DCCLXIV

DCCLXIVAnno diCristoDCCLXIV. IndizioneII.PaoloI papa 8.CostantinoCopronimo imperadore 45 e 24.LeoneIV imperadore 14.Desideriore 8.Adelgisore 6.Secondochè pensa il padre Pagi, intorno a questi tempi passava commercio di lettere e d'ambasciatori fraCostantinoAugusto ePippinore di Francia, per l'affare delle sacre immagini, riprovate dai Greci adulatori dell'imperadore. Però egli è di parere che al presente anno appartenga la lettera vigesima del Codice Carolino, indicante che s'erano abboccati davanti al re Pippino i messi del papa e gl'imperiali, giacchè non avea voluto Pippino dare udienza a questi senza l'intervento di quelli. Vi s'era disputato della materia suddetta, ma con poco frutto. Aggiugne il papa di essere stato pregato daTassiloneduca della Baviera d'interporsi fra Pippino e lui in occasione della mala intelligenza insorta fra loro, essendo, per attestato degli Annali de' Franchi, nell'anno precedente fuggito Tassilone dall'esercito del re Pippino, con ritirarsi ne' suoi stati, o mosso da spirito di ribellione, o mal soddisfatto d'esso re suo sovrano. Ma gli ambasciatori spediti per questo affare dal papa erano stati fermati a Pavia dal reDesiderio, per sospetto che si manipolasse qualche negozio contra di lui. Per attestato poi di Teofane[Theoph., in Chronogr.], che viveva in questi tempi, siccome ancora dei suddetti Annali de' Franchi, nel gennaio e febbraio del presente anno sorse un sì rigoroso freddo non meno in Oriente che in Occidente, che i fiumi agghiacciarono, e sul mare a Costantinopoli s'andava liberamente colle carra. Similmente in quest'anno e nel precedente i Turchi, popolo della Tartaria già conosciuto in addietro, usciti delle loro contradeper le porte Caspie, fecero un'irruzione nell'Armenia, e vennero alle mani con gli Arabi, e costò ad amendue le parti quella battaglia assaissimo sangue. Fino a questi dì, per testimonianza del Dandolo[Dandulus, in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.]Domenico Monegarioavea tenuto il governo del ducato di Venezia, quando il popolo, avvezzo già a simili brutti giuochi, fatta una congiura, il cacciò via, con cavargli anche gli occhi. In suo luogo fu sostituitoMaurizio, nobile di Eraclea, e più nobile per le imprese da lui fatte, essendo stato proclamato doge in Malamocco. Per sua cura venne dipoi restituita pace e concordia fra' cittadini discordi.

Secondochè pensa il padre Pagi, intorno a questi tempi passava commercio di lettere e d'ambasciatori fraCostantinoAugusto ePippinore di Francia, per l'affare delle sacre immagini, riprovate dai Greci adulatori dell'imperadore. Però egli è di parere che al presente anno appartenga la lettera vigesima del Codice Carolino, indicante che s'erano abboccati davanti al re Pippino i messi del papa e gl'imperiali, giacchè non avea voluto Pippino dare udienza a questi senza l'intervento di quelli. Vi s'era disputato della materia suddetta, ma con poco frutto. Aggiugne il papa di essere stato pregato daTassiloneduca della Baviera d'interporsi fra Pippino e lui in occasione della mala intelligenza insorta fra loro, essendo, per attestato degli Annali de' Franchi, nell'anno precedente fuggito Tassilone dall'esercito del re Pippino, con ritirarsi ne' suoi stati, o mosso da spirito di ribellione, o mal soddisfatto d'esso re suo sovrano. Ma gli ambasciatori spediti per questo affare dal papa erano stati fermati a Pavia dal reDesiderio, per sospetto che si manipolasse qualche negozio contra di lui. Per attestato poi di Teofane[Theoph., in Chronogr.], che viveva in questi tempi, siccome ancora dei suddetti Annali de' Franchi, nel gennaio e febbraio del presente anno sorse un sì rigoroso freddo non meno in Oriente che in Occidente, che i fiumi agghiacciarono, e sul mare a Costantinopoli s'andava liberamente colle carra. Similmente in quest'anno e nel precedente i Turchi, popolo della Tartaria già conosciuto in addietro, usciti delle loro contradeper le porte Caspie, fecero un'irruzione nell'Armenia, e vennero alle mani con gli Arabi, e costò ad amendue le parti quella battaglia assaissimo sangue. Fino a questi dì, per testimonianza del Dandolo[Dandulus, in Chronic., tom. 12 Rer. Ital.]Domenico Monegarioavea tenuto il governo del ducato di Venezia, quando il popolo, avvezzo già a simili brutti giuochi, fatta una congiura, il cacciò via, con cavargli anche gli occhi. In suo luogo fu sostituitoMaurizio, nobile di Eraclea, e più nobile per le imprese da lui fatte, essendo stato proclamato doge in Malamocco. Per sua cura venne dipoi restituita pace e concordia fra' cittadini discordi.


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