DCCLXXXVAnno diCristoDCCLXXXV. Indiz.VIII.Adriano Ipapa 14.Costantinoimperad. 10 e 6.IreneAugusta 6.Carlo Magnore de' Franchi e Longobardi 12.Pippinore d'Italia 5.Diedero occasione di grande allegrezza in quest'anno alla Chiesa romana e allo zelantissimo suo pastore le lettere scritte dal regnante imperadore dei GreciCostantinoe dell'AugustaIrenesua madre, per invitarlo in Oriente ad un concilio generale, dove si decidesse della disputa intorno all'onore delle sacre immagini. Dopo tanti anni che gli imperadori le perseguitavano, flagellando ancora chiunque si scopriva venerator delle medesime, gran giubilo, come dissi, recò alla santa Sede e a' Cattolici di Italia l'intendersi che ancheTarasiosanto vescovo, dopo la morte diPaolopiissimo patriarca di Costantinopoli, era in quella cattedra, e nudriva uno zelo imperturbabile per pacificar la Chiesa di Dio. Anche egli inviò sue lettere e la profession della fede cattolica a papaAdriano; ed essendo che in questi medesimi tempi sedessero in Alessandria, Antiochia e Gerusalemme tre insigni patriarchi di credenza cattolica, tutto venne ad accordarsi per terminar la controversia del culto delle sacre immagini.Quest'anno ancora convenne al reCarlodi tornare in Sassonia colle sue armi per mettere al dovere que' popoli ribelli[Annal. Franc. Metens.]. Tenne dietro ai suoi passi la felicità, perchè dopo aver prese e spianate varie loro fortezze, tutta quella nazione finalmente si diede per vinta, e lo stessoWitichindoedAbbionecapi dei tumultuanti vennero a trovare il re nella villa di Attignì, e quivi presero il sacro battesimo con giurar fedeltà al vittorioso lor soggiogatore, ed osservarla dipoi: avvenimenti che servirono alla religion cristiana per dilatarsi in quelle barbare provincie, dove furono fondati varii vescovati e monisteri. Parimente i Mori Saraceni, costretti da un lungo assedio, renderono ad esso re Carlo la città di Girona; con che tutta la Catalogna, oppur buona parte d'essa venne ad unirsi sotto il dominio dei re franchi. In questi tempi, come consta dalle memorie dello archivio archiepiscopale di Lucca, accennate dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.]e da Cosimo della Rena[Cosimo della Rena, Serie de' Duchi di Toscana.], si trova in LuccaAlloneduca, il quale in una carta scritta nell'anno presente si sottoscrive così:Signum manus Allonis glorioso duci, qui hanc notitiam judicati fieri elegit. Di questo medesimo Allone duca fa menzione un'altra carta scritta nell'anno 782, e da un diploma di Lodovico II imperadore, riferito dal Margarino[Margarinius, Bullar. Casinens. tom. 2, Constit. XXXI.], impariamo essere stato dallo stesso ducaAllonefondato un monistero in Lucca, che fu poi sottoposto a quello di s. Giulia di Brescia. Altro non è questoAlloneduca, se non quel medesimo che di sopra vedemmo all'anno 775, mentovato nell'epistola cinquantesima quinta del Codice Carolino, la quale piuttosto appartiene a questi tempi, al vedere spezialmente che ivi si parla delle immense vittorie riportate da Carlo Magno.In un'altra lettera del medesimo Codice, cioè nella sessantesima quinta, attesta papa Adriano I d'aver intese le doglianze di Carlo Magno (accennate anche nell'anno precedente), perchè dai Romani si vendessero schiavi cristiani alla nefanda nazione de' Saraceni. Risponde il pontefice, non essere ciò succeduto nel ducato romano, ma bensì nei littorali dei Longobardi, sottoposti a dirittura a Carlo Magno, cioè, per quanto si può conghietturare, nella Toscana e nel Genovesato, dove capitavano coi lor legni i Greci, e veramente comperavano gli schiavi, essendosi in fatti venduti non pochi ai Greci, per non morire di fame in tempo d'una terribil carestia. Ch'egli avea mandato ordine adAlloneduca di allestire quante navi potea, per pigliar quelle de' Greci e bruciarle; ma nulla essersi eseguito da esso duca. E quantunque mancassero navi e marinari a Roma, pure egli avea fatto dare alle fiamme nel porto di Centocelle (oggidì Cività vecchia) le navi de' Greci, con tener anche per molto tempo in prigione i Greci stessi. Può servir questa lettera per farci intendere tale essere stata la fidanza di Carlo Magno in papa Adriano, che gli dava ancora una specie di sopraintendenza sopra l'Italia tutta, certo essendo che la Toscana, dove il duca Allone comandava, non era dipendente dalla temporal giurisdizione del papa. Il figurarsi alcuni che questo duca comandasse alla Toscana tutta non ha buon fondamento, veggendosi dei duchi in altre città di quella provincia, i quali per conseguente erano governatori di una sola città. Trovammo di sopraReginaldoduca di Chiusi. Aggiungasi oraGundibrandoduca di Firenze in questi medesimi tempi. Ne fa menzione papa Adriano nella lettera settantesima quarta, in cui raccomanda a Carlo Magno il monistero di s. Ilario in Calligata o Galliata, posto in Romagna sulle rive del fiume Bidente, a cui spettavano varii spedali dell'Appennino destinati per alloggio aiviandanti. Aveva Gundibrando duca occupata a quel monistero una corte, cioè un'unione di varii poderi, situata nel distretto di Firenze: però il papa efficacemente si raccomanda al re Carlo, perchè ordini la restituzione di tutto. Adunque più tardi dobbiam credere seguita l'erezion della Toscana in ducato o marca, con darsi da lì innanzi il titolo diconteai governatori di cadauna città, e poscia diducaomarcheseal governatore, o sopraintendente di tutta la provincia, a cui ubbidivano i conti d'esse città. Da uno strumento da me dato alla luce[Antiquit. Ital. Dissert. I, p. 19.]ricaviamo che nell'anno presente fioriva in LuccaAdeltrudafiglia diAdelvaldore degli Anglosassoni, principe ucciso circa l'anno 756. Era essa monaca in quella città, dove dopo le disavventure del padre s'era rifugiata.
Diedero occasione di grande allegrezza in quest'anno alla Chiesa romana e allo zelantissimo suo pastore le lettere scritte dal regnante imperadore dei GreciCostantinoe dell'AugustaIrenesua madre, per invitarlo in Oriente ad un concilio generale, dove si decidesse della disputa intorno all'onore delle sacre immagini. Dopo tanti anni che gli imperadori le perseguitavano, flagellando ancora chiunque si scopriva venerator delle medesime, gran giubilo, come dissi, recò alla santa Sede e a' Cattolici di Italia l'intendersi che ancheTarasiosanto vescovo, dopo la morte diPaolopiissimo patriarca di Costantinopoli, era in quella cattedra, e nudriva uno zelo imperturbabile per pacificar la Chiesa di Dio. Anche egli inviò sue lettere e la profession della fede cattolica a papaAdriano; ed essendo che in questi medesimi tempi sedessero in Alessandria, Antiochia e Gerusalemme tre insigni patriarchi di credenza cattolica, tutto venne ad accordarsi per terminar la controversia del culto delle sacre immagini.Quest'anno ancora convenne al reCarlodi tornare in Sassonia colle sue armi per mettere al dovere que' popoli ribelli[Annal. Franc. Metens.]. Tenne dietro ai suoi passi la felicità, perchè dopo aver prese e spianate varie loro fortezze, tutta quella nazione finalmente si diede per vinta, e lo stessoWitichindoedAbbionecapi dei tumultuanti vennero a trovare il re nella villa di Attignì, e quivi presero il sacro battesimo con giurar fedeltà al vittorioso lor soggiogatore, ed osservarla dipoi: avvenimenti che servirono alla religion cristiana per dilatarsi in quelle barbare provincie, dove furono fondati varii vescovati e monisteri. Parimente i Mori Saraceni, costretti da un lungo assedio, renderono ad esso re Carlo la città di Girona; con che tutta la Catalogna, oppur buona parte d'essa venne ad unirsi sotto il dominio dei re franchi. In questi tempi, come consta dalle memorie dello archivio archiepiscopale di Lucca, accennate dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.]e da Cosimo della Rena[Cosimo della Rena, Serie de' Duchi di Toscana.], si trova in LuccaAlloneduca, il quale in una carta scritta nell'anno presente si sottoscrive così:Signum manus Allonis glorioso duci, qui hanc notitiam judicati fieri elegit. Di questo medesimo Allone duca fa menzione un'altra carta scritta nell'anno 782, e da un diploma di Lodovico II imperadore, riferito dal Margarino[Margarinius, Bullar. Casinens. tom. 2, Constit. XXXI.], impariamo essere stato dallo stesso ducaAllonefondato un monistero in Lucca, che fu poi sottoposto a quello di s. Giulia di Brescia. Altro non è questoAlloneduca, se non quel medesimo che di sopra vedemmo all'anno 775, mentovato nell'epistola cinquantesima quinta del Codice Carolino, la quale piuttosto appartiene a questi tempi, al vedere spezialmente che ivi si parla delle immense vittorie riportate da Carlo Magno.
In un'altra lettera del medesimo Codice, cioè nella sessantesima quinta, attesta papa Adriano I d'aver intese le doglianze di Carlo Magno (accennate anche nell'anno precedente), perchè dai Romani si vendessero schiavi cristiani alla nefanda nazione de' Saraceni. Risponde il pontefice, non essere ciò succeduto nel ducato romano, ma bensì nei littorali dei Longobardi, sottoposti a dirittura a Carlo Magno, cioè, per quanto si può conghietturare, nella Toscana e nel Genovesato, dove capitavano coi lor legni i Greci, e veramente comperavano gli schiavi, essendosi in fatti venduti non pochi ai Greci, per non morire di fame in tempo d'una terribil carestia. Ch'egli avea mandato ordine adAlloneduca di allestire quante navi potea, per pigliar quelle de' Greci e bruciarle; ma nulla essersi eseguito da esso duca. E quantunque mancassero navi e marinari a Roma, pure egli avea fatto dare alle fiamme nel porto di Centocelle (oggidì Cività vecchia) le navi de' Greci, con tener anche per molto tempo in prigione i Greci stessi. Può servir questa lettera per farci intendere tale essere stata la fidanza di Carlo Magno in papa Adriano, che gli dava ancora una specie di sopraintendenza sopra l'Italia tutta, certo essendo che la Toscana, dove il duca Allone comandava, non era dipendente dalla temporal giurisdizione del papa. Il figurarsi alcuni che questo duca comandasse alla Toscana tutta non ha buon fondamento, veggendosi dei duchi in altre città di quella provincia, i quali per conseguente erano governatori di una sola città. Trovammo di sopraReginaldoduca di Chiusi. Aggiungasi oraGundibrandoduca di Firenze in questi medesimi tempi. Ne fa menzione papa Adriano nella lettera settantesima quarta, in cui raccomanda a Carlo Magno il monistero di s. Ilario in Calligata o Galliata, posto in Romagna sulle rive del fiume Bidente, a cui spettavano varii spedali dell'Appennino destinati per alloggio aiviandanti. Aveva Gundibrando duca occupata a quel monistero una corte, cioè un'unione di varii poderi, situata nel distretto di Firenze: però il papa efficacemente si raccomanda al re Carlo, perchè ordini la restituzione di tutto. Adunque più tardi dobbiam credere seguita l'erezion della Toscana in ducato o marca, con darsi da lì innanzi il titolo diconteai governatori di cadauna città, e poscia diducaomarcheseal governatore, o sopraintendente di tutta la provincia, a cui ubbidivano i conti d'esse città. Da uno strumento da me dato alla luce[Antiquit. Ital. Dissert. I, p. 19.]ricaviamo che nell'anno presente fioriva in LuccaAdeltrudafiglia diAdelvaldore degli Anglosassoni, principe ucciso circa l'anno 756. Era essa monaca in quella città, dove dopo le disavventure del padre s'era rifugiata.