DCXCI

DCXCIAnno diCristoDCXCI. IndizioneIV.Sergiopapa 5.Giustiniano IIimperadore 7.Cunibertore 14.Cominciò in quest'anno l'imperadorGiustinianocol suo leggier cervello a cercar pretesti per guastar la pace già stabilita con onore e vantaggio del romano imperio coi Saraceni.Abimelecloro califa, ossia principe, per attestato di Teofane[Teoph., in Chronogr.], avea già atterrati tutti i suoi ribelli; ed abbiamo da Elmacino[Elmacinus, Histor. Saracen.]che nell'ottobre dell'anno precedente egli si era anche impadronito della Mecca, città dell'Arabia Felice, dove, se crediamo al padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad hunc annum.], si vede il sepolcro di Maometto. Ma il Pagi qui si lasciò trasportar dalle opinioni del volgo, essendo certo, per relazion dei migliori, che quel famoso impostore nacque bensì nella Mecca: motivo, percui quella città è in tanta venerazione presso i Monsulmani; ma fu poi seppellito in Medina, altra città dell'Arabia, e non già in cassa di ferro, sostenuta in aria dalla calamita, come han le favole di certi viaggiatori. Ora Abimelec inclinava a conservar la pace: ma il giovane imperadore volea pur romperla. Avendogli Abimelec inviato il tributo pattuito in danari di nuova zecca, e diversi nel conio dai precedenti, Giustiniano ricusò di riceverli. Il furbo califa, mostrando paura, si raccomandava, perchè la pace durasse e fosse accettato quell'oro; e l'imperadore sempre più alzava la testa, credendo quelle preghiere figliuole di debolezza. Prese anche un'altra risoluzione, non meno stolta delle altre. Perchè i popoli dell'isola di Cipri erano troppo esposti alle incursioni de' Saraceni, gli venne in pensiero di trasportarli tutti altrove. Una gran copia di essi perì per naufragio, o per malattie; altri coi loro vescovi furono posti nella provincia dell'Ellesponto, ed alcuni fuggendo se ne tornarono alle lor case, restando con ciò quella felicissima isola alla discrezion de' nemici del nome cristiano. Si tiene che in quest'anno terminasse i giorni del suo vivereTeodoroarcivescovo di Ravenna, che ebbe successoreDamiano, il quale fu consacrato in Roma. Agnello, scrittore ravennate[Agnell. Vita Episcopor. Ravennat., tom. 2 Rer. Ital.], novecento anni sono, cel descrive per uomo di grande umiltà, mansuetudine, e sì dabbene, che essendo morto un fanciullo infermo, a lui portato dalla madre, perchè il cresimasse, pregò sì istantemente Dio, che il resuscitò per tanto tempo, che potè dargli la cresima. E in questi giorni tornò a Ravenna quelGiovanniccio, di cui parlammo di sopra all'anno 679, che era salito ai primi posti nella segretaria imperiale, e fece ancora risplendere la sua sapienza per tutta l'Italia. Cessò parimente di vivere in quest'annoTeoderico IIIre de' Franchi di nome,perchè la regale autorità era occupata daPippinoil Grosso, suo maggiordomo. Probabilmente in questo anno fu dai Greci tenuto in Costantinopoli il concilio trullano, perchè celebrato nella sala della cupola dell'imperial palazzo, dove furono fatti molti canoni e decreti riguardanti la disciplina ecclesiastica, in supplemento, diceano essi, dei concilii generali quinto e sesto, ne' quali niun canone fu pubblicato intorno alla disciplina. Non apparisce che il romano pontefice mandasse legati apposta ben istruiti per intervenire a quel concilio; e quantunque Anastasio[Anastas., in Vit. Sergii I.]scriva che i legati della Sede apostolica v'intervennero, e ingannati sottoscrissero; tuttavia fondatamente si crede che sotto nome di legati intenda Anastasio gli ordinarii apocrisarii, responsali, o nunzii vogliam dire, che ogni pontefice solea tenere alla corte imperiale per gli affari della sua Chiesa, che non aveano l'autorità di rappresentar ne' concilii la persona del capo visibile della Chiesa di Dio, cioè del romano pontefice. Comunque sia, cosa indubitata è, che inviati a Roma per ordine dell'imperadore que' canoni, con essere stato lasciato nella carta il sito voto dopo la sottoscrizion dell'imperadore, acciocchè il papa li sottoscrivesse in primo luogo e avanti alle sottoscrizioni già fatte dai patriarchi d'Oriente, papaSergio, pontefice zelantissimo, ricusò di accettarli, e si protestò piuttosto pronto a dar la vita, che ad approvarli. E ciò perchè alcuni di que' canoni eran contrari alla pura disciplina della Chiesa romana, e principalmente quelli di permettere di ritener le mogli e l'uso loro a chi era ordinato prete, e il proibire il digiuno del sabbato, con altre simili determinazioni, che i Greci dipoi sostennero, ma non ebbero luogo nelle Chiese d'Occidente. Sopra di che è da vedere quanto lasciò scritto il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 691.]. Certo può dirsi strana cosa,che non si sappia ben l'anno di quel concilio, e che gli atti d'esso neppure anticamente si trovassero negli archivii delle Chiese patriarcali, di maniera che a' tempi di Anastasio bibliotecario[Anastas., in Praefat. ad Synod. VIII.]si dubitava infino, se veramente tutti i patriarchi d'Oriente vi fossero intervenuti; e par certo difficile di quello di Alessandria, ch'era allora sotto il giogo dei Saraceni.

Cominciò in quest'anno l'imperadorGiustinianocol suo leggier cervello a cercar pretesti per guastar la pace già stabilita con onore e vantaggio del romano imperio coi Saraceni.Abimelecloro califa, ossia principe, per attestato di Teofane[Teoph., in Chronogr.], avea già atterrati tutti i suoi ribelli; ed abbiamo da Elmacino[Elmacinus, Histor. Saracen.]che nell'ottobre dell'anno precedente egli si era anche impadronito della Mecca, città dell'Arabia Felice, dove, se crediamo al padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad hunc annum.], si vede il sepolcro di Maometto. Ma il Pagi qui si lasciò trasportar dalle opinioni del volgo, essendo certo, per relazion dei migliori, che quel famoso impostore nacque bensì nella Mecca: motivo, percui quella città è in tanta venerazione presso i Monsulmani; ma fu poi seppellito in Medina, altra città dell'Arabia, e non già in cassa di ferro, sostenuta in aria dalla calamita, come han le favole di certi viaggiatori. Ora Abimelec inclinava a conservar la pace: ma il giovane imperadore volea pur romperla. Avendogli Abimelec inviato il tributo pattuito in danari di nuova zecca, e diversi nel conio dai precedenti, Giustiniano ricusò di riceverli. Il furbo califa, mostrando paura, si raccomandava, perchè la pace durasse e fosse accettato quell'oro; e l'imperadore sempre più alzava la testa, credendo quelle preghiere figliuole di debolezza. Prese anche un'altra risoluzione, non meno stolta delle altre. Perchè i popoli dell'isola di Cipri erano troppo esposti alle incursioni de' Saraceni, gli venne in pensiero di trasportarli tutti altrove. Una gran copia di essi perì per naufragio, o per malattie; altri coi loro vescovi furono posti nella provincia dell'Ellesponto, ed alcuni fuggendo se ne tornarono alle lor case, restando con ciò quella felicissima isola alla discrezion de' nemici del nome cristiano. Si tiene che in quest'anno terminasse i giorni del suo vivereTeodoroarcivescovo di Ravenna, che ebbe successoreDamiano, il quale fu consacrato in Roma. Agnello, scrittore ravennate[Agnell. Vita Episcopor. Ravennat., tom. 2 Rer. Ital.], novecento anni sono, cel descrive per uomo di grande umiltà, mansuetudine, e sì dabbene, che essendo morto un fanciullo infermo, a lui portato dalla madre, perchè il cresimasse, pregò sì istantemente Dio, che il resuscitò per tanto tempo, che potè dargli la cresima. E in questi giorni tornò a Ravenna quelGiovanniccio, di cui parlammo di sopra all'anno 679, che era salito ai primi posti nella segretaria imperiale, e fece ancora risplendere la sua sapienza per tutta l'Italia. Cessò parimente di vivere in quest'annoTeoderico IIIre de' Franchi di nome,perchè la regale autorità era occupata daPippinoil Grosso, suo maggiordomo. Probabilmente in questo anno fu dai Greci tenuto in Costantinopoli il concilio trullano, perchè celebrato nella sala della cupola dell'imperial palazzo, dove furono fatti molti canoni e decreti riguardanti la disciplina ecclesiastica, in supplemento, diceano essi, dei concilii generali quinto e sesto, ne' quali niun canone fu pubblicato intorno alla disciplina. Non apparisce che il romano pontefice mandasse legati apposta ben istruiti per intervenire a quel concilio; e quantunque Anastasio[Anastas., in Vit. Sergii I.]scriva che i legati della Sede apostolica v'intervennero, e ingannati sottoscrissero; tuttavia fondatamente si crede che sotto nome di legati intenda Anastasio gli ordinarii apocrisarii, responsali, o nunzii vogliam dire, che ogni pontefice solea tenere alla corte imperiale per gli affari della sua Chiesa, che non aveano l'autorità di rappresentar ne' concilii la persona del capo visibile della Chiesa di Dio, cioè del romano pontefice. Comunque sia, cosa indubitata è, che inviati a Roma per ordine dell'imperadore que' canoni, con essere stato lasciato nella carta il sito voto dopo la sottoscrizion dell'imperadore, acciocchè il papa li sottoscrivesse in primo luogo e avanti alle sottoscrizioni già fatte dai patriarchi d'Oriente, papaSergio, pontefice zelantissimo, ricusò di accettarli, e si protestò piuttosto pronto a dar la vita, che ad approvarli. E ciò perchè alcuni di que' canoni eran contrari alla pura disciplina della Chiesa romana, e principalmente quelli di permettere di ritener le mogli e l'uso loro a chi era ordinato prete, e il proibire il digiuno del sabbato, con altre simili determinazioni, che i Greci dipoi sostennero, ma non ebbero luogo nelle Chiese d'Occidente. Sopra di che è da vedere quanto lasciò scritto il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 691.]. Certo può dirsi strana cosa,che non si sappia ben l'anno di quel concilio, e che gli atti d'esso neppure anticamente si trovassero negli archivii delle Chiese patriarcali, di maniera che a' tempi di Anastasio bibliotecario[Anastas., in Praefat. ad Synod. VIII.]si dubitava infino, se veramente tutti i patriarchi d'Oriente vi fossero intervenuti; e par certo difficile di quello di Alessandria, ch'era allora sotto il giogo dei Saraceni.


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