DCCLXVIII

DCCLXVIIIAnno diCristoDCCLXVIII. IndizioneVI.StefanoIII papa 1.CostantinoCopronimo imperadore 49 e 28.LeoneIV imperadore 18.Desideriore 12.Adelgisore 10.Tenne il sacrilegoCostantinooccupata la sedia di san Pietro per lo spazio di un anno e di un mese, nel qual tempo fece anche varie ordinazioni di diaconi, preti e vescovi. Come si liberasse da questo obbrobrio la Chiesa e città di Roma, lo abbiamo da Anastasio bibliotecario[Anastas., in Vit. Stephani III Papae.].Non potendo più sofferire Cristoforo primicerio e Sergio sacellario, ossia sagrestano, suo figliuolo, di mirar nella cattedra pontificia lo scomunicato usurpatore, finsero di volersi far monaci, e con tal pretesto ottennero da Costantino di poter uscire di Roma. Furono essi a trovarTeodicioduca di Spoleti, con pregarlo di condurli a Pavia e di presentarli al re Desiderio. Così fu fatto, ed essi supplicarono il re di volere dar mano, affinchè si togliesse dalla Chiesa di Dio sì fatto scandalo. Ciò che poi succedette, porge a noi sufficiente indizio che il re volentieri concorresse a questa bell'opera e permettesse o desse impulso ai Longobardi del ducato di Spoleti per unirsi coi due suddetti uffiziali primarii della Chiesa romana, i quali con una gran brigata di Longobardi armati, presi da Rieti, da Forcona e da altri luoghi del ducato di Spoleti, nella sera del dì 28 di luglio occuparono il ponte Salario, e nel giorno appresso, per intelligenza che avevano entro la città di Roma, si fecero padroni della porta di san Pancrazio. Venuto alle mani con essi Totone fratello dell'usurpatore, restò ucciso. Passivo, altro di lui fratello, e lo stesso Costantino falso papa, veggendo la mal parata, si rifugiarono nella basilica lateranense, e quivi si serrarono nella cappella di san Cesario, finchè, venuti i capi della milizia romana, li fecero uscir sotto la fede. Nella seguente domenica Valdiperto prete, senza saputa di Cristoforo e di Sergio, congregati alcuni della sua fazione, e andato al monistero di san Vito, ne cavòFilippoprete, e condottolo al Laterano, quivi il fece eleggere papa, e dar la benedizione al popolo, con tenere poi seco a pranzo i primati del clero e della milizia, come era il costume degli altri papi. Ma ciò saputo da Cristoforo, tutto ardente di sdegno giurò che non uscirebbe di Roma, se prima Filippo non fosse cacciato fuori di san Giovanni. Laonde i Romani a contemplazione di lui fecero sloggiare Filippo, cheumilmente se ne tornò al suo monistero. Nel giorno seguente dal suddetto Cristoforo fatti ragunare i capi del clero e della milizia, e tutto l'esercito e popolo romano, dopo maturo scrutinio fu concordemente eletto papaStefanoprete di santa Cecilia,terzodi questo nome fra i romani pontefici. Fu egli consecrato a dì 7 d'agosto. Non si quetarono per questo i torbidi di Roma, perchè alcuni scellerati insorsero contra di Costantino dianzi falso papa, e di Passivo suo fratello, e di Teodoro vescovo, e di Gracile tribuno complice d'esso Costantino, con cavar loro gli occhi, ed esercitar altre crudeltà. Non finì la faccenda, che fecero il medesimo trattamento a Valdiperto prete longobardo, quantunque avesse cooperato alla deposizione di Costantino, per sospetto ch'egli nudrisse intelligenza conTeodicioduca di Spoleti affine di sorprendere la città di Roma. In mezzo a questi sconcerti papaStefano IIIebbe ricorso aPippinore di Francia, e ai suoi due figliuoli, patrizii de' Romani, con inviar loro Sergio secondicerio, e pregarli di spedire a Roma dei vescovi ben pratici delle divine lettere e dei canoni, per togliere affatto gli errori prodotti dall'usurpator Costantino. Ma Sergio arrivato in Francia, trovò chePippinoavea già terminata la carriera dei suoi giorni. Questo glorioso principe, dopo aver felicemente compiuta la lunga guerra mantenuta nell'Aquitania contra diGuaifarioduca di quella contrada, il quale finalmente restò ucciso dai suoi, venne a morte nel dì 24 di settembre dell'anno presente, con lasciare suoi successoriCarlo, appellato posciaMagno, ch'era allora in età di ventisei anni, eCarlomannosuo fratello. Da una delle appendici di Fredegario impariamo che egli in sua vita avea diviso i regni fra i suddetti suoi due figliuoli, già dichiarati re nell'anno 754. Toccò aCarloil regno d'Austrasia, che abbracciava le Provincie poste al Reno, colla Sassonia, Baviera, Turingia, ec. ACarlomannotoccò la Borgogna, la Provenza, la Linguadoca, l'Alsazia e l'Alemagna, cioè la Svevia. Amendue di nuovo colla sacra unzione nel dì 9 di ottobre riceverono la corona regale, il primo a Noyon, e l'altro in Soissons. Soddisfecero essi alle premure del novello papa con inviare a Roma una mano di vescovi per assistere al disegnato concilio.

Tenne il sacrilegoCostantinooccupata la sedia di san Pietro per lo spazio di un anno e di un mese, nel qual tempo fece anche varie ordinazioni di diaconi, preti e vescovi. Come si liberasse da questo obbrobrio la Chiesa e città di Roma, lo abbiamo da Anastasio bibliotecario[Anastas., in Vit. Stephani III Papae.].Non potendo più sofferire Cristoforo primicerio e Sergio sacellario, ossia sagrestano, suo figliuolo, di mirar nella cattedra pontificia lo scomunicato usurpatore, finsero di volersi far monaci, e con tal pretesto ottennero da Costantino di poter uscire di Roma. Furono essi a trovarTeodicioduca di Spoleti, con pregarlo di condurli a Pavia e di presentarli al re Desiderio. Così fu fatto, ed essi supplicarono il re di volere dar mano, affinchè si togliesse dalla Chiesa di Dio sì fatto scandalo. Ciò che poi succedette, porge a noi sufficiente indizio che il re volentieri concorresse a questa bell'opera e permettesse o desse impulso ai Longobardi del ducato di Spoleti per unirsi coi due suddetti uffiziali primarii della Chiesa romana, i quali con una gran brigata di Longobardi armati, presi da Rieti, da Forcona e da altri luoghi del ducato di Spoleti, nella sera del dì 28 di luglio occuparono il ponte Salario, e nel giorno appresso, per intelligenza che avevano entro la città di Roma, si fecero padroni della porta di san Pancrazio. Venuto alle mani con essi Totone fratello dell'usurpatore, restò ucciso. Passivo, altro di lui fratello, e lo stesso Costantino falso papa, veggendo la mal parata, si rifugiarono nella basilica lateranense, e quivi si serrarono nella cappella di san Cesario, finchè, venuti i capi della milizia romana, li fecero uscir sotto la fede. Nella seguente domenica Valdiperto prete, senza saputa di Cristoforo e di Sergio, congregati alcuni della sua fazione, e andato al monistero di san Vito, ne cavòFilippoprete, e condottolo al Laterano, quivi il fece eleggere papa, e dar la benedizione al popolo, con tenere poi seco a pranzo i primati del clero e della milizia, come era il costume degli altri papi. Ma ciò saputo da Cristoforo, tutto ardente di sdegno giurò che non uscirebbe di Roma, se prima Filippo non fosse cacciato fuori di san Giovanni. Laonde i Romani a contemplazione di lui fecero sloggiare Filippo, cheumilmente se ne tornò al suo monistero. Nel giorno seguente dal suddetto Cristoforo fatti ragunare i capi del clero e della milizia, e tutto l'esercito e popolo romano, dopo maturo scrutinio fu concordemente eletto papaStefanoprete di santa Cecilia,terzodi questo nome fra i romani pontefici. Fu egli consecrato a dì 7 d'agosto. Non si quetarono per questo i torbidi di Roma, perchè alcuni scellerati insorsero contra di Costantino dianzi falso papa, e di Passivo suo fratello, e di Teodoro vescovo, e di Gracile tribuno complice d'esso Costantino, con cavar loro gli occhi, ed esercitar altre crudeltà. Non finì la faccenda, che fecero il medesimo trattamento a Valdiperto prete longobardo, quantunque avesse cooperato alla deposizione di Costantino, per sospetto ch'egli nudrisse intelligenza conTeodicioduca di Spoleti affine di sorprendere la città di Roma. In mezzo a questi sconcerti papaStefano IIIebbe ricorso aPippinore di Francia, e ai suoi due figliuoli, patrizii de' Romani, con inviar loro Sergio secondicerio, e pregarli di spedire a Roma dei vescovi ben pratici delle divine lettere e dei canoni, per togliere affatto gli errori prodotti dall'usurpator Costantino. Ma Sergio arrivato in Francia, trovò chePippinoavea già terminata la carriera dei suoi giorni. Questo glorioso principe, dopo aver felicemente compiuta la lunga guerra mantenuta nell'Aquitania contra diGuaifarioduca di quella contrada, il quale finalmente restò ucciso dai suoi, venne a morte nel dì 24 di settembre dell'anno presente, con lasciare suoi successoriCarlo, appellato posciaMagno, ch'era allora in età di ventisei anni, eCarlomannosuo fratello. Da una delle appendici di Fredegario impariamo che egli in sua vita avea diviso i regni fra i suddetti suoi due figliuoli, già dichiarati re nell'anno 754. Toccò aCarloil regno d'Austrasia, che abbracciava le Provincie poste al Reno, colla Sassonia, Baviera, Turingia, ec. ACarlomannotoccò la Borgogna, la Provenza, la Linguadoca, l'Alsazia e l'Alemagna, cioè la Svevia. Amendue di nuovo colla sacra unzione nel dì 9 di ottobre riceverono la corona regale, il primo a Noyon, e l'altro in Soissons. Soddisfecero essi alle premure del novello papa con inviare a Roma una mano di vescovi per assistere al disegnato concilio.


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