DCLXIX

DCLXIXAnno diCristoDCLXIX. IndizioneXII.Vitalianopapa 13.CostantinoPogonato imp. 2.Grimoaldore 8.Premendo all'imperadorCostantinoPogonato il fuoco nato in Sicilia per latirannia diMecezio, ammassò quanta gente potè[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 12.], facendone venire dall'Istria, dall'Italia, dalla Sardegna e dall'Africa perchè essa durava tuttavia alla divozion dell'imperio. Venne lo stesso giovane Augusto in persona a questa impresa con una poderosa flotta. Fu dunque presa Siracusa, trucidato il tiranno Mecezio, e il suo capo, con quelli di molti altri, portato a Costantinopoli. In questa maniera restò estinto il fuoco che si era acceso in queste parti, senza che si legga che i Longobardi continuassero a prevalersene maggiormente in loro vantaggio. Ciò fatto, l'imperadore se ne tornò lieto alla sua residenza di Costantinopoli. Ma probabilmente Mecezio, prima che gli arrivasse addosso sì gran tempesta, avea fatto ricorso per aiuto ai Saraceni. Benchè costoro non venissero a tempo per soccorrerlo, pure si sa da Anastasio[Anastas. in Adeodat.]e da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 13.], che all'improvviso con molte navi arrivarono in Sicilia, entrarono in Siracusa, e misero a fil di spada quell'infelice popolo con essersene salvati pochi col favor della fuga. Pare eziandio che scorressero pel resto dell'isola, commettendo gli atti della medesima crudeltà dappertutto: ma questo non è certo. Per attestato ancora del cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]e del padre Mabillone[Mabil., Annal. Benedict., lib. 15 in fine.], non son sicuri documenti di un tale eccidio una lettera scritta dai monaci benedettini di Messina ai monaci romani abitanti nel Laterano, nè una lettera di papa Vitaliano ai medesimi monaci messinesi: della prima delle quali vien detto che Messina e novantotto altre città e ville della Sicilia erano state saccheggiate e date alle fiamme dai Saraceni. Asportarono in quell'occasione i Barbari tutti i bronzi che l'imperadore Costante avea rubato ai Romani, e se ne tornarono ad Alessandria. Abbiamo daTeofane[Paulus Diacon. lib. 5 cap. 23.]che in questo medesimo anno l'imperador Costantino diede il titolo d'Augusti e dichiarò suoi colleghi nell'imperio i due suoi fratelliEraclioeTiberio. Privò di vitaGiustinianopatrizio padre di Germano, che fu poi patriarca di Costantinopoli, e fece entrare lo stesso Germano nel ruolo degli eunuchi. Il perchè non lo dice la storia.

Premendo all'imperadorCostantinoPogonato il fuoco nato in Sicilia per latirannia diMecezio, ammassò quanta gente potè[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 12.], facendone venire dall'Istria, dall'Italia, dalla Sardegna e dall'Africa perchè essa durava tuttavia alla divozion dell'imperio. Venne lo stesso giovane Augusto in persona a questa impresa con una poderosa flotta. Fu dunque presa Siracusa, trucidato il tiranno Mecezio, e il suo capo, con quelli di molti altri, portato a Costantinopoli. In questa maniera restò estinto il fuoco che si era acceso in queste parti, senza che si legga che i Longobardi continuassero a prevalersene maggiormente in loro vantaggio. Ciò fatto, l'imperadore se ne tornò lieto alla sua residenza di Costantinopoli. Ma probabilmente Mecezio, prima che gli arrivasse addosso sì gran tempesta, avea fatto ricorso per aiuto ai Saraceni. Benchè costoro non venissero a tempo per soccorrerlo, pure si sa da Anastasio[Anastas. in Adeodat.]e da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 13.], che all'improvviso con molte navi arrivarono in Sicilia, entrarono in Siracusa, e misero a fil di spada quell'infelice popolo con essersene salvati pochi col favor della fuga. Pare eziandio che scorressero pel resto dell'isola, commettendo gli atti della medesima crudeltà dappertutto: ma questo non è certo. Per attestato ancora del cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]e del padre Mabillone[Mabil., Annal. Benedict., lib. 15 in fine.], non son sicuri documenti di un tale eccidio una lettera scritta dai monaci benedettini di Messina ai monaci romani abitanti nel Laterano, nè una lettera di papa Vitaliano ai medesimi monaci messinesi: della prima delle quali vien detto che Messina e novantotto altre città e ville della Sicilia erano state saccheggiate e date alle fiamme dai Saraceni. Asportarono in quell'occasione i Barbari tutti i bronzi che l'imperadore Costante avea rubato ai Romani, e se ne tornarono ad Alessandria. Abbiamo daTeofane[Paulus Diacon. lib. 5 cap. 23.]che in questo medesimo anno l'imperador Costantino diede il titolo d'Augusti e dichiarò suoi colleghi nell'imperio i due suoi fratelliEraclioeTiberio. Privò di vitaGiustinianopatrizio padre di Germano, che fu poi patriarca di Costantinopoli, e fece entrare lo stesso Germano nel ruolo degli eunuchi. Il perchè non lo dice la storia.


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