DCCCCXCVIIAnno diCristoDCCCCXCVII. Indiz.X.GregorioV papa 2.OttoneIII re 15, imperad. 2.Pareva che ormai dovesse il regno d'Italia, e Roma più che le altre città, goder pace e quiete, dacchè c'era un imperador potente che potea farsi rispettare ed ubbidire da tutti. Ma non fu così. Un mal uomo, un uomo acciecato dall'ambizione, conviene dire che fosseCrescenzioconsole di Roma. Quando si credevaGregorio Vpapa di poter esercitare quel temporal dominio in Roma e nel suo ducato che aveano goduto tanti suoi predecessori, e che gli era stato confermato dall'AugustoOttone III, trovò un troppo gagliardo oppositore in esso Crescenzio. Avvezzo questi a comandare, senza far caso del giuramento di fedeltà prestato al medesimo papa e all'imperadore, dimenticando ancora il perdono dei suoi falli, poco dianzi ottenuto ad intercessione dello stesso pontefice: tanto fece, che obbligò Gregorio V a fuggirsene di Roma,nudus omnium rerum, e a mettere in salvo la vita[Annales Hildesheim. Annalista Saxo.]. Ritirossi egli a Pavia, dove raunato un concilio di vescovi, fulminò la scomunica contra di Crescenzio. Ma questi se ne rise; anzi da lì a non molto passò all'estremo degli eccessi, quasichè non ci fosse più nè Dio nè potenza umana valevole a contrastare con lui. Cioè capitò in questi tempi a Roma quelGiovannicalabrese vescovo ossia arcivescovo di Piacenza, di cui s'è parlato più volte negli anni addietro, e il quale nella vita di san Nilo Egumeno presso il cardinal Baronio porta il nome diPhilagathus,già inviato dallo stesso Ottone III a Costantinopoli per trattare del suo maritaggio con una delle figliuole dei greci Augusti. Venivano con esso lui gli ambasciatori spediti all'Augusto Ottone daBasilioeCostantinoimperadori, che furono con grande onore ricevuti da Crescenzio. Allora fu che tanto l'ambizioso Crescenzio, quanto il volpone Giovanni tramarono una tela d'infame politica, che abbastanza risulta dalla storia di quei tempi: cioè si accordarono insieme che il governo temporale di Roma restasse a Crescenzio, ma sotto la protezione e sotto la sovranità degl'imperadori greci, e Giovanni fosse creato papa, con contentarsi del governo spirituale della Chiesa di Dio. Parlando Arnolfo milanese[Arnulphus, Hist. Mediol. tom. 4 Rer. Ital.]di questo Giovanni greco, ha le seguenti parole:De quo dictum est, quod romani decus imperii astute in Graecos transferre tentasset.A me sembra verisimile che anche gli ambasciatori greci avessero mano in questo indegno trattato, che fu immediatamente eseguito, con aver la fazion di Crescenzio eletto e consecrato il suddetto Giovanni, manifesto antipapa, ed usurpatore del trono pontifizio. Fece inoltre Crescenzio mettere in prigione gli altri legati dell'imperadore Ottone che erano tornati da Costantinopoli. Benchè io abbia di sopra dato assai a conoscere chi fosse Giovanni, ora divenuto antipapa, pure ai lettori non sarà discaro di mirarne la pittura che ce ne lasciò il Cronografo sassone[Cronographus Saxo apud Leibnitium.], appellato dal Pagi, maddeburgense.Hic igitur, dice egli,Johannes natione graecus(di sopra l'avea chiamatoJohannem quemdam calabritanum)conditione servus, astu callidissimus imperatorem Augustum Ottonem II sub paupere adiens habitu, ob interventum suae dilectae contectalis Theophanu Augustae, regia primum est alitus stipe. Deinde procurrente tempore, vulpina, qua nimium callebat, versutia praefatum eatenus circumvenitAugustum(veggasi all'anno 982)ut pro loco et tempore satis clementi ab eo gratia donatus, paene inter primos usque ad defunctionem suam clarus haberetur. Post dormitionem vero secundi Ottonis, regnante jam tertio Ottone filio suo, praefatus Johannes ingenita sibi circa illos calluit securius astutia, quo regis infantia et primatum illius permittebatur incuria. Ad haec defuncto placentinae urbis episcopo, vir bonae indolis ei subeligitur. Quo indecenter ejecto, praefatus Johannes, non pastor sed mercenarius, eamdem non regendam, sed devastandam suscepit ecclesiam. Quam quum aliquot annos teneret, avaritiae diabolicae inebriatus veneno, tantum se extulit super se, ut etiam Romae ipsam beati Petri apostoli sedem, antichristi membrum vere effectus, fornicando potius pollueret, quam venerando insederet.Ecco qual fosse il furbo calabrese che s'intruse nella sedia sacrosanta del principe degli Apostoli. Fu egli perciò scomunicato da tutti i vescovi dell'Italia, Germania e Francia.Crescenzio intantoimperium sibi usurpavit; e perchè papaGregorio Vsi azzardò d'inviare i suoi legati a Roma, li fece egli prendere, e cacciolli in prigione. Di tutta questa sacrilega sollevazione andavano di mano in mano gli avvisi all'AugustoOttone III; ma trovandosi egli in Germania impegnato nella guerra contro gli Slavi, non potè sì presto accudire agl'interessi d'Italia, certo essendo ch'egli fin verso il fine di quest'anno non si mosse dalla Sassonia. Perciò scorretto è da dire un suo diploma da me letto nell'archivio episcopale di Cremona con queste note[Antiquit. Italic., Dissert. XI.]:Data kalendis maji, anno dominicae Incarnationis nongentesimo nonagesimo septimo, domni autem Ottonis regnantis XV, imperii vero II, Indictione X. Actum Romae.Gli anni del regno e dell'imperio convengono all'anno seguente, e conseguentemente s'ha da scrivereanno DCCCCXCVIII, Indictione XI. S'ingannò eziandio il Sigonio, e poi GirolamoRossi, allorchè scrissero che Ottone III fu in Ravenna nell'aprile dell'anno presente, dove alle preghiere di Alasia sua sorella donò alcuni stati in Lombardia a Witichindo,a quo illustris Carrettorum familia manavit, come spacciavano i favolosi genealogisti degli ultimi secoli. Se sia poi documento legittimo una bolla diGregorio Vpapa, che si pretende conceduta in quest'anno aGiovanni arcivescovodi Ravenna,nonis julii, Indictione X, nelle scritture estensi, per la controversia di Comacchio, è stato abbastanza esaminato. Abbiamo presso il Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]un diploma di Ottone III spedito nell'anno presenteXVI kalendas augusti. Actum Eschonowaga, cioè in una terra di Germania. Circa il fine poi dell'anno presente indubitata cosa è che esso imperadore calò di nuovo in Italia, sì perchè sotto quest'anno l'Annalista d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]scrive ch'egli,ut Romanorum sentinam purgaret, Italiam perrexit, e sì perchè così persuadono i documenti che citerò all'anno seguente. Basti qui l'accennare un suo diploma, pubblicato dal padre Puccinelli[Puccinelli, Chron. della Badia Fiorentina, pag. 232.], che cel fa vedere inTrentonel dì 13 di dicembre dell'anno presente; e l'Ughelli attesta che il medesimo ne spedì un altro in favore della chiesa di Vercelli,Papiae in palatio XI kalendas januarii anno Incarnat. Domini DCCCCXCVII, Indictione XI, anno regni XIV, imperii autem II.Si aumentò mirabilmente in quest'anno la potenza dei Veneziani[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], perchè nata discordia dopo la morte diTurpimirore dei Croati Schiavoni, le città marittime della Dalmazia mostrarono genio di darsi sotto il dominio veneto, che in quelle parti non possedeva allora se non la città di Zara. Il saggio dunque e valoroso dogePietro Orseolo IIcon una buona armata navale si portò colà, ed ebbe ubbidienti ai suoicenni Parenzo, Pola, Ausere, Veglia, Arbe, Traù, Spalatro, Curzola, Liesina, Ragusi, ed altre città ed isole; dopo di che trionfalmente restituitosi a Venezia, cominciò ad intitolarsiduca della Dalmazia.
Pareva che ormai dovesse il regno d'Italia, e Roma più che le altre città, goder pace e quiete, dacchè c'era un imperador potente che potea farsi rispettare ed ubbidire da tutti. Ma non fu così. Un mal uomo, un uomo acciecato dall'ambizione, conviene dire che fosseCrescenzioconsole di Roma. Quando si credevaGregorio Vpapa di poter esercitare quel temporal dominio in Roma e nel suo ducato che aveano goduto tanti suoi predecessori, e che gli era stato confermato dall'AugustoOttone III, trovò un troppo gagliardo oppositore in esso Crescenzio. Avvezzo questi a comandare, senza far caso del giuramento di fedeltà prestato al medesimo papa e all'imperadore, dimenticando ancora il perdono dei suoi falli, poco dianzi ottenuto ad intercessione dello stesso pontefice: tanto fece, che obbligò Gregorio V a fuggirsene di Roma,nudus omnium rerum, e a mettere in salvo la vita[Annales Hildesheim. Annalista Saxo.]. Ritirossi egli a Pavia, dove raunato un concilio di vescovi, fulminò la scomunica contra di Crescenzio. Ma questi se ne rise; anzi da lì a non molto passò all'estremo degli eccessi, quasichè non ci fosse più nè Dio nè potenza umana valevole a contrastare con lui. Cioè capitò in questi tempi a Roma quelGiovannicalabrese vescovo ossia arcivescovo di Piacenza, di cui s'è parlato più volte negli anni addietro, e il quale nella vita di san Nilo Egumeno presso il cardinal Baronio porta il nome diPhilagathus,già inviato dallo stesso Ottone III a Costantinopoli per trattare del suo maritaggio con una delle figliuole dei greci Augusti. Venivano con esso lui gli ambasciatori spediti all'Augusto Ottone daBasilioeCostantinoimperadori, che furono con grande onore ricevuti da Crescenzio. Allora fu che tanto l'ambizioso Crescenzio, quanto il volpone Giovanni tramarono una tela d'infame politica, che abbastanza risulta dalla storia di quei tempi: cioè si accordarono insieme che il governo temporale di Roma restasse a Crescenzio, ma sotto la protezione e sotto la sovranità degl'imperadori greci, e Giovanni fosse creato papa, con contentarsi del governo spirituale della Chiesa di Dio. Parlando Arnolfo milanese[Arnulphus, Hist. Mediol. tom. 4 Rer. Ital.]di questo Giovanni greco, ha le seguenti parole:De quo dictum est, quod romani decus imperii astute in Graecos transferre tentasset.A me sembra verisimile che anche gli ambasciatori greci avessero mano in questo indegno trattato, che fu immediatamente eseguito, con aver la fazion di Crescenzio eletto e consecrato il suddetto Giovanni, manifesto antipapa, ed usurpatore del trono pontifizio. Fece inoltre Crescenzio mettere in prigione gli altri legati dell'imperadore Ottone che erano tornati da Costantinopoli. Benchè io abbia di sopra dato assai a conoscere chi fosse Giovanni, ora divenuto antipapa, pure ai lettori non sarà discaro di mirarne la pittura che ce ne lasciò il Cronografo sassone[Cronographus Saxo apud Leibnitium.], appellato dal Pagi, maddeburgense.Hic igitur, dice egli,Johannes natione graecus(di sopra l'avea chiamatoJohannem quemdam calabritanum)conditione servus, astu callidissimus imperatorem Augustum Ottonem II sub paupere adiens habitu, ob interventum suae dilectae contectalis Theophanu Augustae, regia primum est alitus stipe. Deinde procurrente tempore, vulpina, qua nimium callebat, versutia praefatum eatenus circumvenitAugustum(veggasi all'anno 982)ut pro loco et tempore satis clementi ab eo gratia donatus, paene inter primos usque ad defunctionem suam clarus haberetur. Post dormitionem vero secundi Ottonis, regnante jam tertio Ottone filio suo, praefatus Johannes ingenita sibi circa illos calluit securius astutia, quo regis infantia et primatum illius permittebatur incuria. Ad haec defuncto placentinae urbis episcopo, vir bonae indolis ei subeligitur. Quo indecenter ejecto, praefatus Johannes, non pastor sed mercenarius, eamdem non regendam, sed devastandam suscepit ecclesiam. Quam quum aliquot annos teneret, avaritiae diabolicae inebriatus veneno, tantum se extulit super se, ut etiam Romae ipsam beati Petri apostoli sedem, antichristi membrum vere effectus, fornicando potius pollueret, quam venerando insederet.Ecco qual fosse il furbo calabrese che s'intruse nella sedia sacrosanta del principe degli Apostoli. Fu egli perciò scomunicato da tutti i vescovi dell'Italia, Germania e Francia.
Crescenzio intantoimperium sibi usurpavit; e perchè papaGregorio Vsi azzardò d'inviare i suoi legati a Roma, li fece egli prendere, e cacciolli in prigione. Di tutta questa sacrilega sollevazione andavano di mano in mano gli avvisi all'AugustoOttone III; ma trovandosi egli in Germania impegnato nella guerra contro gli Slavi, non potè sì presto accudire agl'interessi d'Italia, certo essendo ch'egli fin verso il fine di quest'anno non si mosse dalla Sassonia. Perciò scorretto è da dire un suo diploma da me letto nell'archivio episcopale di Cremona con queste note[Antiquit. Italic., Dissert. XI.]:Data kalendis maji, anno dominicae Incarnationis nongentesimo nonagesimo septimo, domni autem Ottonis regnantis XV, imperii vero II, Indictione X. Actum Romae.Gli anni del regno e dell'imperio convengono all'anno seguente, e conseguentemente s'ha da scrivereanno DCCCCXCVIII, Indictione XI. S'ingannò eziandio il Sigonio, e poi GirolamoRossi, allorchè scrissero che Ottone III fu in Ravenna nell'aprile dell'anno presente, dove alle preghiere di Alasia sua sorella donò alcuni stati in Lombardia a Witichindo,a quo illustris Carrettorum familia manavit, come spacciavano i favolosi genealogisti degli ultimi secoli. Se sia poi documento legittimo una bolla diGregorio Vpapa, che si pretende conceduta in quest'anno aGiovanni arcivescovodi Ravenna,nonis julii, Indictione X, nelle scritture estensi, per la controversia di Comacchio, è stato abbastanza esaminato. Abbiamo presso il Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]un diploma di Ottone III spedito nell'anno presenteXVI kalendas augusti. Actum Eschonowaga, cioè in una terra di Germania. Circa il fine poi dell'anno presente indubitata cosa è che esso imperadore calò di nuovo in Italia, sì perchè sotto quest'anno l'Annalista d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]scrive ch'egli,ut Romanorum sentinam purgaret, Italiam perrexit, e sì perchè così persuadono i documenti che citerò all'anno seguente. Basti qui l'accennare un suo diploma, pubblicato dal padre Puccinelli[Puccinelli, Chron. della Badia Fiorentina, pag. 232.], che cel fa vedere inTrentonel dì 13 di dicembre dell'anno presente; e l'Ughelli attesta che il medesimo ne spedì un altro in favore della chiesa di Vercelli,Papiae in palatio XI kalendas januarii anno Incarnat. Domini DCCCCXCVII, Indictione XI, anno regni XIV, imperii autem II.Si aumentò mirabilmente in quest'anno la potenza dei Veneziani[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], perchè nata discordia dopo la morte diTurpimirore dei Croati Schiavoni, le città marittime della Dalmazia mostrarono genio di darsi sotto il dominio veneto, che in quelle parti non possedeva allora se non la città di Zara. Il saggio dunque e valoroso dogePietro Orseolo IIcon una buona armata navale si portò colà, ed ebbe ubbidienti ai suoicenni Parenzo, Pola, Ausere, Veglia, Arbe, Traù, Spalatro, Curzola, Liesina, Ragusi, ed altre città ed isole; dopo di che trionfalmente restituitosi a Venezia, cominciò ad intitolarsiduca della Dalmazia.