DCCXI

DCCXIAnno diCristoDCCXI. IndizioneIX.Costantinopapa 4.Filippicoimperadore 1.Ariberto IIre 11.Nella primavera di quest'anno continuòCostantinopapa il suo viaggio per mare a Costantinopoli, dopo aver ricevuto grandi onori dovunque egli passava[Anastas., in Constant.]. Ma insigni specialmente furonoi fatti a lui, allorchè giunse colà. Sette miglia fuori di quella regal città gli venne incontroTiberioAugusto figliuolo dell'imperadorGiustiniano II, colla primaria nobilità, eCiropatriarca col suo clero, e una gran folla di popolo. Il papa salito a cavallo con tutti di sua corte, portando il camauro, come fa in Roma stessa, andò ad alloggiare al palazzo di Placidia. Saputa la sua venuta, Giustiniano, che si trovava a Nicea, gli scrisse immantenente una lettera piena di cortesia, con pregarlo di venir sino a Nicomedìa, dove anch'egli si troverebbe. Quivi in fatti seguì il loro abboccamento, e l'imperadore ben conoscente della venerazion dovuta ai successori di san Pietro, colla corona in capo s'inginocchiò e gli baciò i piedi, ed amendue poscia teneramente s'abbracciarono con somma festa di tutti gli astanti. Nella seguente domenica il papa celebrò messa, e comunicò di sua mano l'imperadore, che poi si raccomandò alle di lui preghiere, acciocchè Dio gli perdonasse i suoi peccati, e ne avea ben molti. E dopo avergli confermati tutti i privilegii della Chiesa romana, gli diede licenza di tornarsene in Italia. Punto non racconta Anastasio qual fosse il motivo, per cui il papa venisse chiamato in Levante, nè cosa egli trattasse coll'imperadore. I padri Lupo[Lupus, in Notis ad Canon. Concil. Trull.]e Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]hanno immaginato, e con verisimiglianza, che si parlasse dei canoni del concilio trullano, e che il pontefice confermasse quelli che lo meritavano, con riprovar gli altri ripugnanti alla disciplina ecclesiastica della Chiesa latina. Pare ancora che ciò si possa inferire da alcune parole del medesimo Anastasio nella Vita di papa Gregorio II. Ma non è inverisimile che quel capo sventato di Giustiniano chiamasse colà il papa per far vedere al mondo ch'egli comandava a Roma, e si faceva ubbidire anche dai sommi pontefici: giacchè non apparisce chiaro che ciò fosseper motivo della religione. Comunque sia, partissi il papa da Nicomedia, e benchè da molti incomodi di sanità afflitto, arrivò finalmente al porto di Gaeta, dove trovò buona parte del clero e popolo romano, e nel dì 24 di ottobre entrò in Roma con gran plauso ed allegrezza di tutta la città. Ma nel tempo della sua lontananza accadde bene il contrario in Roma, cioè uno sconcerto che arrecò non poca afflizione a quegli abitanti. Passando per essa città nell'andare a Ravenna il nuovo esarcoGiovanni Rizocopofece prendere Paolo, diacono e vicedomino (cioè il maggiordomo, oppure il mastro di casa del papa), Sergio abbate e prete, Pietro tesoriere (parimente, per quanto pare, del papa) e Sergio ordinatore, e fece loro mozzare il capo. Tace Anastasio i motivi o pretesti di questa carnificina di persone sacre e di alto affare. Soggiugne bensì, che costui, andato a Ravenna, quivi, a cagion della sue iniquità, per giusto giudizio di Dio, vi morì di brutta morte. Questa notizia ci apre l'adito ad attaccare al suo racconto ciò che abbiamo da Agnello scrittore ravennate, mentovato più volte di sopra, la cui storia è arrivata fino ai nostri giorni mercè di un codice manuscritto estense. Ci fa saper questo istorico[Agnell., in Vit. Felicis, tom. 2, Rer. Italic.]che il popolo di Ravenna trovandosi in somma costernazione e tristezza, non meno pel sacco patito l'anno addietro, che per la nuova del macello di tanta nobiltà ravennate fatto in Costantinopoli, scosse il giogo dell'indiavolato imperadore. Elessero eglino per loro capo Giorgio, figliuolo di quel Giovanniccio, di cui abbiam parlato di sopra, giovane grazioso d'aspetto, prudente ne' consigli e verace nelle sue parole. In questa ribellione o confederazione concorsero l'altre città dell'esarcato, che da Agnello sono enunziate secondo l'ordine che dovea praticarsi per le guardie, cioèSarsina,Cervia,Cesena,Forlimpopoli,Forlì,Faenza,ImolaeBologna. Divise Giorgio il popolo diRavenna in varii reggimenti, denominati dalle bandiere; cioèbandieraoinsegna prima,la seconda, lanuova, l'invitta, lacostantinopolitana, lastabile, lalieta, lamilanese, laveronese, quella diClasse, e laparte dell'arcivescovocoi cherici, con gli onorati e colle chiese sottoposte. Quest'ordine nella milizia ravennate si osservava tuttavia da lì a cento anni allorchè Agnello scrisse la suddetta storia, cioè le vite degli arcivescovi di quella città. Ma ciò che operassero dipoi i Ravennati, non si legge nella storia castrata da gran tempo del medesimo Agnello. Solamente aggiugne che Giovanniccio, quel valente segretario di Giustiniano Augusto, fu in questo anno, per ordine d'esso imperadore, crudelmente tormentato e fatto morire, e che egli chiamò al tribunale di Dio quel crudelissimo principe, con predire che nel dì seguente anch'egli sarebbe ucciso. Agnese figliuola d'esso Giovanniccio fu bisavola del medesimo Agnello storico, da cui sappiamo ancora che lo stesso Giovanniccio quegli fu che mise in bell'ordine il messale, le ore canoniche, le antifone e il rituale, de' quali si servì da lì innanzi la Chiesa di Ravenna. Ora egli è da credere cheGiovanni Rizocoponuovo esarco, giunto in vicinanza di Ravenna, in vece di prendere le redini del governo trovasse ivi la morte per l'ammutinamento di due' popoli. Ma è cosa da maravigliarsi come Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 4.], descrivendo i fatti de' Ravennati in questi tempi, confondesse i tempi, e di suo capriccio descrivesse avvenimenti, de' quali non parla l'antica storia, o diversamente ne parla.Verificossi poi la morte dell'imperadorGiustiniano, siccome dicono che avea predetto Giovanniccio. Come succedesse quella tragedia, l'abbiamo da Teofane[Theoph., in Chronogr.], da Niceforo[Niceph., in Chron.], daCedreno[Cedren., in Annalib.]e da Zonara[Zonaras, in Historia.]. Cadde in pensiero a questo sanguinario principe di vendicarsi ancora degli abitanti di Chersona nella Crimea, sovvenendogli della intenzione ch'ebbero di ammazzarlo, allorchè egli era relegato in quella penisola. A tale effetto mandò colà un formidabile stuolo di navi con centomila uomini tra soldati, artefici e rustici. Si può sospettar disorbitante tanta gente per mare, e che gli storici greci, soliti a magnificar le cose loro, aprissero ancor qui più del dovere la bocca. Stefano patrizio fu scelto per general dell'impresa, e con ordine di far man bassa sopra que' popoli. Scrive Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 31.], che trovandosi allora papa Costantino alla corte, dissuase per quanto potè l'imperadore da sì crudele impresa; ma non gli riuscì d'impedirla. Grande fu la strage, e i principali del Chersoneso parte furono inviati colle catene a Costantinopoli, parte infilzati negli spiedi e bruciati vivi, parte sommersi nel mare. Giustiniano, all'intendere che si era perdonato ai giovani e fanciulli, andò nelle furie, e comandò che l'armata nel mese d'ottobre tornasse colà a fare del resto. Ma sollevatasi una gran fortuna di mare, quasi tutta questa armata andò a fondo, calcolandosi (se pur si può credere) che vi perissero circa sessantatremila persone: del che non solo non si attristò il pazzo imperadore, ma con giubilo comandò che si preparasse un'altra flotta, e si andasse a compiere la presa risoluzione, con distruggere tutte le città e castella della Crimea. Ora quei del paese, che erano fuggiti o sopravanzati alle spade, avvisati di questa barbara risoluzione, si unirono, si fortificarono, ottennero soccorso dai Gazari, e dopo aver ripulsate le armi cesaree, proclamarono imperadoreBardaneche assunse il nome diFilippico, il quale, mandato inesilio molti anni prima, siccome dicemmo all'anno 701, fu chiamato, o accorse colà in tal congiuntura.Mauropatrizio colla sua flotta, per timore di essere gastigato da Giustiniano, si unì con Filippico, e tutti concordemente sul fine di quest'anno giunsero a Costantinopoli, dove pacificamente fu ammesso il nuovo Augusto, giacchè Giustiniano dianzi uscito in campagna colle poche truppe che avea, e con un rinforzo ottenuto dai Bulgari, non fu a tempo di prevenire Filippico. Spedito dipoi contra di esso GiustinianoEliagenerale di Filippico, tanto seppe adoperarsi, che tirò nel suo partito i soldati del di lui esercito, mandò contenti a casa i Bulgari, ed avuto in mano il bestiale imperadore Giustiniano, con un colpo di sciabla gli fece, come potè, pagare il sangue d'innumerabili cristiani da lui sparso. Inviata a Costantinopoli la di lui testa, d'ordine di Filippico fu poi portata a Roma.TiberioAugusto di lui figliuolo scappato in chiesa, ne fu per forza estratto, ed anch'egli tolto di vita. Questo fine ebbeGiustiniano Rinotmeto, cattivo figliuolo di un ottimo padre, che, sedotto dallo spirito della vendetta, andò fabbricando a sè stesso la propria rovina, e colla sua morte liberò da un gran peso la terra. In quest'anno ancora diede fine a' suoi giorniChildeberto III, re di Francia, che ebbe per successoreDagoberto III, tutti re di stucco in questi tempi, perchè re vero, benchè senza nome, eraPippinodi Eristallo loro maggiordomo.

Nella primavera di quest'anno continuòCostantinopapa il suo viaggio per mare a Costantinopoli, dopo aver ricevuto grandi onori dovunque egli passava[Anastas., in Constant.]. Ma insigni specialmente furonoi fatti a lui, allorchè giunse colà. Sette miglia fuori di quella regal città gli venne incontroTiberioAugusto figliuolo dell'imperadorGiustiniano II, colla primaria nobilità, eCiropatriarca col suo clero, e una gran folla di popolo. Il papa salito a cavallo con tutti di sua corte, portando il camauro, come fa in Roma stessa, andò ad alloggiare al palazzo di Placidia. Saputa la sua venuta, Giustiniano, che si trovava a Nicea, gli scrisse immantenente una lettera piena di cortesia, con pregarlo di venir sino a Nicomedìa, dove anch'egli si troverebbe. Quivi in fatti seguì il loro abboccamento, e l'imperadore ben conoscente della venerazion dovuta ai successori di san Pietro, colla corona in capo s'inginocchiò e gli baciò i piedi, ed amendue poscia teneramente s'abbracciarono con somma festa di tutti gli astanti. Nella seguente domenica il papa celebrò messa, e comunicò di sua mano l'imperadore, che poi si raccomandò alle di lui preghiere, acciocchè Dio gli perdonasse i suoi peccati, e ne avea ben molti. E dopo avergli confermati tutti i privilegii della Chiesa romana, gli diede licenza di tornarsene in Italia. Punto non racconta Anastasio qual fosse il motivo, per cui il papa venisse chiamato in Levante, nè cosa egli trattasse coll'imperadore. I padri Lupo[Lupus, in Notis ad Canon. Concil. Trull.]e Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]hanno immaginato, e con verisimiglianza, che si parlasse dei canoni del concilio trullano, e che il pontefice confermasse quelli che lo meritavano, con riprovar gli altri ripugnanti alla disciplina ecclesiastica della Chiesa latina. Pare ancora che ciò si possa inferire da alcune parole del medesimo Anastasio nella Vita di papa Gregorio II. Ma non è inverisimile che quel capo sventato di Giustiniano chiamasse colà il papa per far vedere al mondo ch'egli comandava a Roma, e si faceva ubbidire anche dai sommi pontefici: giacchè non apparisce chiaro che ciò fosseper motivo della religione. Comunque sia, partissi il papa da Nicomedia, e benchè da molti incomodi di sanità afflitto, arrivò finalmente al porto di Gaeta, dove trovò buona parte del clero e popolo romano, e nel dì 24 di ottobre entrò in Roma con gran plauso ed allegrezza di tutta la città. Ma nel tempo della sua lontananza accadde bene il contrario in Roma, cioè uno sconcerto che arrecò non poca afflizione a quegli abitanti. Passando per essa città nell'andare a Ravenna il nuovo esarcoGiovanni Rizocopofece prendere Paolo, diacono e vicedomino (cioè il maggiordomo, oppure il mastro di casa del papa), Sergio abbate e prete, Pietro tesoriere (parimente, per quanto pare, del papa) e Sergio ordinatore, e fece loro mozzare il capo. Tace Anastasio i motivi o pretesti di questa carnificina di persone sacre e di alto affare. Soggiugne bensì, che costui, andato a Ravenna, quivi, a cagion della sue iniquità, per giusto giudizio di Dio, vi morì di brutta morte. Questa notizia ci apre l'adito ad attaccare al suo racconto ciò che abbiamo da Agnello scrittore ravennate, mentovato più volte di sopra, la cui storia è arrivata fino ai nostri giorni mercè di un codice manuscritto estense. Ci fa saper questo istorico[Agnell., in Vit. Felicis, tom. 2, Rer. Italic.]che il popolo di Ravenna trovandosi in somma costernazione e tristezza, non meno pel sacco patito l'anno addietro, che per la nuova del macello di tanta nobiltà ravennate fatto in Costantinopoli, scosse il giogo dell'indiavolato imperadore. Elessero eglino per loro capo Giorgio, figliuolo di quel Giovanniccio, di cui abbiam parlato di sopra, giovane grazioso d'aspetto, prudente ne' consigli e verace nelle sue parole. In questa ribellione o confederazione concorsero l'altre città dell'esarcato, che da Agnello sono enunziate secondo l'ordine che dovea praticarsi per le guardie, cioèSarsina,Cervia,Cesena,Forlimpopoli,Forlì,Faenza,ImolaeBologna. Divise Giorgio il popolo diRavenna in varii reggimenti, denominati dalle bandiere; cioèbandieraoinsegna prima,la seconda, lanuova, l'invitta, lacostantinopolitana, lastabile, lalieta, lamilanese, laveronese, quella diClasse, e laparte dell'arcivescovocoi cherici, con gli onorati e colle chiese sottoposte. Quest'ordine nella milizia ravennate si osservava tuttavia da lì a cento anni allorchè Agnello scrisse la suddetta storia, cioè le vite degli arcivescovi di quella città. Ma ciò che operassero dipoi i Ravennati, non si legge nella storia castrata da gran tempo del medesimo Agnello. Solamente aggiugne che Giovanniccio, quel valente segretario di Giustiniano Augusto, fu in questo anno, per ordine d'esso imperadore, crudelmente tormentato e fatto morire, e che egli chiamò al tribunale di Dio quel crudelissimo principe, con predire che nel dì seguente anch'egli sarebbe ucciso. Agnese figliuola d'esso Giovanniccio fu bisavola del medesimo Agnello storico, da cui sappiamo ancora che lo stesso Giovanniccio quegli fu che mise in bell'ordine il messale, le ore canoniche, le antifone e il rituale, de' quali si servì da lì innanzi la Chiesa di Ravenna. Ora egli è da credere cheGiovanni Rizocoponuovo esarco, giunto in vicinanza di Ravenna, in vece di prendere le redini del governo trovasse ivi la morte per l'ammutinamento di due' popoli. Ma è cosa da maravigliarsi come Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 4.], descrivendo i fatti de' Ravennati in questi tempi, confondesse i tempi, e di suo capriccio descrivesse avvenimenti, de' quali non parla l'antica storia, o diversamente ne parla.

Verificossi poi la morte dell'imperadorGiustiniano, siccome dicono che avea predetto Giovanniccio. Come succedesse quella tragedia, l'abbiamo da Teofane[Theoph., in Chronogr.], da Niceforo[Niceph., in Chron.], daCedreno[Cedren., in Annalib.]e da Zonara[Zonaras, in Historia.]. Cadde in pensiero a questo sanguinario principe di vendicarsi ancora degli abitanti di Chersona nella Crimea, sovvenendogli della intenzione ch'ebbero di ammazzarlo, allorchè egli era relegato in quella penisola. A tale effetto mandò colà un formidabile stuolo di navi con centomila uomini tra soldati, artefici e rustici. Si può sospettar disorbitante tanta gente per mare, e che gli storici greci, soliti a magnificar le cose loro, aprissero ancor qui più del dovere la bocca. Stefano patrizio fu scelto per general dell'impresa, e con ordine di far man bassa sopra que' popoli. Scrive Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 31.], che trovandosi allora papa Costantino alla corte, dissuase per quanto potè l'imperadore da sì crudele impresa; ma non gli riuscì d'impedirla. Grande fu la strage, e i principali del Chersoneso parte furono inviati colle catene a Costantinopoli, parte infilzati negli spiedi e bruciati vivi, parte sommersi nel mare. Giustiniano, all'intendere che si era perdonato ai giovani e fanciulli, andò nelle furie, e comandò che l'armata nel mese d'ottobre tornasse colà a fare del resto. Ma sollevatasi una gran fortuna di mare, quasi tutta questa armata andò a fondo, calcolandosi (se pur si può credere) che vi perissero circa sessantatremila persone: del che non solo non si attristò il pazzo imperadore, ma con giubilo comandò che si preparasse un'altra flotta, e si andasse a compiere la presa risoluzione, con distruggere tutte le città e castella della Crimea. Ora quei del paese, che erano fuggiti o sopravanzati alle spade, avvisati di questa barbara risoluzione, si unirono, si fortificarono, ottennero soccorso dai Gazari, e dopo aver ripulsate le armi cesaree, proclamarono imperadoreBardaneche assunse il nome diFilippico, il quale, mandato inesilio molti anni prima, siccome dicemmo all'anno 701, fu chiamato, o accorse colà in tal congiuntura.Mauropatrizio colla sua flotta, per timore di essere gastigato da Giustiniano, si unì con Filippico, e tutti concordemente sul fine di quest'anno giunsero a Costantinopoli, dove pacificamente fu ammesso il nuovo Augusto, giacchè Giustiniano dianzi uscito in campagna colle poche truppe che avea, e con un rinforzo ottenuto dai Bulgari, non fu a tempo di prevenire Filippico. Spedito dipoi contra di esso GiustinianoEliagenerale di Filippico, tanto seppe adoperarsi, che tirò nel suo partito i soldati del di lui esercito, mandò contenti a casa i Bulgari, ed avuto in mano il bestiale imperadore Giustiniano, con un colpo di sciabla gli fece, come potè, pagare il sangue d'innumerabili cristiani da lui sparso. Inviata a Costantinopoli la di lui testa, d'ordine di Filippico fu poi portata a Roma.TiberioAugusto di lui figliuolo scappato in chiesa, ne fu per forza estratto, ed anch'egli tolto di vita. Questo fine ebbeGiustiniano Rinotmeto, cattivo figliuolo di un ottimo padre, che, sedotto dallo spirito della vendetta, andò fabbricando a sè stesso la propria rovina, e colla sua morte liberò da un gran peso la terra. In quest'anno ancora diede fine a' suoi giorniChildeberto III, re di Francia, che ebbe per successoreDagoberto III, tutti re di stucco in questi tempi, perchè re vero, benchè senza nome, eraPippinodi Eristallo loro maggiordomo.


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