DCCXCII

DCCXCIIAnno diCristoDCCXCII. IndizioneXV.Adriano Ipapa 21.Costantinoimper. 17 e 13.Carlo Magnore de Franchi e Longobardi 19.Pippinore d'Italia 12.Scoppiò in quest'anno la congiura ordita contra del padre e de' fratelli daPippinofigliuolo bastardo nato a Carlo Magno da Imeltruda concubina, e diverso da Pippino re d'Italia. Questo giovane principe, bello di aspetto, ma gobbo, non sapea digerire che il re Carlo avesse già creato re d'ItaliaPippino, e re d'AquitaniaLodovico, e dato il governo del MaineaCarlosuo primogenito, tutti e tre suoi fratelli, ma legittimi. Perciò, durante la lontananza del padre impegnato nella guerra con gli Unni, badando a dei cattivi consiglieri, e trovati degli aderenti che erano mal soddisfatti della reginaFastrada[Eginhardus, in Vita Caroli Magni, cap. 20. Ann. Francor. Canis.], tramò una congiura contro la vita di lui, con isperanza d'occupar egli il regno. Fardolfo longobardo quegli fu che scoprì la segreta mena, e la rivelò al re Carlo, con riceverne poi in ricompensa l'insigne badia di s. Dionisio di Parigi. Era stato questo Fardolfo uno dei più fedeli cortigiani del re Desiderio, e con esso lui andò in esilio in Francia. Dopo la morte di Desiderio si mostrò non men fedele al re Carlo, e meritò da lui quel ricco guiderdone. Restano presso il Du-Chesne[Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc., p. 645.]due epigrammi, dai quali apparisce che questo Fardolfo abbate fabbricò un palazzo presso il monistero di s. Dionisio per servigio del re Carlo, e inoltre una chiesa a san Giovanni Battista, per isciogliere un voto da lui fatto allorchè andò in Francia in esilio. Gli autori del suddetto scellerato disegno condotti a Ratisbona, parte furono impiccati, parte accecati, e gli altri relegati in varii paesi. Non soffrì il cuore al buon re di pagare l'indegno figliuolo a misura del suo reato, e contentossi che assumesse l'abito monastico nel monistero di Prumia, dove nell'anno 811, per attestato dell'Annalista sassone, terminò i suoi giorni. Leggiamo poi in varii Annali dei Franchi, che convinto in quest'anno di eresiaFelicevescovo di Urgel in Catalogna, fu condotto a Roma daAngilbertoabbate di Centula, cioè da quel medesimo illustre personaggio che vedemmo all'anno 783 primo tra i consiglieri diPippinore d'Italia, il quale dovea già aver dato l'addio al secolo. Ma in alcuni Annali egli è qui nominato senza il titolo di abbate. Giunto a Roma il suddetto Felice, nel concilio de' vescovi alla presenzadi papa Adriano confessò e ritrattò la sua eresia, ed ottenne di potersene ritornare a casa sua. Il solo Astronomo, ossia l'autore anonimo della vita di Lodovico Pio[Apud Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc.], ci ha conservata una notizia spettante, per quanto si crede, all'anno presente; cioè, che tornato esso Lodovico re d'Aquitania dalla spedizione fatta contro degli Unni della Pannonia nell'anno precedente, ebbe ordine da Carlo Magno suo padre di andarsene in Aquitania, e posciafratri Pippino suppetias, cum quantis posset copiis, in Italiam pergere. Cui obediens, Aquitaniam autumni tempore rediit, omnibusque, quae ad tutamen regni pertinent, ordinatis, per montis Cinisii asperos et flexuosos anfractus in Italiam transvehitur, atque Natalem Domini Ravennae celebrans, ad fratrem venit. Ciò che ne seguisse, lo vedremo nell'anno susseguente. Intanto non vo' lasciar di dire che il Sigonio scrisse[Sigonius, de Regno Italiae, ad ann. 781.]le seguenti parole di Pippino re di Italia:Dum autem is in Italia fuit, Ravennae plerumque egit, aut vetere urbis amplitudine, aut certe navalis rei administrandae opportunitate inductus. Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Raven., lib. 5.]anch'egli, aderendo al Sigonio, scrisse che Pippino stabilì per sua sede Ravenna, con immaginar nondimeno ciò fatto con licenza e permissione del sommo pontefice. Non trovo io sicure e chiare pruove di tali asserzioni. Le parole nondimeno del soprammentovato Astronomo paiono dar qualche fondamento all'opinion del Sigonio. Attese in quest'anno il re Carlo a far dei preparamenti, e specialmente un ponte di navi, con disegno di sperimentare di nuovo le sue forze contra degli Unni, signori della Pannonia. Ma gli stessi Barbari segretamente istigarono alcuni popoli della Sassonia a ripigliar l'idolatria, cioè a ribellarsi al re Carlo: il che disturbò i di lui disegni.

Scoppiò in quest'anno la congiura ordita contra del padre e de' fratelli daPippinofigliuolo bastardo nato a Carlo Magno da Imeltruda concubina, e diverso da Pippino re d'Italia. Questo giovane principe, bello di aspetto, ma gobbo, non sapea digerire che il re Carlo avesse già creato re d'ItaliaPippino, e re d'AquitaniaLodovico, e dato il governo del MaineaCarlosuo primogenito, tutti e tre suoi fratelli, ma legittimi. Perciò, durante la lontananza del padre impegnato nella guerra con gli Unni, badando a dei cattivi consiglieri, e trovati degli aderenti che erano mal soddisfatti della reginaFastrada[Eginhardus, in Vita Caroli Magni, cap. 20. Ann. Francor. Canis.], tramò una congiura contro la vita di lui, con isperanza d'occupar egli il regno. Fardolfo longobardo quegli fu che scoprì la segreta mena, e la rivelò al re Carlo, con riceverne poi in ricompensa l'insigne badia di s. Dionisio di Parigi. Era stato questo Fardolfo uno dei più fedeli cortigiani del re Desiderio, e con esso lui andò in esilio in Francia. Dopo la morte di Desiderio si mostrò non men fedele al re Carlo, e meritò da lui quel ricco guiderdone. Restano presso il Du-Chesne[Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc., p. 645.]due epigrammi, dai quali apparisce che questo Fardolfo abbate fabbricò un palazzo presso il monistero di s. Dionisio per servigio del re Carlo, e inoltre una chiesa a san Giovanni Battista, per isciogliere un voto da lui fatto allorchè andò in Francia in esilio. Gli autori del suddetto scellerato disegno condotti a Ratisbona, parte furono impiccati, parte accecati, e gli altri relegati in varii paesi. Non soffrì il cuore al buon re di pagare l'indegno figliuolo a misura del suo reato, e contentossi che assumesse l'abito monastico nel monistero di Prumia, dove nell'anno 811, per attestato dell'Annalista sassone, terminò i suoi giorni. Leggiamo poi in varii Annali dei Franchi, che convinto in quest'anno di eresiaFelicevescovo di Urgel in Catalogna, fu condotto a Roma daAngilbertoabbate di Centula, cioè da quel medesimo illustre personaggio che vedemmo all'anno 783 primo tra i consiglieri diPippinore d'Italia, il quale dovea già aver dato l'addio al secolo. Ma in alcuni Annali egli è qui nominato senza il titolo di abbate. Giunto a Roma il suddetto Felice, nel concilio de' vescovi alla presenzadi papa Adriano confessò e ritrattò la sua eresia, ed ottenne di potersene ritornare a casa sua. Il solo Astronomo, ossia l'autore anonimo della vita di Lodovico Pio[Apud Du-Chesne, tom. 2 Rer. Franc.], ci ha conservata una notizia spettante, per quanto si crede, all'anno presente; cioè, che tornato esso Lodovico re d'Aquitania dalla spedizione fatta contro degli Unni della Pannonia nell'anno precedente, ebbe ordine da Carlo Magno suo padre di andarsene in Aquitania, e posciafratri Pippino suppetias, cum quantis posset copiis, in Italiam pergere. Cui obediens, Aquitaniam autumni tempore rediit, omnibusque, quae ad tutamen regni pertinent, ordinatis, per montis Cinisii asperos et flexuosos anfractus in Italiam transvehitur, atque Natalem Domini Ravennae celebrans, ad fratrem venit. Ciò che ne seguisse, lo vedremo nell'anno susseguente. Intanto non vo' lasciar di dire che il Sigonio scrisse[Sigonius, de Regno Italiae, ad ann. 781.]le seguenti parole di Pippino re di Italia:Dum autem is in Italia fuit, Ravennae plerumque egit, aut vetere urbis amplitudine, aut certe navalis rei administrandae opportunitate inductus. Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Raven., lib. 5.]anch'egli, aderendo al Sigonio, scrisse che Pippino stabilì per sua sede Ravenna, con immaginar nondimeno ciò fatto con licenza e permissione del sommo pontefice. Non trovo io sicure e chiare pruove di tali asserzioni. Le parole nondimeno del soprammentovato Astronomo paiono dar qualche fondamento all'opinion del Sigonio. Attese in quest'anno il re Carlo a far dei preparamenti, e specialmente un ponte di navi, con disegno di sperimentare di nuovo le sue forze contra degli Unni, signori della Pannonia. Ma gli stessi Barbari segretamente istigarono alcuni popoli della Sassonia a ripigliar l'idolatria, cioè a ribellarsi al re Carlo: il che disturbò i di lui disegni.


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