DCCXXVI

DCCXXVIAnno diCristoDCCXXVI. Indiz.IX.Gregorio IIpapa 12.LeoneIsauro imperad. 10.CostantinoCopronimo Augusto 7.Liutprandore 15.Cominciò in quest'annoLeone Isaurouna tragedia che sconvolse non poco la Chiesa di Dio, e pose i fondamenti per far perdere l'Italia agl'imperadori greci. Per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.], di Niceforo[Niceph., in Chron.]e d'altri storici, fra le isole di Tera, o Terasia, per alcuni giorni il mare bollì furiosamente, uscendo da un vulcano sottomarino un fumo infocato ed un'immensa moltitudine di pomici che si sparsero per tutta l'Asia Minore, per Lesbo e per le coste della Macedonia, con essere nata in quel mare un'isola, che si andò ad unire a quella di Jera. Anche a' dì nostri, cioè nell'anno 1707, una somigliante isola sorse dal mare poco lungi da quella di Santerine: sopra il quale avvenimento abbiamo le osservazioni del celebre filosofo e cavaliere Antonio Vallisnieri. Per questo naturale accidente fu grande lo spavento de' popoli anche a' tempi di Leone Isauro, e un perfido rinegato per nome Beser, che aveva abbracciata la superstizione degli Arabi, e s'era poi introdotto nella corte imperiale, se non prima, certo di questa congiuntura seppe ben prevalersi appressol'imperadore per fargli credere irato Dio contro de' cristiani, a cagion delle immagini che essi tenevano e veneravano ne' sacri templi. Abbiamo dei riscontri che veramente si fossero introdotti degli abusi nell'uso e culto delle sacre immagini, come anche si osservava ne' tempi addietro fra i Russiani, ossia fra i Moscoviti, uniti alla Chiesa greca. Ma questi tali abusi non fecero, nè fanno, che per cagion d'essi s'abbiano ad abolir le stesse immagini, perciocchè, siccome han dimostrato uomini di gran sapere, l'uso d'esse immagini e il culto ben regolato di quelle, non solamente è lecito, ma riesce anche utile alla pietà della plebe cristiana e cattolica. Ora Leone Augusto infatuato della gran penetrazione della sua mente, e sedotto dal maligno consigliere, con usurpare i diritti del sacerdozio, pubblicò un editto, contenente l'ordine che fossero vietate da lì innanzi, e si togliessero tutte le sacre immagini per le terre all'imperio romano suggette, chiamando idolatria l'adorarle, ossia il venerarle. Tale fu il principio della eresia degl'iconoclasti. Gran commozione si suscitò per questo sconsigliato ed iniquo divieto fra i popoli suoi sudditi, detestando la maggior parte d'essi come eretico e di sentimenti maomettani l'imperadore: e tanto più perchè si seppe ch'egli aveva in abbominazione le sacre reliquie e negava l'intercession de' Santi appresso Dio, cioè impugnava dogmi stabiliti nella Chiesa cattolica, con impugnar egli stesso la professione della fede, da lui fatta nella sua assunzione al trono imperiale, e senza voler sopra ciò ascoltare il parer de' vescovi, eletti da Dio per custodi della dottrina spettante alla fede. Passarono perciò gli abitanti della Grecia e delle isole Cicladi ad un estremo con ribellarsi all'imperador Leone, e proclamar imperadore un certoCosma. Poi messa insieme una flotta di legni sottili, ostilmente andarono sotto Costantinopoli, e diedero battaglia a quella città, ma restò disfatta dal fuoco greco la loroarmata, e l'efimero Augusto, venuto in mano di Leone, pagò colla testa il suo reato: con che maggiormente crebbe lo orgoglio di esso imperadore e de' suoi seguaci per sostener l'empio editto. Benchè poi ci manchino le lettere da lui scritte aGregorio IIpapa intorno alla abolizion delle sacre immagini, e le risposte a lui date dal pontefice, pure da quanto s'andrà vedendo, chiaramente si comprende ch'egli inviò a Roma lo editto sopraddetto, e che il santo pontefice non solamente vi si oppose, ma dovette anche risentitamente scriverne ad esso Leone Augusto, per rimuoverlo da questo sacrilego disegno. Ne vedremo fra poco gli effetti. Per quanto s'ha da Andrea Dandolo[Andreas Dandulus, tom. 12 Rer. Ital.], succedette in questo anno la morte diMarcelloduca di Venezia, e in luogo suo fu sostituitoOrso, uno de' nobili della città di Eraclea, e personaggio di gran prudenza e valore.

Cominciò in quest'annoLeone Isaurouna tragedia che sconvolse non poco la Chiesa di Dio, e pose i fondamenti per far perdere l'Italia agl'imperadori greci. Per attestato di Teofane[Theoph., in Chronogr.], di Niceforo[Niceph., in Chron.]e d'altri storici, fra le isole di Tera, o Terasia, per alcuni giorni il mare bollì furiosamente, uscendo da un vulcano sottomarino un fumo infocato ed un'immensa moltitudine di pomici che si sparsero per tutta l'Asia Minore, per Lesbo e per le coste della Macedonia, con essere nata in quel mare un'isola, che si andò ad unire a quella di Jera. Anche a' dì nostri, cioè nell'anno 1707, una somigliante isola sorse dal mare poco lungi da quella di Santerine: sopra il quale avvenimento abbiamo le osservazioni del celebre filosofo e cavaliere Antonio Vallisnieri. Per questo naturale accidente fu grande lo spavento de' popoli anche a' tempi di Leone Isauro, e un perfido rinegato per nome Beser, che aveva abbracciata la superstizione degli Arabi, e s'era poi introdotto nella corte imperiale, se non prima, certo di questa congiuntura seppe ben prevalersi appressol'imperadore per fargli credere irato Dio contro de' cristiani, a cagion delle immagini che essi tenevano e veneravano ne' sacri templi. Abbiamo dei riscontri che veramente si fossero introdotti degli abusi nell'uso e culto delle sacre immagini, come anche si osservava ne' tempi addietro fra i Russiani, ossia fra i Moscoviti, uniti alla Chiesa greca. Ma questi tali abusi non fecero, nè fanno, che per cagion d'essi s'abbiano ad abolir le stesse immagini, perciocchè, siccome han dimostrato uomini di gran sapere, l'uso d'esse immagini e il culto ben regolato di quelle, non solamente è lecito, ma riesce anche utile alla pietà della plebe cristiana e cattolica. Ora Leone Augusto infatuato della gran penetrazione della sua mente, e sedotto dal maligno consigliere, con usurpare i diritti del sacerdozio, pubblicò un editto, contenente l'ordine che fossero vietate da lì innanzi, e si togliessero tutte le sacre immagini per le terre all'imperio romano suggette, chiamando idolatria l'adorarle, ossia il venerarle. Tale fu il principio della eresia degl'iconoclasti. Gran commozione si suscitò per questo sconsigliato ed iniquo divieto fra i popoli suoi sudditi, detestando la maggior parte d'essi come eretico e di sentimenti maomettani l'imperadore: e tanto più perchè si seppe ch'egli aveva in abbominazione le sacre reliquie e negava l'intercession de' Santi appresso Dio, cioè impugnava dogmi stabiliti nella Chiesa cattolica, con impugnar egli stesso la professione della fede, da lui fatta nella sua assunzione al trono imperiale, e senza voler sopra ciò ascoltare il parer de' vescovi, eletti da Dio per custodi della dottrina spettante alla fede. Passarono perciò gli abitanti della Grecia e delle isole Cicladi ad un estremo con ribellarsi all'imperador Leone, e proclamar imperadore un certoCosma. Poi messa insieme una flotta di legni sottili, ostilmente andarono sotto Costantinopoli, e diedero battaglia a quella città, ma restò disfatta dal fuoco greco la loroarmata, e l'efimero Augusto, venuto in mano di Leone, pagò colla testa il suo reato: con che maggiormente crebbe lo orgoglio di esso imperadore e de' suoi seguaci per sostener l'empio editto. Benchè poi ci manchino le lettere da lui scritte aGregorio IIpapa intorno alla abolizion delle sacre immagini, e le risposte a lui date dal pontefice, pure da quanto s'andrà vedendo, chiaramente si comprende ch'egli inviò a Roma lo editto sopraddetto, e che il santo pontefice non solamente vi si oppose, ma dovette anche risentitamente scriverne ad esso Leone Augusto, per rimuoverlo da questo sacrilego disegno. Ne vedremo fra poco gli effetti. Per quanto s'ha da Andrea Dandolo[Andreas Dandulus, tom. 12 Rer. Ital.], succedette in questo anno la morte diMarcelloduca di Venezia, e in luogo suo fu sostituitoOrso, uno de' nobili della città di Eraclea, e personaggio di gran prudenza e valore.


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