DCCXCV

DCCXCVAnno diCristoDCCXCV. IndizioneIII.Leone IIIpapa 1.Costantinoimp. 20 e 16.Carlo Magnore de' Franchi e Longobardi 22.Pippinore d'Italia 15.Giunse in quest'anno al fine de' suoi giorni papaAdriano I, e la sua morte succedette nel dì santo del Natale di nostro Signore. La memoria di questo prudente ed insigne pontefice, che meritò d'essere ascritto al catalogo de' santi, sarà sempre in benedizione nella Chiesa romana, di cui fu egli sommamente benemerito; perchè essa dianzi sempre maestosa e riverita nello spirituale, per cura di lui cominciò ad essere grande e stimata anche nel temporale. Quanto alto ascendesse la sua pia liberalità verso le chiese di Roma e verso i poveri, si legge con istupore presso di Anastasio bibliotecario[Anastas., in Vit. S. Hadriani Papae.]. La città stessa di Roma gli professò di grandi obbligazioni, perchè con immense spese ne rifece egli le mura e le torri. Era questo pontefice teneramente amato da Carlo Magno, il quale, udita la di lui morte, l'onorò delle sue lagrime, distribuì di molte limosine in suffragio della di lui anima, ed anche formò in versi l'epitaffio che tuttavia si legge negli Annali ecclesiastici e presso d'altri autori. Nella Raccolta dei concilii del Labbe abbiamo icapitoli di papa Adriano, raccolti da varii concilii e dai decreti de' sommi pontefici. E in questa occasione vien creduto che per la prima volta alcuno si servisse della Raccolta delle decretali de' papi, vivuti prima de' santi Siricio ed Innocenzo I, romani pontefici, che uscì alla luce sotto nome d'Isidoro vescovo, da alcuni incautamente cognominato Mercatore. Oggidì è sentenza stabilita anche presso tutti i letterati cattolici, che quelle letteresono apocrife e finte, cioè invenzione del suddetto Isidoro, e spezialmente Davide Biondello, uno de' protestanti, mostrò da che libri fu ricavata quella farragine di decreti, non conformi all'antica disciplina della Chiesa. Incmaro, celebre arcivescovo di Rems, il primo fu a scoprir quella impostura; ma nol persuase agl'ignoranti secoli susseguenti, finchè vennero altri valentuomini che nel secolo prossimo passato terminarono il processo contra delle medesime. Ora nella festa di santo Stefano il clero, i nobili e il popolo romano raunatisi, vennero concordemente all'elezione del successore; e questa cadde nella persona diLeone III, che pel lungo servigio prestato nella basilica lateranense, pel suo amore verso i poveri e per la sua nota pietà, fu conosciuto sopra gli altri meritevole della sublime pontificia dignità. Nel giorno appresso seguì la di lui consecrazione, in cui fece un regalo al clero, maggiore ancora del praticato dai suoi antecessori. Nè tardò egli a dar notizia della sua esaltazione a Carlo Magno. Fra le lettere d'Alcuino e presso il Du-Chesne[Du-Chesne, tom. II, pag. 685, Rer. Franc.], resta tuttavia la risposta data ad esso papa Leone dal medesimo re Carlo. Rallegrasi egli per la concorde elezione fatta di lui,et in promissionis ad nos fidelitate. Aggiugne che avea preparato dei regali da inviare al suo predecessore, la cui morte l'ha estremamente afflitto, ma essergli di consolazione che sia assunto al pontificato un successore che non men di Adriano adotterà per figliuolo esso re. Pertanto manda per mezzo diAngilbertoabbate, nominato di sopra, quei donativi ad esso papa Leone, e gli dice di avere incaricato lo stesso Angilberto di conferire col papa intorno a tutto ciò chead exaltationem sanctae Dei Ecclesiae, vel ad stabilitatem honoris vestris, vel patriciatus nostri firmitatem necessarium intelligeretis. Sicut enim cum beatissimo praedecessore vestro sanctae paternitatis pactum,sic cum beatitudine vestra ejusdem fidei et caritatis inviolabile foedus statuere desidero.In che consistessero questi patti e questa lega di fede e d'amore, noi nol sappiamo; ma verisimilmente riguardano l'accordo seguito fra i papi precedenti e il medesimo Carlo Magno, per conto delpatriziato de' Romaniconferito a Carlo, e del governo di Roma e del suo ducato. In un'altra lettera, che si legge fra quelle d'Alcuino, esso re Carlo dà commessione al suddetto Angilberto abbate di fare un'ammonizione a papa Leonede omni honestate vitae suae, et praecipue de sanctorum observatione canonum, de pia sanctae Dei Ecclesiae gubernatione;e vuole che gli ricordi quanto sia corto l'onore mondano, e perpetuo il premio di chi ben fatica quaggiù, e gl'inculchi di sradicare la peste della simonia e di effettuare la promessa a lui fatta da papa Adriano di fabbricare un monistero presso alla basilica di san Paolo.Non ostante la sommessione fatta nell'anno precedente dai Sassoni ribelli, si scorgeva tuttavia inquieto e tumultuante l'animo loro; laonde Carlo Magno con grandi forze entrò nelle loro contrade, e la maggior parte mise a sacco. Ma mentre veniva ad unirsi con luiVilzare degli Obotriti, nel passare il fiume Elba, caduto in un'imboscata de' Sassoni, vi lasciò la vita: accidente che irritò forte il re Carlo, e cagionò di gran rovina al paese di que' Sassoni. Nè cessò egli dal perseguitarli, finchè ricevuti da essi varii ostaggi, se ne tornò placato ad Aquisgrana. Durante questa spedizione vennero a trovare il re Carlo gli ambasciatori diTudino, uno dei principi degli Unni, che prometteva di farsi cristiano: il che recò non poca allegrezza a quel piissimo monarca. In fatti seguì la venuta di lui e il suo battesimo nell'anno seguente; ma gli Annali del Lambecio lo riferiscono al presente. Fu spezialmente in questi tempi che Carlo Magno s'applicò ad ingrandire ed abbellireAquisgrana, per desiderio di farne una Roma nuova. Vi fabbricò un palazzo suntuosissimo, a cui diede il nome di Laterano, e una basilica in onor della Vergine santissima, di ricca e mirabile struttura, con pitture, mosaici e marmi rari, per la maggior parte tratti da Ravenna, siccome innanzi dicemmo. Edificò eziandio altri palazzi, ponti, contrade, e concertò i siti per nobilissime cacce. Quivi pose il suo amore, quivi erano le delizie sue, e però vi stabilì la sua magnifica corte, con far divenire celebre quella città sopra l'altre de' suoi regni. Si può credere data in quest'anno la lettera centesima di Alcuino a san Paolino patriarca di Aquileia, dove sono le seguenti parole:Mirabiliter de Avarorum gente triumphatum est, quorum missi ad dominum regem directi subjectionem pacificam, et Christianitatis fidem promittentes venerunt.Dice ancora d'avergli scritto due altre lettere, l'una mandata pelsanto vescovo d'Istria, e l'altra pelvenerabil uomo EricooEnrico duca. Era questi duca del Friuli, e gli Annali dei Franchi ci hanno conservata memoria delle prodezze sue nella guerra contro gli Avari, o vogliam dire gli Unni, signori della Pannonia, che allora era suggetta a varii principi, e non più ad un solo re, chiamato per soprannome Cagano, come abbiam veduto ne' tempi addietro. Non si sa bene se nell'anno presente, o pure nel susseguente (pare nondimeno che piuttosto in questo che nell'altro), esso duca Enrico, ossia Erico, spedì l'esercito italiano, o pure v'andò egli in persona, conWonomiro, uno de' principi della Schiavonia[Annales Franc. Loiselian.], contra degli Unni ossia Avari, passando dalla Carintia nella Pannonia. Per buona ventura erano fra lor disuniti gli Unni, e stanchi i lor capi per una guerra civile, allumata ne' tempi addietro. Profittò Enrico della lor debolezza, e gli riuscì di espugnare il Ringo, cioè la fortificazione più rinomata di quella nazione, di cui parlaNotchero[Notcherus, in Vita C. M., lib. 2, cap. 2.]nella vita di Carlo Magno, dove stavano riposti i lor tesori, raunati da più re, spezialmente colle spoglie dei vicini. Vi si trovarono in fatti immense ricchezze, e il duca adempiè bene il suo dovere, con portarne la maggior parte ad Aquisgrana, e consegnarla al re Carlo. Servì questo tesoro al generoso monarca per regalare i suoi baroni, cherici e laici; una buona parte nondimeno riservò per mandarla in dono al romano pontefice. L'incumbenza di condurla a Roma fu data adAngilbertoabbate di san Ricario, ossia di Centula, a cui parimente fu appoggiata la carica di primo consigliere del rePippinoin Italia. Nella lettera quarantesima seconda di Alcuino egli è chiamatoAngilbertus primicerius Pippini regis. Di tanto in tanto il re Pippino era all'armata fuori d'Italia, o alla corte del re Carlo suo padre. È da credere che allora Angilberto facesse le funzioni come vicerè.

Giunse in quest'anno al fine de' suoi giorni papaAdriano I, e la sua morte succedette nel dì santo del Natale di nostro Signore. La memoria di questo prudente ed insigne pontefice, che meritò d'essere ascritto al catalogo de' santi, sarà sempre in benedizione nella Chiesa romana, di cui fu egli sommamente benemerito; perchè essa dianzi sempre maestosa e riverita nello spirituale, per cura di lui cominciò ad essere grande e stimata anche nel temporale. Quanto alto ascendesse la sua pia liberalità verso le chiese di Roma e verso i poveri, si legge con istupore presso di Anastasio bibliotecario[Anastas., in Vit. S. Hadriani Papae.]. La città stessa di Roma gli professò di grandi obbligazioni, perchè con immense spese ne rifece egli le mura e le torri. Era questo pontefice teneramente amato da Carlo Magno, il quale, udita la di lui morte, l'onorò delle sue lagrime, distribuì di molte limosine in suffragio della di lui anima, ed anche formò in versi l'epitaffio che tuttavia si legge negli Annali ecclesiastici e presso d'altri autori. Nella Raccolta dei concilii del Labbe abbiamo icapitoli di papa Adriano, raccolti da varii concilii e dai decreti de' sommi pontefici. E in questa occasione vien creduto che per la prima volta alcuno si servisse della Raccolta delle decretali de' papi, vivuti prima de' santi Siricio ed Innocenzo I, romani pontefici, che uscì alla luce sotto nome d'Isidoro vescovo, da alcuni incautamente cognominato Mercatore. Oggidì è sentenza stabilita anche presso tutti i letterati cattolici, che quelle letteresono apocrife e finte, cioè invenzione del suddetto Isidoro, e spezialmente Davide Biondello, uno de' protestanti, mostrò da che libri fu ricavata quella farragine di decreti, non conformi all'antica disciplina della Chiesa. Incmaro, celebre arcivescovo di Rems, il primo fu a scoprir quella impostura; ma nol persuase agl'ignoranti secoli susseguenti, finchè vennero altri valentuomini che nel secolo prossimo passato terminarono il processo contra delle medesime. Ora nella festa di santo Stefano il clero, i nobili e il popolo romano raunatisi, vennero concordemente all'elezione del successore; e questa cadde nella persona diLeone III, che pel lungo servigio prestato nella basilica lateranense, pel suo amore verso i poveri e per la sua nota pietà, fu conosciuto sopra gli altri meritevole della sublime pontificia dignità. Nel giorno appresso seguì la di lui consecrazione, in cui fece un regalo al clero, maggiore ancora del praticato dai suoi antecessori. Nè tardò egli a dar notizia della sua esaltazione a Carlo Magno. Fra le lettere d'Alcuino e presso il Du-Chesne[Du-Chesne, tom. II, pag. 685, Rer. Franc.], resta tuttavia la risposta data ad esso papa Leone dal medesimo re Carlo. Rallegrasi egli per la concorde elezione fatta di lui,et in promissionis ad nos fidelitate. Aggiugne che avea preparato dei regali da inviare al suo predecessore, la cui morte l'ha estremamente afflitto, ma essergli di consolazione che sia assunto al pontificato un successore che non men di Adriano adotterà per figliuolo esso re. Pertanto manda per mezzo diAngilbertoabbate, nominato di sopra, quei donativi ad esso papa Leone, e gli dice di avere incaricato lo stesso Angilberto di conferire col papa intorno a tutto ciò chead exaltationem sanctae Dei Ecclesiae, vel ad stabilitatem honoris vestris, vel patriciatus nostri firmitatem necessarium intelligeretis. Sicut enim cum beatissimo praedecessore vestro sanctae paternitatis pactum,sic cum beatitudine vestra ejusdem fidei et caritatis inviolabile foedus statuere desidero.In che consistessero questi patti e questa lega di fede e d'amore, noi nol sappiamo; ma verisimilmente riguardano l'accordo seguito fra i papi precedenti e il medesimo Carlo Magno, per conto delpatriziato de' Romaniconferito a Carlo, e del governo di Roma e del suo ducato. In un'altra lettera, che si legge fra quelle d'Alcuino, esso re Carlo dà commessione al suddetto Angilberto abbate di fare un'ammonizione a papa Leonede omni honestate vitae suae, et praecipue de sanctorum observatione canonum, de pia sanctae Dei Ecclesiae gubernatione;e vuole che gli ricordi quanto sia corto l'onore mondano, e perpetuo il premio di chi ben fatica quaggiù, e gl'inculchi di sradicare la peste della simonia e di effettuare la promessa a lui fatta da papa Adriano di fabbricare un monistero presso alla basilica di san Paolo.

Non ostante la sommessione fatta nell'anno precedente dai Sassoni ribelli, si scorgeva tuttavia inquieto e tumultuante l'animo loro; laonde Carlo Magno con grandi forze entrò nelle loro contrade, e la maggior parte mise a sacco. Ma mentre veniva ad unirsi con luiVilzare degli Obotriti, nel passare il fiume Elba, caduto in un'imboscata de' Sassoni, vi lasciò la vita: accidente che irritò forte il re Carlo, e cagionò di gran rovina al paese di que' Sassoni. Nè cessò egli dal perseguitarli, finchè ricevuti da essi varii ostaggi, se ne tornò placato ad Aquisgrana. Durante questa spedizione vennero a trovare il re Carlo gli ambasciatori diTudino, uno dei principi degli Unni, che prometteva di farsi cristiano: il che recò non poca allegrezza a quel piissimo monarca. In fatti seguì la venuta di lui e il suo battesimo nell'anno seguente; ma gli Annali del Lambecio lo riferiscono al presente. Fu spezialmente in questi tempi che Carlo Magno s'applicò ad ingrandire ed abbellireAquisgrana, per desiderio di farne una Roma nuova. Vi fabbricò un palazzo suntuosissimo, a cui diede il nome di Laterano, e una basilica in onor della Vergine santissima, di ricca e mirabile struttura, con pitture, mosaici e marmi rari, per la maggior parte tratti da Ravenna, siccome innanzi dicemmo. Edificò eziandio altri palazzi, ponti, contrade, e concertò i siti per nobilissime cacce. Quivi pose il suo amore, quivi erano le delizie sue, e però vi stabilì la sua magnifica corte, con far divenire celebre quella città sopra l'altre de' suoi regni. Si può credere data in quest'anno la lettera centesima di Alcuino a san Paolino patriarca di Aquileia, dove sono le seguenti parole:Mirabiliter de Avarorum gente triumphatum est, quorum missi ad dominum regem directi subjectionem pacificam, et Christianitatis fidem promittentes venerunt.Dice ancora d'avergli scritto due altre lettere, l'una mandata pelsanto vescovo d'Istria, e l'altra pelvenerabil uomo EricooEnrico duca. Era questi duca del Friuli, e gli Annali dei Franchi ci hanno conservata memoria delle prodezze sue nella guerra contro gli Avari, o vogliam dire gli Unni, signori della Pannonia, che allora era suggetta a varii principi, e non più ad un solo re, chiamato per soprannome Cagano, come abbiam veduto ne' tempi addietro. Non si sa bene se nell'anno presente, o pure nel susseguente (pare nondimeno che piuttosto in questo che nell'altro), esso duca Enrico, ossia Erico, spedì l'esercito italiano, o pure v'andò egli in persona, conWonomiro, uno de' principi della Schiavonia[Annales Franc. Loiselian.], contra degli Unni ossia Avari, passando dalla Carintia nella Pannonia. Per buona ventura erano fra lor disuniti gli Unni, e stanchi i lor capi per una guerra civile, allumata ne' tempi addietro. Profittò Enrico della lor debolezza, e gli riuscì di espugnare il Ringo, cioè la fortificazione più rinomata di quella nazione, di cui parlaNotchero[Notcherus, in Vita C. M., lib. 2, cap. 2.]nella vita di Carlo Magno, dove stavano riposti i lor tesori, raunati da più re, spezialmente colle spoglie dei vicini. Vi si trovarono in fatti immense ricchezze, e il duca adempiè bene il suo dovere, con portarne la maggior parte ad Aquisgrana, e consegnarla al re Carlo. Servì questo tesoro al generoso monarca per regalare i suoi baroni, cherici e laici; una buona parte nondimeno riservò per mandarla in dono al romano pontefice. L'incumbenza di condurla a Roma fu data adAngilbertoabbate di san Ricario, ossia di Centula, a cui parimente fu appoggiata la carica di primo consigliere del rePippinoin Italia. Nella lettera quarantesima seconda di Alcuino egli è chiamatoAngilbertus primicerius Pippini regis. Di tanto in tanto il re Pippino era all'armata fuori d'Italia, o alla corte del re Carlo suo padre. È da credere che allora Angilberto facesse le funzioni come vicerè.


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