DCCXLIXAnno diCristoDCCXLIX. IndizioneII.Zacheriapapa 9.CostantinoCopronimo imperadore 30 e 9.Astolfore 1.Cessò in quest'anno la tregua accordata dal reRachisalle città italiane dipendenti dall'imperio. Per colpa di chi, resta ignoto; se non che Anastasio[Anast., ibid.]attesta che Rachis pieno di sdegno si portò coll'armi all'assedio di Perugia, minacciando inoltre tutte le città della Pentapoli; e sembra ancora che alcune di esse fossero da lui occupate. Questa sua collera non è ingiusto il credere che fosse originata da qualche mancamento o ingiustizia de' Romani, per cui restasse gravemente irritato l'animo suo. Comunque sia, appena agli orecchi del ponteficeZacheriapervennero questi movimenti di Rachis, che presi seco alquanti del clero, e i più riguardevoli personaggi di Roma, volò a Perugia, e quivi impiegati assaissimi doni e calde preghiere, tanto disse e fece, che, placato il re, l'indusse a levar l'assedio. Poco fu questo. In oltre il santo padre con tale efficacia gli parlò intorno allo sprezzo delle cose terrene, adducendo verisimilmente l'esempio fresco diCarlomanno, principe di tanta possanza, che, Rachis concepì anch'egli il disegno di abbandonare il mondo, e di darsi a servire a Dio nell'istituto monastico. In fatti da lì a pochi giorni egli rinunziò alla dignità regale, e in compagnia diTasiasua consorte e diRatrudesua figliuola, si portò a Roma, dove tutti e tre da esso pontefice riceverono l'abito monacale. Passò anch'egli ad abitare nel monistero di Monte Casino, e la moglie colla figliuola(oppur colle figliuole) fondò un monistero di sacre vergini a Piombaruola, non lungi da esso Monte Casino, dove si consecrarono a Dio per tutta la lor vita. Durava ancora a' tempi di Leone Marsicano[Leo Ostiensis, Chron. Casinens. lib. 1, c. 8.]il nome della vigna di Rachis in Monte Casino, e la tradizione che la medesima fosse piantata e coltivata dallo stesso re divenuto monaco. A lui succedette nel governo del regno longobardicoAstolfosuo fratello. Il Sigonio e il cardinal Baronio, seguitando l'Ostiense, rapportarono all'anno seguente 750 la rinunzia di Rachis, e l'assunzione al trono di esso Astolfo. Ma prima d'ora Sigeberto storico[Sigebertus, in Chron.]antico, e a' dì nostri il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], fondato nella vita di sant'Anselmo abbate di Nonantola, osservarono doversi riferire a questo anno cotali avvenimenti. Io parimente ho altrove[Antiquitat. Italic., Dissert. LXX.]con varii documenti provato che il principio del regno di Astolfo s'ha da riporre nell'anno presente 749. E qui sotto all'anno 752 vedremo che egli era salito già sul trono nel dì 4 di luglio di questo medesimo anno. Nell'antichissima Cronichetta longobardica, da me data alla luce, si legge che Rachisregnavit annos IV et menses IX. Dovrebbe appartenere a questi medesimi tempi la fondazione del monistero di monte Ammiate in Toscana nella diocesi di Chiusi. L'Ughelli[Ughel., Ital. Sacr. tom. 3 in Episcop. Clusin.]ne ha pubblicata un'antica relazione, da cui apparisce che Rachis dopo l'assedio di Perugia, ed anche dopo aver preso l'abito monastico, edificò quel monistero. Quivi ancora si legge un diploma del re medesimo, che dona ad esso sacro luogo una gran quantità di beni. Sopra di che è da dire, poter essere stato che Rachis fondasse il monistero ammiatino; ma contenersi delle favole in quella relazione, ed essere poi discordante dalla relazione, anziper più capi ridicolo quel diploma che si fa dato nell'anno 742, terzo del regno di Rachis, correndo l'indictione decima, cioè vivente ancora il re Liutprando. Di simili finzioni per accreditar le origini de' monisteri, o i lor santi, erano fecondi i secoli dell'ignoranza, e più di un esempio ne abbiam già veduto. Pensa Camillo Pellegrini, che in quest'anno aGisolfo IIduca di Benevento succedesseLiutprando. Ma se non v'ha errore nelle note cronologiche di un documento riferito nella Cronica del monistero di Volturno, da me data in luce[Rer. Ital. part. II, tom. 1, pag. 374.], questo Liutprando con sua moglieScaniperga, signoreggiava in quel ducato nell'anno 747, cioè molto prima dell'anno presente.
Cessò in quest'anno la tregua accordata dal reRachisalle città italiane dipendenti dall'imperio. Per colpa di chi, resta ignoto; se non che Anastasio[Anast., ibid.]attesta che Rachis pieno di sdegno si portò coll'armi all'assedio di Perugia, minacciando inoltre tutte le città della Pentapoli; e sembra ancora che alcune di esse fossero da lui occupate. Questa sua collera non è ingiusto il credere che fosse originata da qualche mancamento o ingiustizia de' Romani, per cui restasse gravemente irritato l'animo suo. Comunque sia, appena agli orecchi del ponteficeZacheriapervennero questi movimenti di Rachis, che presi seco alquanti del clero, e i più riguardevoli personaggi di Roma, volò a Perugia, e quivi impiegati assaissimi doni e calde preghiere, tanto disse e fece, che, placato il re, l'indusse a levar l'assedio. Poco fu questo. In oltre il santo padre con tale efficacia gli parlò intorno allo sprezzo delle cose terrene, adducendo verisimilmente l'esempio fresco diCarlomanno, principe di tanta possanza, che, Rachis concepì anch'egli il disegno di abbandonare il mondo, e di darsi a servire a Dio nell'istituto monastico. In fatti da lì a pochi giorni egli rinunziò alla dignità regale, e in compagnia diTasiasua consorte e diRatrudesua figliuola, si portò a Roma, dove tutti e tre da esso pontefice riceverono l'abito monacale. Passò anch'egli ad abitare nel monistero di Monte Casino, e la moglie colla figliuola(oppur colle figliuole) fondò un monistero di sacre vergini a Piombaruola, non lungi da esso Monte Casino, dove si consecrarono a Dio per tutta la lor vita. Durava ancora a' tempi di Leone Marsicano[Leo Ostiensis, Chron. Casinens. lib. 1, c. 8.]il nome della vigna di Rachis in Monte Casino, e la tradizione che la medesima fosse piantata e coltivata dallo stesso re divenuto monaco. A lui succedette nel governo del regno longobardicoAstolfosuo fratello. Il Sigonio e il cardinal Baronio, seguitando l'Ostiense, rapportarono all'anno seguente 750 la rinunzia di Rachis, e l'assunzione al trono di esso Astolfo. Ma prima d'ora Sigeberto storico[Sigebertus, in Chron.]antico, e a' dì nostri il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], fondato nella vita di sant'Anselmo abbate di Nonantola, osservarono doversi riferire a questo anno cotali avvenimenti. Io parimente ho altrove[Antiquitat. Italic., Dissert. LXX.]con varii documenti provato che il principio del regno di Astolfo s'ha da riporre nell'anno presente 749. E qui sotto all'anno 752 vedremo che egli era salito già sul trono nel dì 4 di luglio di questo medesimo anno. Nell'antichissima Cronichetta longobardica, da me data alla luce, si legge che Rachisregnavit annos IV et menses IX. Dovrebbe appartenere a questi medesimi tempi la fondazione del monistero di monte Ammiate in Toscana nella diocesi di Chiusi. L'Ughelli[Ughel., Ital. Sacr. tom. 3 in Episcop. Clusin.]ne ha pubblicata un'antica relazione, da cui apparisce che Rachis dopo l'assedio di Perugia, ed anche dopo aver preso l'abito monastico, edificò quel monistero. Quivi ancora si legge un diploma del re medesimo, che dona ad esso sacro luogo una gran quantità di beni. Sopra di che è da dire, poter essere stato che Rachis fondasse il monistero ammiatino; ma contenersi delle favole in quella relazione, ed essere poi discordante dalla relazione, anziper più capi ridicolo quel diploma che si fa dato nell'anno 742, terzo del regno di Rachis, correndo l'indictione decima, cioè vivente ancora il re Liutprando. Di simili finzioni per accreditar le origini de' monisteri, o i lor santi, erano fecondi i secoli dell'ignoranza, e più di un esempio ne abbiam già veduto. Pensa Camillo Pellegrini, che in quest'anno aGisolfo IIduca di Benevento succedesseLiutprando. Ma se non v'ha errore nelle note cronologiche di un documento riferito nella Cronica del monistero di Volturno, da me data in luce[Rer. Ital. part. II, tom. 1, pag. 374.], questo Liutprando con sua moglieScaniperga, signoreggiava in quel ducato nell'anno 747, cioè molto prima dell'anno presente.