DCCXCIAnno diCristoDCCXCI. IndizioneXIV.Adriano Ipapa 20.Costantinoimper. 16 e 12.Carlo Magnore de' Franchi e Longobardi 18.Pippinore d'Italia 11.Diede Carlo Magno in quest'anno principio alla guerra contro gli Unni possessori dell'Ungheria, gente pagana ed avvezza a commettere delle insolenze contra dei Cristiani, sudditi del monarca medesimo[Annal. Franc. Bertiniani, Fuldenses, etc.]. Sulla primavera con due armate, l'una di qua e l'altra di là dal Danubio, andò ad assalire i nemici. Pel Danubio scendeva un copioso naviglio che conduceva i viveri. Concorsero le nazioni tutte della monarchia franzese, e gl'Italiani fra gli altri spediti dal rePippino, a quella impresa, di maniera che formidabili riuscirono le forze del re Carlo in questa guerra. Tuttavia, se si eccettua la presa e la demolizione di alcune fortezze degli Unni situate ai confini, poco di più guadagnò la possente armata franzese, nè oltrepassò il fiume Rab. Anzi essendo entrata una fiera epidemia ne' cavalli, di tante migliaia, onde era composto quell'esercito, appena se ne salvò la decima parte. Però se ne tornò indietro il re Carlo mal contento di questa campagna. Contuttociò servì a lui di molta consolazione l'avviso ricevuto, che verso il fine d'agosto l'armata d'Italia era giunta anch'essa addosso agli Avari, cioè agli Unni suddetti, e che, arrischiato un fatto d'armi, avea con tal valore e felicità combattuto, che da gran tempo non si era fatta una simile strage di que' Barbari. A noi viene questa particolarità da una lettera scritta dal re Carlo alla reginaFastrada, dimorante allora in Ratisbona,che fu pubblicata dal padre Sirmondo[Sirmondus, Concil. Gal., tom. 2.]e dal Du-Chesne[Du-Chesne, Rer. Franc., tom. 2, p. 187.]. Negli Annali del Canisio si legge,exercitum, quem Pippinus filius de Italia transmiserat, introivisse in Illyricum. Non avendo poi trovato sito proprio ne' precedenti anni all'epistola settantesima terza del Codice Carolino, mi sia lecito il farne ora menzione, benchè forse non appartenga all'anno presente. È essa scritta aCarlo Magnoda due preti, da alcuni diaconi, e da una gran frotta di altri segnati col solo nome loro, non si sa se del clero, oppure secolari o senatori romani. Gli scrivono essi che inefandissimiBeneventani, unitisi con quei di Gaeta e di Terracina, tramavano di usurpare e levare dal dominiodi s. Pietro e nostro, alcune città della Campania, e di sottometterle al patrizio greco della Sicilia, venuto in questi tempi alla stessa città di Gaeta. Aveva il papa inviato loro alcuni vescovi per dissuaderli, ed insieme per consigliarli che mandassero i loro deputati ad esso Carlo Magno, oppure a Roma, per esaminar gli affari; ma nè lo uno nè l'altro s'era potuto ottenere. Pertanto soggiungono:Dum vero eorum nequitiae praevalere minime potuimus, disposuimus cum Dei virtute atque auxilio, una cum vestra potentia generalem nostrum exercitum illuc dirigere, qui eos constringere debeat, et inimicos beati Petri, atque nostri, seu vestri emendare. Dopo di che pregano il re Carlo di volere spedir lettere e messi ainefandissimi e odiati da Dio Beneventani(questo era il bel linguaggio d'allora), acciocchè desistano da queste inique operazioni, e lascino in pace le città della Campania. Queste ultime parole fanno intendere che si parla di fatti accaduti dopo l'anno 787, perchè prima i Beneventani non ubbidivano a Carlo Magno. Per altro la presente lettera, benchè abbia alla testa il nome di molti, apparisce scritta dal medesimo papa Adriano, perchè chiamafigliuoloil re,e nominaTeodoro eminentissimo nostro nipote. Tornando ora alla lettera che dicemmo di sopra scritta alla regina Fastrada, Carlo Magno, fra le altre cose, ivi le notifica, come nella battaglia data agli Unni dall'armata d'Italia,Dux de Histria, ut dictum est nobis, ibidem bene fecit cum suis hominibus. Cotal notizia ci conduce ad intendere che l'Istria, già tolta dai Longobardi ai Greci, era pervenuta, insieme col regno longobardico, in potere de' Franchi, oppure che era riuscito a Pippino re d'Italia di riconquistar quella provincia insieme collaLiburnia, togliendola ai Greci, probabilmente nell'anno 788, in cui i Franchi fecero guerra al ducato di Benevento. Eginardo[Eginhardus, in Vita Caroli Magni.]in fatti ci assicura che quelle due provincie erano venute in potere di Carlo Magno, e però il ducadell'Istriaanch'egli entrò nella spedizione contra degli Unni. Restò afflitta in quest'anno, per attestato di Anastasio[Anastas., in Vita Hadriani I Papae.], la città di Roma da una fiera inondazione del Tevere, che atterrò la porta Flaminia, il ponte d'Antonino, e cagionò altri gravissimi disordini. Con paterna cura papa Adriano provvide in tal congiuntura agli alimenti de' poveri, dando loro con barchette il pane, finchè cessò la furiosa piena di quel fiume.
Diede Carlo Magno in quest'anno principio alla guerra contro gli Unni possessori dell'Ungheria, gente pagana ed avvezza a commettere delle insolenze contra dei Cristiani, sudditi del monarca medesimo[Annal. Franc. Bertiniani, Fuldenses, etc.]. Sulla primavera con due armate, l'una di qua e l'altra di là dal Danubio, andò ad assalire i nemici. Pel Danubio scendeva un copioso naviglio che conduceva i viveri. Concorsero le nazioni tutte della monarchia franzese, e gl'Italiani fra gli altri spediti dal rePippino, a quella impresa, di maniera che formidabili riuscirono le forze del re Carlo in questa guerra. Tuttavia, se si eccettua la presa e la demolizione di alcune fortezze degli Unni situate ai confini, poco di più guadagnò la possente armata franzese, nè oltrepassò il fiume Rab. Anzi essendo entrata una fiera epidemia ne' cavalli, di tante migliaia, onde era composto quell'esercito, appena se ne salvò la decima parte. Però se ne tornò indietro il re Carlo mal contento di questa campagna. Contuttociò servì a lui di molta consolazione l'avviso ricevuto, che verso il fine d'agosto l'armata d'Italia era giunta anch'essa addosso agli Avari, cioè agli Unni suddetti, e che, arrischiato un fatto d'armi, avea con tal valore e felicità combattuto, che da gran tempo non si era fatta una simile strage di que' Barbari. A noi viene questa particolarità da una lettera scritta dal re Carlo alla reginaFastrada, dimorante allora in Ratisbona,che fu pubblicata dal padre Sirmondo[Sirmondus, Concil. Gal., tom. 2.]e dal Du-Chesne[Du-Chesne, Rer. Franc., tom. 2, p. 187.]. Negli Annali del Canisio si legge,exercitum, quem Pippinus filius de Italia transmiserat, introivisse in Illyricum. Non avendo poi trovato sito proprio ne' precedenti anni all'epistola settantesima terza del Codice Carolino, mi sia lecito il farne ora menzione, benchè forse non appartenga all'anno presente. È essa scritta aCarlo Magnoda due preti, da alcuni diaconi, e da una gran frotta di altri segnati col solo nome loro, non si sa se del clero, oppure secolari o senatori romani. Gli scrivono essi che inefandissimiBeneventani, unitisi con quei di Gaeta e di Terracina, tramavano di usurpare e levare dal dominiodi s. Pietro e nostro, alcune città della Campania, e di sottometterle al patrizio greco della Sicilia, venuto in questi tempi alla stessa città di Gaeta. Aveva il papa inviato loro alcuni vescovi per dissuaderli, ed insieme per consigliarli che mandassero i loro deputati ad esso Carlo Magno, oppure a Roma, per esaminar gli affari; ma nè lo uno nè l'altro s'era potuto ottenere. Pertanto soggiungono:Dum vero eorum nequitiae praevalere minime potuimus, disposuimus cum Dei virtute atque auxilio, una cum vestra potentia generalem nostrum exercitum illuc dirigere, qui eos constringere debeat, et inimicos beati Petri, atque nostri, seu vestri emendare. Dopo di che pregano il re Carlo di volere spedir lettere e messi ainefandissimi e odiati da Dio Beneventani(questo era il bel linguaggio d'allora), acciocchè desistano da queste inique operazioni, e lascino in pace le città della Campania. Queste ultime parole fanno intendere che si parla di fatti accaduti dopo l'anno 787, perchè prima i Beneventani non ubbidivano a Carlo Magno. Per altro la presente lettera, benchè abbia alla testa il nome di molti, apparisce scritta dal medesimo papa Adriano, perchè chiamafigliuoloil re,e nominaTeodoro eminentissimo nostro nipote. Tornando ora alla lettera che dicemmo di sopra scritta alla regina Fastrada, Carlo Magno, fra le altre cose, ivi le notifica, come nella battaglia data agli Unni dall'armata d'Italia,Dux de Histria, ut dictum est nobis, ibidem bene fecit cum suis hominibus. Cotal notizia ci conduce ad intendere che l'Istria, già tolta dai Longobardi ai Greci, era pervenuta, insieme col regno longobardico, in potere de' Franchi, oppure che era riuscito a Pippino re d'Italia di riconquistar quella provincia insieme collaLiburnia, togliendola ai Greci, probabilmente nell'anno 788, in cui i Franchi fecero guerra al ducato di Benevento. Eginardo[Eginhardus, in Vita Caroli Magni.]in fatti ci assicura che quelle due provincie erano venute in potere di Carlo Magno, e però il ducadell'Istriaanch'egli entrò nella spedizione contra degli Unni. Restò afflitta in quest'anno, per attestato di Anastasio[Anastas., in Vita Hadriani I Papae.], la città di Roma da una fiera inondazione del Tevere, che atterrò la porta Flaminia, il ponte d'Antonino, e cagionò altri gravissimi disordini. Con paterna cura papa Adriano provvide in tal congiuntura agli alimenti de' poveri, dando loro con barchette il pane, finchè cessò la furiosa piena di quel fiume.