DCLXIVAnno diCristoDCLXIV. IndizioneVII.Vitalianopapa 9.Costantino, dettoCostante, imperadore 24.Grimoaldore 3.Tornato che fu il reGrimoaldoa Pavia, ebbe finalmente notizia che il fuggito reBertaridos'era rifugiato nella Pannonia, ossia nell'Ungheria presso diCacano, cioè presso il re degli Unni Avari, signore di quelle contrade. Spedì tosto colà ambasciatori per far sapere ad esso Cacano, che s'egli pensava di voler ritenere Bertarido nel suo regno, dichiarava spirata la pace fra lui e i Longobardi. Doveano allora portare gl'interessi di Cacano che non fosse bene di romperla con Grimoaldo: però, chiamato Bertarido, gl'intimò che andasse dovunque gli piacesse, perchè a cagione di lui non voleva nimicizia nè guerra coi Longobardi; e bisognò che Bertarido sloggiasse. Adriano Valesio e poscia il padre Mabillone scoprirono una particolarità di questo fatto, che merita ben d'esser ancor qui registrata. Siccome s'ha dalla vita di sanVilfrido, arcivescovo di Yorch, scritta da Eddio Stefano autore contemporaneo, stampata dal suddettoMabillone[Mabill., Annal. Bened., tom. 4, P. I, p. 691.], quel prelato cacciato di casa, volendo venire a Roma nell'anno 679, passò per Francia, ed arrivòad Berchterum regem Campaniae, virum humilem et quietum, et trementem sermones Dei. Acutamente avvertirono que' valentuomini, per le cose che seguitano, parlarsi qui diBercterit, ossiaBertaridore dei Longobardi, dappoichè egli ebbe ricuperato il regno, siccome vedremo; nè saprei dire, perchè chiamato re dellaCampania, se forse non fosse perchè egli comandava nella gran pianura ecampagnadella Lombardia. Ora il buon re Bertarido disse al santo arcivescovo che erano venute persone apposta dalla gran Bretagna con esibirgli de' grossi regali, s'egli il faceva prigione, ed impediva che non andasse a Roma. Ma che egli, udita sì iniqua domanda, loro avea risposto:In mia gioventù anch'io cacciato dalla mia patria andai ramingo, e cercai e trovai ricovero presso un certo re degli Unni di setta pagano, il quale, con giuramento fatto al suo falso dio, si obbligò di non darmi giammai in mano de' miei nemici, nè di tradirmi. Dopo qualche tempo vennero i messi de' miei nemici, e promisero con giuramento di dare a quel re un moggio pieno di soldi d'oro se metteva me in loro potere, per levarmi poi la vita. Al che il re rispose: Mi aspetterei tosto la morte dagli dii, se commettessi questa iniquità, e calpestassi il giuramento fatto alle mie deità. Ora quanto più io, che conosco e venero il vero Dio, debbo star lungi da tal misfatto? Io non darei l'anima mia per guadagnar tutto il mondo.Così un re longobardo, il quale fece dipoi mille carezze al piissimo arcivescovo, e con buona scorta il fece accompagnar fino a Roma. Ciò succedette nell'anno 679. Tornando ora a Bertarido, che era stato licenziato dal re Cacano, non sapendo egli dove volgere i passi per assicurarsi la vita, prese una strana risoluzione[Paulus Diacon. lib. 5, cap. 2.], e fu di venire amettersi in mano dello stesso suo nemico, cioè del re Grimoaldo, giacchè la fama portava ch'egli fosse un principe clementissimo, avvisandosi che gli permetterebbe di passar il resto de' suoi giorni con qualche convenevol comodità in vita privata. Arrivato a Lodi, mandò innanziOnolfo, suo fidatissimo servitore, per far sapere a Grimoaldo la sua venuta, e aver da lui le necessarie sicurezze. Lieto Grimoaldo per questa nuova, generosamente rispose che venisse pure, promettendogli, in parola di re, che niun male gli farebbe. Venne Bertarido, volle inginocchiarsi, ma Grimoaldo abbracciatolo come fratello il baciò: e con giuramento lo assicurò che sarebbe da lì innanzi salvo, e ben trattato da lui. Gli fu assegnato un palagio e tutto quel che gli occorreva per un signor il trattamento. Ma seppesi appena nella città l'arrivo di Bertarido, che i cittadini continuarono a folla a fargli delle visite; nè mancarono poi persone maligne che rappresentarono a Grimoaldo, come egli era alla vigilia di perdere il regno, se più lungamente lasciava in vita Bertarido. Non cadde in terra il consiglio.Grimoaldo in quella stessa sera mandò delle regalate vivande e de' preziosi vini a Bertarido, acciocchè facendo banchetto, e largamente bevendo, si ubbriacasse, con pensiero poi di fargli qualche brutta festa, dappoichè fosse ito a dormire. Ma Bertarido, destramente avvertito da un suo famiglio di quel che si manipolava, mostrando di bere spessissimo del vino alla salute del re, non bevve se non acqua, portatagli in un bicchiero d'argento. Ritiratosi poi in camera, e notificato quanto occorreva ad Onolfo e al suo guardarobiere, uomini fidatissimi, si consigliarono di quel che s'aveva a fare in sì brutto frangente. Quand'ecco arrivar le guardie del re che cinsero tutto il palagio. Onolfo allora, avendo fatto vestir Bertarido in abito da schiavo, e messogli sulle spalle un materasso coi panni da letto e una pelled'orso, sel mandò innanzi, ingiuriandolo e regalandolo anche di bastonate. Arrivato alle guardie, che gli dimandarono che musica era quella?Eh, rispose,questo mascalzone m'avea preparato da dormire in camera di quell'ubbriacone di Bertarido, che ronfa là annegato nel vino. Io non vo' star più con quel pazzo. A casa mia, a casa mia.Il lasciarono andare: ed egli condotto il padrone al muro della città dalla parte del Ticino, con una fune calò giù lui ed alcuno de' suoi famigli. Bertarido con quella compagnia, avendo trovato dei cavalli alla pastura, su quelli montato, colla maggior fretta possibile marciò alla città d'Asti, dove avea di molti amici; di là poi passò a Torino, e poscia felicemente arrivò nel paese della Francia. Dappoichè fu uscito Bertarido della sua camera, vi si chiuse dentro il guardarobiere. Mandò il re Grimoaldo a dire alle guardie che gli conducessero al palazzo Bertarido, e però picchiarono all'uscito. Rispose di dentro il guardarobiere, raccomandandosi che per carità lasciassero dormire anche un poco il padrone, perchè era sì cotto dal vino, che non si sarebbe potuto reggere in piedi. Portata al re questa risposta, replicò che non tardassero ad eseguir gli ordini; e però, veggendo che il guardarobiere andava temporeggiando per non aprire, forzarono essi la porta, e cominciarono a cercare per tutti i buchi, dove fosse Bertarido. Non trovandolo, in fine il guardarobiere fu obbligato a scoprire ch'era fuggito. Furibondi allora i soldati se gli avventarono, e presolo pe' capelli il trassero alla presenza del re Grimoaldo, come consapevole di quella fuga, e degnissimo di morte. Grimoaldo, dopo avere ordinato che il lasciassero, volle da lui intendere la maniera tenuta da Bertarido per iscappare. E saputala, si rivolse ai suoi, chiedendo loro cosa si meritava un uomo tale che avea servito a deludere gli ordini suoi. Mille tormenti e la morte, risposero tutti. Ma Grimoaldo, principe magnanimo, allorareplicò:Per Dio, che costui merita premio, perchè non ha avuto difficoltà di espor la sua vita per salvare il padrone.Ed in fatti lo arrolò tosto fra i suoi guardarobieri, avvertendolo di avere pel nuovo padrone quella stessa fedeltà che aveva avuto per Bertarido, e promettendogli perciò di molti comodi. Volle poi sapere che fosse divenuto di Onolfo, e gli fu detto che s'era ritirato in sacrato nella basilica di san Michele Arcangelo. Affidatolo sulla sua parola, il fece venire a palazzo, ed inteso da lui tutto il filo della fuga, il commendò forte, e non solamente il mise in libertà, ma gli concedette ancora il godimento di quanti beni a lui si appartenevano. Nulla dimeno poco tempo passò che capitato Onolfo in corte, il re gli dimandò come se la passava? Candidamente rispose, che amerebbe più di morire con Bertarido, che di vivere altrove in mezzo alle delizie. Chiamato allora il guardarobiere, volle udire di che sentimento egli fosse. Rispose anche egli del medesimo tenore. Grimoaldo con gran benignità gli ascoltò, e poscia ordinò ad Onolfo che prendesse quanto gli piaceva de' suoi servi, cavalli e masserizie, e che gli permetteva di andarsene. Diede la stessa licenza al guardarobiere: ed amendue, fatto un buon bagaglio, ed avute buone scorte dal re, allegramente se ne andaron in Francia a trovare il loro amatissimo padrone Bertarido. Per queste azioni gloriose, degne di essere paragonate a quelle de' più illustri Romani è da lodar Grimoaldo, se non che egli portava seco la macchia di avere proditoriamente usurpato il regno altrui.
Tornato che fu il reGrimoaldoa Pavia, ebbe finalmente notizia che il fuggito reBertaridos'era rifugiato nella Pannonia, ossia nell'Ungheria presso diCacano, cioè presso il re degli Unni Avari, signore di quelle contrade. Spedì tosto colà ambasciatori per far sapere ad esso Cacano, che s'egli pensava di voler ritenere Bertarido nel suo regno, dichiarava spirata la pace fra lui e i Longobardi. Doveano allora portare gl'interessi di Cacano che non fosse bene di romperla con Grimoaldo: però, chiamato Bertarido, gl'intimò che andasse dovunque gli piacesse, perchè a cagione di lui non voleva nimicizia nè guerra coi Longobardi; e bisognò che Bertarido sloggiasse. Adriano Valesio e poscia il padre Mabillone scoprirono una particolarità di questo fatto, che merita ben d'esser ancor qui registrata. Siccome s'ha dalla vita di sanVilfrido, arcivescovo di Yorch, scritta da Eddio Stefano autore contemporaneo, stampata dal suddettoMabillone[Mabill., Annal. Bened., tom. 4, P. I, p. 691.], quel prelato cacciato di casa, volendo venire a Roma nell'anno 679, passò per Francia, ed arrivòad Berchterum regem Campaniae, virum humilem et quietum, et trementem sermones Dei. Acutamente avvertirono que' valentuomini, per le cose che seguitano, parlarsi qui diBercterit, ossiaBertaridore dei Longobardi, dappoichè egli ebbe ricuperato il regno, siccome vedremo; nè saprei dire, perchè chiamato re dellaCampania, se forse non fosse perchè egli comandava nella gran pianura ecampagnadella Lombardia. Ora il buon re Bertarido disse al santo arcivescovo che erano venute persone apposta dalla gran Bretagna con esibirgli de' grossi regali, s'egli il faceva prigione, ed impediva che non andasse a Roma. Ma che egli, udita sì iniqua domanda, loro avea risposto:In mia gioventù anch'io cacciato dalla mia patria andai ramingo, e cercai e trovai ricovero presso un certo re degli Unni di setta pagano, il quale, con giuramento fatto al suo falso dio, si obbligò di non darmi giammai in mano de' miei nemici, nè di tradirmi. Dopo qualche tempo vennero i messi de' miei nemici, e promisero con giuramento di dare a quel re un moggio pieno di soldi d'oro se metteva me in loro potere, per levarmi poi la vita. Al che il re rispose: Mi aspetterei tosto la morte dagli dii, se commettessi questa iniquità, e calpestassi il giuramento fatto alle mie deità. Ora quanto più io, che conosco e venero il vero Dio, debbo star lungi da tal misfatto? Io non darei l'anima mia per guadagnar tutto il mondo.Così un re longobardo, il quale fece dipoi mille carezze al piissimo arcivescovo, e con buona scorta il fece accompagnar fino a Roma. Ciò succedette nell'anno 679. Tornando ora a Bertarido, che era stato licenziato dal re Cacano, non sapendo egli dove volgere i passi per assicurarsi la vita, prese una strana risoluzione[Paulus Diacon. lib. 5, cap. 2.], e fu di venire amettersi in mano dello stesso suo nemico, cioè del re Grimoaldo, giacchè la fama portava ch'egli fosse un principe clementissimo, avvisandosi che gli permetterebbe di passar il resto de' suoi giorni con qualche convenevol comodità in vita privata. Arrivato a Lodi, mandò innanziOnolfo, suo fidatissimo servitore, per far sapere a Grimoaldo la sua venuta, e aver da lui le necessarie sicurezze. Lieto Grimoaldo per questa nuova, generosamente rispose che venisse pure, promettendogli, in parola di re, che niun male gli farebbe. Venne Bertarido, volle inginocchiarsi, ma Grimoaldo abbracciatolo come fratello il baciò: e con giuramento lo assicurò che sarebbe da lì innanzi salvo, e ben trattato da lui. Gli fu assegnato un palagio e tutto quel che gli occorreva per un signor il trattamento. Ma seppesi appena nella città l'arrivo di Bertarido, che i cittadini continuarono a folla a fargli delle visite; nè mancarono poi persone maligne che rappresentarono a Grimoaldo, come egli era alla vigilia di perdere il regno, se più lungamente lasciava in vita Bertarido. Non cadde in terra il consiglio.
Grimoaldo in quella stessa sera mandò delle regalate vivande e de' preziosi vini a Bertarido, acciocchè facendo banchetto, e largamente bevendo, si ubbriacasse, con pensiero poi di fargli qualche brutta festa, dappoichè fosse ito a dormire. Ma Bertarido, destramente avvertito da un suo famiglio di quel che si manipolava, mostrando di bere spessissimo del vino alla salute del re, non bevve se non acqua, portatagli in un bicchiero d'argento. Ritiratosi poi in camera, e notificato quanto occorreva ad Onolfo e al suo guardarobiere, uomini fidatissimi, si consigliarono di quel che s'aveva a fare in sì brutto frangente. Quand'ecco arrivar le guardie del re che cinsero tutto il palagio. Onolfo allora, avendo fatto vestir Bertarido in abito da schiavo, e messogli sulle spalle un materasso coi panni da letto e una pelled'orso, sel mandò innanzi, ingiuriandolo e regalandolo anche di bastonate. Arrivato alle guardie, che gli dimandarono che musica era quella?Eh, rispose,questo mascalzone m'avea preparato da dormire in camera di quell'ubbriacone di Bertarido, che ronfa là annegato nel vino. Io non vo' star più con quel pazzo. A casa mia, a casa mia.Il lasciarono andare: ed egli condotto il padrone al muro della città dalla parte del Ticino, con una fune calò giù lui ed alcuno de' suoi famigli. Bertarido con quella compagnia, avendo trovato dei cavalli alla pastura, su quelli montato, colla maggior fretta possibile marciò alla città d'Asti, dove avea di molti amici; di là poi passò a Torino, e poscia felicemente arrivò nel paese della Francia. Dappoichè fu uscito Bertarido della sua camera, vi si chiuse dentro il guardarobiere. Mandò il re Grimoaldo a dire alle guardie che gli conducessero al palazzo Bertarido, e però picchiarono all'uscito. Rispose di dentro il guardarobiere, raccomandandosi che per carità lasciassero dormire anche un poco il padrone, perchè era sì cotto dal vino, che non si sarebbe potuto reggere in piedi. Portata al re questa risposta, replicò che non tardassero ad eseguir gli ordini; e però, veggendo che il guardarobiere andava temporeggiando per non aprire, forzarono essi la porta, e cominciarono a cercare per tutti i buchi, dove fosse Bertarido. Non trovandolo, in fine il guardarobiere fu obbligato a scoprire ch'era fuggito. Furibondi allora i soldati se gli avventarono, e presolo pe' capelli il trassero alla presenza del re Grimoaldo, come consapevole di quella fuga, e degnissimo di morte. Grimoaldo, dopo avere ordinato che il lasciassero, volle da lui intendere la maniera tenuta da Bertarido per iscappare. E saputala, si rivolse ai suoi, chiedendo loro cosa si meritava un uomo tale che avea servito a deludere gli ordini suoi. Mille tormenti e la morte, risposero tutti. Ma Grimoaldo, principe magnanimo, allorareplicò:Per Dio, che costui merita premio, perchè non ha avuto difficoltà di espor la sua vita per salvare il padrone.Ed in fatti lo arrolò tosto fra i suoi guardarobieri, avvertendolo di avere pel nuovo padrone quella stessa fedeltà che aveva avuto per Bertarido, e promettendogli perciò di molti comodi. Volle poi sapere che fosse divenuto di Onolfo, e gli fu detto che s'era ritirato in sacrato nella basilica di san Michele Arcangelo. Affidatolo sulla sua parola, il fece venire a palazzo, ed inteso da lui tutto il filo della fuga, il commendò forte, e non solamente il mise in libertà, ma gli concedette ancora il godimento di quanti beni a lui si appartenevano. Nulla dimeno poco tempo passò che capitato Onolfo in corte, il re gli dimandò come se la passava? Candidamente rispose, che amerebbe più di morire con Bertarido, che di vivere altrove in mezzo alle delizie. Chiamato allora il guardarobiere, volle udire di che sentimento egli fosse. Rispose anche egli del medesimo tenore. Grimoaldo con gran benignità gli ascoltò, e poscia ordinò ad Onolfo che prendesse quanto gli piaceva de' suoi servi, cavalli e masserizie, e che gli permetteva di andarsene. Diede la stessa licenza al guardarobiere: ed amendue, fatto un buon bagaglio, ed avute buone scorte dal re, allegramente se ne andaron in Francia a trovare il loro amatissimo padrone Bertarido. Per queste azioni gloriose, degne di essere paragonate a quelle de' più illustri Romani è da lodar Grimoaldo, se non che egli portava seco la macchia di avere proditoriamente usurpato il regno altrui.