DCCXLIVAnno diCristoDCCXLIV. IndizioneXII.Zacheriapapa 4.CostantinoCopronimo imperadore 25 e 4.Ildebrandore 9.Rachisre 1.L'ultimo anno è questo della vita e del regno del reLiutprando, se pure egli non era mancato di vita nell'anno precedente; del che io dubito forte, considerando le parole di Anastasio[Anastas., in Zachar.], là dove scrive che la divina clemenzaeumdem regem ante diem superius constitutum de hac subtraxit luce. Recò la morte sua una somma allegrezza ai Romani e Ravennati, e per lo contrario grande afflizione ai Longobardi, che in lui perdevano un ottimo principe; e tanto più perchè lasciava per successoreIldebrandosuo nipote, già dichiarato re, ma mal voluto dalla sua nazione. L'elogio di Liutprando l'abbiamo da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gest. Langobard., lib. 6, cap. 58.]nelle seguenti parole:Fuit autem vir multae sapientiae, consilio sagax,pius admodum et pacis amator, bello potens, delinquentibus clemens, castus, pudicus, orator pervigil, eleemosynis largus, literarum quidem ignarus, sed philosophis aequandus, nutritor gentis, legum augmentator. Aggiugne ch'egli in sua gioventù prese molte castella della Baviera, sempre confidando più nell'orazione che nell'armi; ed ebbe gran premura di conservar la pace coi Franchi e con gli Avari, padroni allora della Pannonia, oggidì Ungheria. Dal medesimo storico parimente sappiamo che questo gloriosissimo re fabbricò in onore di Dio molte basiliche in qualunque luogo, dove era solito a soggiornare. Oltre al monistero ch'egli aggiunse alla basilica di san Pietro inCoelo aureo, dacchè in essa fece trasportar dalla Sardegna il corpo dell'insigne vescovo e dottor della Chiesa s. Agostino, edificò eziandio nell'Alpe di Bardone, cioè nelle montagne di Parma, il monistero di Berceto, appellato di s. Abondio, perchè ivi fu riposto il sacro corpo di questo martire. Nei borghi ancora di Olonna, corte e villa insigne dei re longobardi in questi tempi, oggidì nomata Cortelona, spettante a don Carlo Filiberto d'Este, principe del S. R. impero, e marchese di san Martino e Borgomaimero, fabbricò una chiesa e un monistero in onore di s. Anastasio martire. Oltre a ciò, entro il suo palazzo di Pavia eresse la cappella del Salvatore, e quivi deputò preti e cherici, che ciascun giorno vi cantassero i divini uffizii: pia invenzione non praticata fino a que' giorni da alcuno dei re. Per attestato di Paolo suddetto, che non si può credere ingannato in ciò, data fu sepoltura al re Liutprando nella basilica di s. Adriano, dove dianzi l'avea conseguita anche il re Ansprando suo padre. Ma essendochè nella basilica di s. Pietro inCoelo aureotuttavia si legge il suo epitaffio, costante opinione è degli storici pavesi che il di lui cadavero fosse col tempo trasferito in essa basilica. Io per me credo composto quell'epitaffio moltissimo tempodopo la morte sua. E qui pose fine il suddetto Paolo Diacono alla sua Cronica de' Longobardi, senza sapersene il perchè. Se non ebbe cuore di scrivere la rovina del regno longobardico sotto Desiderio, poteva almen registrare le azioni dei re Rachis ed Astolfo. Restò al governo del regno longobardico il reIldebrandosuo nipote, che dopo di lui regnò anche sette mesi, per attestato di Sigeberto[Sigebertus, in Chron.]. Leggesi nella storia della Chiesa piacentina del Campi, e presso il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict., tom. 2.], un suo diploma in favore della chiesa di s. Antonio, posta fuori di Piacenza, dato nel dì 31 di marzo del presente anno, correndo l'anno IX del suo regno, e l'indizione dodicesima: dal che si scorge passato già all'altra vita il re Liutprando. Ma essendo incorso questo principe nell'odio dei suoi popoli o per vizii antecedenti, o per susseguenti cattive azioni, tolto gli fu lo scettro, e questo conferito aRatchisossiaRachisduca del Friuli, di cui s'è fatta menzione di sopra, signore non men pel valore che per altre belle doti riguardevole. Nelle carte da me vedute d'esso re, correva l'anno IIdel suo regno nel dì 4 di marzo e nel dì primo di settembre dell'anno 746, e l'anno IIInel dì 24 d'aprile dell'anno 747, e l'anno IVnell'agosto dell'anno 748, il che fa conoscere ch'egli prima del settembre dell'anno corrente fu alzato al soglio. Nè sì tosto il romano pontefice Zacheria[Anastas., in Zachar.]ebbe intesa la di lui assunzione, che gli spedì ambasciatori, con pregarlo di lasciare per riverenza del principe degli Apostoli in pace l'Italia. Furono ben impiegate queste preghiere, e si ottenne da lui una tregua per venti anni. In questi tempi, per attestato di Paolo Diacono, fiorirono due buoni servi di Dio, cioèBaodolinoromito nel distretto di Foro di Fulvio, ossia Valentino, oggidì Valenza, presso il fiume Tanaro, eTeodelapionella città di Verona, amendue famosi allora per i miracoli e per lo spirito di profezia. Ma l'opere loro son rimaste ascose nelle tenebre per negligenza dei nostri maggiori, che di questi e d'altri, i quali probabilmente vissero allora in Italia con odore di santità, niuna vita lasciarono, o se lasciaronla, non è giunta fino a' tempi nostri.
L'ultimo anno è questo della vita e del regno del reLiutprando, se pure egli non era mancato di vita nell'anno precedente; del che io dubito forte, considerando le parole di Anastasio[Anastas., in Zachar.], là dove scrive che la divina clemenzaeumdem regem ante diem superius constitutum de hac subtraxit luce. Recò la morte sua una somma allegrezza ai Romani e Ravennati, e per lo contrario grande afflizione ai Longobardi, che in lui perdevano un ottimo principe; e tanto più perchè lasciava per successoreIldebrandosuo nipote, già dichiarato re, ma mal voluto dalla sua nazione. L'elogio di Liutprando l'abbiamo da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gest. Langobard., lib. 6, cap. 58.]nelle seguenti parole:Fuit autem vir multae sapientiae, consilio sagax,pius admodum et pacis amator, bello potens, delinquentibus clemens, castus, pudicus, orator pervigil, eleemosynis largus, literarum quidem ignarus, sed philosophis aequandus, nutritor gentis, legum augmentator. Aggiugne ch'egli in sua gioventù prese molte castella della Baviera, sempre confidando più nell'orazione che nell'armi; ed ebbe gran premura di conservar la pace coi Franchi e con gli Avari, padroni allora della Pannonia, oggidì Ungheria. Dal medesimo storico parimente sappiamo che questo gloriosissimo re fabbricò in onore di Dio molte basiliche in qualunque luogo, dove era solito a soggiornare. Oltre al monistero ch'egli aggiunse alla basilica di san Pietro inCoelo aureo, dacchè in essa fece trasportar dalla Sardegna il corpo dell'insigne vescovo e dottor della Chiesa s. Agostino, edificò eziandio nell'Alpe di Bardone, cioè nelle montagne di Parma, il monistero di Berceto, appellato di s. Abondio, perchè ivi fu riposto il sacro corpo di questo martire. Nei borghi ancora di Olonna, corte e villa insigne dei re longobardi in questi tempi, oggidì nomata Cortelona, spettante a don Carlo Filiberto d'Este, principe del S. R. impero, e marchese di san Martino e Borgomaimero, fabbricò una chiesa e un monistero in onore di s. Anastasio martire. Oltre a ciò, entro il suo palazzo di Pavia eresse la cappella del Salvatore, e quivi deputò preti e cherici, che ciascun giorno vi cantassero i divini uffizii: pia invenzione non praticata fino a que' giorni da alcuno dei re. Per attestato di Paolo suddetto, che non si può credere ingannato in ciò, data fu sepoltura al re Liutprando nella basilica di s. Adriano, dove dianzi l'avea conseguita anche il re Ansprando suo padre. Ma essendochè nella basilica di s. Pietro inCoelo aureotuttavia si legge il suo epitaffio, costante opinione è degli storici pavesi che il di lui cadavero fosse col tempo trasferito in essa basilica. Io per me credo composto quell'epitaffio moltissimo tempodopo la morte sua. E qui pose fine il suddetto Paolo Diacono alla sua Cronica de' Longobardi, senza sapersene il perchè. Se non ebbe cuore di scrivere la rovina del regno longobardico sotto Desiderio, poteva almen registrare le azioni dei re Rachis ed Astolfo. Restò al governo del regno longobardico il reIldebrandosuo nipote, che dopo di lui regnò anche sette mesi, per attestato di Sigeberto[Sigebertus, in Chron.]. Leggesi nella storia della Chiesa piacentina del Campi, e presso il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict., tom. 2.], un suo diploma in favore della chiesa di s. Antonio, posta fuori di Piacenza, dato nel dì 31 di marzo del presente anno, correndo l'anno IX del suo regno, e l'indizione dodicesima: dal che si scorge passato già all'altra vita il re Liutprando. Ma essendo incorso questo principe nell'odio dei suoi popoli o per vizii antecedenti, o per susseguenti cattive azioni, tolto gli fu lo scettro, e questo conferito aRatchisossiaRachisduca del Friuli, di cui s'è fatta menzione di sopra, signore non men pel valore che per altre belle doti riguardevole. Nelle carte da me vedute d'esso re, correva l'anno IIdel suo regno nel dì 4 di marzo e nel dì primo di settembre dell'anno 746, e l'anno IIInel dì 24 d'aprile dell'anno 747, e l'anno IVnell'agosto dell'anno 748, il che fa conoscere ch'egli prima del settembre dell'anno corrente fu alzato al soglio. Nè sì tosto il romano pontefice Zacheria[Anastas., in Zachar.]ebbe intesa la di lui assunzione, che gli spedì ambasciatori, con pregarlo di lasciare per riverenza del principe degli Apostoli in pace l'Italia. Furono ben impiegate queste preghiere, e si ottenne da lui una tregua per venti anni. In questi tempi, per attestato di Paolo Diacono, fiorirono due buoni servi di Dio, cioèBaodolinoromito nel distretto di Foro di Fulvio, ossia Valentino, oggidì Valenza, presso il fiume Tanaro, eTeodelapionella città di Verona, amendue famosi allora per i miracoli e per lo spirito di profezia. Ma l'opere loro son rimaste ascose nelle tenebre per negligenza dei nostri maggiori, che di questi e d'altri, i quali probabilmente vissero allora in Italia con odore di santità, niuna vita lasciarono, o se lasciaronla, non è giunta fino a' tempi nostri.