DCCLXXXVI

DCCLXXXVIAnno diCristoDCCLXXXVI. Indiz.IX.Adriano Ipapa 15.Costantinoimperad. 11 e 7.IreneAugusta 7.Carlo Magnore de' Franchi e Longobardi 13.Pippinore d'Italia 6.Diedesi principio nel mese d'agosto del presente anno ad un concilio generale in Costantinopoli per ordine dell'imperadriceIrene[Theoph., in Chronogr.]affin di decidere la controversia delle sacre immagini. Ma gli uffiziali delle milizie esistenti in quella real città, siccome infetti dell'eresia degl'iconoclasti, essendo anche spalleggiati da alcuni vescovi, commossero in tal guisa le schiere da lor dipendenti, che con un fiero tumulto e colle spade nude corsero a disturbar la sacra assemblea, minacciando morte al santo patriarcaTarasioe agli altri vescovi, se ardivano di far novità contra gli empii decreti di Costantino Copronimo. Bisognò desistere; i vescovi si ritirarono in varie case di Costantinopoli, aspettando miglior vento;e i legati della santa Sede, non credendosi quivi sicuri, se ne tornarono in Sicilia. Per rimediare a questi disordini l'imperadrice fece venir dall'Asia a Costantinopoli alcuni reggimenti di soldati, e col braccio di questi fece disarmar le truppe sediziose, e divisele in varie provincie, quetò tutto il rumore, lasciando luogo al ristabilimento del concilio nell'anno susseguente. Mentre il reCarlo, siccome abbiam veduto, era impegnato nella lunga guerra coi Sassoni, si prevalsero di tal congiuntura i popoli della Bretagna minore per far delle novità e degli atti tendenti alla ribellione. Ma non sì tosto si trovò egli sbrigato dagli affari della Sassonia[Annales Franc. Metenses.], che spedì contra di loro un esercito sotto il comando diAudulfo, personaggio illustre, che bravamente condusse a fine quell'impresa, con sottomettere quel paese e condurne i principali umiliati ai piedi del re, mentre era in Vormazia. Scoprissi ancora una congiura[Eginhardus, in Vit. Caroli Magni.]manipolata in Germania contra di esso re da molti malcontenti per la crudeltà della reginaFastrada, e ne furono gastigati gli autori. Stabilita in tal maniera la quiete e pace per tutta la monarchia franzese l'infaticabil re Carlo determinò di venire in Italia, e particolarmente a Roma, per un motivo di cui parleremo nell'anno seguente. Intraprese questo viaggio nell'autunno, ed arrivato a Firenze, quivi si fermò per solennizzarvi la festa del santo Natale. Puossi rapportare col padre Cointe all'anno presente l'epistola novantesima prima del Codice Carolino. Quivi papaAdrianosi rallegra con Carlo Magno, per aver soggiogata e ridotta ad abbracciare il sacro battesimo la nazione de' Sassoni. Ed avendo esso re desiderato che si celebrassero litanie in rendimento di grazie a Dio per così prosperi successi, il papa prescrive tre giorni di giugno per queste sacre funzioni negli stati della Chiesa romana, e in tutti gli altri del re medesimo.Fors'anche appartiene a quest'anno la lettera sessantesima prima, in cui è da avvertire che il papa fa istanza al re Carlo per ottener delle travi lunghe per risarcire il tetto della basilica di san Pietro con aggiugnere:Prius nobis dirigite magistrum(cioè un capo muratore)qui considerare debeat ipsum lignamen, quod ibidem necesse fuerit, ut sicut antiquitus fuit, ita valeat renovari. Et tunc per vestrae regalis excellentiae jussionem dirigatur ipse magister in partibus Spoleti, et demandationem(ora la dimanda)ibidem de ipso faciat lignamine: quia in nostris finibus tale lignamen minime reperitur.Chi fosse allora padrone del ducato di Spoleti, si può chiaramente argomentare ancora dalle parole suddette. Del bisogno che aveva il papa di quelle travi, ed anche di stagno per rifare il tetto di san Pietro, medesimamente è parlato nella epistola sessantesima sesta d'esso Codice Carolino. In essa dà eziandio ragguaglio papa Adriano a Carlo Magno, comeArigisoduca di Benevento, non potendo ottener giustizia per alcuni suoi sudditi dal popolo di Amalfi, sottoposto al ducato di Napoli, era entrato coll'esercito nel territorio loro, con incendiar tutte le lor possessioni e case. Ma avendo i Napoletani spedito soccorso a quei d'Amalfi, aveano messi in rotta i Beneventani, uccisine molti, e molti de' principali fatti prigioni.

Diedesi principio nel mese d'agosto del presente anno ad un concilio generale in Costantinopoli per ordine dell'imperadriceIrene[Theoph., in Chronogr.]affin di decidere la controversia delle sacre immagini. Ma gli uffiziali delle milizie esistenti in quella real città, siccome infetti dell'eresia degl'iconoclasti, essendo anche spalleggiati da alcuni vescovi, commossero in tal guisa le schiere da lor dipendenti, che con un fiero tumulto e colle spade nude corsero a disturbar la sacra assemblea, minacciando morte al santo patriarcaTarasioe agli altri vescovi, se ardivano di far novità contra gli empii decreti di Costantino Copronimo. Bisognò desistere; i vescovi si ritirarono in varie case di Costantinopoli, aspettando miglior vento;e i legati della santa Sede, non credendosi quivi sicuri, se ne tornarono in Sicilia. Per rimediare a questi disordini l'imperadrice fece venir dall'Asia a Costantinopoli alcuni reggimenti di soldati, e col braccio di questi fece disarmar le truppe sediziose, e divisele in varie provincie, quetò tutto il rumore, lasciando luogo al ristabilimento del concilio nell'anno susseguente. Mentre il reCarlo, siccome abbiam veduto, era impegnato nella lunga guerra coi Sassoni, si prevalsero di tal congiuntura i popoli della Bretagna minore per far delle novità e degli atti tendenti alla ribellione. Ma non sì tosto si trovò egli sbrigato dagli affari della Sassonia[Annales Franc. Metenses.], che spedì contra di loro un esercito sotto il comando diAudulfo, personaggio illustre, che bravamente condusse a fine quell'impresa, con sottomettere quel paese e condurne i principali umiliati ai piedi del re, mentre era in Vormazia. Scoprissi ancora una congiura[Eginhardus, in Vit. Caroli Magni.]manipolata in Germania contra di esso re da molti malcontenti per la crudeltà della reginaFastrada, e ne furono gastigati gli autori. Stabilita in tal maniera la quiete e pace per tutta la monarchia franzese l'infaticabil re Carlo determinò di venire in Italia, e particolarmente a Roma, per un motivo di cui parleremo nell'anno seguente. Intraprese questo viaggio nell'autunno, ed arrivato a Firenze, quivi si fermò per solennizzarvi la festa del santo Natale. Puossi rapportare col padre Cointe all'anno presente l'epistola novantesima prima del Codice Carolino. Quivi papaAdrianosi rallegra con Carlo Magno, per aver soggiogata e ridotta ad abbracciare il sacro battesimo la nazione de' Sassoni. Ed avendo esso re desiderato che si celebrassero litanie in rendimento di grazie a Dio per così prosperi successi, il papa prescrive tre giorni di giugno per queste sacre funzioni negli stati della Chiesa romana, e in tutti gli altri del re medesimo.Fors'anche appartiene a quest'anno la lettera sessantesima prima, in cui è da avvertire che il papa fa istanza al re Carlo per ottener delle travi lunghe per risarcire il tetto della basilica di san Pietro con aggiugnere:Prius nobis dirigite magistrum(cioè un capo muratore)qui considerare debeat ipsum lignamen, quod ibidem necesse fuerit, ut sicut antiquitus fuit, ita valeat renovari. Et tunc per vestrae regalis excellentiae jussionem dirigatur ipse magister in partibus Spoleti, et demandationem(ora la dimanda)ibidem de ipso faciat lignamine: quia in nostris finibus tale lignamen minime reperitur.Chi fosse allora padrone del ducato di Spoleti, si può chiaramente argomentare ancora dalle parole suddette. Del bisogno che aveva il papa di quelle travi, ed anche di stagno per rifare il tetto di san Pietro, medesimamente è parlato nella epistola sessantesima sesta d'esso Codice Carolino. In essa dà eziandio ragguaglio papa Adriano a Carlo Magno, comeArigisoduca di Benevento, non potendo ottener giustizia per alcuni suoi sudditi dal popolo di Amalfi, sottoposto al ducato di Napoli, era entrato coll'esercito nel territorio loro, con incendiar tutte le lor possessioni e case. Ma avendo i Napoletani spedito soccorso a quei d'Amalfi, aveano messi in rotta i Beneventani, uccisine molti, e molti de' principali fatti prigioni.


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