, con patto di cederla all'imperadore, purchè Desiderio avesse in mano il duca Liutprando col suo balio. Dopo tali imprese e maneggi, seguita a dire il papa, che essendo venuto il re Desiderio a Roma, in un abboccamento avuto con lui l'avea scongiurato di restituire le città d'Imola, Bologna, Osimo ed Ancona a san Pietro, secondo le promesse antecedentemente da lui fatte. Ma che egli tergiversando avea fatta istanza di riaver prima gli ostaggi longobardi che erano in Francia; dopo di che avrebbe adempiuto quanto avea promesso. Perciò il papa si raccomanda a Pippino, acciocchè con braccio forte insista appresso il re longobardo per fargli mantenerla parola, con avvisarlo ancora d'avergli trasmessa altra lettera di tenor differente a petizione del re Desiderio, dove il pregava di rendere gli ostaggi e di aver pace con lui; ma che si guardasse però dal renderli, finchè non fosse seguita la total restituzione delle città suddette. Questa lettera è la vigesima nona del Codice Carolino. Quindi apparisce qual fosse il disparere tra il papa e il re Desiderio, cadaun di loro pretendendo di aver la preminenza nell'esecuzione de' patti.

Probabilmente ancora in quest'anno il pontefice Paolo scrisse al re Pippino la lettera vigesima quarta, che cominciaA Deo institutae, in cui l'avvisa d'avere inteso da più parti che sei patrizii imperiali con trecento legni e con lo stuolo delle navi di Sicilia venivano da Costantinopoli verso Roma, senza che si sapesse il loro disegno, se non che voce correva che fossero incamminati verso la Francia. Motivo abbiam di maravigliarci come il papa, trattandosi di venire a Roma una sì potente flotta, non ne mostri apprensione alcuna, quando tanta ne mostra altrove per le minacce dei Greci contro di Ravenna. S'egli al dispetto dell'imperadore, come suppongono alcuni, signoreggiava in Roma, perchè non temere di quella visita? Seguita a dire il pontefice di aver trattato col re Desiderio per ottenerele giustizie dei Romanida tutte le città de' Longobardi, cioè i patrimonii ed allodiali spettanti in esse alla Chiesa Romana e ai particolari; ma esigere da Desiderio che nello stesso tempo dalla parte de' Romani fosse fatta giustizia ai Longobardi; e che mentre una città longobarda restituisse l'occupato, anche un'altra dei Romani scambievolmente soddisfacesse al suo dovere. Incagliato per questi puntigli l'affare, Desiderio avea fatto delle scorrerie nelle terre dei Romani, ed inviato al papa delle gravi minacce. In quest'anno, prima che terminasse il secondo del suo regno, tengono alcuni che il re Desiderio dichiarassesuo collega nel regno e re il suo figliuoloAdelchis, ossiaAdelgiso. I miei sospetti sono che all'anno seguente piuttosto appartenga tal promozione. Buona parte dei documenti che restano di quei regnanti ci fan conoscere che l'epoca del padre precede di due anni quella del figliuolo, e in altre carte di tre. Nell'archivio dell'arcivescovo di Lucca è scritto uno strumento con queste note:Anno Domni Desiderii primo, kal. januaria, Indictione undecima, cioè nell'anno presente 758: il che può indicare che nell'anno precedente 757 avesse principio l'anno primo dell'epoca di Desiderio, durante tuttavia nel dì primo di gennaio di quest'anno. Quivi pure se ne conserva un altro colle note:Regnante D. N. Desiderio, et Adelchis regibus, anno regni eorum undecimo et nono, undecimus dies kalendas martiis. In un'altra carta si legge:Regnante D. N. Desiderio rege, et filio ejus D. N. Adelchis anno regni eorum quartodecimo, et duodecimo, quarto kal. octobris, Indict. IX, cioè nel 770. In un'altra abbiamo stipulato uno strumento nell'anno X di Desiderio re, e VII del re Adelchis, nel dì primo di luglio, correndol'Indizione quarta, cioè nell'anno 766. Un altro fu scritto nell'anno VIII di Desiderio, e V di Adelchis, nel mese di maggio nell'Indizione II, cioè nell'anno 764. Un altro nell'anno IX del re Desiderio, e VI di Adelchis, nel mese di maggio, Indizione III, cioè nell'anno 765. Così nell'archivio di san Zenone di Verona si vede una carta scrittaregnante domno nostro Desiderio, et filio ejus Adelchis, etc. annis duodecimo, et nono, die vincesima martii, per Indictione sexta, cioè nell'anno 768. E nell'archivio del monistero di sant'Ambrosio di Milano un'altra ne ho veduta scrittaanno domno Desiderio et Adelchis, quintodecimo et duodecimo sub die octaubo kalendarum augustarum, Indictione nona, cioè nell'anno 771. Similmente un'altra scrittaDesiderio et Adelchis regibus anno nono et septimo, sub dietertiodecimo kalend. septembris, Indictione tertia, cioè nell'anno 765. Perchè non mi sembrano coerenti tutte queste note cronologiche, lascierò che altri, unendo altre notizie, ne deduca il principio delle epoche di questi due regnanti.


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