DCCXLAnno diCristoDCCXL. IndizioneVIII.GregorioIII papa 10.LeoneIsauro imperad. 24.CostantinoCopronimo Augusto 21.Liutprando29.Ildebrandore 5.S'imbrogliarono in quest'anno non poco gli affari d'Italia, ma senza che a noi sia pervenuta notizia de' veri motivi di questa turbolenza. Altro non sappiamo da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 5.], se non cheTrasmondoduca di Spoleti si ribellò contra del re Liutprando. Però esso re passò a quella volta coll'esercito, affine di dargli il dovuto gastigo. Alle forze di questo re, e re bellicoso, non potè resistere Trasmondo, e lasciato in balia di lui tutto il paese, scappò a Roma: dopo di che Liutprando creò duca di SpoletiIldericosuo fedele. Ascoltiamo ora Anastasio[Anastas. Biblioth., in Zacharia, tom. 12 Rer. Italic.], o chiunque sia l'autore della Vita di papa Zacheria, che ci ha conservato varie particolarità di quegli avvenimenti. Scrive egli che l'Italia e il ducato romano furono in gran turbazione, perchè essendo perseguitato dal re Liutprando Trasmondo duca di Spoleti, questi si rifugiò in Roma. Fece istanza il re per averlo nelle mani, perchè probabilmente v'era convenzione fra l'uno e l'altro stato di darsi vicendevolmente i ribelli e servi fuggitivi. Ma papaGregorio IIIeStefanopatrizio e duca, e l'esercito romano ricusarono di darlo. Per questo rifiuto, irritato il re, entrò nel ducato romano, e colla forza s'impadronì di quattro città romane, cioè di Amelia, Orta, Polimarzo (ossia Bomarzo, creduto da altri Palombara) e Blera, ossia Bleda. Ciò fatto, e lasciate quivi delle buone guarnigioni, se ne tornò a Pavia, correndo il mese d'agosto dellaIndizione II. Convengono gli eruditi in credereche s'abbia quivi a scrivere nellaIndizione VIIIcorrente fino al settembre dell'anno presente. Ma da che si vide Liutprando allontanato cotanto da quelle contrade, Trasmondo fatta lega coi Romani, e tirato in essa ancheGodescalcoduca di Benevento, si mise all'ordine per ricuperare il perduto ducato. Raunossi a questo effetto quanto v'era di soldatesche nel ducato romano, e da due parti entraron quegli armati nelle terre di Spoleti. I primi a darsi furono quei di Marsi, di Forconio, di Valva e di Penna, terre d'esso ducato, oggidì del regno di Napoli. Entrati gli altri nella Sabina (parte allora del medesimo ducato), trovarono il popolo di Rieti ubbidiente ai loro cenni. Così felici successi furono cagione che Trasmondo senza fatica ricuperasse anche la città di Spoleti, e tutto insieme il restante del ducato. Il conte di Campello[Campelli, Storia di Spoleti, lib. 13.], a cui la immaginazione sua forniva tutti i colori per descrivere quei fatti, come se vi fosse stato presente, quantunque confonda non poco i tempi e le imprese, scrive cheIlderico, posto dal re Liutprando per duca in quelle contrade, restò ucciso in questi contrasti. Onde l'abbia egli preso nol so, nè si veggono le citazioni ch'egli qui aveva promesso. Ora certo è che quel ducato ritornò all'ubbidienza di Trasmondo. Nel registro del monistero di Farfa si legge una donazione d'esso duca, fattamense januario Indictione VIII, che potrebbe appartenere a quest'anno prima della ribellione. Chi poi di sua testa vuol qui farci credere che Liutprando altro motivo per imprendere questa guerra non avesse fuorchè l'ansietà di sottomettere al suo totale dominio i duchi e ducati di Spoleti e Benevento, e che Leone Isauro avesse mano in questi torbidi per opprimere i papi contrarii alle sue perverse opinioni, parlano in aria, qualora non adducano la autorità degli antichi. In quest'anno,per attestato del Dandolo[Dandulus, in Chronic., tom. 12 Rer. Italic.], fu governata Venezia daGioviano, oGiulianoIpato, cioèconsole imperiale, uomo nobile e cospicuo per le molte sue virtù, in riguardo delle quali egli meritò un sì fatto onore[Gl'imperadori di Costantinopoli, amici ed alleati dei Veneziani, sovente davano questo titolo, allora di molto onore, ai capi della repubblica.]. Ciò che significhi questo titolo, già ce lo ha detto il Dandolo, siccome ancora chi lo conferisse. Ma c'è un bel passo a noi conservato da Francesco Sansovino, che egregiamente dà lume ad esso e a noi cognizione dello stato di questi tempi. Parla de' popoli dell'Istria, i quali nell'anno 804 sottoposti a Carlo Magno e a Pippino suo figliuolo re d'Italia, si lagnavano in una scrittura diGiovanniduca, loro governatore[Sansovino, Venezia illustrat., lib. 13, facciata 356.].Ab antiquo tempore, diceano essi,dum fuimus sub potestate Graecorum imperii, habuerunt parentes nostri consuetudinem habendi actus tribunati, domesticos, seu vicarios, necnon loci servatores. Et per ipsos honores ambulabant ad communionem, et sedebant in consessu unusquisque pro suo honore. Et qui volebant meliorem honorem habere de tribuno, ambulabant ad imperium(imperatorem),qui illum ordinabat hypatum. Tunc ille, qui imperialis erat hypatus, in omni loco secundum illum magistratum militum praecedebat.Così noi troviamo nelle città di Napoli, di Gaeta e di Amalfi, sottoposte ai greci Augusti, i governatori di esse, col titolo ora diduchi, ora d'ipati, ossia diconsolied ora dimaestri de' militi.
S'imbrogliarono in quest'anno non poco gli affari d'Italia, ma senza che a noi sia pervenuta notizia de' veri motivi di questa turbolenza. Altro non sappiamo da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 5.], se non cheTrasmondoduca di Spoleti si ribellò contra del re Liutprando. Però esso re passò a quella volta coll'esercito, affine di dargli il dovuto gastigo. Alle forze di questo re, e re bellicoso, non potè resistere Trasmondo, e lasciato in balia di lui tutto il paese, scappò a Roma: dopo di che Liutprando creò duca di SpoletiIldericosuo fedele. Ascoltiamo ora Anastasio[Anastas. Biblioth., in Zacharia, tom. 12 Rer. Italic.], o chiunque sia l'autore della Vita di papa Zacheria, che ci ha conservato varie particolarità di quegli avvenimenti. Scrive egli che l'Italia e il ducato romano furono in gran turbazione, perchè essendo perseguitato dal re Liutprando Trasmondo duca di Spoleti, questi si rifugiò in Roma. Fece istanza il re per averlo nelle mani, perchè probabilmente v'era convenzione fra l'uno e l'altro stato di darsi vicendevolmente i ribelli e servi fuggitivi. Ma papaGregorio IIIeStefanopatrizio e duca, e l'esercito romano ricusarono di darlo. Per questo rifiuto, irritato il re, entrò nel ducato romano, e colla forza s'impadronì di quattro città romane, cioè di Amelia, Orta, Polimarzo (ossia Bomarzo, creduto da altri Palombara) e Blera, ossia Bleda. Ciò fatto, e lasciate quivi delle buone guarnigioni, se ne tornò a Pavia, correndo il mese d'agosto dellaIndizione II. Convengono gli eruditi in credereche s'abbia quivi a scrivere nellaIndizione VIIIcorrente fino al settembre dell'anno presente. Ma da che si vide Liutprando allontanato cotanto da quelle contrade, Trasmondo fatta lega coi Romani, e tirato in essa ancheGodescalcoduca di Benevento, si mise all'ordine per ricuperare il perduto ducato. Raunossi a questo effetto quanto v'era di soldatesche nel ducato romano, e da due parti entraron quegli armati nelle terre di Spoleti. I primi a darsi furono quei di Marsi, di Forconio, di Valva e di Penna, terre d'esso ducato, oggidì del regno di Napoli. Entrati gli altri nella Sabina (parte allora del medesimo ducato), trovarono il popolo di Rieti ubbidiente ai loro cenni. Così felici successi furono cagione che Trasmondo senza fatica ricuperasse anche la città di Spoleti, e tutto insieme il restante del ducato. Il conte di Campello[Campelli, Storia di Spoleti, lib. 13.], a cui la immaginazione sua forniva tutti i colori per descrivere quei fatti, come se vi fosse stato presente, quantunque confonda non poco i tempi e le imprese, scrive cheIlderico, posto dal re Liutprando per duca in quelle contrade, restò ucciso in questi contrasti. Onde l'abbia egli preso nol so, nè si veggono le citazioni ch'egli qui aveva promesso. Ora certo è che quel ducato ritornò all'ubbidienza di Trasmondo. Nel registro del monistero di Farfa si legge una donazione d'esso duca, fattamense januario Indictione VIII, che potrebbe appartenere a quest'anno prima della ribellione. Chi poi di sua testa vuol qui farci credere che Liutprando altro motivo per imprendere questa guerra non avesse fuorchè l'ansietà di sottomettere al suo totale dominio i duchi e ducati di Spoleti e Benevento, e che Leone Isauro avesse mano in questi torbidi per opprimere i papi contrarii alle sue perverse opinioni, parlano in aria, qualora non adducano la autorità degli antichi. In quest'anno,per attestato del Dandolo[Dandulus, in Chronic., tom. 12 Rer. Italic.], fu governata Venezia daGioviano, oGiulianoIpato, cioèconsole imperiale, uomo nobile e cospicuo per le molte sue virtù, in riguardo delle quali egli meritò un sì fatto onore[Gl'imperadori di Costantinopoli, amici ed alleati dei Veneziani, sovente davano questo titolo, allora di molto onore, ai capi della repubblica.]. Ciò che significhi questo titolo, già ce lo ha detto il Dandolo, siccome ancora chi lo conferisse. Ma c'è un bel passo a noi conservato da Francesco Sansovino, che egregiamente dà lume ad esso e a noi cognizione dello stato di questi tempi. Parla de' popoli dell'Istria, i quali nell'anno 804 sottoposti a Carlo Magno e a Pippino suo figliuolo re d'Italia, si lagnavano in una scrittura diGiovanniduca, loro governatore[Sansovino, Venezia illustrat., lib. 13, facciata 356.].Ab antiquo tempore, diceano essi,dum fuimus sub potestate Graecorum imperii, habuerunt parentes nostri consuetudinem habendi actus tribunati, domesticos, seu vicarios, necnon loci servatores. Et per ipsos honores ambulabant ad communionem, et sedebant in consessu unusquisque pro suo honore. Et qui volebant meliorem honorem habere de tribuno, ambulabant ad imperium(imperatorem),qui illum ordinabat hypatum. Tunc ille, qui imperialis erat hypatus, in omni loco secundum illum magistratum militum praecedebat.Così noi troviamo nelle città di Napoli, di Gaeta e di Amalfi, sottoposte ai greci Augusti, i governatori di esse, col titolo ora diduchi, ora d'ipati, ossia diconsolied ora dimaestri de' militi.