DCCLXXXIVAnno diCristoDCCLXXXIV. Indiz.VII.AdrianoI papa 13.Costantinoimperad. 9 e 5.IreneAugusta 5.Carlo Magnore de' Franchi e Longobardi 11.Pippinore d'Italia 4.Potrebbe essere che nel presente anno fosse scritta l'epistola sessantesima ottava del Codice Carolino, dalla quale apprendiamo avere il re Carlo con sua lettera portata daAruinoduca, fatta istanza a papaAdrianoper avere tutti i musaici e marmi del palazzo di Ravenna, esistenti non meno ne' pavimenti che nelle pareti. Adriano protesta che ben volentieri tutto gli concede in ricompensa dei gran vantaggi da esso re procacciati alla Chiesa romana. Di qui ancora apparisce l'attual signoria e possesso del papa in Ravenna. Parlasi medesimamente d'affare spettante a Ravenna nell'epistola ottantesima quarta. Scrive in essa il papa d'aver ricevuti gli ordini di Carlo Magno di cacciar dalle parti di Ravenna e della Pentapoli tutti i mercatanti veneziani; e che in esecuzione della real sua volontà avea già spedito colà ordine all'arcivescovo, che in qualsivogliaterritorio nostro, e spettante alla Chiesa di Ravenna, in cui si trovasse alcuno dei Veneziani, sieno fatti sloggiare. Erano i Veneziani o dipendenti del greco imperadore, o suoi collegati; e però non se ne fidava Carlo Magno[Erano collegati, perchè se fossero stati dipendenti, Carlo Magno avrebbe tentato di soggettarseli.], intento alla conservazione del regno d'Italia. E l'aver egli comandato che fossero scacciati dall'esarcato e dalla Pentapoli, torna a farci intendere l'autorità di lui in quelle contrade, tuttochè signoreggiate dal romano pontefice. Lagnasi appresso il medesimo Adriano, perchèGaramannoduca inviato da esso re Carlo, aveva occupati molti poderi della Chiesa di Ravenna, postine' nostri territorii; e non ostante l'averlo esortato a restituir quei beni, egli pertinacemente seguitava a ritenerli in suo potere. Il perchè prega Carlo Magno che per amore di s. Pietro si degni di spedir ordini, affinchè ne sia scacciato costui, e restino intattii nostri territoriimediante la di lui regal difesa. Di questoGaramanno glorioso duca messo fedelissimodel re Carlo, è parlato anche nella lettera sessantesima settima del Codice Carolino, con apparire ch'esso re Carlo l'avea inviato per correggere molti abusi, e massimamente il mercato che si faceva degli schiavi cristiani. Aggiugne che Giovanni monaco avea avvertito esso re di non permettere che i vescovi andassero alla guerra; abuso già introdotto in Francia; ed anch'egli il prega di emendarlo, dovendo i vescovi attendere alle orazioni, al governo spirituale dei popoli, e non già maneggiar armi terrene, nè vestire l'usbergo. Finalmente parla d'una revelazione o visione vantata da esso monaco e notificata al re, con dire d'aver veduto i cieli aperti, e la destra di Dio, e una gran torre, e gli angeli che scendevano dal cielo, con altre semplicità che aveano voga ne' secoli ignoranti, dei quali ora parliamo, ma che per tali si conosce che furono giudicatee riprovate non meno dal saggio pontefice che dal ben avveduto re Carlo. Bisognò poi in che quest'anno ancora il medesimo re impiegasse le sue armi contra dei Sassoni[Annal. Franc. Loiselian.], perchè, secondo il loro costume, erano tornati a ribellarsi. Entrò egli con gran potenza nelle lor terre, mettendole a sacco; e spedìCarlosuo primogenito con un altro esercito contra de' popoli della Vestfalia, e riuscì poscia a questo giovane principe di dar loro una rotta, ma non già di metter fine ai torbidi di quella inquieta gente.
Potrebbe essere che nel presente anno fosse scritta l'epistola sessantesima ottava del Codice Carolino, dalla quale apprendiamo avere il re Carlo con sua lettera portata daAruinoduca, fatta istanza a papaAdrianoper avere tutti i musaici e marmi del palazzo di Ravenna, esistenti non meno ne' pavimenti che nelle pareti. Adriano protesta che ben volentieri tutto gli concede in ricompensa dei gran vantaggi da esso re procacciati alla Chiesa romana. Di qui ancora apparisce l'attual signoria e possesso del papa in Ravenna. Parlasi medesimamente d'affare spettante a Ravenna nell'epistola ottantesima quarta. Scrive in essa il papa d'aver ricevuti gli ordini di Carlo Magno di cacciar dalle parti di Ravenna e della Pentapoli tutti i mercatanti veneziani; e che in esecuzione della real sua volontà avea già spedito colà ordine all'arcivescovo, che in qualsivogliaterritorio nostro, e spettante alla Chiesa di Ravenna, in cui si trovasse alcuno dei Veneziani, sieno fatti sloggiare. Erano i Veneziani o dipendenti del greco imperadore, o suoi collegati; e però non se ne fidava Carlo Magno[Erano collegati, perchè se fossero stati dipendenti, Carlo Magno avrebbe tentato di soggettarseli.], intento alla conservazione del regno d'Italia. E l'aver egli comandato che fossero scacciati dall'esarcato e dalla Pentapoli, torna a farci intendere l'autorità di lui in quelle contrade, tuttochè signoreggiate dal romano pontefice. Lagnasi appresso il medesimo Adriano, perchèGaramannoduca inviato da esso re Carlo, aveva occupati molti poderi della Chiesa di Ravenna, postine' nostri territorii; e non ostante l'averlo esortato a restituir quei beni, egli pertinacemente seguitava a ritenerli in suo potere. Il perchè prega Carlo Magno che per amore di s. Pietro si degni di spedir ordini, affinchè ne sia scacciato costui, e restino intattii nostri territoriimediante la di lui regal difesa. Di questoGaramanno glorioso duca messo fedelissimodel re Carlo, è parlato anche nella lettera sessantesima settima del Codice Carolino, con apparire ch'esso re Carlo l'avea inviato per correggere molti abusi, e massimamente il mercato che si faceva degli schiavi cristiani. Aggiugne che Giovanni monaco avea avvertito esso re di non permettere che i vescovi andassero alla guerra; abuso già introdotto in Francia; ed anch'egli il prega di emendarlo, dovendo i vescovi attendere alle orazioni, al governo spirituale dei popoli, e non già maneggiar armi terrene, nè vestire l'usbergo. Finalmente parla d'una revelazione o visione vantata da esso monaco e notificata al re, con dire d'aver veduto i cieli aperti, e la destra di Dio, e una gran torre, e gli angeli che scendevano dal cielo, con altre semplicità che aveano voga ne' secoli ignoranti, dei quali ora parliamo, ma che per tali si conosce che furono giudicatee riprovate non meno dal saggio pontefice che dal ben avveduto re Carlo. Bisognò poi in che quest'anno ancora il medesimo re impiegasse le sue armi contra dei Sassoni[Annal. Franc. Loiselian.], perchè, secondo il loro costume, erano tornati a ribellarsi. Entrò egli con gran potenza nelle lor terre, mettendole a sacco; e spedìCarlosuo primogenito con un altro esercito contra de' popoli della Vestfalia, e riuscì poscia a questo giovane principe di dar loro una rotta, ma non già di metter fine ai torbidi di quella inquieta gente.