DCCXXI

DCCXXIAnno diCristoDCCXXI. IndizioneIV.GregorioII papa 7.LeoneIsauro imperadore 5.CostantinoCopronimo Augusto 2.Liutprandore 10.Andavano sempre più scorgendo i Longobardi, che al corpo delle loro leggi mancavano molte provvisioni per i contratti, per le successioni, e per moltissimi altri casi dell'umano commercio; nè si sentivano essi voglia di assoggettarsi alle leggi imperiali, colle quali nondimeno lasciavano che si regolasse il popolo di nazione romana, cioè italiana, sottoposto al loro dominio. Perciò undici nuove leggi aggiunse in quest'anno il reLiutprandoalle precedenti[Leges Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Italic.]. Dura ancora in molti luoghi l'uso d'alcune di quelle leggi rinnovate negli statuti della città, come, per esempio, che ai contratti delle donne debbano intervenire i loro parenti col giudice. Secondo le leggi romane, non era permesso ai servi, o vogliam dire schiavi, persone vili, lo sposar donne libere di nascita, perchè la libertà una volta era una spezie di nobilità. Ora di questa nobilità faceano gran conto i Longobardi ed era loro permesso dalla legge di far vendetta di una lor parente libera, e di un servo che l'avesse presa per moglie. Che se dentro lo spazio di un anno questa vendetta non era seguita, tanto il servo che la donna divenivano servi del re e del suo fisco. Provvide ancora il medesimo re Liutprando alle negligenze de' giudici nella spedizion delle cause con altri utili regolamenti per l'amministrazion della giustizia e per l'indennità de' popoli. Furono pubblicate queste leggiregni nostri anno, Deo protegente, nono, die kalendarum martiarum, Indictione IV, e per conseguente in quest'anno. Nel quale fu celebrato in Roma dal santo ponteficeGregorio IIun concilio, in cui furono, sotto pena di scomunicaproibiti i matrimonii con persone consacrate a Dio, o che doveano osservar castità, dacchè i mariti di lor consenso aveano presi gli ordini del presbiterato o diaconato. Aveano i Visigoti fin qui tenuta in lor potere la Gallia Narbonense, ossia la Linguadoca. I Saraceni, divenuti già padroni della maggior parte della Spagna, ansavano dietro anche a questo boccone, considerandolo come pertinenza del regno spagnuolo; ed appunto in quest'anno riuscì aZamagenerale del medesimi di conquistar quel paese, e di occupar Narbona[Chron. Moyssiacense, et alii Anual.], che n'era la capitale. Non si contentarono di questo, assediarono anche la città di Tolosa; maEude, valoroso duca d'Aquitania, con una numerosa armata di Franchi fu a trovarli, venne con loro alle mani, e ne riportò una segnalata vittoria con istrage memorabile di quegli infedeli. Non si sa quasi intendere come la razza de' Saraceni, già confinati nell'Arabia, crescesse in tanto numero da occupare e tenere tutta la Persia, la Soria, l'Egitto le coste dell'Africa e tante altre provincie; e come con tante rotte ricevute sotto Costantinopoli ed altrove, pure sempre più religiosa minacciasse tutto il resto del romano imperio. Ma è da credere che con loro e sotto di loro militassero i popoli soggiogati, massimamente sapendosi che molti d'essi o per amore o per forza avevano abbracciato il maomettismo.

Andavano sempre più scorgendo i Longobardi, che al corpo delle loro leggi mancavano molte provvisioni per i contratti, per le successioni, e per moltissimi altri casi dell'umano commercio; nè si sentivano essi voglia di assoggettarsi alle leggi imperiali, colle quali nondimeno lasciavano che si regolasse il popolo di nazione romana, cioè italiana, sottoposto al loro dominio. Perciò undici nuove leggi aggiunse in quest'anno il reLiutprandoalle precedenti[Leges Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Italic.]. Dura ancora in molti luoghi l'uso d'alcune di quelle leggi rinnovate negli statuti della città, come, per esempio, che ai contratti delle donne debbano intervenire i loro parenti col giudice. Secondo le leggi romane, non era permesso ai servi, o vogliam dire schiavi, persone vili, lo sposar donne libere di nascita, perchè la libertà una volta era una spezie di nobilità. Ora di questa nobilità faceano gran conto i Longobardi ed era loro permesso dalla legge di far vendetta di una lor parente libera, e di un servo che l'avesse presa per moglie. Che se dentro lo spazio di un anno questa vendetta non era seguita, tanto il servo che la donna divenivano servi del re e del suo fisco. Provvide ancora il medesimo re Liutprando alle negligenze de' giudici nella spedizion delle cause con altri utili regolamenti per l'amministrazion della giustizia e per l'indennità de' popoli. Furono pubblicate queste leggiregni nostri anno, Deo protegente, nono, die kalendarum martiarum, Indictione IV, e per conseguente in quest'anno. Nel quale fu celebrato in Roma dal santo ponteficeGregorio IIun concilio, in cui furono, sotto pena di scomunicaproibiti i matrimonii con persone consacrate a Dio, o che doveano osservar castità, dacchè i mariti di lor consenso aveano presi gli ordini del presbiterato o diaconato. Aveano i Visigoti fin qui tenuta in lor potere la Gallia Narbonense, ossia la Linguadoca. I Saraceni, divenuti già padroni della maggior parte della Spagna, ansavano dietro anche a questo boccone, considerandolo come pertinenza del regno spagnuolo; ed appunto in quest'anno riuscì aZamagenerale del medesimi di conquistar quel paese, e di occupar Narbona[Chron. Moyssiacense, et alii Anual.], che n'era la capitale. Non si contentarono di questo, assediarono anche la città di Tolosa; maEude, valoroso duca d'Aquitania, con una numerosa armata di Franchi fu a trovarli, venne con loro alle mani, e ne riportò una segnalata vittoria con istrage memorabile di quegli infedeli. Non si sa quasi intendere come la razza de' Saraceni, già confinati nell'Arabia, crescesse in tanto numero da occupare e tenere tutta la Persia, la Soria, l'Egitto le coste dell'Africa e tante altre provincie; e come con tante rotte ricevute sotto Costantinopoli ed altrove, pure sempre più religiosa minacciasse tutto il resto del romano imperio. Ma è da credere che con loro e sotto di loro militassero i popoli soggiogati, massimamente sapendosi che molti d'essi o per amore o per forza avevano abbracciato il maomettismo.


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